La forza del Duduk - Il Giornale della Musica 12.06.2008 

Siamo riusciti a raggiungere Djivan Gasparyan a Los Angeles, dove sua figlia Narine ha fatto cortesemente da traduttrice.
Lei ha un repertorio di oltre trecento brani ed ha collaborato con musicisti di ogni parte del mondo: quali incisioni considera più importanti?
«Ogni disco che ho realizzato mi è caro. Ho lavorato duro ad ogni registrazione ed ognuna esprime qualcosa di nuovo nell'ambito dei generi di riferimento, si tratti di lavori solistici, in trio, in quartetto, con orchestra sinfonica, con strumenti e musicisti di altre parti del mondo... Però è vero, ci sono dei dischi che rimangono speciali per me. Per esempio I Will Not Be Sad In This World che è stato prodotto da Brian Eno per la Opal a Londra: è stato il primo album che mi è stato offerto di produrre in Occidente, a partire da una selezione dei migliori brani tradizionali interpretati sia in stile "naturale", sia in stile classico. Ma anche il recente The Soul of Armenia, prodotto da Christian Scholze per l'etichetta tedesca Network ha un significato del tutto particolare».
Perché?
«The Soul of Armenia seleziona le mie registrazioni migliori attingendo da una varietà di generi e di periodi. Ripercorre collaborazioni importanti con altri musicisti e cantanti, brani tradizionali e le nuove registrazioni pensate per questo lavoro, con l'arpa, il piano, il quartetto. In poche parole: è un breve sunto della mia vita, del meglio che ho realizzato. Ho lavorato con Scholze anche prima di questo progetto: per la Network sono usciti due altri cd, Heavenly Duduk e Armenian Fantasies, ottimi lavori, ognuno nel proprio genere. Christian è una splendida persona, un eccellente produttore con un grande gusto e uno stile unico per quel che riguarda i rapporti con i musicisti. È sempre stato un piacere avere a che fare con lui e con il suo ottimo staff alla Network: lavorano sodo per produrre arte».
Negli ultimi anni ha collaborato con solisti importanti di paesi che confinano con l'Armenia, per esempio Hossein Alizadeh, Erkan Ogur, Yavuz Bingel. Che impressioni ne ha ricavato?
«Sono stato contento di poter collaborare con questi straordinari musicisti di paesi vicini. Siamo stati bene insieme e penso che queste collaborazioni, così come tutte le collaborazioni fra artisti che provengono da diverse culture, siano un messaggio importante, per cercare di comunicare al mondo che "possiamo vivere in pace"».
Si narra che lei fu ammesso nel prestigioso Tatul Altunian Ensemble un lunedì e che la domenica successiva fosse già in grado di suonare l'intero programma ad orecchio. Ci sono maestri che ricorda in modo particolare nella sua formazione artistica?
«Sono autodidatta. Fin da bambino ho avuto una specie di ossessione per il duduk ed ho cercato di ascoltare il modo in cui suonavano tutti i più grandi maestri. Solo dopo essere diventato famoso ho ottenuto un diploma dal Conservatorio. È stato principalmente avendo l'opportunità di suonare molto giovane con Tatul Altunian ed il suo Ensemble che ho perfezionato l'arte dello strumento e la padronanza del palcoscenico».
Lei ha curato arrangiamenti sia per quartetto di duduk, sia per ensemble molto numerosi basati su questo strumento: come proseguono queste attività?
«Continuo a curare il lavoro con il quartetto e con l'Ensemble ed abbiamo in programma concerti e registrazioni. Il duduk resta l'anima dell'Armenia e gli armeni sono particolarmente affezionati a questo strumento. I miei studenti sono quindi molti e ormai alcuni sono a loro volta diventati insegnanti. Oggi posso dire che mio nipote Djivan Gasparyan Jr. è il mio miglior allievo, un musicista molto dotato e promettente che sono sicuro darà continuità alla mia musica. Lo si può ascoltare suonare il duduk con me in varie composizioni presenti in The Soul of Armenia».
Quali sono i suoi progetti futuri?
«Ho dedicato tutta la vita a perfezionare il modo di suonare il duduk ed è oggi uno strumento che gente di tutto il mondo ascolta con piacere. Amo comporre, scrivere nuovi temi ed arrangiamenti, suonare e provare con il mio quartetto e con Djivan Jr., sempre cercando di offrire il meglio di me al duduk e a chi suona con me».

Alessio Surian