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SFREGI
PARALLELI Roma dedica una statua a KemaL Ataturk, padre della Turchia moderna ma
tra i responsabili del
genocidio dei cristiani armeni. E Milano si prepara a negare l'Ambrogino alla
scrittrice
Veltroni
inaugura un monumento, Milano nega una medaglia
Che
razza di Paese siamo? Opportunista fino in fondo, incapace di scegliere una
volta, almeno una volta, un gesto che non sia l'omaggio al più forte, ma
all'innocente e alla verità della nostra storia. Abbiamo due casi che gridano
vendetta. 1) Roma invece di onorare le vittime cristiane, innalza un monumento a
un glorioso turco loro persecutore, Mustafà Kemal Ataturk, uno dei responsabili
del genocidio degli armeni. 2) Milano dopo aver infilato per puro miracolo
Oriana Fallaci tra i possibili candidati all'Ambrogino d'oro, la depenna forse
perché poco amata dai turchi e dagli arabi, ma senz'altro perché dà fastidio
a troppi italiani del menga. Sono le piccole vigliaccherie che i quotidiani di
belle firme e corretto pensiero esalteranno come prova di tolleranza e buona
creanza. Invece è uno schifo. Lo diciamo a Gabriele Albertini e a Walter
Veltroni, centrodestra e centrosinistra uniti nel conformismo che ci disferà.
Cominciamo dal caso romano. Veltroni ha scritto libri sinceri sul dolore
dell'Africa. Non ci sono mai state ombre nella denuncia sua dell'Olocausto degli
ebrei ad opera dei nazisti. Dovrebbe studiare un po' la storia anche degli
armeni. Trascrivo dal comunicato festoso diffuso ieri e ripreso dall'Adnkronos:
«Nel 67° anniversario della scomparsa di Mustafà Kemal Ataturk, il grande
statista turco simbolo di liberalismo e democrazia, non solo per la Turchia ma
per l'Europa intera, la città di Roma dedica alla memoria del fondatore della
Repubblica turca un monumento per riflettere sul tema della pace universale,
dell'identità e del rispetto per tutti i popoli.”
L’opera, un grande libro realizzato
nel prezioso marmo "Statuario Michelangelo" di
Carrara da Luciano Massari e Marco
Nereo Roteili, si apre sulle parole "Pace in patria, pace nel
mondo" (motto dello stesso di Ataturk)
ed è stata inaugurata questa mattina in Largo Ataturk, sulle sponde del Lago
dell'Eur».
Qualcuno sa chi era Ataturk davvero? Viene lodato per
aver laicizzato l'Islam. Giusto. Per aver creato lo Stato turco. Giustissimo. Ma
qualcuno conosce il prezzo pagato da chi viveva in quei
territori e non era di puro sangue turco? Non aveva diritto di esistere, salvo
la rinuncia a se stesso, alla sua
religione e lingua. Ma anche questo
non era sufficiente, meglio non lasciare brandelli di dna armeno. Così,
come dice il comune di Roma, ha difeso
l'identità turca: ha eliminato le altre. Fantastico. Un nazionalismo
assassino. Per questo, dopo aver
abbattuto (meritoriamente, ci leviamo il cappello)
il sultano Maometto VI, completò il
genocidio del popolo cristiano armeno
che aveva avuto il suo acme quando
erano al potere i Giovani Turchi, al cui
movimento Kemal apparteneva. Fu lui a
ordinare nel 1921 di finire il lavoretto.
L'eccidio di Smirne, in cui furono
eliminati gli armeni della città, accadde mentre stava al governo (1922).
Le stragi continuarono ancora per tutto il 1923. Dopo di che c'era poco niente da far fuori. Viva la
democrazia. Ataturk ha sempre negato
qualsiasi sterminio. Ovvio. Ha sostenuto
la tesi che anche oggi i suoi
successori ad Ankara diffondono: le
deportazioni ci furono sì, ma per
legittima difesa, c'era la guerra e
gli armeni stavano dalla parte
del nemico zarista e inglese. Poi si sa che nei campi
si muore... In realtà c'era un
disegno di eliminazione. Ed è stato proprio sotto
Ataturk che il governo turco nel 1927 promulgò una
legge che vietava l'ingresso in Turchia degli armeni
sopravvissuti.
Ora ci prendiamo la Turchia in Europa. Lo vuole Bush,
e Berlusconi lo sostiene. Noi
preferiamo gli armeni, ora
ristretti a Erevan e nella Repubblica
armena, o costretti alla diaspora, senza più alcuna presenza in Cilicia
ed Anatolia da cui furono
estirpati. In Armenia, come dice il
poeta, «le rose sono secche ma le
pietre urlano». Ci vorrebbe una
bella pietra che urlasse anche a Roma
l'infamia del genocidio. Un
monumento all'olocausto armeno.
Invece no. Si fa
il monumento al carnefice turco, ad
Ataturk, vicino a un laghetto, in una piazza a lui intitolata.
Veltroni, niente da dire? Va bene
così? Nel 1942, con la Turchia
alleata dei nazisti, fummo noi a costruire il monumento
a quell'uomo democratico. Cito da una
rivista fascista “vittorie
dell’architettura italiana all’estero. Il Concorso Internazionale del Monumento all'Ataturk Kemal
pascià ad Ankara» ( in "Architettura",
XXI, novembre 1942, fase. XI).
Quanto
ad Oriana Fallaci non
è il primo sfregio che subisce
da questo Paese. La vogliono processare a Bergamo
per incitazione all'odio razziale. Carlo Azeglio Ciampi
le nega il titolo di senatore
a vita. Adesso Milano le
vieta un riconoscimento che
pure Albertini aveva già tributato
in passato a Robert De Niro, il quale
l'aveva rifiutato per non passare in America come mafioso e danneggiare
Kerry. Oriana si consolerà pensando
che questo è un Paese dove si tirano
su statue al Turco, e dunque lei che c'entra? Ma a noi di Milano dispiace. Non
ci dispiace per lei, non ci sarebbe venuta, se la conosciamo.
Dispiace per noi. Incapaci di voler
bene e di onorare chi ha a cuore il nostro
destino e la nostra identità. Invece qui si
premia l’identità dei truchi, e pazienza se hanno fatto fuori gli armeni.
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