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A partire da questo momento la Turchia deve
aspettarsi una politica ostile da parte di Israele, che attraverso la lobby
filo-israeliana negli Stati Uniti cercherà di guastare i rapporti fra Washington
e Ankara – scrive il noto opinionista turco Mehmet Ali Birand
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Ancora non sappiamo quali saranno gli effetti del
recente incidente diplomatico tra Israele e la Turchia, ma certamente li
avvertiremo presto. L’attacco alla Mavi Marmara non si limiterà a rovinare
completamente i rapporti turco-israeliani, ma cambierà anche gli equilibri della
regione e getterà le basi di una nuova era.
Per prima cosa, questi due paesi sono diventati
nemici.
La Turchia d’ora in poi considererà Israele come
un paese ostile, mentre era invece solita sopportare e coprire la sua ipocrisia.
Anche se il governo Netanyahu sarà rimpiazzato da un altro, fino a quando
continuerà l’assedio di Gaza la Turchia non perdonerà nessun governo israeliano.
Continuerà la politica del litigio.
Israele percepirà la Turchia come un nemico e
definirà la sua politica di conseguenza.
E’ bene essere preparati a questo.
Come possono Israele e la lobby ebraica colpire
più facilmente?
Le seguenti cose potrebbero accadere:
- D’ora in poi potrete leggere sulla stampa
internazionale che la Turchia ha voltato le spalle all’Occidente e ha iniziato a
interessarsi a questioni come l’Iran, Hamas e l’Islam. Ci saranno reportage e
convegni incentrati sui “delitti” commessi dal governo guidato dall’AKP, i quali
analizzeranno come il primo ministro Erdogan e il ministro degli esteri
Davutoğlu stanno cambiando il corso della Turchia. Per quanto cercheremo di
convincerli che questo è sbagliato, non ci riusciremo. Questa campagna sarà
promossa dalla lobby israeliana.
- Ci saranno seri ammonimenti sugli investimenti e
sulle relazioni finanziarie della Turchia, come delle “segnalazioni di
pericolo”. Anche se la lobby israeliana non dovesse avere completamente
successo, una simile atmosfera si diffonderà comunque.
- La Turchia può ora aspettarsi che la risoluzione
sul “genocidio” armeno passerà al Congresso americano, perché questo è il modo
più facile per gli israeliani per riuscire nel loro intento.
- Dobbiamo anche aspettarci che il governo
israeliano intensifichi le proprie attività legate alla questione del PKK. E’
difficile prevedere in che modo e in quale area ciò avverrà, ma la convinzione
generale è che il Mossad invierà input in molti campi.
- Un’altra efficace arma nelle mani di Israele è
il suo potere di influenzare Washington. La lobby ebraica ha i mezzi per
arrivare facilmente ai media e all’amministrazione degli Stati Uniti allo scopo
di diffondere sospetto e malessere nei rapporti tra i due paesi, esagerando
alcuni aspetti della politica di Ankara (come quelli legati alla questione
iraniana) che sono in contrasto con gli Stati Uniti.
Naturalmente si può continuare ulteriormente
questo elenco, ma queste sono le prime cose che vengono in mente.
Quali precauzioni dovrebbe prendere la Turchia?
Israele cercherà di colpire i punti più deboli
della Turchia attraverso la sua lobby ebraica, senza essere direttamente
coinvolta.
Cosa deve fare la Turchia in vista di questa
situazione?
Se non vogliamo andare incontro a un danno grave,
e continuare con la politica attuale, abbiamo bisogno di prestare attenzione ad
alcuni punti:
- Il punto più importante è che la Turchia
prosegua la politica attuale, senza esagerare. Ad esempio, non bisogna inviare
altri convogli e non bisogna intensificare le prese di posizione o la loro
durezza, promettere solo ciò che può essere realizzato, e fare in modo di
mantenere le reazioni e le manifestazioni entro certi limiti.
- Fino a quando la Turchia riuscirà a tenere il
governo Netanyahu sotto pressione affinché tolga l’assedio di Gaza senza
dichiarargli guerra direttamente, essa rafforzerà la propria posizione.
- Mantenere e rafforzare la propria economia può
essere la carta più importante nelle mani della Turchia. In questo modo Ankara
sarebbe in grado di resistere a possibili attacchi finanziari o legati agli
investimenti.
Mehmet Ali Birand è un noto analista e
commentatore turco; ha collaborato con tutti i maggiori quotidiani della stampa
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