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notizie dall'ex impero del male a cura di Astrit
Dakli
Armenia e Azerbaigian hanno raggiunto un’intesa
preliminare su quella che dovrebbe essere la base di un accordo di pace per
regolare l’annoso conflitto sul
Nagorno Karabakh. Lo ha annunciato oggi il ministro degli esteri russo
Sergei Lavrov, al termine di un incontro al vertice che ha visto riuniti nella
città russa di Soci, sul Mar Nero, i presidenti dei due paesi – Serzh Sargsyan e
Ilham Aliyev – e il loro collega russo Dmitrij Medvedev.
L’intesa preliminare costituisce una sorta di
preambolo che, ha detto Lavrov, riprende e aggiorna i principi già stabiliti
dalla conferenza dell’Osce di Madrid del novembre 2007, in cui si afferma che la
risoluzione del conflitto armeno-azero dovrà avvenire per passi successivi,
partendo con la liberazione (graduale) dei territori azeri intorno alla regione
del
Nagorno Karabakh che vennero occupati dalle forze armene durante la guerra
del 1992-1994; di questi territori, il Karabakh dovrebbe mantenere sotto proprio
controllo un “corridoio” che lo metta in comunicazione diretta con l’Armenia –
presumibilmente il distretto di
Lachin, teatro di furiosi combattimenti durante la guerra. Al Karabakh
dovrebbe inoltre essere riconosciuto formalmente il diritto di determinare il
proprio status definitivo attraverso un referendum.
Il preambolo, sempre secondo il ministro degli
esteri russo, dovrebbe essere presto seguito dalla presentazione di nuove
proposte delle due parti, che andranno quindi “sincronizzate” e fatte entrare
nell’accordo di pace definitivo; i leader dei due paesi si sono detti d’accordo
nel proseguire la discussione su questa base. Non è chiaro quale dovrebbe essere
il “tavolo di lavoro” intorno al quale proseguire la trattativa, anche se
probabilmente sarà quello coordinato dal cosiddetto “Gruppo di Minsk” (Russia,
Francia e Stati uniti) che già da anni sta cercando di svolgere una mediazione
fra Erevan e Baku in vista diuna soluzione del conflitto. Alcuni progressi
importanti sono stati fatti, soprattutto nel 2008, ma solo adesso, con questo
incontro di Soci, si è avuta la sensazione di un vero sblocco del negoziato.
Ricordiamo che il conflitto armeno-azero ha avuto
inizio nel 1988 – quando l’Armenia e l’Azerbaigian erano ancora repubbliche
sovietiche – intorno alla richiesta dell’Armenia e soprattutto degli abitanti (armeni)
del Nagorno Karabakh di sottrarre questa provincia all’amministrazione azera.
Parallelamente al conflitto che diventava sempre più serio sul terreno militare,
con progressivo coinvolgimento di reparti regolari dell’Armata rossa su entrambi
i fronti, divampava anche una sanguinosa fiammata di odio etnico che portava
all’espulsione di decine di migliaia di armeni dall’Azerbaigian e di azeri
dall’Armenia. Dopo la fine dell’Urss e l’indipendenza delle repubbliche il
conflitto prendeva una piega più violenta, di guerra guerreggiata con l’uso di
tank, artiglierie e bombardamenti aerei; nel giro di due anni si calcola che i
combattimenti abbiano fatto circa 30mila morti; il successo delle forze armene
portava come esito, nel ‘94, all’occupazione di quasi un quarto del territorio
dell’Azerbaigian, da cui fuggivano tutti gli abitanti, mentre il Nagorno
Karabakh si proclamava indipendente. Nei quindici anni successivi la situazione
non è sostanzialmente cambiata, né veniva risolto il rapporto fra Karabakh e
Armenia vera e propria: un’indipendenza formale accompagnata da fortissime
influenze reciproche, soprattutto per la presenza di leader politici e militari
del Karabakh nelle vicende politiche e nelle stesse istituzioni della repubblica
armena.
In questo periodo i governi di Erevan e Baku si
sono continuamente accusati A) di non volere la pace e soprattutto B) di
commettere violazioni armate della tregua stabilita nel ‘94. Ancora nel 2009 si
sono verificate diverse scaramucce lungo la linea di demarcazione fra i due
eserciti, con diverse vittime (sempre militari, dato che dalle due parti di
questa linea non esistono più insediamenti civili). Il permanere del conflitto
costituisce inoltre il maggior ostacolo alla piena ripresa delle relazioni
bilaterali tra l’Armenia e la Turchia (che con essa spartisce una lunga
frontiera). Ancora di recente gli accordi di normalizzazione dei rapporti
stipulati nell’ottobre scorso fra i presidenti armeno e turco sono rimasti
condizionati al conseguimento di progressi nel negoziato di pace tra Armenia e
Azerbaigian. |