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Si
inaspriscono le tensioni tra Turchia e Usa in vista del
discorso commemorativo, che Barack Obama terrà il prossimo
24 aprile, per l’anniversario del genocidio degli armeni. Un
massacro compiuto durante la Prima guerra mondiale per mano
delle forze ottomane, che è tuttora oggetto di revisionismo
storico, e di cui la Turchia nega l’esistenza, riducendo il
numero delle vittime, e non riconoscendolo come atto
deliberato dal governo.
La
commissione Esteri della Camera dei Rappresentanti ha
votato una mozione non vincolante in cui chiedono a Obama di
definirlo esplicitamente “genocidio”, ricevendo il sostegno
di 340 organizzazioni armene di 22 Paesi Europei. In un
comunicato ufficiale, il governo di Ankara condanna “questa
risoluzione che accusa la nazione turca di un crimine che
non ha commesso”. Man mano che si avvicina il giorno della
commemorazione si riapre il dilemma : la pronuncerà o non la
pronuncerà? Il Presidente degli Stati Uniti, parlerà
esplicitamente di “genocidio” pagando le conseguenze di una
rottura diplomatica, o ci girerà intorno facendo il gioco
dei Turchi? Già lo scorso anno, in occasione
dell’anniversario, Obama sostituì il termine “genocidio” con
quello di “ Meds Yeghern”, (Grande Male), destando lo
scontento di molti sostenitori del “cambiamento”.
A
differenza del 2009, però, l’assetto geopolitico sembra
mutare in positivo, e molti si chiedono quali sarebbero le
conseguenze del riaprire una ferita mai rimarginata. Oltre
al fatto che la Turchia è un alleato Nato fondamentale nello
scacchiere mediorientale, parlare esplicitamente di
“genocidio” potrebbe danneggiare o accelerare il nuovo
cammino di pacificazione intrapreso tra Turchia e Armenia,
che ha portato alla firma di due protocolli che ne
regolarizzano i rapporti diplomatici ed economici, dopo
quasi un secolo di ostilità e chiusura. I patti firmati a
Zurigo nell’ottobre del 2009, a cui era presente anche
Hillary Clinton, sono necessari sia per l’Armenia, che vuole
uscire dall’isolamento economico- politico, che per la
Turchia, che vuole attualizzare un progetto più ampio di
stabilizzazione della regione caucasica.
Ecco
spiegato il gran da farsi della Clinton, che invita i
deputati a votare contro la mozione e Obama che, dal canto
suo, telefona al premier turco Abdullah Gul sollecitandolo
ad accelerare le procedure di ratificazione degli accordi
con l’Armenia. C’è da sottolineare che sono una ventina gli
Stati in tutto il mondo a riconoscere in modo ufficiale il
genocidio degli armeni, alcuni con vere e proprie leggi,
come quella francese, che punisce con il carcere chi nega il
genocidio. Di contro, la Turchia punisce chi ne parla in
pubblico. E che il negazionismo protratto dal governo di
Ankara, di certo non allenta le tensioni né con l’Armenia e
né con l’Ue, che sta discutendo proprio sulla sua
candidatura. Fatto sta, che quando si parla di “crimini”,
tutti se ne lavano le mani, e che in virtù della diplomazia,
il sangue versato dagli innocenti lascia una macabra scia di
silenzio nella storia. |