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Turchia/ Domani Merkel ad Ankara, Erdogan nega
genocidio armeno
Berlino, 28 mar. (Ap) -
Alla vigilia del viaggio di Angela Merkel in Turchia, il premier turco Recep
Tayyip Erdogan ha nuovamente contestato la definizione di "genocidio" per il
massacro degli armeni avvenuto in Turchia alla fine della Prima guerra mondiale.
"Non si può parlare di genocidio", ha detto Erdogan in un'intervista al
settimanale Der Spiegel. Il cancelliere tedesco, che sarà lunedì ad Ankara poi
ad Istanbul, vuole affrontare con il governo turco il problema della diaspora
armena. Indirettamente, secondo l'articolo, il premier turco avrebbe anche
minacciato di espellere dalla Turchia gli armeni che sono entrati illegalmente
nel Paese: "Ci rivolgiamo alla diaspora armena e a quei paesi che la sostengono:
in Turchia vivono armeni che sono cittadini turchi, ma ve ne sono altri che sono
illegalmente nel nostro paese. Finora non abbiamo preso in considerazione le
espulsioni, ma se la diaspora dovesse fare ancora pressioni, potremmo essere
capaci di farlo". Un numero imprecisato di armeni sarebbe stato trucidato alla
fine dell'Impero ottomano dai turchi: secondo gli armeni circa un milione e
mezzo di uomini, una stima considerata del tutto esagerata da Ankara, che nega
il genocidio.
Turchia/ Arriva Merkel, due giorni di visita ad
alta tensione
Alla vigilia botta a risposta a distanza su Ue
e genocidio armeno
Istanbul, 28 mar. (Apcom-Nuova Europa) - Angela
Merkel arriva oggi in Turchia per una delicata visita di due giorni. Un viaggio
preceduto da un botta e risposta con il premier Tayyp Recep Erdogan su più
questioni, a ribadire le divergenze tra i due ed annunciare un confronto ad alta
tensione. La stampa turca mette le mani avanti da giorni: "Sarà una visita
difficile e potrebbe accadere che le dichiarazioni gettino un'ombra sulle
relazioni bilaterali", sostiene un editoriale di Millieyt.
I contrasti certo non mancano e la Merkel ha
ribadito nei giorni scorsi la propria convinzione che tra Turchia e Ue vada
costruito un "partenariato privilegiato" piuttosto che puntare all'adesione vera
e propria. "I negoziati per l'adesione continuano ovviamente con la Turchia, ma
si tratta di un processo ad esito aperto", ha sottolineato il cancelliere
tedesco in un'intervista al quotidiano Hurriyet. Erdogan, in un'intervista al
settimanale Der Spiegel ha ribadito la propria intransigenza sulla questione dei
massacri degli armeni durante la prima guerra mondiale: "non si può parlare di
genocidio", ha detto.
Dei 35 capitoli negoziali di cui l'acquis
comunitario richiede il rispetto per poter entrare nella casa europea, "la
Turchia potrà negoziarne 27 o 28" in modo da assicurarsi un partenariato
privilegiato con l'Ue, ha detto Merkel venerdì scorso. Suscitando una piccata
replica del ministero degli Esteri di Ankara: "Per la Turchia non esiste alcuna
opzione eccetto quella della piena adesione".
Oltre alla Germania, la Francia si oppone alla
prospettiva dell'adesione di un Paese di 71 milioni di abitanti, in grande
maggioranza musulmani. "La cancelliera ci tiene molto al fatto che l'Europa non
perda il suo carattere", ha argomentato una fonte vicina al governo tedesco in
vista della visita. La questione ha un 'fronte interno' tedesco - quello
dell'assimilazione di tre milioni di turchi che vivono in Germania - evocato
oggi con un altro 'no' della Merkel. La cancelliera si è infatti detta contraria
all'istituzione di licei turchi in Germania, respingendo la richiesta
espressamente formulata dal premier turco Recep Erdogan durante la sua visita a
Berlino.
Non serve a molto - ha spiegato il capo
dell'esecutivo tedesco in un'intervista alla Passauer Neue Presse - poiché
fondamentalmente i bambini e i giovani di origini turche devono frequentare
scuole tedesche". "Respingo l'idea che gli scolari turchi frequentino scuole
turche" in Germania, ha concluso Merkel. Erdogan si è anche lamentato del fatto
che la Germania praticamente non autorizza quasi mai la doppia nazionalità.
L’ESPRESSO
BLOG
Sono 4 anni
che Angie non si fa più vedere dalle parti del Bosforo. Fra oggi e domani la
cancelliera Merkel visiterà sia Ankara che Istanbul. Ma lui – Recep Tayyip
Erdogan – non é contento. Anzi, durante la sua di visita a Ghedaffi, il premier
turco ha fatto sapere quanto sia deluso di Angie: ”questo“, ha detto costernato
Erdogan, “non me lo sarei mai aspettato dalla Merkel“.
E cioé che la
Kanzlerin e Mutter di tutti i tedeschi rifiutasse la sua proposta di aprire in
Germania licei e ginnasi turchi. “Anche in Turchia abbiamo ginnasi tedeschi“,
aveva spiegato molto candidamente in un’intervista Erdogan: “perchè non ci
dovrebbero essere ginnasi turchi anche in Germania?“
Bello il giornale scelto dal premier turco per la
sua geniale proposta pedagogico-linguistica: il settimanale Die
Zeit,
diretto ad Amburgo dall’italo-tedesco Giovanni Di Lorenzo e pubblicato
dall’ex-cancelliere della Spd Helmut Schmidt; l’organo per definizione della
borghesia liberal d’Oltralpe, rotocalco di professori ed accademici di Germania.
Il luogo più
adatto, nella mente di Recep Erdogan, per diffondere in Germania l’idea
illuminante di licei turchi al 100 per 100, “e come un contributo“, ha spiegato
l’illuminato premier “all’integrazione“.
La risposta di
Angie non si é fatta attendere. Già prima d’affrontare l’odierno viaggio,
tramite il suo Video-blog, la Kanzlerin ha fatto sapere che quella di Erdogan
non é affatto una proposta seria per l’integrazione dei circa 1,7 milioni di
turchi in Germania. Semmai è il modo più veloce per la loro definitiva
segregazione. Chi vive qui – e molte famiglie turche sono alla terza generazione
nella Repubblica Federale – é anche tenuto ad integrarsi nella societá tedesca.
E, come Angie ha detto nel suo più
cristallino tedesco “sich
in dieses Land zu integrerieren, bedeutet natürlich die deutsche Sprache zu
erlernen“.
Tradotto nella
lingua di Dante significa che: “integrarsi in questo paese vuol naturalmente
dire apprendere la lingua tedesca“. Punto e capo. 1 a 0 per Angie.
Peccato che
non sia la prima volta che Erdogan insiste sulla spinosa questione della lingua
ed identitá nazionale. A Colonia nel febbraio del 2008 – sempre regnante Angie –
davanti a 16mila turchi il loro grande premier aveva apertamente consigliato di
non assimilarsi mai del tutto nella societá tedesca in cui loro vivono; e in
cui, già prima di Goethe, si ha l’abitudine di parlare in tedesco. Una lingua
che, a quanto pare, non conta per Erdogan. Per il quale anzi ogni assimilazione
in Germania – come urlò in quel comizio dell’11 febbraio a Colonia: “è un
crimine contro l’umanità!“ .
Le cose
cambiano invece quando si parla Turco. Quando sui banchi di scuola in Germania o
in Turchia è in gioco la SUA lingua: il turco, mica il tedesco, e tantomeno
quell’altra parlata dalle minoranze curde in Turchia. E’ solo allora che Recep
Tayp Erdogan sfodera tutto il suo sacro furore linguistico, e il più gretto
sciovinismo nazionalista (al suo cospetto, molto più aperto con i linguisti e
coi dialetti altrui fu persino un criminale patentato come Stalin: se non ci
credete rileggetevi il saggetto scritto dal giorgiano nel 1950 ed intitolato
“Marxismo e questioni linguistiche“).
Ad Erdogan
invece dei linguisti e dialetti altrui non interessa un granché. Ma nemmeno
della situazione culturale e concreta in cui si trova a vivere la comunità turca
in Germania (la più grande fra tutti gli 8 milioni di stranieri). A lui non pare
rilevante che il 70 per cento dei turchi in Germania (600mila dei quali hanno
giá scelto la cittadinanza tedesca) non abbiano finito le scuole dell’obbligo,
né abbiano alcun titolo di studio. Poco importante ai suoi preveggenti occhi di
premier che solo il 14 per cento dei turchi di Germania abbia il diploma
liceale. Insignificante che ancora nel 2007 alle universitá tedesche risultavano
iscritti appena 15 mila studenti di origine turca.
Se guardiamo
alla situazione nella capitale Berlino – ribattezzata non a caso l’Istanbul
sulla Sprea – ci accorgiamo al volo quanto sia, per così dire “strano’ il
rapporto che il premier turco ha con la propria lingua; e anni luce distante
dalla realtà culturale e sociale della maggioranza dei turchi in Germania. Una
realtá che incide pesantemente sui sistemi-welfare della Repubblica di Berlino,
e quindi (dati i milioni di disoccupati, l’indice demografico e 20 milioni di
pensionati) di assoluta priorità per chiunque governi sul cielo sopra Berlno.
Ebbene, a
Berlino – ove intere strade, quartieri e settori commerciali sono gestiti da
turchi – non solo si ha il record negativo all’interno della comunitá turca: il
75 per cento senza titoli di studio. Ma a Berlino appena il 3 per cento risulta
in possesso di una laurea. Col risultato immediato che, nella capitale dove
Angie lavora a tempo pieno come Kanzlerin, oltre il 42 per cento dei turchi è
senza lavoro. Ossia dipendente dalla flebo degli assegni sociali.
I “contributi” linguistico-pedagogici tanto cari
ad Erdogan sono quindi, più che vetuste ideologie, proposte ciniche. A Berlino
infatti , come a Colonia, ci sono già due ginnasi turchi. Ma sono privati,
costosi e aperti solo alle elite turche in Germania. D’altronde anche il famoso “Istanbul
Lisiesi“ a
cui Erdogan si riferisce nella sua arringa illuminista è privato, e frequentato
dalla stessa identica Elite della metropoli sul Bosforo: un istituto privato
fondato nel 1915, al tempo dell’Impero ottomano da tal Franz Schmidt.
Fa benissimo quindi Angie ad opporsi alle antiquate
idee pedagogiche di Erdogan: e non è lei la sola a Berlino e dintorni a pensarla
così. Anche i Verdi ritengono che i licei turchi á
la Erdogan,
“aumenterebbero la segregazione dei ragazzi e delle famiglie turche qui a
Berlino“, spiega Özcan Mutlu, rappresentante dei verdi della capitale. L’ “auto-ghettizazzione“,
già oggi più che evidente in molte strade e quartieri berlinesi ad impronta
turca, tenderebbe ad aumentare, non a dimunire verso una potenziale
integrazione.
Non sarà il
rapporto più o meno nazionalistico con la lingua e scuole turche l’unico bubbone
che scoppierá nelle prossime 48 ore fra Angie ed Erdogan. Più esplosiva ancora
si farà l’atmosfera quando Angie toccherà il rapporto dei turchi con le tragedie
del proprio passato: il tema-tabù del genocidio degli armeni, che investe anche
il rapporto che il governo odierno di Ankara ha con la comunitá degli armeni
(circa 100mila persone) che lavorano come illegali in Turchia.
Per il giovane Egemen Bagis, consigliere stretto di
Erdogan nonché ‘Ministro per la questione europea’ del suo governo – in realtá
il primo tabù non esiste affatto. Nel senso che durante i primi due anni della
Grande Guerra non si è verificato nessun genocidio. “Ma
una guerra civile nella Turchia di allora in cui sono morti due milioni di
turchi e di curdi“:
così almeno il 39enne Bagis ha spiegato in una intervista al settimanale Der
Spiegel (pag. 94/5 Nr 11 del 22 marzo scorso).
E’ poi una
semplice fandonia, ha aggiunto il giovane consigliere di Erdogan, che l’allora
ministro degli interni dell’Impero – Talat Pascha – abbia ammesso
all’ex-ambasciatore Usa in Turchia – tal Henry Morgenthau – che “il piano di
una eleminazione fisica“ degli armeni rientrava fra quelli degli strateghi
turchi. No, ribadisce il ministro Bagis, nella mente dei generali turchi non è
mai esistito un piano del genere contro gli armeni.
Tanto è vero
che ancora oggi è solo ed esclusivamente il governo di Erdogan “che vuole aprire
tutti gli archivi storici“, conclude soddisfatto il ministro per l’Europa Egemen
Bagis. Se non ci fossero gli armeni: tutta colpa loro, degli armeni ”dell’altra
parte“, spiega Bagis, ”che blocca tutti i nostri tentativi di superare il
passato“.
Nei confronti
della lingua nazionale e dei programmi sui banchi di scuola, così come rispetto
agli orrori del passato, il metodo adottato dalle parti del Bosforo è sempre lo
stesso. Sono sempre e solo gli altri ad aver torto marcio.
A commettere
il più recente e grave “crimine contro l’umanitá“ sarebbero pertanto i turchi
che dal 1961 vivono in Germania: se imparano il tedesco, tradiscono le loro
radici linguistiche e finiscono così per assimilarsi alle regole della societá
di Angie.
Anche per le
ben più profonde cicatrici del 20 secolo, la responsabilità diretta dei turchi
non c’é. Ed è sempre e tutta colpa degli altri se ancora oggi in Turchia sono
virulente quelle tragedie del passato. No, veramente non è solo colpa degli
armeni, ma – dice lo Sherpa di Erdogan – anche dei tedeschi. “Nel 1915 l’impero
ottomano“, ricorda Bagis nell’intervista citata, “era partner del Reich
tedesco: nulla di ció che accadde allora successe senza consultazioni coi
tedeschi“.
Si può
scomettere che grosso modo queste saranno le risposte che Erdogan dará nelle
prossime 48 ore alla Kanzlerin se questa si provasse a pizzicarlo sulle
questioni della lingua, cultura nazionale e genocidio degli armeni.
Angie potrebbe
allora ribattergli tirando fuori quel test che lo storico Heinrich-August
Winkler ci ha proposto una volta in un’intervista per ’saggiare’ l’idoneitá
della Turchia ad entrare a pieno titolo nella Ue (integrazione che Angie
notoriamente rifiuta).
E’ un semplice
test letterario quello proposto dallo storico berlinese ed ha a che fare col
romanzo ”I 40 giorni del Mussa Dagh“, pubblicato nel novembre del 1933 da Franz
Werfel (e nello stesso anno gettato dai nazisti nel rogo dei libri).
E, per
concludere la vista in Turchia di Angie col professor Winkler, fa così: “Quando
l’opera di Werfel sará letta in Turchia come “Il diario“ di Anna Frank nei
nostri banchi di scuola, allora la Turchia sará finalmente entrata nel nostro
orizzonte culturale“.Prima no. |