Zurigo 10.10.2009 : Turchia e Armenia firmano l'accordo - La cerimonia si e' svolta con quattro ore di ritardo.

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ANSA

 

Turchia-Armenia: firmato accordo - Porra' fine a un secolo di ostilita' tra i due Paesi

 

 - ANKARA, 10 OTT - Turchia e Armenia hanno firmato a Zurigo lo storico accordo di normalizzazione che pone fine a un secolo di ostilita' tra i due Paesi. La cerimonia della firma si e' svolta con quattro ore di ritardo a causa di difficolta' dell'ultimo minuto tra la delegazione Usa e quella armena. Alla cerimonia prendono parte tra gli altri, oltre ai due ministri degli Esteri firmatari, anche l'omologo della Confederazione elvetica, il segretario di Stato Usa e il capo della diplomazia Ue.

 

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Turchia e Armenia firmano l'accordo - La cerimonia si e' svolta con quattro ore di ritardo - 10

 

ANKARA - Turchia e Armenia hanno firmato questa sera a Zurigo lo storico accordo di normalizzazione che dovrà porre fine a quasi un secolo di ostilità tra i due Paesi. Lo ha annunciato l'emittente privata turca Ntv che sta trasmettendo le immagini in diretta.

La cerimonia della firma si è svolta con oltre quattro ore di ritardo sull'ora fissata a causa di difficoltà dell'ultimo minuto tra la delegazione Usa e quella armena. Alla cerimonia prendono parte, oltre ai due ministri degli Esteri firmatari - il turco Ahmet Davutoglu e l'armeno Edward Nalbandian -, anche Micheline Calmy-Rey, ministro degli Esteri della Confederazione elvetica, il segretario di Stato Usa Hillary Clinton, il ministro degli Esteri russo Serghiei Lavrov e quello francese Bernard Kouchner. L'Europa è rappresentata dal presidente del Comitato dei ministri del Consiglio d'Europa, lo sloveno Samuel Zbogar, e dal capo della diplomazia Ue, Javier Solana.

La Commissione europea accoglie con favore la firma da parte dei ministri degli Esteri dell'Armenia e della Turchia dei protocolli che stabiliscono relazioni diplomatiche e di sviluppo bilaterale, inclusa l'apertura del confine comune. L'esecutivo Ue, si sottolinea in un comunicato, considera la firma un "passo coraggioso" verso la pace e la stabilità nella regione del Caucaso meridionale e "una decisione davvero storica che mostra la disponibilità al compromesso su entrambi i fronti". L'accordo Armenia-Turchia, prosegue la nota, porterà benefici a tutti i paesi della regione. "La firma dei protocolli - ha sottolineato la commissaria Ue alle relazioni esterne Benita Ferrero-Waldner - conferma il desiderio sia della Turchia che dell'Armenia di voltare pagina e di costruire un nuovo futuro. Questo apre nuove prospettive per la soluzione dei conflitti, specialmente nel Nagorno Karabakh". La Commissione guarda ora oltre alla ratifica e alla gestione dei due protocolli, secondo le scadenze concordate e senza alcuna pre-condizione addizionale. L'esecutivo invita infine entrambi i governi "a impegnarsi pienamente in questo processo senza ritardi" e per quanto concerne l'apertura del confine si dice pronto ad assistere entrambe le parti nella "piena realizzazione" delle potenzialità economiche che l'apertura rappresenta.


 

Il Secolo XIX

 

Turchia-Armenia, storico accordo con suspense

 

Pur se con oltre quattro ore di ritardo sul previsto, Turchia e Armenia hanno firmato oggi a Zurigo uno storico accordo sulla normalizzazione delle relazioni bilaterali, anche se si è temuto a lungo che l’intesa fosse saltata a causa di divergenze sorte sul filo di lana. Non è ancora chiaro che cosa sia successo nei saloni della prestigiosa Università di Zurigo dove alle 17 locali (e italiane) era previsto l’inizio della cerimonia alla presenza - oltre che dei due firmatari dei protocolli, i ministri degli Esteri turco Ahmet Davutoglu ed armeno Edward Nalbandian - del segretario di Stato Usa, del ministro degli Esteri elvetico Micheline Calmy-Rey, di quello russo Serghiei Lavrov, di quello francese Bernard Kouchner, di quello sloveno Samuel Zbogar in qualità di presidente del Comitato dei ministri del Consiglio d’Europa, e del capo della diplomazia europea Javier Solana.

Di certo si sa solo che, circa 15 minuti prima dell’inizio della cerimonia, i delegati Usa e quelli armeni si sono appartati ed hanno cominciato a discutere in modo animato. Nel frattempo Hillary Clinton - appositamente inviata in Svizzera da un Barack Obama fresco di conferimento di premio Nobel per la pace - era tornata nel suo albergo e poco dopo veniva annunciato che la firma era stata rinviata a nuova data. Al termine di frenetici contatti, verso le 19 il segretario di Stato tornava nella sede dei colloqui raggiunta poco dopo dalla delegazione armena e due ore dopo da Nalbandian.

Infine, dopo altri colloqui, alle 21 i protocolli sono stati firmati ma i capi delle diplomazie firmatarie non hanno fatto le dichiarazioni previste in un primo tempo. Al termine della cerimonia tutti i partecipanti si sono messi in posa per la foto ricordo.

Così in pochi minuti, Turchia e Armenia hanno voltato pagina dopo un secolo di ostilità alimentata dai fantasmi dei massacri di armeni ai tempi della prima Guerra mondiale, che Ierevan considera un genocidio, e dal conflitto del Nagorno-Karabakh aprendo un nuovo capitolo nella loro storia. La firma, inoltre, segna la fine dei colloqui condotti in maniera informale e spesso dietro le quinte e l’inizio di una fase trasparente e ufficiale tra le due capitali i cui rapporti di buon vicinato sono cruciali per la stabilità del Caucaso.

Adesso l’attenzione si sposta sui Parlamenti e sui capi di Stato che dovranno approvare i documenti firmati oggi. Al primo protocollo, che riguarda l’allacciamento delle relazioni diplomatiche, ed al secondo, che concerne il successivo sviluppo dei rapporti, è allegata un’appendice che fissa una precisa tabella di marcia per l’attuazione di entrambi.

Gli accordi prevedono l’apertura della frontiera entro due mesi dall’entrata in vigore del secondo protocollo, sebbene per far ciò occorre la previa approvazione dei Parlamenti e dei presidenti. Ad Ankara, il premier Tayyip Erdogan, per quanto abbia la maggioranza dei deputati in Parlamento (338 su 544), dovrà comunque confrontarsi con l’opposizione, fortemente contraria a fare concessioni a Ierevan senza sostanziosi ritorni quali importanti progressi nella soluzione della questione del Nagorno-Karabakh.

«La firma dei protocolli è un indicatore di volontà politica ma la loro applicazione dipende dalla ratifica dei rispettivi Parlamenti», ha ricordato Mehmet Sandir, leader del gruppo parlamentare del Partito del Movimento Nazionalista (Mhp) all’opposizione. Ed ha ribadito che il suo partito si opporrà sempre ad un processo di normalizzazione a meno che l’Armenia non metta fine all’occupazione del Nagorno-Karabakh, riconosca gli accordi di Kars del 1921 che ne fissano i confini e rinunci alla pretesa di veder riconosciuti come genocidio i massacri di armeni avvenuti ai tempi dell’Impero ottomano.

Ma le difficoltà non sono solo ad Ankara. Nella capitale armena, ieri ed oggi, diverse migliaia di persone sono scese in piazza per protestare contro la decisione del governo di firmare l’accordo che - secondo i dimostranti - minaccia gli interessi dell’Armenia e potrebbe avere «conseguenze imprevedibili». Anche in Libano circa 3.000 armeni hanno dimostrato davanti all’ambasciata turca a Beirut. Ad ogni modo, nonostante le forti obiezioni dell’opposizione, la coalizione al governo a Ierevan ha annunciato che voterà a favore dei protocolli.


 

Corriere della sera

 

l'intesa era patrocinata da stati uniti, Russia, Francia, Svizzera

Turchia-Armenia, firmato l'accordo dopo anni di gelo e un giorno di caos

 

Contrasti sulla formulazione delle dichiarazioni finali. Fondamentale mediazione del Dipartimento di Stato Usa

 

MILANO - Turchia e Armenia hanno firmato a Zurigo alla fine di una giornata caotica sera lo storico accordo di normalizzazione che dovrà porre fine a quasi un secolo di ostilità tra i due Paesi. Lo ha annunciato l'emittente privata turca Ntv che ha trasmesso le immagini in diretta. Nel pomeriggio la firma dell'accordo di normalizzazione delle relazioni tra Turchia e Armenia era stata rinviata «a data da destinarsi» per non meglio precisate «difficoltà intervenute all'ultimo momento tra la delegazione Usa e quella armena». Lo aveva riferito l'emittente privata turca Ntv citando l'organizzazione della cerimonia in programma a Zurigo. Ci sarebbero stati contrasti sulla formulazione delle dichiarazioni finali delle due rappresentanze.

LE PARTI IN CAUSA - La cerimonia della firma si è svolta con oltre quattro ore di ritardo sull'ora fissata a causa di difficoltà dell'ultimo minuto tra la delegazione Usa e quella armena. Alla cerimonia prendono parte, oltre ai due ministri degli Esteri firmatari - il turco Ahmet Davutoglu e l'armeno Edward Nalbandian -, anche Micheline Calmy-Rey, ministro degli Esteri della Confederazione elvetica, il segretario di Stato Usa Hillary Clinton, il ministro degli Esteri russo Serghiei Lavrov e quello francese Bernard Kouchner. L'Europa è rappresentata dal presidente del Comitato dei ministri del Consiglio d'Europa, lo sloveno Samuel Zbogar, e dal capo della diplomazia Ue, Javier Solana.

MOMENTO STORICO - A 16 anni dalla chiusura delle frontiere tra Armenia e Turchia, quella di oggi è un’occasione storica per i due Paesi. A Zurigo, sotto l’occhio attento di Russia, Stati Uniti, Unione europea, Francia e Svizzera i rappresentanti di Erevan e Ankara hanno firmato l’accordo di normalizzazione dei rapporti, che prevede la ripresa delle relazioni diplomatiche e prelude all’apertura del confine. La possibile schiarita era maturata poche settimane fa dopo un intenso dialogo tra i due Paesi che sono stati e sono ancora divisi dal mancato riconoscimento da parte della Turchia del genocidio armeno e dal conflitto congelato dell’enclave armena in territorio azero del Nagorno Karabak, in cui Ankara ha appoggiato da sempre l’alleato azero, chiudendo nel 1993 le porte delle frontiere agli armeni.

PRESENZE DI RILIEVO - Un giro di conferme e annunci di presenze di rilievo aveva accompagnato la vigilia della cerimonia a Zurigo. La prima è stata quella del segretario di Stato Usa, Hillary Clinton, che ha commentato con soddisfazione l'eventuale raggiungimento di un accordo e ha offerto la propria disponibilità per concludere i passi futuri del protocollo. Poi è seguito il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, il cui dicastero aveva per primo annunciato la data ufficiale della firma per il 10 ottobre. All’appello delle conferme ufficiali mancava soltanto l’Armenia, tassello fondamentale del patto, che secondo circoli diplomatici sarebbe stata messa sotto pressione da parte della potente diaspora, che è contraria alla firma, una concessione troppo grande ai «nemici» di sempre. Per i due Paesi la firma del protocollo è il primo passo verso relazioni mutualmente vantaggiose: da una parte la Turchia spera ottenere un’accelerazione nei negoziati di adesione all’Unione europea, dall’altra l’Armenia, incastrata nel Caucaso e senza risorse petrolifere, potrà uscire dall’isolamento.

I PROTOCOLLI - Per entrare in vigore i protocolli dovranno essere ratificati dai due Parlamenti. Questa fase, nonostante i governi detengano una larga maggioranza in aula, potrebbe impiegare più tempo del previsto a causa dell’ostilità dell’opposizione dei due Paesi all’accordo. Il riconoscimento del genocidio armeno è il cuore del dibattito. Secondo Erevan tra il 1915 e il 1917 un milione di armeni, percepiti come minaccia per la sicurezza dell’Impero Ottomano, vennero uccisi sistematicamente. Ankara, però, non riconosce il termine genocidio e ha da sempre negato il fatto storico così come viene riportato dall’Armenia. A peggiorare i rapporti tra i due Paesi negli anni Novanta ha contribuito il conflitto del Nagorno Karabakh, in seguito al quale la Turchia ha chiuso la frontiera come segno di appoggio a Baku. Un contributo al riavvicinamento di Ankara e Erevan è arrivato inaspettatamente nei mesi scorsi dallo sport. Il presidente turco Abdullah Gul si è recato nel settembre 2008 a Erevan in una visita dai toni storici per il match di qualificazione per i Mondiali di calcio del 2010, tra le due nazionali. Adesso si attende che il capo di stato armeno Serge Sarkisian ricambi la visita il prossimo 14 ottobre per il ritorno della partita ad Ankara.

 


Avvenire

 

Turchia-Armenia, intoppo superato - Firmato lo storico accordo

 

Turchia e Armenia hanno firmato questa sera a Zurigo lo storico accordo di normalizzazione che dovrà porre fine a quasi un secolo di ostilità tra i due Paesi. Lo ha annunciato l'emittente privata turca Ntv che sta trasmettendo le immagini in diretta.
La cerimonia della firma si è svolta con oltre quattro ore di ritardo sull'ora fissata a causa di difficoltà dell'ultimo minuto tra la delegazione Usa e quella armena. Alla cerimonia prendono parte, oltre ai due ministri degli Esteri firmatari - il turco Ahmet Davutoglu e l'armeno Edward Nalbandian -, anche Micheline Calmy-Rey, ministro degli Esteri della Confederazione elvetica, il segretario di Stato Usa Hillary Clinton, il ministro degli Esteri russo Serghiei Lavrov e quello francese Bernard Kouchner. L'Europa è rappresentata dal presidente del Comitato dei ministri del Consiglio d'Europa, lo sloveno Samuel Zbogar, e dal capo della diplomazia Ue, Javier Solana.

Dopo la firma dei due protocolli per la normalizzazione dei rapporti tra Turchia e Armenia, il ministro degli Esteri francese Bernard Kouchner ha detto di augurarsi che la frontiera tra i due Paesi "possa essere riaperta entro la fine dell'anno". Lo ha riferito l'agenzia Anadolu. Dopo aver definito "storica" la firma odierna, il capo della diplomazia francese ha aggiunto che adesso "si tratta di dar seguito a questi accordi e spero che le cose tra Turchia e Armenia si svilupperanno".

È stata rinviata "per un intoppo dell'ultimo minuto" la firma dello storico accordo tra Turchia e Armenia che avrebbe dovuto mettere fine a quasi un secolo di recriminazioni per il genocidio degli armeni sotto l'impero ottomano. Lo ha riferito il portavoce del Dipartimento di Stato americano, Ian Kelly. Gli Stati Uniti stanno lavorando per risolvere la questione.
Il ministro degli Esteri turco, Ahmet Davutoglu, e il collega armeno, Edouard Nalbandian, avrebbero dovuto firmare oggi a Zurigo il protocollo che avrebbe dovuto portare alla normalizzazione dei rapporti diplomatici e commerciali tra Turchia e Armenia e a una collaborazione nell'ambito delle infrastrutture e dei trasporti.

Sala stampa smobilitata e giornalisti pregati di andare via. Così è finita la "storica" giornata in cui era in programma a Zurigo la cerimonia della firma dell'accordo di normalizzazione fra Turchia e Armenia. Mentre la Tv elvetica, che da prima delle 17:00 locali (e italiane) trasmetteva in diretta servizi e notizie sulla prevista cerimonia, ha interrotto il collegamento e ha cominciato a trasmettere una partita di calcio. È quanto riferisce da Zurigo il corrispondente dell'agenzia turca Anadolu secondo cui, almeno sinora, nemmeno i responsabili elvetici dell'organizzazione dell'evento hanno una minima idea di quando la cerimonia possa essere nuovamente fissata.


Il sole 24ore

 

Firmato storico accordo  tra Turchia e Armenia 10.10.09

 

L’intesa, che ha rischiato di saltare per contrasti sulle dichiarazioni finali delle due delegazioni, punta alla normalizzazione dei rapporti tra i due paesi e prevede la ripresa delle relazioni diplomatiche

La Turchia e l’Armenia hanno firmato, oggi a Zurigo, uno storico accordo di normalizzazione dei rapporti tra i due paesi, dopo anni di gelo. L’intesa, che ha rischiato di saltare per contrasti sulle dichiarazioni finali delle due delegazioni, prevede tra l’altro la ripresa delle relazioni diplomatiche e prelude all’apertura del confine.

Alla cerimonia, organizzata all’Università di Zurigo, era presente anche il segretario di Stato Usa, Hilary Clinton, l’alto rappresentante per la politica estera dell’Unione europea, Javier Solana, il ministro degli Esteri francese, Bernard Kouchner. La schiarita, che ha portato alla firma di oggi, è maturata poche settimane fa dopo un intenso dialogo tra i due paesi. Turchia e Armenia sono stati e sono ancora divisi dal mancato riconoscimento da parte di Ankara del genocidio armeno e dal conflitto congelato dell’enclave armena in territorio azero del Nagorno Karabak, in cui la Turchia ha appoggiato da sempre l’alleato azero, chiudendo nel 1993 le porte delle frontiere agli armeni.

Un contributo al riavvicinamento di Ankara e Erevan è arrivato inaspettatamente nei mesi scorsi dallo sport. Il presidente turco Abdullah Gul si è recato nel settembre 2008 a Erevan in una visita dai toni storici per il match di qualificazione per i Mondiali di calcio del 2010, tra le due nazionali. Adesso si attende che il capo di stato armeno Serge Sarkisian ricambi la visita il prossimo 14 ottobre per il ritorno della partita ad Ankara.

Per entrare in vigore i protocolli dovranno essere ratificati dai due Parlamenti. Questa fase, nonostante i governi detengano una larga maggioranza in aula, potrebbe impiegare più tempo del previsto a causa dell’ostilità dell’opposizione dei due paesi all’accordo. Il riconoscimento del genocidio armeno è il cuore del dibattito. Secondo Erevan tra il 1915 e il 1917 un milione di armeni, percepiti come minaccia per la sicurezza dell’Impero Ottomano, vennero uccisi sistematicamente. Ankara, però, non riconosce il termine genocidio e ha da sempre negato il fatto storico, così come viene riportato dall’Armenia. A peggiorare i rapporti tra i due Paesi negli anni Novanta ha contribuito il conflitto del Nagorno Karabakh, in seguito al quale la Turchia ha chiuso la frontiera come segno di appoggio a Baku (capitale dell’Azerbaigian).


Rainews 24 ore

 

Turchia-Armenia firmato l'accordo

 

La cerimonia della firma si e' svolta con oltre quattro ore di ritardo sull'ora fissata a causa di difficolta' dell'ultimo minuto tra la delegazione Usa e quella armena.

 

Turchia e Armenia hanno firmato questa sera a Zurigo lo storico accordo di normalizzazione che dovra' porre fine a quasi un secolo di ostilita' tra i due Paesi. Lo ha annunciato l'emittente privata turca Ntv che sta trasmettendo le immagini in diretta.

La cerimonia della firma si e' svolta con oltre quattro ore di ritardo sull'ora fissata a causa di difficolta' dell'ultimo minuto tra la delegazione Usa e quella armena. Alla cerimonia prendono parte, oltre ai due ministri degli Esteri firmatari - il turco Ahmet Davutoglu e l'armeno Edward Nalbandian -, anche Micheline Calmy-Rey, ministro degli Esteri della Confederazione elvetica, il segretario di Stato Usa Hillary Clinton, il ministro degli Esteri russo Serghiei Lavrov e quello francese Bernard Kouchner. L'Europa e' rappresentata dal presidente del Comitato dei ministri del Consiglio d'Europa, lo sloveno Samuel Zbogar, e dal capo della diplomazia Ue, Javier Solana.

 

Ue, l'accordo è un passo verso la stabilità
La Commissione europea accoglie con favore la firma da parte dei ministri degli Esteri dell'Armenia e della Turchia dei protocolli che stabiliscono relazioni diplomatiche e di sviluppo bilaterale, inclusa l'apertura del confine comune. L'esecutivo Ue, si sottolinea in un comunicato, considera la firma un "passo coraggioso" verso la pace e la stabilita' nella regione del Caucaso meridionale e "una decisione davvero storica che mostra la disponibilita' al compromesso su entrambi i fronti".

L'accordo Armenia-Turchia, prosegue la nota, portera' benefici a tutti i paesi della regione. "La firma dei protocolli - ha sottolineato la commissaria Ue alle relazioni esterne Benita Ferrero-Waldner - conferma il desiderio sia della Turchia che dell'Armenia di voltare pagina e di costruire un nuovo futuro. Questo apre nuove prospettive per la soluzione dei conflitti, specialmente nel Nagorno Karabakh". La Commissione guarda ora oltre alla ratifica e alla gestione dei due protocolli, secondo le scadenze concordate e senza alcuna pre-condizione addizionale. L'esecutivo invita infine entrambi i governi "a impegnarsi pienamente in questo processo senza ritardi" e per quanto concerne l'apertura del confine si dice pronto ad assistere entrambe le parti nella "piena realizzazione" delle potenzialita' economiche che l'apertura rappresenta


Adnkronos

 

TURCHIA-ARMENIA: FIRMATO A ZURIGO ACCORDO PER RIAVVIO RELAZIONI

 

Zurigo, 10 ott.  La Turchia e l'Armenia hanno infine firmato l'accordo per il riavvio delle relazioni diplomatiche e la riapertura della frontiere, oltre che per l'istituzione di una commissione di storici dei due Paesi per fare luce sul genocidio degli armeni da parte dei turchi nel 1915. A farlo, a Zurigo, dopo un intoppo nella definizione delle dichiarazioni risolto dall'intervento di mediazione del segretario di stato Usa, Hillary Clinton, i ministri degli esteri dei due Paesi, per la Turchia, Ahmet Davutoglu e per l'Armenia, Edward Nalbandian. Presenti a Zurigo, anche il ministro degli esteri russo, Sergei Lavrov, il ministro degli esteri francese, Bernard Kouchner, e il rappresentante dell'Ue, Javier Solana.


La Stampa

 

Turchia-Armenia, firma intesa rinviata per dubbi su dichiarazioni finali


La firma del protocollo d’accordo tra la Turchia e l’Armenia è stata rinviata a causa di contrasti sulla formulazione delle dichiarazioni finali delle due rappresentanze. Lo riferiscono fonti della delegazione statunitense.

Il portavoce del dipartimento di Stato Usa, Ian Kelly, ha precisato che la delegazione americana sta lavorando a stretto contatto con turchi e armeni per giungere a un compromesso sulle dichiarazioni finali.

«Stiamo aiutando le due parti a trovare un accordo sulle dichiarazioni da fare durante la cerimonia», ha detto Kelly.

Secondo fonti vicine al dossier, la delegazione armena sarebbe preoccupata per il testo presentato dai turchi.
Nell’attesa, Hillary Clinton, che dovrebbe assistere alla cerimonia assieme al ministro degli Esteri francese, Bernard Kouchner e alla svizzera Micheline Calmy-Rey, è rientrata in hotel.


Repubblica.it

 

I due Paesi mettono fine a quasi un secolo di recriminazioni per il genocidio degli armeni sotto l'impero ottomano

 

Turchia e Armenia si accordano firmata la storica intesa

 

GINEVRA - Al via le relazioni diplomatiche tra Turchia e Armenia. I due Paesi hanno firmato a Zurigo uno storico accordo che dovrebbe mettere fine a quasi un secolo di recriminazioni per il genocidio degli armeni sotto l'impero ottomano.

I ministri degli Esteri turco e armeno hanno firmato il protocollo che porterà alla normalizzazione dei rapporti diplomatici e commerciali e alla riapertura delle frontiere. La notizia è stata accolta con soddisfazione dalla Comunità europea. Mentre il ministro degli Esteri francese, Bernard Kouchner, ha detto di augurarsi che la frontiera tra i due Paesi "possa essere riaperta entro la fine dell'anno".

Per entrare in vigore, i protocolli dovranno essere ratificati dai due parlamenti. Questa fase, nonostante i governi detengano una larga maggioranza in aula, potrebbe richiedere più tempo del previsto a causa dell'ostilità dell'opposizione dei due paesi all'accordo.

La schiarita è maturata poche settimane fa. Dopo un intenso dialogo tra i due paesi. Turchia e Armenia sono stati e sono ancora divisi dal mancato riconoscimento, da parte di Ankara, del genocidio armeno e dal conflitto congelato dell'enclave armena nel territorio azero del Nagorno Karabak, in cui la Turchia ha appoggiato da sempre l'alleato azero, chiudendo nel 1993 le porte delle frontiere agli armeni.

Il punto più spinoso resta il riconoscimento del genocidio armeno. Secondo Erevan tra il 1915 e il 1917 un milione di armeni vennero uccisi sistematicamente. La Turchia, però, non riconosce il termine genocidio e ha da sempre negato l'eccidio.

Un contributo al riavvicinamento di Ankara e Erevan è arrivato inaspettatamente nei mesi scorsi dallo sport. Il presidente turco Abdullah Gul si è recato nel settembre 2008 a Erevan in una visita dai toni storici per il match di qualificazione per i Mondiali di calcio del 2010, tra le due nazionali. Adesso si attende che il capo di stato armeno Serge Sarkisian ricambi la visita il prossimo 14 ottobre per il ritorno della partita ad Ankara.


APCOM

 

Turchia-Armenia/ Accordo storico dopo anni di gelo

 

Ha rischiato di saltare per contrasti su dichiarazioni finali
 

Zurigo, 10 ott.  La Turchia e l'Armenia hanno firmato, oggi a Zurigo, uno storico accordo di normalizzazione dei rapporti tra i due Paesi, dopo anni di gelo. L'intesa, che ha rischiato di saltare per contrasti sulle dichiarazioni finali delle due delegazioni, prevede tra l'altro la ripresa delle relazioni diplomatiche e prelude all'apertura del confine. Alla cerimonia, organizzata all'Università di Zurigo, era presente anche il segretario di Stato Usa, Hilary Clinton, l'alto rappresentante per la politica estera dell'Unione europea, Javier Solana, il ministro degli Esteri francese, Bernard Kouchner. La schiarita, che ha portato alla firma di oggi, è maturata poche settimane fa dopo un intenso dialogo tra i due Paesi. Turchia e Armenia sono stati e sono ancora divisi dal mancato riconoscimento da parte di Ankara del genocidio armeno e dal conflitto congelato dell'enclave armena in territorio azero del Nagorno Karabak, in cui la Turchia ha appoggiato da sempre l'alleato azero, chiudendo nel 1993 le porte delle frontiere agli armeni. Un contributo al riavvicinamento di Ankara e Erevan è arrivato inaspettatamente nei mesi scorsi dallo sport. Il presidente turco Abdullah Gul si è recato nel settembre 2008 a Erevan in una visita dai toni storici per il match di qualificazione per i Mondiali di calcio del 2010, tra le due nazionali. Adesso si attende che il capo di stato armeno Serge Sarkisian ricambi la visita il prossimo 14 ottobre per il ritorno della partita ad Ankara. Per entrare in vigore i protocolli dovranno essere ratificati dai due Parlamenti. Questa fase, nonostante i governi detengano una larga maggioranza in aula, potrebbe impiegare più tempo del previsto a causa dell'ostilità dell'opposizione dei due Paesi all'accordo. Il riconoscimento del genocidio armeno è il cuore del dibattito. Secondo Erevan tra il 1915 e il 1917 un milione di armeni, percepiti come minaccia per la sicurezza dell'Impero Ottomano, vennero uccisi sistematicamente. Ankara, però, non riconosce il termine genocidio e ha da sempre negato il fatto storico così come viene riportato dall'Armenia. A peggiorare i rapporti tra i due Paesi negli anni Novanta ha contribuito il conflitto del Nagorno Karabakh, in seguito al quale la Turchia ha chiuso la frontiera come segno di appoggio a Baku.