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Il
Parlamento europeo, nella seduta del 7 novembre 2000, riconobbe ufficialmente
che lo sterminio perpetrato ai danni di circa 1.500.000 Armeni da parte del
governo turco, nel 1915, fu un «genocidio». Giornata dedicata alla
commemorazione delle vittime di quello che fu definito il «Grande Male» è il
24 aprile. E così ieri, anche a Bari, nell’Istituto tecnico commerciale e
linguistico «Marco Polo», si è commemorato il genocidio degli armeni. L’in
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contro ha riunito intorno al tavolo rappresentanti della comunità armena, come Robert
Attarian, vicepresidente del Consiglio per la Comunità Armena di Roma,
Edouard Tateossian,
dell’associazione culturale «Italarmena », Timurian della comunità
armena di Bari; studiosi (per la facoltà di Lettere dell’Università, Carlo
Coppola, ricercatore di Italianistica) rappresentanti delle istituzioni (era
presente Pasquale Martino, assessore comunale alla Pubblica Istruzione) e
studenti.
«La
caratteristica di questo genocidio è stata per troppo tempo il silenzio - ha
esordito Attarian, visibilmente commosso - e il fatto che noi oggi siamo
qui a parlarne è una grande vittoria». Ancora oggi la Turchia infatti nega il
massacro, anche se la comunità internazionale preme per il riconoscimento.
D’altro canto, come ha sottolineato Paolo Lopane, docente di diritto ed
economia del «Marco Polo», «ricordare è concorrere a tenere desta la
coscienza,
a sgretolare il muro grigio
dell’indifferenza che in tempi di Realpolitik spesso accomuna governi e masse».
E proprio la scuola dovrebbe essere bacino di confronto e dialogo per non
dimenticare. La comunità armena intanto ha chiesto all’amministrazione
comunale di individuare un luogo nel quale apporre una stele commemorativa (una
scultura alta due metri e mezzo, in pietra di Trani, già realizzata) del
genocidio e l’assessore Martino si è reso disponibile ad accogliere la
proposta.
L'incontro
si è concluso con la proiezione del film “La masseria delle allodole” dei
fratelli Paolo e Vittorio Taviani, tratto dall’omonimo romanzo di Atonia
Arslan. La pellicola che ripercorre la storia di una famiglia armena all’epoca
della repressione, ha offerto un ulteriore spunto per riflettere.
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