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Euronews 26.01.2012
Bimbo armeno chiamato Sarkozy dopo legge su genocidio.
La
legge contro la negazione del genocidio armeno aumenta la popolarità del
presidente francese. Almeno in Armenia. Questo neonato, si chiamerà Sarkozy, in
onore al celebre Nicolas, inquilino dell’Eliseo.
Un
gesto originale, la cui spiegazione arriva dal papà del nuovo arrivato:
“Guardavamo la televisione e si discuteva del genocidio – spiega il giovane
padre – A quel tempo, Nicolas Sarkozy era favorevole al fatto che il genocidio
armeno dovesse essere riconosciuto. In quel momento di dare il suo nome al mio
primo figlio”.
La
legge approvata dal parlamento francese fa discutere anche in Azerbaijan. Ma i
toni sono opposti. Le tensioni con gli armeni sono continue e decine di
manifestanti hanno voluto esprimere il loro sostegno alla Turchia, incendiando
un manichino raffigurante il presidente francese. È intervenuta la polizia, ma
gli agenti non hanno riservato un trattamento migliore al fantoccio di Sarkozy.
In
Turchia, invece, c‘è chi prenderebbe a schiaffi il capo dell’Eliseo. L’idea è
venuta ad un programmatore che ha inventato un videogame per dargli una lezione:
“Non accettiamo il progetto di legge francese. Ma non possiamo fare nulla contro
di esso – dice un giovane intento a giocare in un internet point – Abbiamo un
gioco su internet, in cui possiamo schiaffeggiare Sarkozy. Così ci prendiamo la
nostra rivincita. Lo prendiamo a schiaffi e ci divertiamo”.http://it.euronews.net/2012/01/26/bimbo-armeno-chiamato-sarkozy-dopo-legge-su-genocidio/
Diariodelweb.it 26.01.2012
Bimbo armeno chiamato «Sarkozy» dopo la legge francese sul genocidio
La
famiglia: E' per onorare il coraggio del presidente francese. La legge francese
che ora Sarkozy può promulgare entro due settimane prevede una pena sino a un
anno di carcere e una multa di 45.000 euro per chi nega in pubblico un genocidio
riconosciuto dalla legge francese
PARIGI
- Sarkozy di nome, Avetisian il cognome: un neonato in Armenia è stato
registrato in questo modo all'anagrafe, in onore del presidente francese Nicolas
Sarkozy, che aveva promesso una legge per punire la negazione del genocidio
armeno e ora dovrebbe a giorni promulgare questa norma, approvata ieri sera dal
Senato francese. «Stavamo per dargli il nome del nonno, ma dopo il voto del
Senato francese, che ha approvato, malgrado le minacce turche, abbiamo deciso di
chiamarlo Sarkozy, in onore del presidente francese, questo uomo di grande
coraggio», ha raccontato all'agenzia Afp la nonna del bimbo, Alvard Manukian.
«Che il nostro bambino possa diventare altrettanto coraggioso», ha aggiunto la
donna.
Chi
nega il genocidio rischia un anno di carcere - La legge francese che ora Sarkozy
può promulgare entro due settimane prevede una pena sino a un anno di carcere e
una multa di 45.000 euro per chi nega in pubblico un genocidio riconosciuto
dalla legge francese, quindi anche quello degli armeni sotto l'Impero ottomano,
negato strenuamente dalla Turchia.
Blog.Panorama.it 26.01.12
Armenia: battezzano il figlio “Sarkozy” in onore del presidente francese
Anna
Mazzone
Mentre
Ankara
promette fuoco e fiamme e richiama in Turchia il suo ambasciatore a Parigi,
dopo l’approvazione in Senato della legge che punisce penalmente chi nega il
genocidio armeno, in Armenia si festeggia. A Yerevan un bimbo è stato
battezzato Sarkozy Avetisian, in onore del presidente francese.
“Stavamo per dargli il nome del nonno, ma dopo il voto del Senato francese, che
ha approvato la legge, malgrado le minacce turche, abbiamo deciso di chiamarlo
Sarkozy, in onore del presidente francese, questo uomo di grande coraggio“. Così
la nonna del pargolo armeno che, suo malgrado, porterà vita natural durante un
nome “pesante” (o meglio un cognome). Insomma, se a Parigi le cose
non vanno proprio benissimo per il capo dell’Eliseo, impegnato nella
campagna elettorale per la rielezione e in vistoso calo nei sondaggi,
l’Armenia gli riserva però grandi soddisfazioni.
Voci da
ambienti parigini sostengono - addirittura - che Nicolas Sarkozy ha
particolarmente a cuore la vicenda armena per questioni di “sangue”. Secondo
rumors, tra gli avi del presidente ci sarebbe anche qualche armeno, un trisavolo
lontano, magari vissuto a Odessa o in Crimea, dove parte della famiglia Sarkozy
(che è di origine ungherese) affonda le sue radici e dove esiste una folta
comunità armena. Ma il presidente di questo non ha mai fatto parola, mentre si
sa che viene da una famiglia ebraica.
Non è
la prima volta che un bambino prende il nome di un presidente. Negli Stati Uniti
è pieno zeppo di Abe (da Abramo Lincoln) o di Lyndon. C’è poi stato
il boom dei Barack e degli Obama non appena il primo presidente nero della
Storia americana è stato eletto alla Casa Bianca. Molti, che hanno avuto delle
femminucce, non potendo chiamarle Barack hanno deviato sulla First Lady.
Insomma, il risultato è che gli Usa oggi sono pieni di migliaia bimbi che non
hanno ancora compiuto i quattro anni e che si chiamano Barack e Michelle.
Un modo
per testimoniare la propria stima, più che un’appartenenza politica. Stima e
scaramanzia, si intende, dal momento che i genitori nel profondo del cuore
sperano davvero che i loro figli, una volta affibbiatogli il nome di un
presidente, riescano a emulare le sue gesta. Per ora il piccolo Sarkò Avetisian
è all’oscuro di tutto questo, ma può stare certo che il presidente francese non
deluderà i suoi genitori. Sarkozy (quello adulto) ha già detto che tra 15 giorni
firmerà la legge approvata al Senato contro i negazionisti del genocidio armeno.
Sempre che la Corte Costituzionale non blocchi la norma, cosa che è possibile.
“Citando le parole del premio Nobel ed ex-deportato ad Auschwitz Elie Wiesel -
dice a Panorama.it Sargis Ghazaryan, Senior Fellow dell’ong
European Friends of Armenia (Eufoa) con sede a Bruxelles - l’ultimo atto di
ogni genocidio è la sua negazione”, “Così - prosegue Ghazaryan - l’eliminazione
fisica viene seguita dalla negazione della memoria, dalla cancellazione
dell’identità delle vittime. Nel caso armeno erano 1.5 milioni, i 2/3 della
nazione nel 1915″.
“A
coloro che invocano la libertà di espressione per contrastare la penalizzazione
della negazione del genocidio in Francia” - conclude l’esperto di relazioni
internazionali - “è legittimo domandare se il diritto di espressione di un
negazionista equivale al diritto della memoria delle vittime di un genocidio e
dei loro discendenti. Al posto di inviare messaggi minacciosi e ricatti alla
Francia, Ankara farebbe meglio ad affrontare il proprio passato, ascoltando le
voci della propria società civile”. La Corte Costituzionale di Parigi ora ha
davvero una bella gatta da pelare per le mani.
—
Anna
Mazzone è giornalista, vive a Roma ma sogna di trasferirsi a Istanbul. E’
direttore della rivista
Formiche e collabora con il quotidiano Il Riformista, per il quale scrive di
Giappone, Turchia e Caucaso, e con
Radio3Mondo di RadioRai, dove si occupa della rassegna stampa internazionale |