«Ho ucciso il Grande Satana!»  di Francesco Peloso Il Riformista 08.06.2010

Monsignor Luigi Padovese «era una persona perbene» e la sua morte conferma che la Turchia è terra di martirio per i cristiani.

 

Monsignor Luigi Padovese «era una persona perbene» e la sua morte conferma che la Turchia è terra di martirio per i cristiani. Pronuncia parole semplici e pesanti monsignor Ruggero Franceschini, vescovo di Smirne, ai funerali del vicario apostolico dell’Anatolia, ucciso lo scorso 3 giugno a Iskenderun, nel sud del Paese, in circostanze ancora tutte da chiarire. Nella cattedrale della città erano presenti varie autorità locali - il sindaco, il prefetto, il capo della polizia - e il nunzio apostolico, Antonio Lucibello.


Nella sua omelia monsignor Franceschini - che fin dal principio ha creduto poco alle versioni ufficiali sulla dinamica della morte - ha rivendicato per intero l’opera svolta da Padovese in Turchia: l’azione di dialogo con i musulmani, la difesa delle minoranze, i rapporti con le autorità. In qualche modo ha sgombrato il campo dalle ombre. E poi, con quel riferimento al martirio in terra turca, il predecessore di Padovese alla guida dei vescovi turchi, ha idealmente collegato il vescovo assassinato a don Andrea Santoro e - in un percorso ideale e storico più lungo - a Giovanni Paolo II del quale, non a caso, Franceschini ha ripetuto ieri l’insegnamento: «Non abbiate paura». «La tragica notizia della morte violenta di monsignor Luigi Padovese - ha detto nell’omelia Franceschini - ci ha lasciati sgomenti, incapaci di capire come potesse essere accaduta una cosa così orribile, soprattutto nei confronti di un uomo di Chiesa, un vescovo molto amico dei turchi e della Turchia. Questa terra si conferma così, ancora una volta, luogo di martirio anche per chi la amava tanto». Un modo per ricalcare le recenti parole del Papa in merito alla necessità di evitare generalizzazioni contro un intero popolo, ma allo stesso tempo un preciso richiamo a responsabilità già emerse in passato. Il riferimento è a quella teoria di gruppi nazionalisti e islamici che spesso agiscono in nome di mandanti superiori e che, più di una volta, hanno colpito a sangue i cristiani. Restano sul campo le due versioni di Murat Altun: prima il raptus di follia e poi la presunta omosessualità di Padovese, che avrebbe abusato del giovane 26enne, come causa scatenante per l’omicidio.

Fra l’altro Franceschini, nell’omelia, ha ricordato le dieci persone che lavoravano con Padovese in Turchia, alcune delle quali di fede musulmana. Anche in questo caso il vescovo di Smirne ha chiarito che l’autista non era l’unico turco collaboratore del vicario apostolico in Anatolia, come invece era stato adombrato fino a ora.
Si moltiplicano intanto le testimonianze che descrivono una realtà tutt’altro che semplice, anche a Iskenderun, per i cristiani. Fra queste, quella di don Luca Pedretti, sacerdote veronese che ha trascorso alcun anni in Turchia - di cui due proprio nella città di Padovese - per poi esserne allontanato con l’accusa di proselitismo. «La tensione era molto elevata. Se il popolo turco era tranquillo e accogliente - è il racconto del sacerdote - la polizia era opprimente e continuava a starci sul collo. In quella città c’era molto controllo: i cristiani erano solo 6mila su 200mila abitanti, la stragrande maggioranza ortodossi, che però venivano nella nostra chiesa». Inoltre «gli armeni, cristiani, non si facevano neppure vedere in pubblico a pregare». Quindi don Perdetti ha aggiunto: «In Turchia noi missionari eravamo sopportati a malapena. Bisognava stare molto attenti. Vi erano delle continue tensioni sotterranee: la polizia da una parte, i militari dall’altra, forze nazionaliste ed estremiste molto attive seppur nascoste».

La versione sinora passata come “ufficiale” non convince Asianews, combattiva agenzia stampa del Pime, il Pontificio istituto missioni estere, che ha chiesto a Vaticano e governo turco di cambiare le proprie dichiarazioni circa il fatto che l’omicidio non avesse uno sfondo politico-religioso. Dai particolari dell’autopsia e da nuove testimonianze stanno emergendo nuovi inquietanti particolari: le coltellate in tutto il corpo, la decapitazione, l’urlo dell’omicida Murat Altun: «Ho ammazzato il grande satana! Allah Akbar!». Un quadro che descrive, secondo Asianews, le modalità di un omicidio rituale. «Davanti a questi nuovi e agghiaccianti particolari - afferma l’agenzia missionaria - sono forse da rivedere le dichiarazioni del governo turco e le prime convinzioni espresse dal Vaticano, secondo cui l’uccisione non avrebbe risvolti politici e religiosi».

martedì, 8 giugno 2010

 


 

Toscana oggi

 

07/06/2010 - 16:03 - ISKENDERUN, FUNERALI MONS. PADOVESE; MONs. FRANCESCHINI: NON ABBIATE PAURA!

 

“Non abbiate paura! Non perdetevi di coraggio, siate lieti, come gli Apostoli, di vivere nella sofferenza e nella prova, senza venir meno alla vostra fede, che è il motivo della nostra speranza, che è il fondamento della nostra gioia. Nessuno riuscirà a spegnere questa fiaccola, poiché essa è sostenuta non solo dai tanti martiri e santi di questi luoghi, dalla Vergine Santissima patrona di questa comunità, ma da oggi, da un angelo in più presso il trono di Dio: il vostro, il nostro vescovo Luigi”. E’ l’appello che mons. Ruggero Franceschini, arcivescovo Metropolita dý Smirne, ha lanciato oggi ai fedeli turchi accorsi in gran numero nella cattedrale di Iskenderun per partecipare ai funerali di mons. Luigi Padovese, vicario apostolico di Anatolia, ucciso il 3 giugno dal suo autista reo confesso Murat Altun. Una morte violenta che, ha detto mons. Franceschini, “ci ha lasciati sgomenti incapaci di capire come potesse essere accaduta una cosa così orribile, soprattutto nei confronti di un Uomo di Chiesa, un Vescovo molto amico dei Turchi e della Turchia” terra che “si conferma così, ancora una volta, luogo di martirio anche per chi la amava tanto. A noi cristiani questa sua morte ricorda come la fedeltà al Vangelo possa essere pagata con il sangue”. Tra i concelebranti alle esequie il nunzio apostolico in Turchia, mons. Antonio Lucibello, mons. Louis Pelâtre, vicario apostolico di Istanbul e il coadiutore di Istanbul degli armeni, l’arcivescovo mons. Georges Khazzoum. Presenti, insieme al vice console italiano, anche esponenti delle Autorità locali, il Sindaco, il Prefetto e il capo della Polizia. Al rito partecipano anche membri della Caritas Turchia e del Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa, quest’ultimo rappresentato dal portavoce, Thierry Bonaventura.
Durante l’omelia l’arcivescovo di Smirne ha ricordato mons. Padovese, come “persona per bene, impegnato negli studi patristici” come anche nell’ambito della carità. Tra le cose più significative di mons. Padovese, mons. Franceschini ha ricordato “la condivisione del cibo con gli amici musulmani durante le reciproche feste, la creazione di un servizio di distribuzione a domicilio di generi alimentari ad oltre 70 famiglie in difficoltà, di cui una sola cristiana, il personale stesso della casa del vescovo, oltre 10 lavoratori, è composto in maggioranza da persone di religione musulmana, la simpatia verso la cultura islamica, le buone relazioni con le autorità civili” E poi ancora “gli aiuti profusi alla popolazione nelle alluvioni a Iskenderun e Batman, l’aiuto costante e generoso alle persone colpite dalla malattia, il contributo determinante per la canalizzazione dell’acqua in alcuni villaggi isolati”. “Con lui continueremo a pregare perché su questo Medio Oriente il cielo torni ad essere più sereno e i cuori ritrovino la strada della pace, per una coesistenza armoniosa nella collaborazione per il bene comune. Invito tutta la Chiesa di Turchia e tutti gli uomini e le donne di buona volontà – ha concluso il celebrante - a credere con tutte le forze a questo sogno di pace, che potremo realizzare solo col perdono vicendevole, con la preghiera e col sacrificio”.


 

Amb. Cipro: basta occupazione  -  MARCO TOSATTI 05.06.2010

 

Il ritiro delle truppe turche di occupazione nel nord di Cipro, e l'indipendenza completa dell'Isola. A chiederlo a gran voce è l'ambasciatore di Cipro presso la Santa Sede, George Poulides, in una intervista rilasciata a ZENIT in occasione del viaggio di Benedetto XVI a Cipro, iniziato questo venerdì.

 

Il ritiro delle truppe turche di occupazione nel nord di Cipro, e l’indipendenza completa dell’Isola. A chiederlo a gran voce è l’ambasciatore di Cipro presso la Santa Sede, George Poulides, in una intervista rilasciata a ZENIT in occasione del viaggio di Benedetto XVI a Cipro, iniziato questo venerdì. 
Quali impronte lascerà a Cipro la visita del Papa? 
George Poulides: Il Papa visita Cipro per lanciare un duplice messaggio di pace e di giustizia. Uno è rivolto a tutti i ciprioti, di qualsiasi fede, per incoraggiarli sulla strada della riconciliazione e della riunificazione. Cipro, non dimentichiamolo, è un'isola ferita, che tuttora subisce l'occupazione militare turca su più di un terzo del suo territorio. Il presidente della Repubblica di Cipro Demetris Christofias ha preso fin dal 2008 l'iniziativa e sta portando avanti difficili negoziati al fine di riunificare l'Isola. In questo suo sforzo ha il pieno sostegno della Santa Sede. Sicuramente la benedizione del Pontefice ai ciprioti lo aiuterà nel suo sforzo di riconciliazione. Poi ci sono gli effetti della visita del Pontefice sul dialogo ecumenico. I rapporti tra la Chiesa ortodossa di Cipro e la Chiesa cattolica sono eccellenti. Dopo la visita lo diventeranno ancor di più, nel comune anelito dell'unità dei cristiani. 
Quali sono i rapporti tra Cipro e Vaticano? 
George Poulides: La Santa Sede ha sempre perseguito una politica estera basata sulla legalità internazionale e sul rispetto delle risoluzioni delle Nazioni Unite. Su questa base non vi poteva essere intesa migliore con il governo di Cipro, come d'altronde ha riscontrato lo stesso presidente Christofias durante la sua visita in Vaticano nel marzo 2009. La soluzione che noi proponiamo alla questione di Cipro si basa infatti per intero sulla legalità internazionale e sulle risoluzioni dell'Onu: ritiro delle truppe turche di occupazione, indipendenza completa di Cipro riunificata e piena partecipazione alle cose pubbliche da parte della comunità minoritaria turco-cipriota. Lasciare i ciprioti liberi di scegliere il loro futuro. 
Quali sono le priorità del suo mandato? 
George Poulides: Il mio mandato è di portare avanti le posizioni del governo di Cipro, principalmente riguardo al problema dell'isola, che è la spartizione e l'occupazione militare turca. Devo dire in tutta sincerità che non devo faticare molto per convincere i miei interlocutori. Come dicevo, le nostre tesi non sono solo nostre, ma condivise da un gran numero di organismi internazionali e si basano sul pieno rispetto della legalità. Questo è ben noto alla cancelleria della Santa Sede e su questa base c'è un'ottima intesa e collaborazione. Quale è la situazione del nord di Cipro? 
George Poulides: Le forze di occupazione turche hanno saccheggiato e distrutto qualsiasi cosa ricordasse la fede cristiana, non solo le chiese e i monasteri ortodossi, ma anche quelli cattolici e armeni. In questa campagna abbiamo sempre trovato la Santa Sede al nostro fianco. 
Cosa pensa del Papa e dei recenti scandali legati a casi di pedofilia nella Chiesa? 
George Poulides: Conosco personalmente Papa Benedetto XVI fin da quando era cardinale. È un Papa grande, intellettuale, fine teologo, con una profondissima conoscenza della cultura classica e della patristica greca. I suoi interventi sono sempre di altissimo livello, ma purtroppo non sempre vengono recepiti. Ed è un vero peccato, perché Papa Ratzinger dice cose importanti per tutti, i cattolici, i non cattolici e i non credenti. Mi hanno particolarmente indignato gli attacchi contro di lui per i deprecabili episodi di pedofilia nella Chiesa. Li ho trovati oltremodo ingiusti e ingenerosi, poiché tutti sanno che già come cardinale, Joseph Ratzinger è sempre stato in prima fila nel chiedere maggiore trasparenza e più severità della Chiesa verso i colpevoli di questi gravi crimini. È un Papa coraggioso e con un senso profondo di giustizia. Spero che la sua opera di pulizia abbia successo nell'interesse di tutti i cristiani.