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L' avventurosa storia dell' Omiliario.
Costumi «Le donne a Mush, che vuol dire "la
nebbiosa", facevano il bagno nude: erano protette dalla foschia»
«Sono un po' una cantastorie, mi ha incendiato la
mente raccontare le vicissitudini di questo libro sacro, il più grande di tutti
i testi armeni, l' Omiliario di Mush, una gemma custodita per più di sette
secoli, che pesa ben 27 chili e mezzo». Antonia Arslan, scrittrice e saggista di
origine armena, autrice tra l' altro del best seller «La masseria delle
allodole», portato sullo schermo dai fratelli Taviani nel 2007, descrive con
entusiasmo la sua ultima creazione che viene presentata oggi. «Il libro di Mush»
è un breve romanzo della collana Narrativa Skira ispirato a una storia vera,
ormai divenuta leggenda per il popolo armeno. Il racconto del salvataggio
rocambolesco dell' Omiliario, prezioso manoscritto miniato del 1202. «Il libro
che raccoglie sermoni e omelie venne commissionato da un ricco mercante devoto
che poi fu ucciso - racconta la scrittrice -, acquistato da un monastero vi
rimase sino al 1915 quando venne ritrovato tra le macerie da due coraggiose
donne armene sopravvissute al massacro dei turchi». Ma era così pesante che per
poterlo trasportare le donne lo divisero in due parti: oggi, ricomposto, si può
ammirare nella grande biblioteca di Yerevan. «È un' opera d' arte - aggiunge
Antonia Arslan -, nell' Armenia medioevale erano attivi moltissimi scriptoria,
dove i monaci copiavano le 39 lettere del meraviglioso alfabeto armeno come
fossero ricami». E alla fine, tutto si è collegato. «In California ho persino
incontrato la nipote di uno dei pochi sopravvissuti alla strage, che mi ha
raccontato tanti dettagli, ad esempio che le donne facevano il bagno nude perché
a Mush, che vuole dire "la nebbiosa", si è sempre protette dalla foschia...».
Giovanna Pezzuoli RIPRODUZIONE RISERVATA Feltrinelli di piazza Piemonte 2, ore
18.30, con l' autrice intervengono Serena Vitale e Aldo Ferrari
Pezzuoli Giovanna
Pagina 19
Alibionline 27.01.2012
Salvare un libro è salvare il mondo: è la bella lezione di Antonia Arslan
Con cadenza ormai annuale il Giorno della Memoria
invita alla commemorazione delle vittime del nazifascismo. È lecito però pensare
– crediamo - che il suo valore più profondo risieda nella sollecitazione a non
dimenticare tutti i genocidi precedenti e – ahinoi – anche quelli successivi,
soffermandosi sulle sofferenze delle vittime e dei sopravvissuti e sulle cause
che hanno portato uomini a fare strage dei propri simili, sorvolando invece
sulle questioni filologiche che dividono gli storici (ma soprattutto i politici)
che si occupano della definizione di questi crimini.
Antonia Arslan ha già scritto del genocidio armeno e torna a scriverne in un
libretto le cui dimensioni sono inversamente proporzionali alla sua intensità.
In poco più di cento pagine Il Libro di Mush, appena uscito da Skira, rievoca
una vicenda fondamentale per la conservazione della memoria (e dunque della
cultura) del popolo armeno: il salvataggio dell'Omiliario di Mush. Se è
profondamente vero quanto è scritto nel Talmud - “chi salva una vita salva il
mondo intero” -, lo stesso può dirsi di chi mette in salvo un libro come quello
attorno al quale ruota la vicenda narrata dalla Arslan.
“Eleni appoggia sulla pergamena le sue ruvide mani e la carezza piano. Ha già
capito cos'è: è il tesoro del monastero di Surp Arakelots, il famoso Msho
Charantir, il “Libro dei Sermoni” di Mush, il manoscritto miniato antichissimo
che è il più grande del mondo, pensano gli armeni, alto circa un metro e largo
mezzo; comunque pesa quasi ventotto chili, tutti lo ripetono con orgogliosa
ammirazione; e tutti nella vallata credono che abbia poteri taumaturgici”. Il
monaco Tateos ha dato la vita per difenderlo e ora il monumentale volume è nelle
mani di due donne, scampate per caso al massacro di tutto il villaggio di Mush.
A loro si sono uniti un bambino e una coppia di greci, anch'essi in pericolo. La
piccola compagnia affronterà fame, fatiche e momenti di scoramento per mettere
in salvo questa antica testimonianza e non spezzare il filo della memoria. Il
Libro dovrà essere tagliato in due per poter essere trasportato e una metà
finirà addirittura sepolta, ma alla fine giungerà in buone condizioni a
destinazione: “le due parti verranno ricongiunte e ora riposano unite a Yeveran,
capitale d'Armenia, nella grande biblioteca chiamata Matenadaran”.
È ricco di miniature dai colori splendenti l'Omiliario di Mush. Il libretto
della Arslan è invece carico di odori e profumi: l'acre odore del fuoco, quello
del pollaio, il dolce odore di mamma che il piccolo Hovsep riconosce in Anoush
(per non perdere il quale, ultimo legame con la sua vera mamma, deciderà di
prendersi cura della donna), ma anche “l'odore intenso e arido dei libri vecchi
ben conservati” che “si sprigiona inebriante dalle pagine antiche, e tutti si
fanno vicini e lo aspirano con voluttà superstiziosa”.
Sulla scrivania, accanto al libricino, ora ho aperto un volume che ho
recentemente acquistato a Lisbona: si intitola La presenza dei Gulbenkian a
Gerusalemme e racconta il legame della famiglia del magnate del petrolio armeno
Calouste Gulbenkian con la Terra Santa. Le foto color seppia rievocano un mondo
quasi completamente scomparso, ma anche l'amore per i libri e la cura nel
conservarli. Perché chi salva un libro, salva il mondo intero.
Saul Stucchi
Antonia Arslan
Il Libro di Mush
Skira
2012
Pagine 136
15 € |