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Guédiguian:
«Amo Rosi e Eduardo» Alberto Castellano
«Amo
molto il cinema e la cultura napoletana, i film di Francesco Rosi, il teatro di
Eduardo De Filippo, la musica di Roberto De Simone. È una città che ha sempre
esercitato su di me un certo fascino, anche perché è molto simile alla mia
Marsiglia. Eppure paradossalmente non ci ero mai stato, questa è la prima volta
che la visito». Il regista francese Robert Guédiguian è al Napoli Film
Festival nella doppia veste di presidente della giuria e di protagonista di una
delle sezioni della rassegna, con la retrospettiva completa dei suoi film, sei
dei quali inediti in Italia, curata da Silvia Angrisani. La presenza di uno dei
più importanti autori francesi contemporanei - il pubblico italiano lo conosce
grazie al buon successo di «Marius et Jeanette», «Al posto del cuore», «Marie-Jo
e i suoi due amori» - rafforza l'asse Napoli-Marsiglia, due città idealmente
gemellate.
«Non
volevo venire a Napoli da turista, ho preferito che ci fosse un pretesto, un
contatto con persone che mi facessero anche da guida. Ma non so se girerei un
film a Napoli, il mio cinema è molto legato all'ambientazione marsigliese e se
proprio dovessi cambiare location, preferirei qualcosa di diverso. Ora, per
esempio, sto scrivendo una storia ambientata in Armenia, anche perché
sono di origine armena da parte di mio padre».
Lei
è nato e cresciuto nell'Estaque, il quartiere popolare dei portuali
marsigliesi, una condizione che l'ha spinta naturalmente verso il cinema
politico.
«Si,
ma poi ho studiato, ho rielaborato certe pulsioni ribelli. Ho sempre vissuto
come un intellettuale organico di tipo gramsciano, i miei genitori erano
immigrati e l'aspetto curioso è che loro mi hanno pagato gli studi
consentendomi poi di parlare della loro condizione attraverso il cinema».
Qualcuno
l'ha definita il Ken Loach francese.
«È
una definizione che mi lusinga, amo molto i film di Loach, anche se lui fa un
cinema più militante, ideologico, io invece mi esprimo soprattutto attraverso
la favola».
Pasolini e Fassbinder sono i due autori dai quali è stato maggiormente
influenzato. Quali sono gli altri registi che ama di più?
«In
alcuni miei film si avverte l'influenza dell'apologo pasoliniano e dello stile
teatrale fassbinderiano. Mi piacciono però anche Fellini, Tarkovskij, Godard.
Ma tutta la Nouvelle Vague è stata importante».
Il
suo nuovo film probabilmente sarà presentato a Venezia.
«S'intitola
"Mio padre è ingegnere", è la storia di due figli di operai nella
Francia di oggi che si alterna con un'altra più allegorica, che riprende la
tradizione del presepe».
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