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Escludere l’Azerbaigian non può portare stabilità
nel Caucaso meridionale
by
Novruz Mammadov
24/04/2010
Original Version:
Excluding Azerbaijan Can’t Bring Stability To The South Caucasus
Indissolubilmente legata ai negoziati per la
normalizzazione dei rapporti turco-armeni sembra essere l’annosa questione del
Nagorno-Karabakh; i governi e i media occidentali hanno in gran parte taciuto
sulla situazione di quasi 1 milione di azeri che si trovano nella condizione di
sfollati a causa dell’aggressione armena – scrive il diplomatico azero Novruz
Mammadov
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Gli Stati Uniti hanno recentemente intensificato
gli sforzi per ricucire i rapporti tra Turchia e Armenia. La Turchia ha chiuso i
confini con l’Armenia nel 1993, in risposta all’occupazione del Nagorno-Karabakh
e dei territori circostanti dell’Azerbaigian da parte delle forze armene.
Ultimamente, funzionari USA hanno sollecitato la Turchia a ignorare
l’occupazione tuttora portata avanti dall’Armenia ed a riaprire la frontiera.
Mentre Washington ha detto che il suo obiettivo è di migliorare la stabilità e
lo sviluppo in tutta la regione, in realtà le politiche americane sono diventate
sempre più filo-armene – e tendenti a emarginare l’Azerbaigian.
Washington ritiene che un riavvicinamento
turco-armeno potrebbe prendere due piccioni con una fava. In primo luogo,
potrebbe appianare – almeno temporaneamente – uno dei principali fattori di
crisi nelle relazioni USA-Turchia: la questione delle rivendicazioni sul
genocidio armeno. In secondo luogo, alcuni funzionari USA sostengono che il
miglioramento dei rapporti tra Armenia e Turchia in ultima analisi contribuirà
ad una soluzione del conflitto del Nagorno-Karabakh. Essi sembrano ritenere che
il miglioramento delle relazioni porterà ad una moderazione delle politiche
armene, ed aprirà la strada a nuove iniziative sul Karabakh.
Tuttavia, su questo dobbiamo dissentire. L’Armenia
continua a occupare quasi il 20% del territorio internazionalmente riconosciuto
dell’Azerbaigian. E’ ironico che, pur affermando di essere la prima vittima di
genocidio del XX secolo, l’Armenia stessa abbia compiuto una delle maggiori
campagne di pulizia etnica del secolo in Europa – una campagna che ha provocato
migliaia di morti, e lo sfollamento di quasi 1 milione di azeri. Molti membri
dell’élite politica armena – tra cui il presidente Serzh Sarkisian – hanno fatto
carriera a causa del loro coinvolgimento personale nella guerra del
Nagorno-Karabakh. Essi hanno usato la guerra come pretesto per rafforzare il
loro controllo sulla politica armena, quindi non è sorprendente che non abbiano
avuto un atteggiamento costruttivo nei negoziati di pace.
Un pretesto per l’occupazione
L’Azerbaigian ha proposto di concedere la più
grande autonomia possibile al Nagorno-Karabakh, ed è pronto a investire
massicciamente nello sviluppo della regione, una volta che un accordo di pace
sarà stato raggiunto. Baku ha cooperato strettamente con il gruppo di Minsk
dell’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE) allo
scopo di risolvere il conflitto pacificamente.
Tuttavia, l’Armenia mantiene un atteggiamento
intransigente, e questo suscita il sospetto che Erevan voglia mantenere il
conflitto irrisolto come scusa per un’occupazione a tempo indeterminato.
In questo contesto, le frontiere chiuse con
l’Armenia sono la principale forma di pressione che potrebbe costringere Erevan
ad impegnarsi seriamente nella risoluzione del conflitto. Non vi è alcun motivo
di ritenere che l’apertura delle frontiere renderà l’Armenia maggiormente
disposta al compromesso; al contrario, rimuovere quest’unica forma di punizione
non farà che aumentare l’interesse dell’Armenia a consolidare ulteriormente lo
status quo.
Siamo consapevoli che l’Armenia ha un potente
diaspora, e che la giustizia non ha necessariamente sempre la meglio. Nel corso
degli ultimi 15 anni, pur continuando a occupare parte di un paese limitrofo,
l’Armenia ha ricevuto un trattamento preferenziale da parte dell’Occidente, che
ha di fatto punito l’Azerbaigian. La tristemente famosa Sezione 907 del Freedom
Support Act americano, che ha vietato gli aiuti diretti degli Stati Uniti
all’Azerbaigian, è un chiaro esempio di ciò. I governi e i media occidentali
hanno in gran parte taciuto sulla situazione di quasi 1 milione di azeri che si
trovano nella condizione di sfollati a causa dell’aggressione armena. Ciò ha
naturalmente portato l’opinione pubblica dell’Azerbaigian a pensare che i
discorsi dell’Occidente sulla democrazia e sui diritti umani non sono altro che
un metodo applicato selettivamente per promuovere i propri interessi.
In difesa della giustizia
È giunto il momento che gli Stati Uniti e l’Europa
adottino una posizione equa, impedendo che i ristretti interessi delle loro
lobby armene prevalgano sulla giustizia e sui loro stessi interessi nazionali.
In ogni caso, i tentativi di spingere Ankara ad
abbandonare l’Azerbaigian sono miopi e probabilmente controproducenti.
L’Azerbaigian e la Turchia sono alleati strategici, con profondi legami storici.
La Turchia ha giocato un ruolo importante nella partnership dell’Azerbaigian con
l’Occidente su progetti chiave in materia di sicurezza ed energia. L’Azerbaigian
si è posto alla guida dell’apertura delle risorse energetiche del Mar Caspio
verso l’Occidente, e ha insistito affinché importanti oleodotti e gasdotti
passassero attraverso la Georgia e la Turchia.
Baku ha inoltre sostenuto in tutta sincerità le
iniziative di sicurezza degli Stati Uniti, inviando truppe in Kosovo, in Iraq e
in Afghanistan. L’Azerbaigian fornisce anche supporto per il transito dei
rifornimenti volti a garantire l’impegno della NATO in Afghanistan. Chi conosce
la regione ben comprende i significativi rischi che l’Azerbaigian si è assunto,
e le pressioni che ha dovuto subire, al fine di perseguire una stretta
cooperazione con l’Occidente sui temi dell’energia e della sicurezza.
Una pace a lungo termine e la normalizzazione
delle relazioni nel Caucaso meridionale non possono essere raggiunte
ricompensando l’aggressione ed emarginando il paese strategicamente più
importante della regione. Spingendo la Turchia ad abbandonare l’Azerbaigian, gli
Stati Uniti rischiano di alienarsi uno dei loro partner più importanti e
affidabili in una regione di importanza cruciale nel mondo.
Novruz Mammadov è il direttore del Dipartimento di
relazioni estere dell’amministrazione presidenziale dell’Azerbaigian |