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Roma
- 5 giugno 2007
La serata è dedicata alla Turchia con Elif Shafak,
un vero caso letterario con il suo libro La bastarda di
Istambul e Feridun Zaimoglu, scrittore turco che
vive da oltre 35 anni in Germania. Saranno entrambi
presentati dai lavori dei video artisti Shirin Neshat,
Lida Abdul e Luca Pastore ed accompagnati
dalla musica di Luca Recupero, Giancarlo Parisi
e Feisal Taher con Giovanni Arena.
'LA
BASTARDA DI ISTANBUL'
di ELIF SHAFAK
(RIZZOLI; PP.388; 18:50 EURO)
Nata
a Strasburgo nel 1971, fa ora la pendolare tra Istanbul e
Tucson in Arizona dopo aver vissuto a lungo anche in Spagna:
basterebbe questo a fare di Elif Shafak, una scrittrice con
un piede in due mondi. Tra l'edizione turca e quella inglese
di questo romanzo nel 2006, Shafak non a caso ha subito un
processo per aver ''denigrato l'identita' nazionale turca''
in base ad un articolo del Codice penale.
''Le accuse mi sono state mosse - dice nei ringraziamenti
del libro - a causa delle parole pronunciate da alcuni
personaggi armeni del romanzo, ma il processo si e' concluso
con l'assoluzione''. Sulle orme di un altro grande scrittore
turco, ora premio Nobel, Orhan Pamuk, anche Shafak ha dunque
toccato un nervo scoperto di quella che e' stata definita
''l'amnesia sociale'' della Turchia sul problema armeno.
Figlia cosmopolita di una diplomatica perennemente in giro
per il mondo, Shafak, che e' musulmana, ha detto
recentemente che ''i confini della Turchia'' non sono un
confine alla sua immaginazione e si e' schierata in maniera
decisa a favore di Pamuk, prima di lei incriminato per gli
stessi motivi.
Ora, come lui, gira scortata per problemi di sicurezza. La
'bastarda' del suo romanzo e' Asya, giovane donna di 19 anno
che ama Johnny Cash e gli esistenzialisti francesi. Vive in
una grande casa ad Istanbul insieme alla madre, Zehila, e
alle sue tre sorelle: Banu, che da poco si e' scoperta
preveggente, Cevriye, insegnante di liceo vedova, e Feride,
ipocondriaca ossessionata dai disastri prossimi venturi. Tra
loro, in caccia della propria identita', arriva Armanoush,
figlia di un turco che vive negli Usa e che ha sposato
un'armena. L'amicizia tra Asya e Armanoush, e lo scontro tra
i due mondi da cui provengono, e' inevitabile cosi' come la
scoperta del segreto che unisce, inaspettatamente, le due
famiglie e che le lega al 1915, alla deportazione e ai
massacri degli Armeni.
Ed infatti i primi 17 capitoli del libro sono intitolati ad
altrettanti ingredienti buoni sia per il cibo, sia per i
dolci tipici della tradizione mediorientale, mentre
l'ultimo, il 18/o, ha il nome tragico ed evocativo del
cianuro di potassio, uno dei veleni piu' potenti, usati
anche per uccidere nei genocidi di massa come nel caso degli
ebrei ad Auschwitz. La scrittura di Shafak e' immaginifica e
calda, cosi' come il suo libro e' denso di donne, tutte dai
caratteri forti e decisi, e di famiglie che si allargano e
si restringono a seconda delle situazioni.
L'autrice ha detto piu' volte di essere grata, per la
stesura del romanzo, alle numerose famiglie turche e armene
che l'hanno accolta e ospitata in casa loro: ''che hanno
cucinato per me e condiviso con me le loro storie, per
quanto dolorose''. Ma soprattutto a quelle ''nonne'' armene
e turche che hanno ''una capacita' naturale di trascendere i
confini tracciati dai nazionalisti di entrambe le fazioni''.
''Credo - ha sottolineato in una recente intervista - che
sia necessario per noi essere capaci di parlare del 1915.
Cosi' come nel caso di Pamuk, sono prima di tutto dalla
parte della liberta' di pensiero e ritengo che nessuno possa
essere censurato e messo sotto accusa a causa delle sue
idee''.
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