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Siamo
riusciti a raggiungere Djivan Gasparyan a Los Angeles, dove sua figlia Narine ha
fatto cortesemente da traduttrice.
Lei ha un repertorio di oltre trecento brani ed ha collaborato con musicisti
di ogni parte del mondo: quali incisioni considera più importanti?
«Ogni disco che ho realizzato mi è caro. Ho lavorato duro ad ogni
registrazione ed ognuna esprime qualcosa di nuovo nell'ambito dei generi di
riferimento, si tratti di lavori solistici, in trio, in quartetto, con orchestra
sinfonica, con strumenti e musicisti di altre parti del mondo... Però è vero,
ci sono dei dischi che rimangono speciali per me. Per esempio I Will Not Be Sad
In This World che è stato prodotto da Brian Eno per la Opal a Londra: è stato
il primo album che mi è stato offerto di produrre in Occidente, a partire da
una selezione dei migliori brani tradizionali interpretati sia in stile
"naturale", sia in stile classico. Ma anche il recente The Soul of
Armenia, prodotto da Christian Scholze per l'etichetta tedesca Network ha un
significato del tutto particolare».
Perché?
«The Soul of Armenia seleziona le mie registrazioni migliori attingendo da una
varietà di generi e di periodi. Ripercorre collaborazioni importanti con altri
musicisti e cantanti, brani tradizionali e le nuove registrazioni pensate per
questo lavoro, con l'arpa, il piano, il quartetto. In poche parole: è un breve
sunto della mia vita, del meglio che ho realizzato. Ho lavorato con Scholze
anche prima di questo progetto: per la Network sono usciti due altri cd,
Heavenly Duduk e Armenian Fantasies, ottimi lavori, ognuno nel proprio genere.
Christian è una splendida persona, un eccellente produttore con un grande gusto
e uno stile unico per quel che riguarda i rapporti con i musicisti. È sempre
stato un piacere avere a che fare con lui e con il suo ottimo staff alla
Network: lavorano sodo per produrre arte».
Negli ultimi anni ha collaborato con solisti importanti di paesi che
confinano con l'Armenia, per esempio Hossein Alizadeh, Erkan Ogur, Yavuz Bingel.
Che impressioni ne ha ricavato?
«Sono stato contento di poter collaborare con questi straordinari musicisti di
paesi vicini. Siamo stati bene insieme e penso che queste collaborazioni, così
come tutte le collaborazioni fra artisti che provengono da diverse culture,
siano un messaggio importante, per cercare di comunicare al mondo che
"possiamo vivere in pace"».
Si narra che lei fu ammesso nel prestigioso Tatul Altunian Ensemble un lunedì
e che la domenica successiva fosse già in grado di suonare l'intero programma
ad orecchio. Ci sono maestri che ricorda in modo particolare nella sua
formazione artistica?
«Sono autodidatta. Fin da bambino ho avuto una specie di ossessione per il
duduk ed ho cercato di ascoltare il modo in cui suonavano tutti i più grandi
maestri. Solo dopo essere diventato famoso ho ottenuto un diploma dal
Conservatorio. È stato principalmente avendo l'opportunità di suonare molto
giovane con Tatul Altunian ed il suo Ensemble che ho perfezionato l'arte dello
strumento e la padronanza del palcoscenico».
Lei ha curato arrangiamenti sia per quartetto di duduk, sia per ensemble
molto numerosi basati su questo strumento: come proseguono queste attività?
«Continuo a curare il lavoro con il quartetto e con l'Ensemble ed abbiamo in
programma concerti e registrazioni. Il duduk resta l'anima dell'Armenia e gli
armeni sono particolarmente affezionati a questo strumento. I miei studenti sono
quindi molti e ormai alcuni sono a loro volta diventati insegnanti. Oggi posso
dire che mio nipote Djivan Gasparyan Jr. è il mio miglior allievo, un musicista
molto dotato e promettente che sono sicuro darà continuità alla mia musica. Lo
si può ascoltare suonare il duduk con me in varie composizioni presenti in The
Soul of Armenia».
Quali sono i suoi progetti futuri?
«Ho dedicato tutta la vita a perfezionare il modo di suonare il duduk ed è
oggi uno strumento che gente di tutto il mondo ascolta con piacere. Amo
comporre, scrivere nuovi temi ed arrangiamenti, suonare e provare con il mio
quartetto e con Djivan Jr., sempre cercando di offrire il meglio di me al duduk
e a chi suona con me».
Alessio
Surian
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