Prima intesa fra Armenia e Azerbaigian - Il manifesto 25.01.2010

notizie dall'ex impero del male a cura di Astrit Dakli

 

Armenia e Azerbaigian hanno raggiunto un’intesa preliminare su quella che dovrebbe essere la base di un accordo di pace per regolare l’annoso conflitto sul Nagorno Karabakh. Lo ha annunciato oggi il ministro degli esteri russo Sergei Lavrov, al termine di un incontro al vertice che ha visto riuniti nella città russa di Soci, sul Mar Nero, i presidenti dei due paesi – Serzh Sargsyan e Ilham Aliyev – e il loro collega russo Dmitrij Medvedev.

 

L’intesa preliminare costituisce una sorta di preambolo che, ha detto Lavrov, riprende e aggiorna i principi già stabiliti dalla conferenza dell’Osce di Madrid del novembre 2007, in cui si afferma che la risoluzione del conflitto armeno-azero dovrà avvenire per passi successivi, partendo con la liberazione (graduale) dei territori azeri intorno alla regione del Nagorno Karabakh che vennero occupati dalle forze armene durante la guerra del 1992-1994; di questi territori, il Karabakh dovrebbe mantenere sotto proprio controllo un “corridoio” che lo metta in comunicazione diretta con l’Armenia – presumibilmente il distretto di Lachin, teatro di furiosi combattimenti durante la guerra. Al Karabakh dovrebbe inoltre essere riconosciuto formalmente il diritto di determinare il proprio status definitivo attraverso un referendum.

Il preambolo, sempre secondo il ministro degli esteri russo, dovrebbe essere presto seguito dalla presentazione di nuove proposte delle due parti, che andranno quindi “sincronizzate” e fatte entrare nell’accordo di pace definitivo; i leader dei due paesi si sono detti d’accordo nel proseguire la discussione su questa base. Non è chiaro quale dovrebbe essere il “tavolo di lavoro” intorno al quale proseguire la trattativa, anche se probabilmente sarà quello coordinato dal cosiddetto “Gruppo di Minsk” (Russia, Francia e Stati uniti) che già da anni sta cercando di svolgere una mediazione fra Erevan e Baku in vista diuna soluzione del conflitto. Alcuni progressi importanti sono stati fatti, soprattutto nel 2008, ma solo adesso, con questo incontro di Soci, si è avuta la sensazione di un vero sblocco del negoziato.

Ricordiamo che il conflitto armeno-azero ha avuto inizio nel 1988 – quando l’Armenia e l’Azerbaigian erano ancora repubbliche sovietiche – intorno alla richiesta dell’Armenia e soprattutto degli abitanti (armeni) del Nagorno Karabakh di sottrarre questa provincia all’amministrazione azera. Parallelamente al conflitto che diventava sempre più serio sul terreno militare, con progressivo coinvolgimento di reparti regolari dell’Armata rossa su entrambi i fronti, divampava anche una sanguinosa fiammata di odio etnico che portava all’espulsione di decine di migliaia di armeni dall’Azerbaigian e di azeri dall’Armenia. Dopo la fine dell’Urss e l’indipendenza delle repubbliche il conflitto prendeva una piega più violenta, di guerra guerreggiata con l’uso di tank, artiglierie e bombardamenti aerei; nel giro di due anni si calcola che i combattimenti abbiano fatto circa 30mila morti; il successo delle forze armene portava come esito, nel ‘94, all’occupazione di quasi un quarto del territorio dell’Azerbaigian, da cui fuggivano tutti gli abitanti, mentre il Nagorno Karabakh si proclamava indipendente. Nei quindici anni successivi la situazione non è sostanzialmente cambiata, né veniva risolto il rapporto fra Karabakh e Armenia vera e propria: un’indipendenza formale accompagnata da fortissime influenze reciproche, soprattutto per la presenza di leader politici e militari del Karabakh nelle vicende politiche e nelle stesse istituzioni della repubblica armena.

In questo periodo i governi di Erevan e Baku si sono continuamente accusati A) di non volere la pace e soprattutto B) di commettere violazioni armate della tregua stabilita nel ‘94. Ancora nel 2009 si sono verificate diverse scaramucce lungo la linea di demarcazione fra i due eserciti, con diverse vittime (sempre militari, dato che dalle due parti di questa linea non esistono più insediamenti civili). Il permanere del conflitto costituisce inoltre il maggior ostacolo alla piena ripresa delle relazioni bilaterali tra l’Armenia e la Turchia (che con essa spartisce una lunga frontiera). Ancora di recente gli accordi di normalizzazione dei rapporti stipulati nell’ottobre scorso fra i presidenti armeno e turco sono rimasti condizionati al conseguimento di progressi nel negoziato di pace tra Armenia e Azerbaigian.