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Città
del Vaticano, 9 mag (Velino) - I rapporti tra la Chiesa cattolica e la Chiesa
apostolica armena non sono mai stati buoni come in questo momento. Lo hanno
dimostrato i diversi gesti di cui si sono resi protagonisti in questi giorni il
Catholicos degli Armeni Karekin II e Benedetto XVI. L’abbraccio in Piazza San
Pietro mercoledì si è prolungato in quello di oggi, nell’incontro privato
tra i due in Vaticano e nell’udienza successiva con il seguito. L’impronta
del Pontefice tedesco è evidente. Nessuna dichiarazione congiunta, nessun
intento da siglare: lo ha fatto Giovanni Paolo II ormai otto anni fa, sempre con
Karekin II. Da allora molti passi sono stati fatti, anche dal punto di vista
dottrinale, grazie all’apposita commissione teologica congiunta, e molti gesti
significativi compiuti, come la recente intitolazione a San Gregorio
l’Illuminatore (patrono degli armeni) di una piazza nella Città del Vaticano.
Ancora più significativo è lo spazio concesso dal Papa a Karekin II nei due
incontri di mercoledì e di oggi. Il Catholicos degli armeni ha potuto lanciare
importanti appelli politici dal sagrato di Piazza San Pietro, parlando
esplicitamente di genocidio di fronte a oltre 20 mila fedeli, e dalla Sala
Clementina, nel cuore del Palazzo apostolico, dove ha ricordato la spinosa
vicenda del Nagorno-Karabagh, di cui gli armeni attendono il riconoscimento
della comunità internazionale. Due “location” significative, e una sponda
politicamente importante quella offerta agli armeni dalla Santa Sede in questa
occasione.
Il
Papa non ha parlato di “persecuzione e martirio” ma ha lasciato che il
patriarca supremo pronunciasse la parola “genocidio” nella piazza più
importante del mondo, mentre oggi dalla Sala Clementina è riecheggiato il
ricordo della liberazione del Mountalnous Karabagh (9 maggio 1945),
l’indipendenza armena del 1991 e l’appello per il riconoscimento del
Nagorno-Karabagh. Come ha sottolineato Khajag Barsamian, primate della Chiesa
apostolica armena negli Usa, la possibilità offerta a Karekin II di parlare del
genocidio armeno è “molto importante, non solo per il genocidio armeno ma per
tutti i genocidi. Anche oggi succedono queste cose. Il genocidio armeno deve
essere riconosciuto non solo in quanto tale, ma anche per evitare che possano
ripetersi episodi simili per chiunque altro”. In questo senso – ha aggiunto
– “è un momento positivo anche in Turchia: è un tema che oggi si discute e
anche alcuni studiosi e scrittori turchi parlano del genocidio e da parte del
governo dell’Armenia c’è l’intenzione di aprire relazioni diplomatiche
con la Repubblica turca. Resta comunque difficile per loro accettare questa
realtà, per questo dobbiamo aiutarli a prendere coscienza di questo errore del
passato”. Dal punto di vista strettamente diplomatico, si può osservare anche
come il progressivo riavvicinamento della Chiesa armena a quella di Roma sia
funzionale al dialogo con Mosca. In questo senso la Chiesa apostolica armena
funge da ponte tra la Chiesa cattolica e quella ortodossa.
Sul
piano strettamente religioso, per ben due volte nel suo discorso il Papa si è
“sbilanciato” nell’augurio che “venga il giorno in cui la nostra unità
nella fede renderà possibile una comune celebrazione dell’Eucaristia”: un
desiderio supportato dagli “importanti progressi che sono stati fatti” in
campo ecumenico tra le due Chiese “nel chiarificare le controversie dottrinali
che ci hanno tradizionalmente diviso”. E se “il cammino per la restaurazione
di una piena e visibile comunione tra tutti i cristiani sembra lungo e arduo”
ha osservato, lo Spirito Santo “continua a guidare la Chiesa per vie
sorprendenti e spesso inaspettate”. Lo stesso Karekin II ha sottolineato “i
molti buoni frutti nel campo dell’ecumenismo” e “lo spirito di amore e
collaborazione” tra le due Chiese. Il clima di cordialità e soddisfazione per
lo stato dei rapporti è emerso anche nei momenti privati che hanno seguito
l’incontro. Il Catholicos ha espresso grande entusiasmo ai suoi collaboratori
per l’incontro con il Papa. Anche nel corso del pranzo, nella Domus Sanctae
Marthae in Vaticano, il clima è stato più che cordiale. Il primate della
Chiesa armena negli Usa ha anche avuto modo di riferire al Papa
dell’entusiasmo che si è creato nel Paese per la sua recente visita. “È
stata una benedizione non solo per la Chiesa cattolica ma per tutti i cristiani
degli Stati Uniti – ha detto -. Anche la sua visita nella sinagoga a New York
è stata un successo, ne ho parlato con il rabbino Arthur Schneider che quando
ha saputo che il Papa sarebbe andato mi ha chiamato per esprimermi il suo grande
entusiasmo per questo incontro. Questa visita è stata un successo”.
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