Turchia e Usa, clima teso sul genocidio armeno Di Lucia Grazia Varasano  – Mediapolitika 13.03.2010

Si inaspriscono le tensioni tra Turchia e Usa in vista del discorso commemorativo, che Barack  Obama terrà il prossimo 24 aprile, per l’anniversario del genocidio degli armeni. Un massacro compiuto durante la Prima guerra mondiale per mano delle forze ottomane, che è tuttora oggetto di revisionismo storico, e di cui la Turchia nega l’esistenza, riducendo il numero delle vittime, e non riconoscendolo come atto deliberato dal governo.

La commissione Esteri della Camera dei Rappresentanti  ha votato una mozione non vincolante in cui chiedono a Obama di definirlo esplicitamente “genocidio”, ricevendo il sostegno di 340 organizzazioni armene di 22 Paesi Europei. In un comunicato ufficiale, il governo di Ankara condanna “questa risoluzione che accusa la nazione turca di un crimine che non ha commesso”. Man mano che si avvicina il giorno  della commemorazione si riapre il dilemma : la pronuncerà o non la pronuncerà? Il Presidente degli Stati Uniti, parlerà esplicitamente di “genocidio” pagando le conseguenze di una rottura diplomatica, o ci girerà intorno facendo il gioco dei Turchi? Già lo scorso anno, in occasione dell’anniversario, Obama sostituì il termine “genocidio” con quello di “ Meds Yeghern”, (Grande Male), destando lo scontento di molti sostenitori del “cambiamento”.

A differenza del 2009, però, l’assetto geopolitico sembra mutare in positivo, e molti si chiedono quali sarebbero le conseguenze del riaprire una ferita mai rimarginata. Oltre al fatto che la Turchia è un alleato Nato fondamentale nello scacchiere mediorientale, parlare esplicitamente di “genocidio” potrebbe danneggiare o accelerare il nuovo cammino di pacificazione intrapreso tra Turchia e Armenia, che ha portato alla firma di due protocolli che ne regolarizzano i rapporti diplomatici ed economici, dopo quasi un secolo di ostilità e chiusura. I patti firmati a Zurigo nell’ottobre del 2009, a cui era presente anche Hillary Clinton, sono necessari sia per l’Armenia, che vuole uscire dall’isolamento economico- politico, che per la Turchia, che vuole attualizzare un progetto più ampio di  stabilizzazione della regione caucasica.

Ecco spiegato il gran da farsi della Clinton, che invita i deputati a votare contro la mozione e Obama che, dal canto suo, telefona al premier turco Abdullah Gul sollecitandolo ad accelerare le procedure di ratificazione degli accordi con l’Armenia. C’è da sottolineare che sono una ventina gli Stati in tutto il mondo a riconoscere in modo ufficiale il genocidio degli armeni, alcuni con vere e proprie leggi, come quella francese, che punisce con il carcere chi nega il genocidio.  Di contro, la Turchia punisce chi ne parla in pubblico. E che il negazionismo protratto dal governo di Ankara, di certo non allenta le tensioni né con l’Armenia e né con l’Ue, che sta discutendo proprio sulla sua candidatura. Fatto sta, che quando si parla di “crimini”, tutti se ne lavano le mani, e che in virtù della diplomazia, il sangue versato dagli innocenti lascia una macabra scia di silenzio nella storia.