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EUROPEAN
ARMENIAN
FEDERATION
FOR
JUSTICE &
DEMOCRACY
FORMER
A.N.C.E.
Egregio
Onorevole,
Fra
breve il Consiglio d’Europa si appresterà a discutere ed adottare una
raccomandazione del Parlamento Europeo sulla “politica dell’UE nei confronti
del Caucaso meridionale”, proposta dal Suo collega on.le Per Gahrton ed
emendata nella Commissione per gli Affari Esteri.
A
questo proposito ci permettiamo segnalarLe alcune precisazioni che , pensiamo,
possano chiarire meglio la situazione.
Innanzitutto
auguriamo un ritorno sul concetto di “Patto di Stabilità per il Caucaso
meridionale”. Questa iniziativa dimostra un rinnovato interesse dell’Unione
per questa regione del mondo e noi ce ne rallegriamo. Tuttavia Lei converrà che
non si possono includere incondizionatamente in questa iniziativa dei paesi
notoriamente e continuativamente ostili all’uno o all’altro degli Stati del
Caucaso meridionale.
Perciò
ci sembra sia prioritario esigere dalla Turchia, prima ancora di includerla in
tale patto, l’eliminazione dell’incomprensibile blocco imposto da sempre da
quest’ultima all’Armenia. Il realismo ci spinge ugualmente a reiterare le
richieste formulate ad Ankara affinché riconosca il genocidio armeno e cessi la
sua politica negazionista. Lei converrà ugualmente che questo è il minimo che
si possa aspettare da un paese che pretende di entrare in Europa e sarebbe
inoltre un mezzo privilegiato per instaurare, finalmente, quella fiducia che
manca in questa parte del mondo.
Per
quanto sopra La invitiamo a sostenere, o meglio ancora, a rafforzare le
disposizioni in questo senso del rapporto all’on.le Gahrton.
L’altro
punto sul quale vorremmo attirare la Sua attenzione, riguarda il regolamento
della questione del Karabagh. Come Lei sicuramente sa, era stato siglato un
accordo globale nel corso del vertice di Key West (aprile 2001). Questo accordo
ha costituito la base dei lavori del gruppo di Minsk, prima della denuncia
unilaterale presentata da parte azera, che pure lo aveva sottoscritto.
Ecco
quindi come ora il progetto di raccomandazione mette in causa la sola parte
armena, che non ha mai abbandonato
il tavolo dei negoziati, e pretende di ricompensare l’intransigenza azera
chiedendo il ritiro delle sole truppe armene ed il ritorno dei soli profughi
azeri.
E’
iniquo e, soprattutto, controproducente. Questa richiesta affosserebbe la timida
ripresa dei negoziati in corso e darebbe credito alle posizioni più estremiste.
Inoltre è poco realista esigere la risoluzione di un tale conflitto con delle
misure settoriali e, per di più, unilaterali, senza risolvere il problema
politico di fondo, cioè la questione dello statuto del Karabagh.
Ed
è per questo che Le chiediamo di votare a favore della soppressione del
paragrafo 1, trattino 37, del rapporto adottato in Commissione. Questa parte del
rapporto contraddice le altre disposizioni del progetto di raccomandazione, in
particolar modo quella secondo la quale il Parlamento Europeo apporta il suo
sostegno agli sforzi dell’OSCE.
Vorremmo
inoltre attirare la Sua attenzione sul fatto che questa parte del rapporto è
stata, pare, ritenuta la conseguenza di un interversione durante il conteggio
dei voti per alzata di mano.
Infine
vorremmo segnalarLe un piccolo errore di qualificazione giuridica che
converrebbe ugualmente correggere: il paragrafo 1- trattino 22 pone sulla
bilancia il principio dell’integrità territoriale e quello dell’autonomia
delle minoranze. Orbene, se il primo deriva dal diritto internazionale, il
secondo è un concetto di diritto domestico. Quindi al fine di comparare ciò
che è comparabile, sarebbe preferibile parlare di diritto dei popoli
dell’autodeterminazione. E’ questa, d’altronde, la formulazione adottata
dalla carta delle Nazioni Unite.
Speriamo
di aver risposto, con la presente, ad alcuni interrogativi che Lei non mancherà
di porsi. Comunque non esiti a contattarci per più ampie delucidazioni.
RingraziandoLa
per l’attenzione, La preghiamo, egregio Onorevole, di voler gradire i nostri
migliori saluti.
E.A.F.J.D.
E.A.F.J.D.
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