Sugli armeni non sono un negazionista - Il Giornale 2.12.06

Di seguito riportiamo l’intervento di Carlo Panella sul "Il Giornale" del 2.12.2006 e la nostra risposta inviata direttamente all’autore.

Cogliamo l'occasione per ribadire ai nostri lettori l'importanza delle segnalazioni riguardanti simili "eventi" e la necessità di rispondere sempre ai destinatari, con i  consueti canoni di civiltà che ci contraddistinguono.


 

Carlo Panella ribadisce: «Non fu genocidio ma pulizia etnica»  

La comunità armena italiana merita tutto il rispetto di tutto il mondo, con un di più dovuto ai terribili lutti che hanno colpito i parenti di gran parte dei suoi membri in Turchia nel 1914. Ma questo non autorizza nessun armeno di insultare con uno dei termini più spregiativi che esistano - negazionista - chi ha idee che non coincidono sulle sue. Non sono un negazionista e denuncerò chi lo ripete. Sostengo solo che la comunità armena deve smettere di chiedere aiuto ai parlamenti per imporre con la galera la sua verità e deve accettare un confronto storiografico, non sul fatto che vi sia stato un eccidio di armeni in Turchia - che nessuno nega - ma che questo si possa definire genocidio. Conosco e frequento le testimonianze di quell’orrido massacro da decenni, ma conosco e frequento anche gli storici che spiegano che vi sono delle peculiarità in quelle stragi che portano a definirle pulizia etnica e non genocidio. Tra questi Bernard Lewis, uno tra gli islamisti più famosi al mondo. Invito gli amici armeni a scusarsi con me per avere osato darmi del negazionista e a cessare di rispondere a questa mia tesi limitandosi a dire che ci fu un massacro. Nessuno ne dubita, la stessa Turchia - obtorto collo - lo ammette. Pretendo però di sostenere che non lo si può chiamare genocidio, ma pulizia etnica, senza essere linciato. Pretendo che si ammetta che le popolazioni armene a ridosso del fronte di guerra con la Russia parteggiavano per l’avversario della Turchia (come spiegano tutti gli storici indipendenti, D. Fromkin in testa) e che per questo furono massacrate. Pretendo di poter dimostrare che la Turchia di Kemal Atatürk non è affatto erede di quella di Talal Pasha che organizzò quei massacri.
Pretendo di poter spiegare che oggi la Turchia può essere aiutata a riconoscere il suo passato solo se non la si inchioda al termine infamante e indimostrato di genocidio e si accetta una discussione nel merito dei fatti, ascoltando i suoi storici. Pretendo che i miei interlocutori armeni si rendano conto che buona parte dell’ascolto che hanno in Europa non è motivato da amore per la verità, ma da biechi interessi elettorali (in Francia vi sono 500.000 elettori armeni) o da una visione xenofoba dell’Islam. Pretendo un confronto sereno e non insulti.


Risposta del Consiglio per la Comunità Armena di Roma 

 

Egr. Dr. Panella

Ci sorprende che Ella abbia dato alle pagine dei giornali una risposta che sarebbe stata più apprezzata se fosse arrivata direttamente ai destinatari. Ci sorprendono ancor di più le Sue affermazioni e le Sue reiterate offese alla memoria di un milione e mezzo di armeni. Probabilmente siamo noi a pretendere delle scuse pubbliche.

Non rientra nel ns. stile insultare chi non la pensa come noi e non minacciamo di certo azioni giudiziarie per questo.

Per Sua opportuna conoscenza Le precisiamo che lo  “storico” Bernard Lewis, da Lei citato,  è stato condannato nel giugno del 1995 dai Tribunali francesi per “aver mancato ai Suoi doveri di oggettività e prudenza… occultando  elementi contrari alla Sua tesi.” .

Nessuno nega che un gruppo ristrettissimo di armeni abbia dato il suo appoggio all’armata russa; tale apporto (se vogliamo più morale che materiale) si concretizzò, ad ogni buon conto, allorché buona parte della popolazione armena era stata già oggetto di quel piano di pulizia etnica che determinò la soppressione di tre quarti degli armeni.  E, comunque, qualsiasi operazione di resistenza mai potrebbe in alcun modo giustificare (e non la  giustifica affatto) la deportazione e la successiva uccisione  di  1.500.000 di donne,  vecchi e bambini.

Affermando  il contrario si corre il rischio di giustificare, inconsapevolmente, tutti gli altri crimini commessi….offrendo il pretesto di commetterne altri ancora.

Mustafa Kemal Ataturk il Padre della Turchia moderna aveva intuito che la nuova repubblica non poteva nascere su una pagina di storia macchiata di sangue e ha fatto tutto il possibile per “riabilitare” gli Ittihadisti.

Lui sì che con la sua abilità e diplomazia ha saputo “accecare” gli Europei per quei  “biechi interessi” e ha fatto in modo che la questione armena (trattato di Sevres 1923), e con essa la verità, si mettessero a tacere. Di questo ne parla egregiamente nel suo libro “Nazionalismo Turco e  genocidio armeno”  Taner Akcam, uno storico turco, condannato da un tribunale del suo paese per aver ammesso la verità, così come lo è stato per il premio Nobel Orhan Pamuk.

Molti illustri storici, Yves Ternon, Marco Impagliazzo, Marcello Flores, Samantha Power, Vahakn Dadrian e tanti altri sostengono che i fatti del 1915 non possono che chiamarsi con quel termine infamante "g-e-n-o-c-i-d-i-o". Termine che fu coniato da  Raphael Lemkin nel 44' proprio in chiaro riferimento al massacro degli armeni del 1915.

Persino il tribunale militare turco nel 1919 aveva condannato in contumacia i diretti responsabili di quel “crimine contro l’umanità” non essendoci allora un altro termine per definire i fatti.

Come vede siamo aperti al dialogo costruttivo e al confronto ma non per questo dobbiamo essere invitati a tacere e ad accettare la distorsione della realtà e le offese, indirettamente, rivolteci. 

E poi ci piacerebbe sapere perché mai i turchi – e gli storici – dovrebbero sentirsi sollevati  nel sapere che quell’ orrore del 1915 fu una “pulizia etnica” e non un genocidio!!!

E’ alquanto probabile che la legge francese sia stata influenzata da calcoli elettorali in ragione dell’elevato numero di armeni presenti oltralpe; concorderà invece con noi che questo fattore non può essere certo attribuito alla decisione presa nel 2000 dal Parlamento Italiano che – all’unanimità – deliberò per il riconoscimento del genocidio armeno aggiungendosi ai tanti stati che già lo avevano fatto.

Come sicuramente non sarà stata influenzata da calcoli elettorali la decisione del Comune di Roma di scoprire lo scorso 23 novembre una targa  “A MEMORIA DELLE VITTIME DEL GENOCIDIO ARMENO 24 APRILE 1915 - METZ YEGHERN – IL GRANDE MALE” !

Sono 91 anni che gli armeni lottano per un diritto sacrosanto per ogni popolo: Il diritto alla memoria.

Stia pur sicuro che non la smetteranno finché questo diritto non sarà riconosciuto.

Con il nostro rispetto.