Ecumenismo al centro. Il Catholicos armeno in visita in Italia di Mattia Bianchi - Korazym 08.05.08

È iniziata con la partecipazione all’udienza generale e una laurea honoris causa la visita in Italia del Catholicos di tutti gli Armeni, Karekin II. Domani mattina, l'incontro con Benedetto XVI. Poi, le tappe a Milano e Venezia. Un approfondimento...

È iniziata ieri con la partecipazione all’udienza generale, la visita in Italia del Catholicos di tutti gli Armeni, Karekin II. Arrivato mercoledì sera a Roma con un gruppo di 18 vescovi, ieri pomeriggio, la guida spirituale della Chiesa armena, ha ricevuto una laurea honoris causa in “Teologia della pastorale giovanile”, presso la Pontificia università salesiana. All'ateneo sono arrivati il segretario di Stato, card. Tarcisio Bertone, il presidente del Pontificio consiglio per l'unità dei cristiani, card. Walter Kasper, oltre alle autorità accademiche.

Nel suo saluto, il card. Bertone ha ricordato il martirio "come elemento costante del cammino" della Chiesa armena, sia per il genocidicio del 1915 che durante il periodo sovietico. ''Ma - ha concluso - il potere ateistico non è riuscito ad indebolire la Chiesa''. Da parte sua, il cardinale Kasper ha ricordato come Karekin "sin dall’inizio del suo ministero, abbia attribuito una attenzione particolare alla pastorale tra i giovani". E ancora: "La promozione dell’unità dei cristiani è stata una delle sue maggiori preoccupazioni", sostenendo "il dialogo teologico tra la Chiesa cattolica e le Chiese ortodosse orientali".

Oggi, il programma prosegue con una visita al Pontificio collegio armeno e al Pontificio Istituto Orientale, per tornare domani in Vaticano, dove sono in programma l’incontro e una liturgia della Parola con Benedetto XVI, in mattinata, e la celebrazione dei Vespri nella Basilica di San Paolo fuori le Mura, nel pomeriggio. Sabato, invece, la delegazione armena si trasferirà a Milano, per la festa della Pentecoste, mentre domenica sera la visita si concluderà a Venezia con la visita alla Congregazione Mechitarista sull’Isola di San Lazzaro.

LA CHIESA APOSTOLICA ARMENA. Giornate intense per il capo spirituale di una Chiesa antichissima, nata dalla predicazione degli apostoli Taddeo e Bartolomeo e rafforzatasi nel IV secolo quando il cristianesimo divenne religione di Stato dell’Armenia nel 301, 14 anni prima che Costantino proclamasse la libertà di culto nell’impero romano, con l’editto di Milano. Da allora il destino del popolo armeno è stato indissolubilmente legato alla fede cristiana e le sue sofferenze sono state riconducibili, in larga misura, alla tenacia con la quale si è mantenuto fedele ad essa. Questa fedeltà è stata l’origine di sofferenze e di martirio, in tutti i tempi della storia del popolo armeno ("per la causa della fede e per la causa della patria", secondo lo storico Yeghishe nel V secolo). Nella metà del V secolo, la Persia mazdeista cercò di "assimilare" gli Armeni, tentando di imporre il culto del sole. Il popolo però oppose un secco rifiuto, che pagò duramente con il martirio del Generale Vartan Mamikonian e dei suoi 1.036 compagni ("vasn gronitz yev haireniatz": per la fede e la patria) nella battaglia di Avaragr nel 451.

Il XX secolo, in particolare, rappresenta una tappa cruciale, con il "Metz Yeghérn" ("grande male") del 1915: lo sterminio di circa 1,5 milioni di armeni, il massacro di 4.000 fra vescovi e sacerdoti e la scomparsa di 2.500 chiese, conventi, scuole, istituzioni armene, per mano dell’Impero ottomano. A tutto questo, seguì l’altro "grande male", le persecuzioni causate dal regime ateo a partire dal 1927 e soprattutto negli anni ‘30, quando 200mila persone furono deportate nei gulag e 30mila morirono. Nel 1991, con l’implosione dell’Unione Sovietica, l’Armenia si è costituita come repubblica libera e indipendente.

La Chiesa apostolica armena rientra, seppur con alcune peculiarità, tra le comunità monofisite, che in contrasto con le decisioni del Concilio di Calcedonia del 451, rigettarono l’idea delle due nature di Cristo (quella umana e quella divina). Al contrario, per gli Armeni è valida la dottrina di Cirillo di Alessandria, che considerò la natura di Cristo come unica, frutto dell'unione di quella umana e divina. Attualmente, la Chiesa conta più di sette milioni di fedeli, presenti soprattutto in Armenia (circa 2 milioni), in Russia (circa 2 milioni), in Georgia (circa 400.000), nel Medio Oriente (circa 500.000), in America Settentrionale (circa 1 milione), in America Meridionale (circa 150.000), in Europa (circa 400.000 fedeli in Francia), e in altri paesi della diaspora. Sul piano organizzativo, tutto ruota intorno a due Patriarcati e a due Catholicossati: i primi (Gerusalemme e Istanbul) hanno il rango di chiese locali, mentre i secondi (Etchmiadzin, in Armenia e Antelias, in Libano), godono di una autorità spirituale e sono il punto di riferimento delle comunità armene nel mondo. Il Catholicos vive in Armenia, nella città santa di Etchmiadzin, vicino alla capitale Yerevan. 

LA BIOGRAFIA DI KAREKIN II. Il Catholicos Karekin II (al secolo Ktrich Nersissian) nasce a Voskehat, Armenia, il 21 agosto 1951. Frequenta la scuola elementare nel suo villaggio nativo e, nel 1965, è ammesso all’Accademia Teologica Kevorkrian della Santa Sede di Etchmiadzin dove si diploma a pieni voti. Dopo aver conseguito il diploma, è docente di studi neotestamentari ed è uno dei professori assistenti del Seminario. Ordinato diacono prima del conseguimento del diploma, è ordinato sacerdote celibe nel 1972, e gli è dato il nome di Karekin. Dopo la sua ordinazione sacerdotale, l’allora Catholicos Vasken I dispone che il giovane sacerdote continui la sua formazione religiosa presso la Facoltà di Teologia di Vienna (Austria). Nel 1975, il futuro Catholicos svolge un ministero pastorale in Germania e prosegue gli studi teologici all’Università di Bonn. Dopo aver trascorso quattro anni in Germania, egli fa ritorno ad Etchmiadzin ed è inviato dal Catholicos Vasken I a Zagorsk per la continuazione dei suoi studi di dottorato presso la Facoltà dell’Accademia del Monastero di San Sergio della Chiesa ortodossa russa.

Al suo rientro in Armenia, nel 1980, dopo i suoi studi in Russia, il Catholicos lo nomina assistente del Vicario Generale della Diocesi patriarcale di Ararat. Nell’aprile 1983 diventa Vicario Generale della stessa Diocesi. Nell’ottobre dello stesso anno riceve l’ordinazione episcopale e nel 1992 è elevato al rango di arcivescovo. Nel 1989, l’allora Vescovo Karekin fonda a Sevan il Seminario Vazkenian, che dà una formazione religiosa ai giovani, i quali completano un ciclo di studi di cinque anni prima della loro ammissione all’Accademia Teologica di Etchimiadzin. Inoltre, grazie ai suoi sforzi, quelli che erano stati i Palazzi dei Pionieri comunisti sono trasformati in centri per la gioventù, sponsorizzati dalla Chiesa, per la formazione religiosa ed artistica di ragazzi e ragazze. Nel 1990, crea il «Centro di Formazione Cristiana» che organizza corsi di istruzione religiosa in 56 scuole pubbliche e domenicali in tutta la Diocesi. Il 27 ottobre 1999, dopo la morte del Catholicos Karekin I, il Vescovo Karekin è eletto 132mo Patriarca Supremo e Catholicos di tutti gli Armeni. La sua consacrazione e intronizzazione solenne si svolge ad Etchmiadzin il 4 novembre 1999.

I RAPPORTI ECUMENICI CON LA CHIESA DI ROMA. La Chiesa Armena Apostolica accettò di inviare suoi osservatori al Concilio Vaticano II ed essi furono presenti sin dalla prima sessione conciliare. Le relazioni fraterne tra la Chiesa Armena Apostolica e la Chiesa Cattolica sono andate sviluppandosi, diventando progressivamente più frequenti e approfondendosi. Dall’8 al 12 maggio 1970 ebbe luogo a Roma la storica visita del Catholicos Vasken I a Papa Paolo VI. Il Catholicos era accompagnato dai due Patriarchi di Gerusalemme, S.B. Yegische Derderian e di Istanbul, S.B. Chernork Kaloustian. Il Catholicos ed il suo seguito erano accolti in Vaticano, negli appartamenti della Torre San Giovanni. Il 12 maggio 1970, Papa Paolo VI si recò a visitare il Catholicos nella sua residenza, offrendogli una reliquia di San Bartolomeo. Al termine del loro incontro, il Papa ed il Catholicos firmarono una Dichiarazione Comune.

Durante la prima visita a Roma del Catholicos Karekin I Sarkissian (10-14 dicembre 1996), papa Giovanni Paolo II ed il Catholicos hanno firmato una Dichiarazione nella quale essi hanno proclmato la loro fede comune in Gesù Cristo, "Parola di Dio fatta carne, Dio perfetto nella sua divinità, uomo perfetto nella sua umanità, questa divinità è unita alla sua umanità nella Persona del Figlio Unigenito di Dio" (il dogma di Calcedonia), auspicando per le loro Chiese "un dialogo più regolare e più profondo, in modo da giungere a un maggiore grado di reciproca comprensione, e al ristabilimento di una condivisione nella loro fede e nel loro servizio".

La seconda visita di Karekin I (23-26 marzo 1999), ha coinciso con l’inaugurazione di una mostra in Vaticano dedicata al tema: Roma - Armenia. Karekin I e Giovanni Paolo II firmarono una nuova Dichiarazione che dimostra la quasi completa comunione tra la Chiesa Armena e la Chiesa Cattolica. Viene confessata la medesima fede (in Dio Trino; in Gesù Cristo, Figlio Unigenito di Dio; nella sua incarnazione per salvarci; nella Chiesa una e unica, cattolica, apostolica e santa) e riconosciuto che cattolici e armeni posseggono veri sacramenti in particolare - attraverso la successione apostolica - il sacerdozio e l’eucaristia.

Anche l’attuale Catholicos di tutti gli Armeni, Karekin II, ha sempre avuto degli ottimi rapporti con la Chiesa cattolica. Appena un anno dopo la sua elezione, dal 9 all’11 novembre 2000, egli visitò la Chiesa di Roma e Papa Giovanni Paolo II. Nel corso della visita, il 10 novembre 2000, il Catholicos e il papa parteciparono ad una Liturgia della Parola nella Basilica di San Pietro, durante la quale il Giovanni Paolo II fece dono al Catholicos di una reliquia di San Gregorio l’Illuminatore, custodita per molti anni nel Convento di San Gregorio Armeno a Napoli. Circa un anno dopo, dal 25 al 27 settembre 2001, papa Wojtyla ricambiò la visita, visitando la Santa Sede di Etchmiadzin, ospite del Catholicos.