|
È
iniziata con la partecipazione all’udienza generale e una laurea honoris causa
la visita in Italia del Catholicos di tutti gli Armeni, Karekin II. Domani
mattina, l'incontro con Benedetto XVI. Poi, le tappe a Milano e Venezia. Un
approfondimento...
È
iniziata ieri con la partecipazione all’udienza generale, la visita in Italia
del Catholicos di tutti gli Armeni, Karekin II. Arrivato mercoledì sera a Roma
con un gruppo di 18 vescovi, ieri pomeriggio, la guida spirituale della Chiesa
armena, ha ricevuto una laurea honoris causa in “Teologia della pastorale
giovanile”, presso la Pontificia università salesiana. All'ateneo sono
arrivati il segretario di Stato, card. Tarcisio Bertone, il presidente del
Pontificio consiglio per l'unità dei cristiani, card. Walter Kasper, oltre alle
autorità accademiche.
Nel suo saluto, il card.
Bertone ha ricordato il martirio "come elemento costante del cammino"
della Chiesa armena, sia per il genocidicio del 1915 che durante il periodo
sovietico. ''Ma - ha concluso - il potere ateistico non è riuscito ad
indebolire la Chiesa''. Da parte sua, il cardinale Kasper ha ricordato come
Karekin "sin dall’inizio del suo ministero, abbia attribuito una
attenzione particolare alla pastorale tra i giovani". E ancora: "La
promozione dell’unità dei cristiani è stata una delle sue maggiori
preoccupazioni", sostenendo "il dialogo teologico tra la Chiesa
cattolica e le Chiese ortodosse orientali".
Oggi, il programma prosegue
con una visita al Pontificio collegio armeno e al Pontificio Istituto Orientale,
per tornare domani in Vaticano, dove sono in programma l’incontro e una
liturgia della Parola con Benedetto XVI, in mattinata, e la celebrazione dei
Vespri nella Basilica di San Paolo fuori le Mura, nel pomeriggio. Sabato,
invece, la delegazione armena si trasferirà a Milano, per la festa della
Pentecoste, mentre domenica sera la visita si concluderà a Venezia con la
visita alla Congregazione Mechitarista sull’Isola di San Lazzaro.
LA
CHIESA APOSTOLICA ARMENA.
Giornate intense per il capo spirituale di una Chiesa antichissima, nata dalla
predicazione degli apostoli Taddeo e Bartolomeo e rafforzatasi nel IV secolo
quando il cristianesimo divenne religione di Stato dell’Armenia nel 301, 14
anni prima che Costantino proclamasse la libertà di culto nell’impero romano,
con l’editto di Milano. Da allora il destino del popolo armeno è stato
indissolubilmente legato alla fede cristiana e le sue sofferenze sono state
riconducibili, in larga misura, alla tenacia con la quale si è mantenuto fedele
ad essa. Questa fedeltà è stata l’origine di sofferenze e di martirio, in
tutti i tempi della storia del popolo armeno ("per la causa della fede e
per la causa della patria", secondo lo storico Yeghishe nel V secolo).
Nella metà del V secolo, la Persia mazdeista cercò di "assimilare"
gli Armeni, tentando di imporre il culto del sole. Il popolo però oppose un
secco rifiuto, che pagò duramente con il martirio del Generale Vartan
Mamikonian e dei suoi 1.036 compagni ("vasn gronitz yev haireniatz":
per la fede e la patria) nella battaglia di Avaragr nel 451.
Il
XX secolo, in particolare, rappresenta una tappa cruciale, con il "Metz
Yeghérn" ("grande male") del 1915: lo sterminio di circa 1,5
milioni di armeni, il massacro di 4.000 fra vescovi e sacerdoti e la scomparsa
di 2.500 chiese, conventi, scuole, istituzioni armene, per mano dell’Impero
ottomano. A tutto questo, seguì l’altro "grande male", le
persecuzioni causate dal regime ateo a partire dal 1927 e soprattutto negli anni
‘30, quando 200mila persone furono deportate nei gulag e 30mila morirono. Nel
1991, con l’implosione dell’Unione Sovietica, l’Armenia si è costituita
come repubblica libera e indipendente.
La
Chiesa apostolica armena rientra, seppur con alcune peculiarità, tra le comunità
monofisite, che in contrasto con le decisioni del Concilio di Calcedonia del
451, rigettarono l’idea delle due nature di Cristo (quella umana e quella
divina). Al contrario, per gli Armeni è valida la dottrina di Cirillo di
Alessandria, che considerò la natura di Cristo come unica, frutto dell'unione
di quella umana e divina. Attualmente, la Chiesa conta più di sette milioni di
fedeli, presenti soprattutto in Armenia (circa 2 milioni), in Russia (circa 2
milioni), in Georgia (circa 400.000), nel Medio Oriente (circa 500.000), in
America Settentrionale (circa 1 milione), in America Meridionale (circa
150.000), in Europa (circa 400.000 fedeli in Francia), e in altri paesi della
diaspora. Sul piano organizzativo, tutto ruota intorno a due Patriarcati e a due
Catholicossati: i primi (Gerusalemme e Istanbul) hanno il rango di chiese
locali, mentre i secondi (Etchmiadzin, in Armenia e Antelias, in Libano), godono
di una autorità spirituale e sono il punto di riferimento delle comunità
armene nel mondo. Il Catholicos vive in Armenia, nella città santa di
Etchmiadzin, vicino alla capitale Yerevan.
LA
BIOGRAFIA DI KAREKIN II.
Il Catholicos Karekin II (al secolo Ktrich Nersissian) nasce a Voskehat,
Armenia, il 21 agosto 1951. Frequenta la scuola elementare nel suo villaggio
nativo e, nel 1965, è ammesso all’Accademia Teologica Kevorkrian della Santa
Sede di Etchmiadzin dove si diploma a pieni voti. Dopo aver conseguito il
diploma, è docente di studi neotestamentari ed è uno dei professori assistenti
del Seminario. Ordinato diacono prima del conseguimento del diploma, è ordinato
sacerdote celibe nel 1972, e gli è dato il nome di Karekin. Dopo la sua
ordinazione sacerdotale, l’allora Catholicos Vasken I dispone che il giovane
sacerdote continui la sua formazione religiosa presso la Facoltà di Teologia di
Vienna (Austria). Nel 1975, il futuro Catholicos svolge un ministero pastorale
in Germania e prosegue gli studi teologici all’Università di Bonn. Dopo aver
trascorso quattro anni in Germania, egli fa ritorno ad Etchmiadzin ed è inviato
dal Catholicos Vasken I a Zagorsk per la continuazione dei suoi studi di
dottorato presso la Facoltà dell’Accademia del Monastero di San Sergio della
Chiesa ortodossa russa.
Al suo rientro in Armenia,
nel 1980, dopo i suoi studi in Russia, il Catholicos lo nomina assistente del
Vicario Generale della Diocesi patriarcale di Ararat. Nell’aprile 1983 diventa
Vicario Generale della stessa Diocesi. Nell’ottobre dello stesso anno riceve
l’ordinazione episcopale e nel 1992 è elevato al rango di arcivescovo. Nel
1989, l’allora Vescovo Karekin fonda a Sevan il Seminario Vazkenian, che dà
una formazione religiosa ai giovani, i quali completano un ciclo di studi di
cinque anni prima della loro ammissione all’Accademia Teologica di
Etchimiadzin. Inoltre, grazie ai suoi sforzi, quelli che erano stati i Palazzi
dei Pionieri comunisti sono trasformati in centri per la gioventù,
sponsorizzati dalla Chiesa, per la formazione religiosa ed artistica di ragazzi
e ragazze. Nel 1990, crea il «Centro di Formazione Cristiana» che organizza
corsi di istruzione religiosa in 56 scuole pubbliche e domenicali in tutta la
Diocesi. Il 27 ottobre 1999, dopo la morte del Catholicos Karekin I, il Vescovo
Karekin è eletto 132mo Patriarca Supremo e Catholicos di tutti gli Armeni. La
sua consacrazione e intronizzazione solenne si svolge ad Etchmiadzin il 4
novembre 1999.
I
RAPPORTI ECUMENICI CON LA CHIESA DI ROMA.
La Chiesa Armena Apostolica accettò di inviare suoi osservatori al Concilio
Vaticano II ed essi furono presenti sin dalla prima sessione conciliare. Le
relazioni fraterne tra la Chiesa Armena Apostolica e la Chiesa Cattolica sono
andate sviluppandosi, diventando progressivamente più frequenti e
approfondendosi. Dall’8 al 12 maggio 1970 ebbe luogo a Roma la storica visita
del Catholicos Vasken I a Papa Paolo VI. Il Catholicos era accompagnato dai due
Patriarchi di Gerusalemme, S.B. Yegische Derderian e di Istanbul, S.B. Chernork
Kaloustian. Il Catholicos ed il suo seguito erano accolti in Vaticano, negli
appartamenti della Torre San Giovanni. Il 12 maggio 1970, Papa Paolo VI si recò
a visitare il Catholicos nella sua residenza, offrendogli una reliquia di San
Bartolomeo. Al termine del loro incontro, il Papa ed il Catholicos firmarono una
Dichiarazione Comune.
Durante la prima visita a
Roma del Catholicos Karekin I Sarkissian (10-14 dicembre 1996), papa Giovanni
Paolo II ed il Catholicos hanno firmato una Dichiarazione nella quale essi hanno
proclmato la loro fede comune in Gesù Cristo, "Parola di Dio fatta carne,
Dio perfetto nella sua divinità, uomo perfetto nella sua umanità, questa
divinità è unita alla sua umanità nella Persona del Figlio Unigenito di
Dio" (il dogma di Calcedonia), auspicando per le loro Chiese "un
dialogo più regolare e più profondo, in modo da giungere a un maggiore grado
di reciproca comprensione, e al ristabilimento di una condivisione nella loro
fede e nel loro servizio".
La seconda visita di Karekin
I (23-26 marzo 1999), ha coinciso con l’inaugurazione di una mostra in
Vaticano dedicata al tema: Roma - Armenia. Karekin I e Giovanni Paolo II
firmarono una nuova Dichiarazione che dimostra la quasi completa comunione tra
la Chiesa Armena e la Chiesa Cattolica. Viene confessata la medesima fede (in
Dio Trino; in Gesù Cristo, Figlio Unigenito di Dio; nella sua incarnazione per
salvarci; nella Chiesa una e unica, cattolica, apostolica e santa) e
riconosciuto che cattolici e armeni posseggono veri sacramenti in particolare -
attraverso la successione apostolica - il sacerdozio e l’eucaristia.
Anche l’attuale Catholicos
di tutti gli Armeni, Karekin II, ha sempre avuto degli ottimi rapporti con la
Chiesa cattolica. Appena un anno dopo la sua elezione, dal 9 all’11 novembre
2000, egli visitò la Chiesa di Roma e Papa Giovanni Paolo II. Nel corso della
visita, il 10 novembre 2000, il Catholicos e il papa parteciparono ad una
Liturgia della Parola nella Basilica di San Pietro, durante la quale il Giovanni
Paolo II fece dono al Catholicos di una reliquia di San Gregorio
l’Illuminatore, custodita per molti anni nel Convento di San Gregorio Armeno a
Napoli. Circa un anno dopo, dal 25 al 27 settembre 2001, papa Wojtyla ricambiò
la visita, visitando la Santa Sede di Etchmiadzin, ospite del Catholicos.
|