LETTERA APERTA AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO ON. SILVIO BERLUSCONI

Riceviamo e volentieri pubblichiamo una lettera aperta indirizzata al Presidente del Consiglio On Silvio Berlusconi 


 

 

Signor Presidente del Consiglio,

 

Scrivo questa lettera a Lei e ad altre personalità della politica e dei media, dopo che in Italia è stata celebrata la Giornata della Memoria, per non dimenticare la Shoa, e dopo che ho potuto leggere riga per riga il Suo discorso alla Knesset, il Parlamento Ebraico: raramente nel recente passato della nostra politica estera ho udito un discorso così chiaro, una presa di posizione così netta e coraggiosa.

 

Ma tale giorno della memoria, stride nel mio cuore con il quasi secolare silenzio, oblìo mediatico, che ha caratterizzato il primo genocidio del XX secolo, il "Metz Yeghern", il Grande Male, che gli Armeni ricordano ogni 24

Aprile: non fosse per pochi ostinati uomini, animati da un'indomabile sete di giustizia, tale data e tali parole non significherebbero nulla per i più.

 

Ma di cosa parliamo? -Risponde a questa domanda l'allora Console italiano di Trebisonda, Giacomo Gorrini, testimone dei massacri, che il 25 agosto1915 rilasciò al quotidiano il Messaggero di Roma un'intervista dal titolo:

«Orrendi episodi di ferocia musulmana contro gli Armeni».

 

Noi, che giustamente ci scandalizziamo nell'udire le parole di un presidente che vorrebbe cancellare Israele dalle cartine geografiche, possiamo ancora una volta abbandonare l'odierna Armenia, la sua memoria, la sua cultura, ad un lento strangolamento economico ed isolamento diplomatico?

 

Possiamo rimanere pavidamente inerti e silenziosi di fronte al saccheggio della nostra comune civiltà, e per chi è credente anche della nostra comune fede, come già è avvenuto tante volte in passato?

 

(ad esempio, un filmato di saccheggio delle croci "Araxes"

avvenuto nel 2006)

http://www.youtube.com/watch?v=-JM34FhBdKo

 

Signor Presidente del Consiglio,

 

Nel suo discorso alla Knesset Lei fra l'altro ha detto: "Noi siamo uniti nella difesa della democrazia libera dal fanatismo, dal pregiudizio, dalla superstizione, dall'uso della violenza strumentalizzando il nome di Dio"; ebbene  tali parole calzano alla perfezione anche per il popolo armeno e se in Israele si è sentito a casa dei "nostri fratelli  maggiori", vada in Armenia e si sentirà a casa dei "nostri nonni"; tanto è antica la loro civiltà, che affonda le sue radici al tempo del Regno di Urartu, e tanto coincidenti sono i nostri valori.

 

Mi sembra dunque moralmente doveroso e coerente che il prossimo 24 aprile le istituzioni italiane, le autorità religiose, i media, si uniscano nella memoria e propongo anche al nostro Ministro della Pubblica Istruzione di includere più dettagliatamente la storia del Metz Yeghern nei programmi studio, esattamente come accade per la Shoah.

 

Distinti saluti.

Danilo Fuligno, Pesaro