Armeni, genocidio dimenticato. La "lezione" del Giordani. Gazzettadiparma 28.01.2012

Damiano Ferretti

Ricordare e conoscere. Per gli oltre 400 studenti dell’istituto Giordani - che ieri mattina hanno gremito il cinema Astra -, è stata una lezione davvero insolita quella che ha consentito di approfondire la conoscenza di un tragico evento: il genocidio degli armeni iniziato nel 1915 e continuato negli anni seguenti, al tramonto dell’Impero ottomano.

«Gli armeni: il genocidio dimenticato»: questo il titolo della conferenza inerente al progetto «Liberi di ricordare...e conoscere», giunto quest’anno alla terza edizione e organizzato dai docenti del Giordani. Relatrice d’eccezione, la professoressa parmigiana Gabriella Uluhogian, di origini armene, già docente del liceo Romagnosi nonché titolare della cattedra di Lingua e letteratura armena all’università di Bologna per oltre trent’anni.

«Celebriamo per il terzo anno consecutivo un’attività legata alla Giornata della Memoria - ha spiegato Lucia Ghizzoni, docente del Giordani -: il nostro intento è quello di coniugare un recupero storico dell’evento ad una conoscenza sempre più approfondita di determinate culture, come ad esempio quella armena, poco conosciute dai nostri ragazzi».

Che cosa accadde tra il 1915 ed il 1916? E per quale ragione in poco più di dodici mesi un popolo che da più di 2.000 anni abitava quella terra - un ponte naturale fra Europa e Asia -, venne annientato fino a non lasciare alcuna traccia? Il genocidio che prese il via nel 1915 - spiega Gabriella Uluhogian - rappresentò una frattura insanabile perché la popolazione armena venne estirpata, per determinate ragioni storiche, politiche ed ideologiche, da una gran parte del territorio che aveva abitato per millenni e, quindi, fu un evento che cambiò irrimediabilmente la storia di questo popolo leggendario: perse la vita, infatti, più di un milione di persone. Ma l’Armenia - puntualizza - non può e non deve essere ricordata solo per questi tragici avvenimenti: c’è stato, infatti, anche un passato glorioso che, nonostante l’oppressione dei potenti imperi limitrofi, ha permesso di conservare e tramandare una cultura fortemente identitaria che andrebbe trasmessa anche alle nuove generazioni che hanno un ricordo che non va al di là degli ultimi vent’anni».