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Rilanciamo un articolo de "L'Ottimista", a firma
di Antonio Gaspari, sulle reazioni e conseguenze del "caso Crocifisso" a
Strasburgo.
La sentenza sarà nota solo tra sei o dodici mesi.
Potrebbe anche essere negativa nei confronti del ricorso presentato dall’Italia,
ma la discussione sul diritto di affiggere il crocifisso nelle scuole e nei
luoghi pubblici ha svegliato il popolo europeo. Proprio nel momento in cui
l’ideologia anticristiana avrebbe voluto imporre una sentenza contro il più
importante simbolo della nostra civiltà, cristiani, cattolici ed ebrei si sono
uniti in difesa della croce. La storia è nota. Su richiesta di Soile Lauti,
cittadina originaria della Finlandia, coniugata con un italiano, la Corte
Europea dei Diritti Umani di Strasburgo aveva sostenuto, in una sentenza del 3
novembre 2009, che la presenza del crocifisso in spazi pubblici e scolastici
“costituisce un attentato alla libertà di coscienza e al diritto del singolo di
ricevere una formazione conforme ai suoi convincimenti religiosi o filosofici”.
Soile Lautsi aveva già chiesto nel 2002 che i crocifissi venissero tolti dalle
scuole frequentate dai figli ad Abano Terme, in provincia di Padova. Quella
decisione suscitò la rivolta del popolo italiano. Centinaia di comuni votarono
mozioni che impedivano la rimozione dei crocifissi. Croci di notevoli dimensioni
vennero piantate in luoghi pubblici, piazze e fabbriche. In moltissimi istituti
e licei, gruppi di studenti si prodigarono per appendere i crocifissi nelle aule
dove mancavano. La rivolta fu di carattere trasversale. Le divisioni politiche
furono cancellate da un sentimento di identità nazionale fondato sul Crocifisso.
Sulla base della spinta popolare, il 29 gennaio 2010, il governo italiano ha
presentato un ricorso ribadendo che “il crocifisso è uno dei simboli della
nostra storia e della nostra identità” e che “la cristianità rappresenta le
radici della nostra cultura, quello che oggi siamo”. La difesa italiana del
crocifisso ha suscitato la mobilitazione anche delle chiese cattoliche,
evangeliche ed ortodosse. Il 3 febbraio i rappresentanti della Conferenza
Episcopale Italiana, della Federazione delle chiese evangeliche in Italia e
della Sacra Arcidiocesi ortodossa d'Italia, si sono incontrati a Roma per
discutere sul tema "Il crocifisso e gli altri simboli della cristianità, tra
tradizioni religiose e spazio pubblico". E nella memoria conclusiva
dell’incontro è stato sottolineato che il crocifisso “è un simbolo religioso
fondamentale”, esprime i valori “della solidarietà, dell’accoglienza, della
sofferenza umana”. “Per questa ricchezza di significati, la sua esposizione nei
luoghi pubblici assume particolare rilievo non solo per la comunità dei credenti
ma per l’intera società civile”. Nonostante le antiche e secolari divisioni, dal
sito della BBC è rimbalzata la notizia secondo cui il Primate della Chiesa
ortodossa autocefala di Grecia, Ieronymos II, si è detto pronto a convocare un
Sinodo straordinario per rispondere alla sentenza che chiede di rimuovere il
crocefisso dalle aule scolastiche. Per il Primate ortodosso questa sentenza può
rappresentare un precedente anche per la nazione ellenica, ed è una circostanza
che mette in pericolo la presenza del crocefisso anche in Grecia. Per questo
motivo la Chiesa ortodossa greca ha esortato i cristiani di tutta Europa ad
unirsi in un ricorso contro il divieto di esporre crocefissi nelle aule
scolastiche in Italia. Anche il Patriarca di Mosca e di tutte le Russie, Kirill,
ha inviato una lettera aperta al premier italiano Silvio Berlusconi, dove ha
espresso la sua piena solidarietà, a proposito della sentenza con la quale la
Corte europea per i diritti umani di Strasburgo vorrebbe vietare il simbolo
religioso nelle scuole. Nella lettera inviata a Berlusconi il Patriarca Kirill,
ha scritto: “La tradizione cristiana dell’Italia e degli altri Paesi europei non
può essere oggetto di esame da parte di istituzioni europee dei diritti umani. I
simboli religiosi cristiani, presenti negli spazi pubblici d’Europa, sono parte
dell’identità comune europea, senza la quale è impensabile sia il passato, sia
il presente e sia anche il futuro di questo continente. (…) Dichiariamo un pieno
e incondizionato appoggio all’intenzione dell’Italia di presentare ricorso nei
riguardi della sentenza. La democrazia europea non deve incoraggiare la
cristianofobia, mettendosi sullo stesso piano dei regimi atei del passato. La
Chiesa ortodossa russa intende in collaborazione con la Chiesa cattolica romana,
portare all’attenzione del pubblico europeo e mondiale il suo rifiuto categorico
a tali decisioni”. Alla protesta delle chiese è seguita quella degli Stati,
così, per la prima volta nella storia della Corte europea dei Diritti dell'Uomo,
dieci Stati membri, tra cui la Russia, si sono dichiarati amicus curiae, cioè
parte terza, davanti alla sentenza emessa contro lo Stato italiano che proibisce
l'esposizione del crocifisso nelle aule. Il Tribunale ha comunicato la lista dei
membri che si sono schierati in difesa dell'Italia: Armenia, Bulgaria, Cipro,
Grecia, Lituania, Malta, Monaco, San Marino, Romania e Federazione Russa. Per
concludere, ieri, mercoledì 30 giugno, Joseph Weiler, professore ebreo di
Diritto presso la New York University School of Law, ha difeso il crocifisso
davanti alla Corte Europea dei Diritti Umani. Weiler, che è anche professore
onorario presso la London University, ha rappresentato nell'udienza i Governi di
Armenia, Bulgaria, Cipro, Grecia, Lituania, Malta, Federazione Russa e San
Marino, che si sono presentati come “parti terze”. Morale della favola: la
cancellazione del crocifisso che doveva rappresentare un colpo mortale per
l’identità cristiana dell’Europa si sta rivelando come il segno del risveglio. E
la Croce sta ritornando ad essere punto di riferimento per l’intero popolo
europeo. |