|
Al
Novecento guardiamo come al "secolo dei genocidi" per eccellenza. Se
è vero che stermini di massa ricorrono lungo tutta la storia dell'umanità, è
solo in questo secolo che la particolare miscela di razionalità totalitaria,
nazionalismo e modernità genera la "specialità" del genocidio.
Coniato da un giurista americano nel '44 in riferimento alla barbarie nazista,
il termine designa un tipo di crimine di massa in cui un gruppo viene
intenzionalmente distrutto in nome di criteri di nazionalità, etnia, razza o
religione. Dopo aver precisato questa categoria analitica, Bruneteau spiega le
origini ottocentesche, ideologiche e storiche, del comportamento genocidario,
che affondano nelle guerre di conquista coloniale e nella diffusione di un
malinteso darwinismo sociale. Ad esaltare questi atteggiamenti contribuirà la
pedagogia della violenza estrema che contraddistingue la prima guerra mondiale.
Alla luce di tali premesse sono passati in rassegna i grandi genocidi del XX
secolo: quello degli armeni "estirpati" dall'impero ottomano, le
"liquidazioni" sovietiche (dai kulak alle deportazioni etniche), lo
sterminio degli ebrei a opera dei nazisti, i massacri perpetrati in Cambogia dai
khmer rossi di Pol Pot, infine le due stragi del dopo guerra fredda: la pulizia
etnica in Bosnia e il genocidio in Ruanda.
Bernard
Bruneteau insegna Storia contemporanea nell'Università "Pierre Mendès-France"
di Grenoble. Tra
le sue opere: "Les Totalitarismes" (Colin, 1999) e "'L'Europe
nouvelle' de Hitler. Une illusion des intellectuels de la France de Vichy"
(Éditions du Rocher, 2003).
|