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Persecuzioni e genocidi, atti di barbarie che
si verificano sotto i nostri occhi Di Federica Melis Tortohelie.it. 27.01.2012
Il xx secolo è il secolo della grande evoluzione
militare e il secolo delle guerre tecnologiche e intelligenti, delle guerre
fredde, delle guerre democratiche. Ma è soprattutto il secolo che ha visto gli
uomini combattersi in maniera così cruenta da pensare di poter annientare intere
razze. Il termine genocidio, è uno di quei concetti che la storia del XX secolo
ci ha reso tristemente familiari. Il cosiddetto secolo dei totalitarismi, viene
ricordato principalmente per il tentativo di soluzione finale messo in atto dal
Nazismo verso il popolo ebreo, l'olocausto infatti è sicuramente il genocidio
più documentato. Ma, non sono stati solo gli ebrei a subire la follia omicida
dell’uomo moderno.
Tra i più noti episodi della storia recente troviamo il dramma del popolo
armeno, che si conclude nel 1915 con l'annientamento dei ¾ della popolazione. E'
il primo genocidio del xx secolo.
Irma Toudjan è una rappresentante Armena, presente all'evento “Tra Storia e
memoria. Riflessioni sui genocidi precedenti e successivi alla shoa” organizzato
dall’Istituto comprensivo N.2, ci racconta la sua storia. “Sono nata in Libano e
faccio parte della seconda generazione di armeni che vive in diaspora”. Dopo il
genocidio, mio padre nato in Anatolia scappò, come la maggior parte dei suoi
compatrioti dovette abbandonare la sua terra. Fin da adolescente ho iniziato ad
avere qualche problema di identità, la nostra situazione è complessa, noi non
siamo immigrati che hanno scelto di abbandonare la propria terra in cerca di
lavoro, noi siamo stati costretti. Nel mio passaporto si legge nazionalità
libanese, anche se io non mi sento libanese, sono armena. Il mio problema è
sempre stato, non sapere chi fossi, perché io mi sento armena ma non potermi
riconoscere in uno stato. Noi abbiamo una cultura, una religione, una lingua,
abbiamo origini diverse ma la realtà in cui viviamo non corrisponde alla nostra
identità. Immaginate quanto possa essere difficile per noi”.
Anche i Curdi hanno subito un destino simile a quello degli Armeni. Il Kurdistan
è una a regione che comprende parte dei territori della Turchia, Iran, Iraq e
Siria, conta 35 milioni di persone che non hanno un proprio Stato. Il Kurdistan
è infatti diviso tra vari stati che non permettono loro di vivere la propria
cultura, di parlare la propria lingua, di autodeterminarsi e di sfruttare le
proprie risorse economiche. Il Kurdistan è ricco di petrolio, minerali e acqua ,
ricchezze delle quali i Curdi non possono beneficiare.
All'incontro tra “Storia e Memoria" organizzato dal Preside Scudu e dalla
Dott.ssa Bardeglinu, abbiamo avuto l'occasione di parlare anche con una famiglia
Curda.
Apo e Ruken Bakrak e il loro figlio Amet, vivono
in Sardegna ormai da sei anni, hanno dovuto abbandonare il Kurdistan a causa
della tragica situazione in cui vive il loro popolo. In Sardegna, hanno iniziato
una nuova vita, hanno avuto la possibilità di andare a scuola, e ottenere la
licenza media. Ruken lavora come colf e la sera studia all'Isituto alberghiero,
vuole studiare per ottenere la qualifica di cuoca.
Apo e Ruken, sono stati arrestati e torturati per il semplice fatto di aver
partecipato ad una manifestazione nella quale rivendicavano la loro identità,
identità che gli è costantemente negata. Ruken racconta: “In Kurdistan esiste
una guerra da sempre, noi non abbiamo alcuna possibilità di esprimerci, né di
vivere, non abbiamo nessun diritto, abbiamo paura di morire ogni giorno. Come
voi avete avuto i partigiani che combattevano per liberarvi dal fascismo, noi
abbiamo i nostri che combattono per la nostra lingua e cultura, per la nostra
identità. Sono tanti, donne e uomini che combattono per difenderci, molti di
loro sono in carcere dove vengono torturari. Non si fa esclusione, ai bambini
viene riservato lo stesso trattamento e subiscono le stesse violenze degli
adulti”.
Tutto questo accade mentre noi scriviamo, un genocidio che si perpetua ogni
giorno. Non esite naturalmente liberà di stampa, i giornalisti non possono
scrivere dei massacri che avvengono quotidianamente. La comunità internazionale
sta a guardare.
Rovigooggi.it 27.01.2012
GIORNO DELLA MEMORIA ROVIGO Passaggiata silenziosa
della rete media degli studenti contro i genocidi e le guerre
Semplicemente senza parole
Sfilata silenziosa degli studenti rodigini in
centro storico venerdì 27 gennaio per celebrare il Giorno della memoria.
Nell'occasione i ragazzi hanno ricordato anche le altre stragi che sono avvenute
nel corso della storia: il Rwanda, la Russia, il Tibet, il genocidio degli
Armeni e i conflitti dei nostri giorni, che sono più di trenta nel mondo
Rovigo - Volto coperto da una maschera bianca e al
collo appeso un cartello con date, cifre e immagini dei tanti orrori della
storia del ventesimo secolo. Singolare la celebrazione del Giorno della memoria
della Rete degli studenti medi di Rovigo venerdì 27 gennaio.
La passeggiata silenziosa dei ragazzi è partita da piazza Matteotti e ha
attraversato il centro storico fino a piazza Vittorio Emanuele II per ricordare,
oltre alla Shoah, il Rwanda, la Russia, il Tibet, il genocidio degli Armeni e i
conflitti dei nostri giorni, che sono più di trenta nel mondo.
http://viverefilosofando.blogosfere.it/2012/01/giornata-memoria-2012-la-memoria-collettiva.html |