NOTA
CIRCA IL RESTAURO TURCO DELLA CHIESA ARMENA
DI
S. CROCE SULL’ISOLA DI AKHTAMAR
Il
Consiglio per la Comunità armena di Roma
non può che giudicare positivamente l’iniziativa del governo turco di
procedere ai restauri della chiesa
armena di Santa Croce, del X secolo, sull’isola di Akhtamar nel lago di Van,
ed ha seguito, quindi, con interesse la
cerimonia di riapertura del sito tenutasi lo scorso 29 marzo.
Un
gesto certamente apprezzabile che si spera foriero di altri concilianti
iniziative.
In
particolare viene giudicata positivamente
la circostanza che la Turchia stia cercando, seppur timidamente, di cominciare a
fare i conti con il proprio passato, riesaminando
le pagine della propria storia non più solo dal proprio nazionalistico
punto di vista.
Certo,
il cammino del dialogo è costellato di difficoltà: le autorità turche si sono
rifiutate, infatti, di aderire alla proposta del Patriarca armeno Mesrob II
di apporre una croce sulla sommità della chiesa che, allo stato, è
niente più che un museo e non hanno ancora dato seguito alla sua richiesta di
potervi celebrare, una volta
l’anno, la santa messa; la
delegazione culturale armena, invitata per la cerimonia di giovedì, non ha
potuto raggiungere Van attraverso il confine (distante un centinaio di
chilometri), ancora unilateralmente chiuso dalla Turchia che non lo ha voluto
riaprire neppure per questa eccezionale circostanza,
ma ha dovuto affrontare un viaggio di quindici ore via Istambul.
Tra
l’altro il nome originario Akhtamar, è stato modificato in Agtamar dai
Turchi.
Una
chiesa quindi, senza croce, senza campane, privata dalla sua identità armena
(mai menzionata) senza preti e senza fedeli.
Chi
ha avuto modo di partecipare alla cerimonia ha riferito quanto fosse
provocatorio il ritratto di Mustafa Kemal Ataturk e le enormi bandiere turche
che echeggiavano dappertutto.
Si
tratta di particolari che testimoniano quanto siano ancora forti le resistenze
all’interno della società turca e quanto sia
arduo il percorso che porta alla conciliazione.
Ma
è, nonostante tutto, opportuno ritenere che la Turchia stia cominciando ad
affrontare un processo di maturazione democratica che la porti, si augura a
medio termine, al riconoscimento del Genocidio del 1915 e al ristabilimento di
buoni rapporti politici e culturali con il popolo armeno e con le altre etnie di
minoranza presenti nel paese.
Il
Consiglio per la Comunità armena di Roma
confida che il restauro della chiesa di Akhtamar non rappresenti, un gesto
isolato dettato dalle solo pressioni internazionali o dall’opportunità di
riaprire gli ormai compromessi negoziati con Bruxelles ma scaturisca una
precisa e da troppo tempo auspicata, volontà di dialogo e di riconciliazione
basata sul rispetto e sui principi di verità e giustizia.
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