Esce una raccolta di articoli dell’intellettuale armeno assassinato da un nazionalita turco nel 2007. Pochi giorni prima di morire scriveva: “Su di me incombe il pericolo”. Libero 13.06.2008 

II giornalista armeno e cittadino turco Hrant Dink è stato al centro di un clamoroso caso di cronaca nera rimbalzato sui giornali nel 2007. Il 19 gennaio fu assassinato con tre colpi di pistola davanti alla sede di Agos, il settimanale bilingue (turco e armeno) di cui era stato fondato­re. Il killer, un fanatico nazionali­sta, fu arrestato ma il mondo rima­ se sbigottito nel vedere le immagini   che accompagnarono la sua cattura. Qualcuno infatti girò un filmato   all'interno della caserma in cui l'omicida Ogiin Saniast veniva celebrato dagli agenti come se fosse un eroe nazionale. L'editore Guerini porta ora in libreria una selezio­ne degli articoli di Dink col titolo "L'inquietudine della colomba. Es­sere armeni in Turchia" (pp. 154,euro 15). Il giornalista affronta il problema delle minoranze, quella armena in particolare, nella grande Turchia nazionalista. Ci sono paro­le chiare sulla questione armena,   naturalmente, ma inserite in una battaglia più ampia per la libertà d'espressione e la democrazia. Il brano che Libero propone ai lettori fu pubblicato su Agos il 12 gennaio, la settimana prima della morte dell'autore. Dink ripercorre la vicenda che lo ha visto protagonista e scrive a chiare lettere di essere stato scelto come bersaglio. In un pas­saggio lascia chiaramente intende­re di sapere quale sarà la sua sorte,   Dink era stato processato due anni  prima (e condannato a sei mesi di reclusione con la condizionale) per  violazione dell'articolo 301 del codice penale-la cui modifica è stata   più volte invocata dall'Unione europea perché lesiva della libertà d'espressione - alla base di tanti procedimenti giudiziali contro intellettuali quali Orhan Pamuk (Nobel per la letteratura) che avevano posto la questione del genocidio armeno per mano dei turchi nel corso  della   Prima   guerra   mondiale  (19I5).Un tema tabù poiché la Turchia non ha mai voluto ammettere  le sue responsabilità.
Dopo la condanna, il clima di violenza intorno a Dink, abbandonato  dalle istituzioni, si fa sempre più pericoloso. Nello stesso periodo si  svolge il processo a Pamuk, ma Dink sa che toccherà a lui pagare  per tutti. Perché Pamuk, pur critico   con la Turchia, è pur sempre turco. Invece lui è soltanto armeno.