|
Intervento
dell'Ambasciatore della repubblica Armena Gaghik Baghdassarian alla Giornata di
studi sull’Armenia “Il Diritto alla Memoria”
- Auditorium
del Consiglio Regionale, Firenze, 6 maggio 2003,
Sappiamo
tutti una banale verità: la conoscenza di qualunque paese sottintende la
conoscenza della sua storia e della cultura del suo popolo. Nel caso
dell’Armenia questo fattore è molto più importante. Dico questo non perché
voglio sottolineare la lunga storia del mio paese o la ricchezza della sua
cultura, ma perché gli armeni, forse più degli altri, sentono il peso della
loro millenaria e, molto spesso crudele, storia. I precedenti relatori hanno
presentato i vari periodi dell’Armenia storica. Il mio ruolo oggi è cercare
di disegnare il ritratto dell’Armenia odierna. Ci si può limitare a
raccontare la struttura politica del paese, presentare tante tavole statistiche
piene di cifre, ciò, oltre a risultare noioso, non si avvicinerebbe neanche a
dare un’idea reale del paese. Ecco perché vorrei sottoporre alla vostra
attenzione alcuni punti cruciali della storia armena degli ultimi cento anni,
senza i quali, la conoscenza dell’Armenia sarebbe incompleta. Secondo me
questi punti sono: il genocidio, la prima Repubblica ed i Trattati di Sèvres e
di Losanna, la formazione della Repubblica Sovietica d’Armenia,
l’autodeterminazione del Nagorno Karabakh, il terremoto del 1988 e
l’indipendenza.
Sul
genocidio del popolo armeno è già stato detto abbastanza. Io comincerei dalla
Prima Repubblica d’Armenia che, costituitasi il 28 maggio del 1918, in seguito
alla scissione della Repubblica Democratica Federativa Transcaucasica, è
esistita fino al 2 dicembre del 1920. La costituzione della Prima Repubblica
d’Armenia segna il risorgimento dello Stato armeno cinque secoli e mezzo dopo
il crollo dell’ultimo Stato armeno di Cilicia (nel 1375). La ricostruzione
della Prima Repubblica ha luogo in condizioni molto complicate,
contemporaneamente alla secessione della Transcaucasia dalla Russia Sovietica e
all’aggressione della Turchia. Diventa
possibile in seguito ad una serie di vittoriose battaglie contro la Turchia nel
1918 (Sardarabad, Karaklis, Bash Abaran), che, impedendo l’invasione
dell’aggressore nella pianura dell’Ararat, mettono al sicuro la capitale
Erevan.
La
Prima Repubblica d’Armenia conta 58 mila kmq d’estensione e 961.700 abitanti
(secondo il censimento del 1919). Nell’aprile-maggio del 1919 gli armeni
riescono a liberare Kars, Olti, Kaghisvan, Sharur e Nakhichevan, ristabilendo
quasi completamente i confini del 1914. Dopo la ritirata delle truppe turche, si
complicano i rapporti con i paesi confinanti la Georgia e l’Azerbaijan. La
Georgia mira ad occupare completamente il distretto di Borchalu, mentre l’Azerbaijan
ambisce all’occupazione di Zangezur e del Karabakh. Il conflitto con la
Georgia è presto risolto e la popolazione di Zanghezur e del Karabakh si
difende con fermezza.
Il
10 agosto 1920 viene stipulato il Trattato di Sèvres dal governo Turco e dai
paesi alleati (Gran Bretagna, Francia, Italia, Giappone, Armenia, Belgio,
Cecoslovacchia, Grecia, Higiaz, Polonia, Portogallo, Romania, Regno
serbo-croato-sloveno). Dal punto di vista del diritto internazionale, la
Repubblica d’Armenia, in qualità di compartecipe del Trattato, viene
riconosciuto de jure da parte di tutti i paesi firmatari.
Secondo il Capitolo del trattato di Sèvres intitolato “Armenia”
(Articoli 88-93), la Turchia e l’Armenia si accordano a sottomettersi
all’arbitraggio del presidente degli Stati Uniti. Secondo il progetto del
presidente statunitense Woodrow Wilson, presentato il 22 novembre del 1920, il
confine tra la Turchia e l’Armenia, cominciava dalla città di Kotur,
attraversava i vilayet di Van, Bitlis e Mush, escludendo circa la metà della
regione di Van, e proseguiva a Nord, fino al Mar Nero. Il confine tacciato
prendeva in considerazione il rilievo del territorio, l’economia, il
trasporto, le risorse d’acqua e la composizione etnica della popolazione ed
includeva il comodo accesso dell’Armenia al mare. Secondo la carta wilsoniana
il territorio dell’Armenia Occidentale era di circa 100 mila kmq.
Cosi, l’Armenia indipendente unita doveva essere vasta circa 160 mila
kmq. Questo progetto, però, non verrà mai realizzato.
Nel
settembre del 1920 la Turchia kemalista invade nuovamente l’Armenia. Comincia
la guerra turco-armena. Il Governo armeno aspetta l’aiuto degli Stati Uniti,
della Francia, della Gran Bretagna e dell’Italia, per mettere in pratica le
decisioni del Trattato di Sèvres, che questo non arriverà mai. Rimane senza
risposta anche la richiesta di ammissione alla Lega delle Nazioni e
dell’adozione di sanzioni verso la Turchia secondo il trattato di Sèvres.
L’Armenia, stremata e indebolita dalle guerre, dall’insurrezione bolscevica
e dalle ribellioni della popolazione locale turca, non riesce ad opporre
sufficiente resistenza ed è sconfitta. Perdendo più di metà del suo
territorio, la Prima Repubblica è costretta nello stesso giorno (il 2 dicembre
1920) a stipulare due accordi: uno a Erevan con la Federazione Russa, il quale
dichiara L’Armenia Repubblica Sovietica, l’altro in Alessandropoli con la
Turchia, che poi non viene riconosciuto dall’Armenia Sovietica ed è
annullato.
Per
seguenti due anni i kemalisti, approfittando della nuova situazione
internazionale, riescono ad ottenere la revisione o, più precisamente,
l’abrogazione del Trattato di Sèvres. Nel 1923, a Losanna, gli alleati
riconoscono il governo di Kemal ed il suo diritto di possesso, non solo su tutti
i territori precedentemente assegnati all’Armenia, ma anche su gran parte
dell’Armenia Orientale: cioè la regione di Kars ed una parte della provincia
di Erevan. Così, in seguito alle concessioni degli alleati (in particolare di
Gran Bretagna e Francia), a scapito delle minoranze etniche (armeni, greci,
bulgari), dei 160 mila kmq all’Armenia ne rimarranno meno di 30 mila. Il
Presidente della sottocommissione per le minoranze, l’italiano Montagna
presentando il suo rapporto alla conferenza di Losanna dirà testualmente: “Il
“focolare armeno” in Turchia, secondo gli Alleati, deve consistere
semplicemente nella facoltà accordata a tutti gli elementi della popolazione
armena di concentrarsi e di riunirsi, salvaguardando la libertà di decisione
individuale, in una determinata parte del territorio turco. Questa
concentrazione di elementi della popolazione armena non dovrà naturalmente
arrivare a costituire uno Stato nello Stato, ma sarà unicamente destinata a
permettere loro di godere più facilmente di certe misure che devono garantire
la conservazione della loro cultura, della loro lingua… Noi non chiederemo,
quindi, come abbiamo fatto per i ruteni della Cecoslovacchia, una Dieta autonoma
che eserciti poterei legislativi, ma un semplice regime locale, che,
salvaguardando l’unità dello Stato turco, permetta agli armeni di custodire i
loro antichi costumi”. Ma anche questa
proposta insignificante, per la parte turca è esagerata. Il Ministro della
Guerra turco Riza Nur Bey, abbandona la seduta in segno di protesta dicendo (la
citazione è dalle sue memorie): ”Gli Alleati hanno utilizzato gli
armeni per i propri scopi politici gettandoli nel fuoco. Essi sono stati
castigati. Essi sono stati annientati da questo castigo, dalle epidemie, dalla
fame e dall’esodo. La colpa non è la nostra ma degli Alleati. Se volete dare
un compenso agli armeni datelo voi stessi… Tutto quello che è stato detto in
precedenza in questa seduta è nullo e non avvenuto. In queste condizioni noi
non possiamo restare oltre. Io lascio la seduta” (citato da K.Gurun, “Les dossiers Armeniens”, Ankara. Pag.349) . Di
conseguenza nel rapporto della Sottocommissione la questione armena viene
rubricata come: “Questione non risolta”. Nel Trattato di Losanna
la parola Armenia non è menzionata affatto, la Turchia, invece, grazie ad esso
entra non solo in possesso delle terre armene, ma ostacola anche il ritorno in
patria di centinaia di migliaia di armeni occidentali, che rimangono sparsi in
tutto il mondo fino ad oggi. Le tre Potenze Alleate, invece, moltiplicano le
concessioni al nuovo governo turco con la speranza di ottenere vantaggi sia di
ordine economico che finanziario, Ankara, però, non tarderà a disconoscere i
debiti dell’Impero Ottomano ed a rifiutare contratti di imprese giudicati
svantaggiosi per la Turchia. Così, questa politica che sacrifica l’onore agli
interessi finisce per sfavorire entrambi. Il comportamento degli Alleati verso
gli armeni viene espresso molto chiaramente dal firmatario del Trattato di
Losanna sir Horace Humbolt, rappresentante del Regno Unito: “Non si
può fare la guerra per gli armeni. Noi riconosciamo le nostre promesse ed i
nostri impegni, ma siamo nell’impossibilità di rispettarli… Occorre
arrivare a tutti i costi a concludere la pace. Evidentemente gli armeni sono
sacrificati.”
E
così sulle rovine dell’Armenia storica, il 29 novembre del 1920, nasce la
seconda Repubblica d’Armenia, nella denominazione si aggiungono due nuove
parole: Socialista e Sovietica. Hanno così inizio i settant’anni del periodo
sovietico che l’Armenia condividerà con gli altri paesi dell’Unione. Si
vivrà la fame e le grandi costruzioni del comunismo, la Nuova Politica
Economica (NEP) e la liquidazione dei “kulak”, le repressioni staliniste e
il “Gulag”, la seconda guerra mondiale e la vittoria, i vari culti della
personalità e le loro detronizzazioni, la cortina di ferro e gli anni sessanta
dello scioglimento, la mancanza dei pricipali beni di consumo ed i notevoli
successi nell’ambito spaziale, lo sviluppo economico ed il ristagno, i
notevoli progressi delle scienze fondamentali ed i ritardi nelle loro
applicazioni, l‘ideologia comunista e la dissidenza, la censura e il “samizdat”,
la “perestroika” e la “glasnost”, ed infine, il crollo dell’Impero e
l’indipendenza. Malgrado tutti questi alti e bassi, il periodo sovietico è
stato molto utile per l’Armenia. Essendo protetto, il paese è riuscito ad
ottenere notevoli progressi nello sviluppo socio-ecomomico e culturale. Una
delle più povere province della Russia zarista è diventata una delle
Repubbliche più avanzate dell’Unione Sovietica. Il paese agricolo, con una
popolazione all’inizio del secolo quasi interamente analfabeta
(l’intellighenzia armena era concentrata in Istambul ed a Tiflis), si è
trasformato in un paese industrializzato con totale alfabetizzazione e con
altissima percentuale di laureati. L’Unione
Sovietica aveva investito molto per lo sviluppo dell’industria e delle scienze
della Repubblica d’Armenia. In 70 anni la popolazione dell’Armenia è
cresciuta di circa quattro volte, grazie anche al rimpatrio degli armeni della
diaspora, mentre la popolazione della capitale Erevan da 75 mila è arrivata al
1milione 250 mila.
Il
Nagorno (Alto) Karabagh, o Artsakh in armeno, già in epoca pre-cristiana era
abitato da armeni ed era parte integrante dell’Armenia. Successivamente, dopo
il crollo dello Stato armeno entra a far parte dell’Iran e dall’inizio del
XIX secolo, dell’Impero Russo. Con la dissoluzione di quest’ultimo in
seguito alla rivoluzione del 1917, il Karabakh, insieme ad un’altra regione
armena, Zanghezur, diventa un boccone ghiotto per la neonata Repubblica d’Azerbaijan
- il primo Stato azero nella storia. Il possesso del Karabagh era importante per
gli azeri soprattutto perché la regione rispondeva perfettamente alle esigenze
dell’economia azera prettamente agro-pastorale che prevede l’utilizzo
integrato delle steppe pianeggianti e le zone montuose, ideali per i pascoli
estivi. Infine, da un punto di vista strategico il Karabagh rappresentava per
l’Azerbaijan una frontiera naturale a salvaguardia della sua integrità
geografica. Nel luglio del 1918 la Prima Assemblea armena del Nagornoi Karabagh
dichiara propria autodeterminazione ed elegge il Consiglio Nazionale ed un
governo. Gli azeri, con l’aiuto delle forze armate turche, cominciano i
massacri della popolazione armena del Karabakh, che hanno termine soltanto con
la sovietizzazione delle Repubbliche caucasiche.
Con
la nascita dell’Unione Sovietica, la natura del problema del Karabagh da
interstatale si trasforma in interimperiale. Il 30 novembre del 1920 il governo
sovietico dell’Azerbaijan rinuncia alle pretese sul Nagorno Karabagh
dichiarando: “Si annunzia che da oggi i confini anteriori tra l’Armenia e
l’Azerbaijan sono annullati. Il Nagorno Karabagh, Zangezur e Nakhichevan si
riconoscono come parte integrale della Repubblica Socialistica Armena”. Il 12
giugno del 1921 il governo dell’Armenia Sovietica dichiara il Nagorno Karabagh
come parte integrante della Repubblica d’Armenia. Il 4 luglio del 1921 il
Plenum del Comitato Caucasico (Cavbyuro) del Partito Comunista russo decide di
“Includere il Nagorno Karabakh nella composizione della Repubblica Sovietica
Socialista d’Armenia”. La parte azera chiede di rinviare la decisione
definitiva a Mosca, al Comitato Centrale. Ma
improvvisamente, il 5 luglio del 1921, si convoca la seduta straordinaria del
Cavbiuro, che sotto forte pressione di Stalin adotta una decisione politica,
dichiarando il Nagorno Karabagh Regione dell’Azerbaijan con larga autonomia.
L’Armenia esprime il suo disappunto, che viene però ignorato. E` il primo
passo dell’attuazione della famosa politica nazionale di Stalin. Infatti, poco
dopo, nascono in Unione Sovietica molte altre autonomie, cinque solo nella
piccola regione transcaucasica: il Nagorno Karabakh e il Nakhichevan in
Azerbaijan, l’Abkhasia, l’Adjaria e l’Osetia del Sud in Georgia. Degno di
nota è il fatto che almeno quattro di queste, dopo il crollo dell’Unione
Sovietica, si sono autoproclamate indipendenti. Ma l’Azerbaijan non è stato
disposto neanche a concedere la costituzione di una regione autonoma. Solo due
anni dopo, il 7 luglio 1923, sotto pressione del Cavbiuro, su una parte del
Karabagh viene costituita la Regione Autonoma del Nagorno Karabagh, mentre
l’altra parte viene divisa tra cinque diverse regioni dell’Azerbaijan. Per
separare ancora di più il Karabagh dall’Armenia, nella zona delle odierne
Lacin e Kialbajar, viene creata artificialmente e popolata di curdi una regione
giuridicamente indeterminata, chiamata “Il Kurdistan Rosso”.
Successivamente, nel 1930 l’autonomia curda viene abolita, ma l’isolamento
del Karabagh dall’Armenia continuerà a persistere.
L’Azerbaijan
comincia subito ad applicare sulla popolazione armena del Karabagh la sua
politica di discriminazione, frenando artificialmente lo sviluppo
socio-economico della regione, attuando un’espansione demografica mirata alla
dearmenizzazione, distruggendo i beni culturali o appropriandosene. Si vieta
diffusione della radio e della televisione armena, si tagliarono praticamente i
legami culturali e spirituali con l’Armenia. La popolazione armena dal 96% nel
1921 scende al 75 nel 1988, mentre quella turca aumenta nello stesso tempo dal
3% al 24%. Al Karabagh spettava lo stesso destino di un altro enclave armeno
nell’Azerbaijan, quello del Nakhichevan, qui la popolazione armena, pur avendo
l’autonomia, era scesa dal 60% nel 1923 allo 0%. Questi sono i motivi per cui
il Nagorno Karabagh non ha mai smesso di lottare per separarsi dall’Azerbaijan.
Finalmente, il 20 febbraio del 1988, affidandosi alla politica di
liberalizzazione proclamata da Gorbacev, percepita dal popolo come la possibilità
di correggere gli errori del passato, il parlamento del RANK decide di
appellarsi ai Consigli Supremi delle due Repubbliche, chiedendo il passaggio
RANK dall’Azerbaijan all’Armenia. Il Politbiuro del Comitato Centrale del
Partito Comunista dell’Unione Sovietica cerca di sostituire la necessaria
decisione politica con provvedimenti socio-economici, che provocano, però, le
proteste della popolazione. In pratica il Politbiuro rifiuta il diritto della
popolazione armena all’autodeterminazione.
I
governanti dell’Azerbaijan approfittano dell’insicura posizione del supremo
organo dello Stato, mettono mano alla loro arma tradizionale: i pogrom ed i
massacri. Seguirà la guerra che per tre anni provocherà le perdite di migliaia
di vite umane da entrambe le parti. Essendo stato sconfitto, l’Azerbaijan è
costretto ad accettare la proposta russa di armistizio, ed il 16 maggio del 1994
a Bishkek si raggiunge l’accordo sull’interruzione delle ostilità. Alla
cessazione del fuoco contribuisce anche il gruppo di Minsk dell’OSCE, creato
nel settembre del 1992, che possiede la prerogativa dell’organizzazione dei
negoziati. Dal momento dell’armistizio inizia un nuovo, lungo e difficile
periodo – la composizione pacifica del conflitto, che dura fino ad oggi.
Non
vorrei concentrare troppo la vostra attenzione sul terribile terremoto del 7
dicembre del 1988, che provocò 30 mila vittime distruggendo intere città.
Purtroppo, l’Armenia è conosciuta nel mondo più attraverso questa disgrazia
che la sua storia e cultura. Il terremoto è stato forse il primo caso in cui
l’Armenia ha ricevuto davvero un sincero aiuto da quasi tutto il mondo, ed io
non posso non approfittare dell’occasione per esprimere ancora una volta tutta
la nostra gratitudine al popolo italiano, ed in particolare ai toscani, per
l’enorme generosità, compassione e solidarietà manifestate verso gli armeni,
di cui sono stato testimone personalmente.
L’Armenia
proclama l’indipendenza il 21 settembre del 1991, in un momento
complicatissimo. Neonata Repubblica, governata da uomini senza
alcun’esperienza politica ed amministrativa, deve affrontare enormi problemi:
le ferite del terremoto non sono ancora cicatrizzate, si avvicina
l’aggressione azera contro il Karabagh, affluiscono dall’Azerbaijan
centinaia di migliaia di profughi a cui bisogna provvedere, il paese è bloccato
da tutte le parti, l’unico mezzo di comunicazione con il mondo è la via
aerea. L’industria è completamente ferma e la popolazione non è preparata ad
affrontare il cambiamento del sistema politico. Lavorando e applicandoci e
contemporaneamente, sbagliando e correggendo, siamo riusciti a risolvere una
parte di questi problemi.
Il
fattore più importante oggi è garantire la stabilità dello sviluppo
economico. Sulla base delle necessità dell'Impero sovietico sono stati
costruiti dei "mostri industriali" per l’impiego di 10-15 mila
operai. Naturalmente, per un paese di 3,8 milioni di abitanti e, in seguito al
cambiamento della situazione geo-politica, quell’industria è oggi
inutilizzabile. Bisogna cambiare tutto il sistema paese e progettare, basandosi
sulla piccola e media industria. L’Armenia è stata la prima tra le
repubbliche ex-sovietiche ad iniziare il processo di privatizzazione.
Già nel 1992 è stata privatizzata tutta la terra coltivabile. La
privatizzazione dell’industria è ancora in corso, fino ad oggi è stato
privatizzato circa l'80%. Di conseguenza l’Armenia è stato il primo tra i
paesi del CSI che ha registrato un tasso di crescita del PIL positivo già nel
1994. Negli ultimi anni la dinamica
del tasso di crescita del PIL in Armenia è la seguente: 1998-7,3%, 1999-3.3%,
2000-5,9%, 2001- 9,6%, 2002 - 12,1%. Per fortuna lo sviluppo continua. Nella classifica
dell’indice della "libertà economica" l'Armenia ottiene il 45°
posto nel mondo, come la Francia e prima di molti paesi, tra cui ad esempio: la
Grecia, la Turchia, la Bulgaria e la Romania.
L’Armenia
fa parte di quasi tutte le organizzazioni internazionali, da quest’anno anche
del WTO. Segnando il confine dell’Europa con l’Asia, e non solo in senso
geografico, la Repubblica
d'Armenia si è sempre considerata un paese europeo. Dal 25 gennaio del 2001
l’Armenia è membro del Consiglio d’Europa. Dal 1999 è entrato in vigore
l’accordo tra la Repubblica d’Armenia e la Comunità Europea sulla
partnership e la cooperazione. Vorrei sottolineare che diventare membro della
Comunità Europea per l’Armenia non è fine a se stesso. È molto più
importante per noi l’approfondimento del processo d’integrazione e
l’integrazione più ampia possibile con tutte le strutture Europee. Per questo
la Repubblica d’Armenia cerca di fare del suo meglio per essere invitata a
diventare a pieno titolo membro della famiglia europea e mi auguro che questo
avvenga al più presto.
|