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Città
del Vaticano, 9 mag (Velino) - La fine della seconda guerra mondiale il 24
maggio del 1945 con la liberazione del Mountalnous Karabagh, l’indipendenza
nel 1991, le sfide attuali, dall’”assedio militare illegale che continua da
parte dei paesi confinanti e gli innumerevoli cambiamenti interni ed esterni”,
alla situazione della “libera e autodeterminata Repubblica del Nagorno
Karabagh, il cui riconoscimento internazionale potrà realizzarsi con la volontà
di Dio e l’aiuto di governi umanitari e giusti”: sono solo alcune delle
questioni messe sul tavolo da Karekin II, patriarca supremo e Cathlicos degli
Armeni, che ha incontrato il Papa in Vaticano. Al termine della recita
dell’ora Media, la massima autorità della Chiesa apostolica armena ha rivolto
un indirizzo di saluto a Benedetto XVI (letto in inglese da un assistente). Dopo
la tribuna di piazza San Pietro, da cui mercoledì scorso il patriarca armeno ha
lanciato il suo appello perché “tutte le nazioni riconoscano il genocidio”
del 1915 ad opera dei turchi, oggi Karekin II, nella cornice della Sala
Clementina del Palazzo apostolico, ha fatto il proprio affondo su temi di grande
attualità politica per gli armeni. Il Catholicos ha sottolineato come il 9
maggio ricorra per gli armeni il “Peace day”, la celebrazione della fine del
secondo conflitto mondiale, così come “il trionfo del nostro popolo nella
lotta nazionale di liberazione del Mountalnous Karabagh”.
Ha
quindi ricordato la travagliata storia del cristianesimo in Armenia, che di
fatto coincide con la storia della nazione (l’Armenia fu il primo paese nel
301 a proclamare il cristianesimo religione di stato). “La nostra nazione –
ha detto Karekin II – è diventata nuovamente contenitore della grazia di Dio
quando la bandiera dell’indipendenza è stata issata sulla nostra terra”,
ovvero nel 1991 quando è stata proclamata l’indipendenza dall’Urss. Il
popolo armeno “nonostante continui l’illegale assedio militare da parte dei
paesi confinanti e gli innumerevoli cambiamenti interni ed esterni, sta vivendo
una rinascita spirituale”. Il Catholicos ha continuato portando i saluti e
l’invito al Papa a recarsi in Armenia da parte del presidente Serzh Sargsian,
“che si sta impegnando per dare al nostro popolo l’aspettativa di una
migliore qualità della vita, e per continuare a guidare il paese sul cammino
della democrazia e dello sviluppo”. Ugualmente “portiamo i saluti della
libera autodeterminata Repubblica del Nagorno Karabagh, il cui riconoscimento
internazionale potrà realizzarsi con la volontà di Dio e l’aiuto di governi
umanitari e giusti”.
Nella
seconda parte del discorso, Karekin II ha sottolineato “i molti buoni frutti
nel campo dell’ecumenismo” e “lo spirito di amore e collaborazione” tra
le due Chiese, che l’incontro di oggi non fa che confermare e rilanciare.
“Il consolidamento della collaborazione è un imperativo per le Chiese
cristiane, poiché solo attraverso una stretta cooperazione potremo meglio
servire lo stabilimento della pace nel mondo, e difendere meglio i diritti
umani, i diritti delle nazioni e delle famiglie, e di quelle classi della società
che sono a rischio”. Con questo “ottimismo” per le relazioni tra le due
Chiese, il Cathlicos ha ringraziato i vari esponenti della Curia romana
incontrati in questi giorni, e ha augurato al Papa “che Dio gli conceda molti
anni di solido pontificato, per manifestare tutte le sue visioni e speranze per
la vitalità della Chiesa cattolica e dei suoi figli”.
(ban
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