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Le recenti dichiarazioni di
Erdogan che hanno stigmatizzato la condotta israeliana in Medio Oriente e nello
stesso tempo avvicinato idealmente Ankara all’Iran, ci impongono delle
riflessioni circa il ruolo della Turchia e della politica dell’attuale governo
turco.
Ankara sa che la prospettiva di un automatica e vicina adesione all’Unione
Europea è sfumata per le perplessità sollevate da più voci che si sono levate
contro il paese della mezzaluna. La Turchia, stato secolarizzato che non ha
rinnegato le proprie radici islamiche ma ha cercato di coniugarle con la
modernità ed il progresso, è consapevole del proprio ruolo strategico, non solo
in sede mediorientale, ma anche in quello dell’Europa dell’ Est, vista la sua
posizione particolare di ponte sul Bosforo, sito di importanza fondamentale in
chiave geopolitica. Praticamente Ankara sta valorizzando il proprio ruolo in
un’area fondamentale nel prossimo futuro del “globale” sviluppo sociale ed
economico. Ragionando in siffatti termini: “Bene, se non possiamo essere tra le
Prime Potenze (l’adesione all’Unione Europea) cerchiamo di diventare la Prima
delle Seconde potenze emergenti", che da qui a qualche decennio influenzeranno
l’intero sistema mondiale, giocoforza la posizione chiave, appunto, del suo
grande territorio che è al centro della complessa dinamica finanziaria che ha
come protagonisti: Kazakistan, Iran, Medio Oriente, Europa Mediterranea ed
Orientale. Questo scenario offre un panorama particolare perché grandi riserve
energetiche sono colà contenute negli sterminati territori di quei paesi che si
avviano ad essere fortemente ambiti.
La Politica turca trova nella condotta del proprio ministro Erdogan il punto di
forza che farà emergere Ankara dallo stallo al quale lo aveva condannato
l’Unione Europea, che è oggi quel traballante nano politico che ha finito per
adeguarsi senza alcun travaglio e senza alcuna vergogna alla politica americana
ed anti-islamica dettata dal notorio gigante d’Oltreoceano.
L’Unione Europea sa dell’inevitabile adesione di Ankara in un prossimo futuro -
almeno in una forma giuridica sui generis - ma un sondaggio di qualche anno fa
(2007) ha evidenziato la crescente ostilità dei cittadini turchi all’Occidente,
soprattutto se esso finisce per identificarsi con la condotta americana nel
mondo. Tale ostilità si era già concretizzata poco prima nel ruolo ambiguo, se
non velatamente contrario, rispetto alla politica americana di aggressione
all’Iraq del 2003, che è poi sfociato successivamente nell’atto plateale di
diniego all’uso del Canale del Bosforo per gli incrociatori a stelle e strisce
diretti nel 2008 verso le coste georgiane. Ricordiamoci che la politica di
Erdogan ha rotto coi consueti schemi dettati dai “laicisti” governi precedenti
(quelli in auge prima del 2002, prima che il partito politico di “Giustizia e
Sviluppo” prendesse il potere) che adeguavano il governo turco ai dettati di
Washington senza condizioni.
Il nuovo governo Erdogan (incredibilmente simile a quello del compianto Aldo
Moro, i cui tratti sembravano orientati più ad una conciliazione interna e di
buon vicinato che ad uno scontro fisico col padrone di turno del mondo) mira al
consolidamento del ruolo di Ankara come mediatore ed arbitro nel complesso
mosaico di popoli, fedi e fazioni di quella non lontana realtà sociale e
politica: ecco quindi la buona politica (non senza luci ed ombre) di distensione
nei confronti di Armenia e Curdi e di più stretta collaborazione coi paesi
turcofoni dell’ex-unione Sovietica; il sottoscritto considerando l’evento della
visita di Stato del presidente turco A. Gul nei territori a maggioranza
turcofona della Federazione di Russia nel febbraio 2009 non ha potuto fare a
meno di ricordare altresì il “Piano di Azione di Cooperazione Euro-Asiatico”
suggellato un decennio prima, che fu l’apripista del nuovo patto tra Mosca ed
Ankara i cui rapporti commerciali ruotano oggigiorno attorno all’ingente cifra
di 33 miliardi di dollari ed hanno finito per fare del gigante euro-siberiano il
maggior socio d’affari del governo della mezzaluna. Recente (il 13 gennaio
scorso) l’incontro nella capitale turca del presidente Medvedev nell’ottica
della più stretta collaborazione sul piano energetico: la società Atom Stroi
Export, russa, è risultata vincitrice dell’appalto per la costruzione della
prima centrale nucleare turca e la Turchia si è detta favorevole al progetto
russo del gasdotto South Stream sponsorizzato dalla Gazprom moscovita.
Scenari nuovi si materializzano sul palco dove il cantante solista americano
dovrà rendersi conto della realtà nuova che cambia e che essa, non sarà fatta
più di cartoni e stucchi, ma di materiale più consistente: non basterà più una
spinta per buttar giù ciò che egli non gradisce anche perché la platea gli è
sempre più ostile: è da cinquant’anni che non riesce più a cambiar canzone e
musica. |