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Gentili Ospiti,
Innanzitutto, a nome della Comunità Armena, rivolgo un saluto particolare ai
Sig.ri Deputati qui presenti, rappresentanti delle varie forze politiche, per
aver accolto il nostro invito, come rivolgo un
saluto a coloro che pur esprimendo piena solidarietà
sono stati impossibilitati a presenziare questo incontro.
E’ con grande commozione che
venerdì 17 novembre 2000 abbiamo appreso la notizia del riconoscimento del
Genocidio Armeno da parte della Camera dei Deputati del Parlamento Italiano ed
è con la stessa commozione che oggi siamo riuniti per esprimere, noi figli di
HAYK, gratitudine all’Italia ed ai Suoi rappresentati politici che hanno
saputo affrontare, con serietà e responsabilità, un problema così cruciale in
un momento difficile.
Eravamo perfettamente consci che il passo compiuto avrebbe potuto recare non
pochi danni all’Italia, compromettendo le relazioni diplomatiche ed economiche
con la Turchia, ma eravamo altrettanto consci che il Parlamento Italiano, che
riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, non poteva, in nome e
per conto degli interessi economici e dell’opportunità politica, sottrarsi ad
un compito dettatogli dalla propria costituzione, e questo è stato
dimostrato con un gesto che oserei definire “eroico” non perché ci
riguarda da vicino ma per le modalità e la convinzione con i quali è stato
affrontato.
Il
popolo armeno da millenni ha avuto un legame particolare con questo paese, con
l’Italia, un legame cominciato secoli fa e che continua di generazione in
generazione, ne sono la prova le diverse realtà armene presenti sul territorio
Italiano.
Il
destino degli armeni non è stato dei migliori, nella sua secolare esistenza
questo popolo che 1700 anni fa fu il primo ad abbracciare la fede
Cristiana, come fede di stato, questo
popolo soprannominato popolo della croce, così legato alla propria terra alle
proprie radici alla propria tradizione, pur avendo avuto momenti di grande
rinascita e fioritura culturale ha dovuto subire invasioni, sofferenze, guerre,
deportazioni, ha dovuto lasciare terre, case, chiese, averi. I suoi figli sono
stati sparsi in tutto il mondo assaggiando l’amarezza della miseria e della
crudeltà e apprezzando spesso la sincerità, l’ospitalità e l’amicizia di
altre popolazioni.
Questi
stessi figli oggi sono qui riuniti, dopo
aver superato tante difficoltà ed ostacoli ricominciando una vita nuova, una
nuova esistenza, pur rimanendo attaccati alla propria identità. Sono qui per
rendere omaggio, perché essi sanno dimostrare riconoscenza, sanno ricambiare i
favori ricevuti, sanno contribuire nel loro limite, economicamente e
culturalmente, alla crescita del paese che li ospita, e di cui si sentono veri
cittadini.
La
fase antecedente l’approvazione della risoluzione sul genocidio è stata
abbastanza lunga, incerta e travagliata sia per noi che per Voi (amici
Italiani).
Abbiamo
atteso con pazienza, talvolta cercando di condividere le scelte politiche del
momento ed altre volte criticando le modalità adottate.
Abbiamo
atteso con sofferenza e commozione
di chi vive il presente con il peso dell’ombra del passato.
Abbiamo
atteso con fiducia e convinzione di chi crede che la verità
non può essere offuscata.
Abbiamo
atteso con la speranza, quella stessa speranza
che con il riconoscimento del genocidio armeno, è stata data
all’umanità affinché simili atti non si ripetano più.
Abbiamo
atteso, in silenzio e con dignità, e con noi hanno atteso numerose istituzioni,
giunte comunali, associazioni, giornalisti, amici e sostenitori
che si sono adoperati
per far conoscere questo tragico e triste evento,
riconoscendo la sua validità storica
condannandolo ed esprimendo piena solidarietà al
popolo armeno.
Anche a loro si rivolge il nostro
pensiero ed il nostro doveroso caloroso ringraziamento.
Questo
atto di riconoscenza e di gratitudine, vuole essere un contributo per
incoraggiare le istituzioni Italiane ed in particolare il Parlamento Italiano
a perseverare nel cammino intrapreso, ed a mettere in atto, possibilmente
in tempi brevi, quanto deciso e deliberato
a stragrande maggioranza, anche se
l’impegno assunto, bisogna confessarlo, non è e non sarà facile da
realizzare.
Noi
crediamo nella giustizia, crediamo nella libertà, crediamo nel rispetto
reciproco, crediamo nel perdono e nella riconciliazione e quindi siamo
fiduciosi.
Non deludeteci.
Concludo con una frase del celebre scrittore William Saroyan che recita:
“Vorrei vedere qualunque potenza del mondo distruggere
questa razza, questa piccola tribù
di gente senza importanza, di cui tutte le guerre sono state combattute e perse,
le cui istituzioni sono crollate, la cui letteratura non è letta, la cui musica
non è ascoltata e le cui preghiere non sono esaudite.
Avanti, distruggete l’Armenia. Provate a riuscirci.
Inviateli nel deserto, senza pane né acqua. Bruciate le loro case e le loro
chiese. Vedrete dopo che essi rideranno, canteranno e pregheranno di nuovo,
poiché quando due di loro si incontrano, non importa in quale angolo del mondo,
voi vedrete che essi creeranno una nuova Armenia. Anche se scrivo in inglese e sono americano di nascita, io mi considero
uno scrittore armeno. Sono fiero dell’onestà, del coraggio, della semplicità
e dell’intelligenza del mio popolo.”
E Noi
membri della Comunità Armena di tutta l’Italia oggi possiamo dichiararci
fieri dell’onestà, del coraggio, della semplicità e
dell’intelligenza di Voi italiani.
Grazie.
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