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Parla il cantante dei System Of A Down, in
concerto a Milano e Roma con Elect The Dead Symphony. Ma è già in rete Borders
Are, dal prossimo album Imperfect Harmonies. "Le differenze sono i colori
dell'umanità, non l'alibi dei nazionalismi". E Obama? "Tocca a noi cambiare"
ROMA - "Fear is the cause of separation...".
Paura, origine di ogni divisione. Un verso da Borders Are, brano scaricabile in
rete, accompagnato da un videoclip molto esplicativo, che anticipa la
pubblicazione a settembre di Imperfect Harmonies, secondo album in studio di
Serj Tankian, cantante della metal band californiana System Of A Down. Borders,
confini. Fa un certo effetto sentir parlare di "linee tracciate sulla sabbia" da
un americano che nel nome e cognome si porta dietro l'Armenia. Nazione asservita
per secoli a imperi e regimi, un popolo smembrato in una diaspora, in lotta
eterna per il riconoscimento della propria identità, indipendente solo dal 1991,
dopo il crollo dell'Urss.
VIDEO 1: Borders Are - Empty Walls - Sky Is Over
"Seicento anni di servitù possono insegnare che non conta la terra, ma i popoli
e la diversità delle culture. Le differenze culturali sono i colori che rendono
bella l'umanità, non alibi per i nazionalismi". La risposta di Tankian, che a
suo modo dà il buon esempio. Nelle ultime due settimane ha suonato con orchestre
di cinque nazionalità diverse a Mosca, Varsavia, Praga, Berlino e Linz. E adesso
si ripete in Italia, concerti a Milano (4 luglio, Teatro degli Arcimboldi), Roma
(5 luglio, Auditorium Parco della Musica), dove ripropone la sua Elect The Dead
Symphony, versione orchestrale delle canzoni del suo primo album. Il primo settembre Tankian tornerà a
Bologna (Estragon) per l'unica data a supporto di Imperfect Harmonies.
Elect The Dead, opera concettuale potente, spietata nel certificare l'apocalisse
di un modello di civiltà che ha asservito l'uomo al denaro, ai compromessi del
potere e agli antidepressivi, rendendolo aggressore di una natura che comunque
gli sopravviverà. La marea nera assale la Louisiana, l'uragano Alex miete
sfollati in Messico, mentre in Arizona si raffina una legge sull'immigrazione
che tenga i "chicani" ancor più lontani dagli "yankee". La distruzione di un
sogno che qualcuno voleva persino esportare. "I loved you yesterday / Before you
killed my family" (Empty Walls).
Serj Tankian, è davvero così inarrestabile il declino americano? Nessuna
speranza in Obama?
"Credo che un solo leader non possa affrontare il riscaldamento globale e
apportare i cambiamenti di cui abbiamo bisogno negli anni a venire. Tocca a noi,
non ai leader, figuriamoci un solo leader. Il problema di Obama è che si propone come
grande mediatore, colui che rimette tutti insieme invece di guardare alla destra
repubblicana solo per dirle "fottiti". Che è la ragione per cui la maggior parte
di noi lo ha votato. Ma noi non volevamo un democratico Quintiliano, volevamo un
leftist, abbastanza a sinistra da poter apportare cambiamenti positivi rispetto
agli otto anni di governo repubblicano con George W. Bush. Non so cosa ne verrà
fuori, ma non affido il mio destino a nessun presidente".
Politica, compromessi, lobby. In Borders Are lei parla di "Corporatocracy". Non
trova simbolico il disastro della BP nel Golfo del Messico? Usa in ginocchio, a
casa loro, per colpa del petrolio.
"Certamente, ma non c'è solo il disastro della BP. Ogni evento ha conseguenze
geopolitiche rapidissime. La flotta di aiuti per la Palestina, l'immigrazione
messicana in Arizona, l'impressionante numero di terremoti e uragani, la
siccità, tanta gente che muore di fame nel mondo. Potremmo sederci e fare un
unico puzzle con tutti i cambiamenti in corso, tutti connessi e mai casuali.
Dobbiamo farci furbi, capire cosa fare delle nostre vite e del nostro tempo.
Imperfect Harmony contiene un paio di indizi. Uno parla della pioggia, stare
dove piove, perché la pioggia non porta solo acqua, ma anche cibo".
Parliamo di Elect The Dead Symphony, il concerto orchestrale che si appresta a
proporre al pubblico italiano. Una bella sfida al popolo rock. Voleva mettere
alla prova la sua fedeltà o solo se stesso?
"Ho sempre inseguito la mia visione in ogni disco, in ogni mio cambiamento. Sono
stato contattato dalla Auckland Philharmonia Orchestra tre anni fa. Erano
interessati al progetto. Come compositore, avere a disposizione un'orchestra di
70 elementi non era un'opportunità da lasciarsi scappare. Ho riarrangiato le
canzoni di Elect The Dead per orchestra, aggiungendo due nuove canzoni. E in
Imperfect Harmonies figureranno due canzoni con l'orchestra. Le dinamiche
dell'orchestra, così potenti, morbide, così belle. Il "piano" è molto piano, il
"forte" fottutamente più forte di quanto possa essere qualsiasi rock band".
Qualcuno ha accostato la sua opera ai Metallica in versione sinfonica. Forse
bisognerebbe ripensare anche a Brecht e al rock pastiche di Frank Zappa.
"I riferimenti sono chiari, ma la mia intenzione è un po' diversa. Non ho
incorporato elementi rock nell'opera, ho sostituito ogni elemento musicale con
l'orchestra, in modo pulito. Se ho voluto lavorare con un'orchestra non era per
pensarla con batteria e chitarre. Quanto fatto dai Metallica, ma anche dai Korn
e da tante altre band è ottimo, hanno presentato la loro musica sotto una luce
diversa. Questo prova che una buona canzone può essere riarrangiata in molte
forme diverse e addirittura suonare meglio".
Facile credere che il nuovo album, Imperfect Harmonies, risentirà delle sue
recenti esperienze.
"Sarà una combinazione di tutte le mie esperienze, da rock dei System of a Down
all'elettronica sperimentata in Serart, il disco di Arto Tuncboyaciyan (artista
armeno prodotto da Serj, ndr), a Elect the Dead... Metti tutto insieme e puoi
farti un'idea di come suonerà il nuovo album. Gli elementi principali sono
l'elettronica, l'orchestra, molta strumentazione rock, qualche momento jazz,
qualche bell'assolo di tromba. Un big sound, non saprei definirlo meglio vista
la quantità di ingredienti".
La canzone Borders Are suona come la perfetta introduzione all'album Imperfect
Harmonies, l'uomo pone confini a relazioni umane imperfette...
"E' una buona interpretazione, ma Imperfect Harmonies può essere portato su più
livelli. Armonie imperfette nelle relazioni umane, tra le nazioni, tra noi e la
natura. E nella musica. Sono cresciuto senza alcuna educazione musicale, non
leggevo né scrivevo musica. Oggi scrivo per orchestra, compongo musica
elettronica, consapevole che non tutte le mie armonie sono perfette,
probabilmente la maggior parte non lo è. Ma è bello, come essere umano, vivere
un'imperfetta armonia cercando nel contempo di raggiungere la perfezione. Che
sarà impossibile far propria in un'intera vita. L'unica perfetta armonia è nella
morte".
Completiamo il discorso di un armeno sui confini...
"Le frontiere non sono naturali, universalmente riconosciute e riconoscibili.
Forse è irrealistico, utopistico, qualcuno potrebbe dirmi 'credi di essere un
John Lennon con una nuova Imagine?'. Ma gli animali corrono attraverso i confini
ignorandoli. Come l'uomo li ha creati, un giorno li distruggerà".
Serj, all'epoca della campagna americana in Iraq scelse di trasferirsi in Nuova
Zelanda. Vive sempre lì?
"Sì, è un paese meraviglioso, mi sento come se gli appartenessi. Ho ottenuto la
residenza. E' bello scegliere di vivere in un paese più olistico, politicamente
neutrale, niente nucleare, non modificato geneticamente, ben bilanciato tra
indigeno e moderno. Rispetto la Nuova Zelanda anche perché tra i paesi
post-coloniali è l'unico in cui la cultura indigena, maori, è cultura nazionale.
La cultura aborigena non è la cultura australiana, i nativi americani non sono
la cultura Usa. All'inizio, andare a vivere lì voleva dire essere stufi di un
paese che aveva votato un idiota come Bush. Oggi prevale il piacere personale". |