Venezia, da vent'anni un corso di lingua e cultura armena a Ca' Foscari (Migranews 15/03/2004)

Venezia, da vent’anni un corso di lingua e cultura armena a Ca’ Foscari. Intervista a P. Boghos Levon Zekiyan
di Michèle Jeangey

 

Da circa un ventennio Venezia ospita ogni anno un Corso intensivo di lingua e cultura armena, promosso dalla Cattedra di Lingua e letteratura armena della Facoltà di lingue e letterature straniere dell'Università Ca’ Foscari di Venezia ed organizzato dall'Associazione Padus –Araxes.
Il corso, diretto dal professor P. Boghos Levon Zekiyan, richiama studenti, di origine armena e non, di diverse età e provenienti da differenti Stati: tutti desiderosi di imparare o approfondire la lingua e cultura armena. Il successo dell’iniziativa testimonia la tendenza da parte delle nuove generazioni di immigrati a recuperare la lingua e la tradizione dei propri avi, sempre più percepita come un arricchimento, e conferma parallelamente il crescente interesse da parte di molti in occidente nei confronti degli usi e costumi delle altre culture e la conoscenza di un'altra lingua diventa un veicolo per meglio comprendere gli altri.

 

Prof. Zekiyan come è nata l'idea di organizzare in Italia un corso di lingua e cultura armena?

L'idea è nata nel luglio del 1980, durante la mia prima visita in America, in vista di un corso estivo che conduceva, da solo, il compianto prof. Vahè Oshagan, scrittore e poeta di rilievo nel panorama della letteratura armena moderna, alla Pennsylvania University di Philadelphia con una quarantina di giovani partecipanti da tutti gli Stati Uniti. Ho pensato che a Venezia, nell'ambito della Congregazione Mechitarista, ci fossero condizioni, possibilità e potenzialità maggiori per poter organizzare un simile corso. Tornato a Venezia, vidi che l'UGAB di Parigi aveva proposto ai Padri di San Lazzaro un'idea simile, un corso della durata più o meno di due settimane. Personalmente avrei preferito rinviare tutto all'anno successivo per una preparazione migliore. Ma la Direzione del Collegio Armeno Moorat-Raphael di Venezia, appartenente ai Padri, si era già impegnata per far qualcosa nel settembre di quell'anno. Così ci mettemmo al lavoro con il Prefetto agli Studi del Collegio, P. Harutiun Bezdikian, e facemmo in due un corso che suscitò entusiasmo nei 13 partecipanti parigini e soprattutto mi convinse dell'assoluta utilità, anzi della necessità di un simile corso a Venezia. Purtroppo, a differenza del Prefetto del Collegio, il Direttore del momento non era d'accordo, nonostante il parere positivo dello stesso Abate, il compianto P. Ananian. Nel 1982 fui designato io stesso alla direzione del Collegio.
Uno dei miei primi propositi fu allora di organizzare il corso, ma pensai subito che occorreva dargli una veste accademica, con una didattica, in particolare, di alto livello, che rispondesse alle esigenze di un moderno ed efficiente corso di lingua, inclusa la distinzione dei livelli linguistici, che poneva il non indifferente problema di un adeguato numero d'insegnanti coi relativi costi, non facili certo a reperire, in un momento soprattutto in cui il numero degli alunni del Collegio cominciava a calare per le note vicissitudini politiche del Medio Oriente. Mi buttai comunque sul progetto, direi a capofitto, e nel 1984 realizzammo il primo Corso organico di Lingua e cultura armena, distribuito su tre livelli, con un corpo docente di cinque persone, incluso me, al Collegio Moorat-Raphael di Venezia: parteciparono ben 42 persone. Fu un successo oltre tutte le attese, anche le più ottimistiche.
Mi decisi quindi a continuare ogni anno, pensando nel contempo ad una integrazione del Corso nelle strutture universitarie di Ca' Foscari dove era attivo dal 1976 un insegnamento di Lingua e letteratura armena che mi era affidato. Si tenga presente che in quegli anni eravamo ben lontani da quella flessibilità che ha oggi la struttura universitaria e che forse resterà (qualora flessibilità non diventi sinonimo di confusione) una delle poche cose positive che le infinite "riforme" e riordini, susseguitesi a velocità crescente con gli anni, hanno immesso in quella struttura. Devo comunque riconoscere, e con animo grato, che nonostante la poca flessibilità strutturale di quegli anni, il Corso fu sin dall'inizio non solo ben accolto, bensì anche incoraggiato e sostenuto.
Un contributo decisivo venne in questo senso dal Centro Linguistico Interdipartimentale, divenuto poi Interfacoltà, di Ca' Foscari e dall'ESU di Venezia. Altrimenti l'integrazione universitaria sarebbe rimasta solo un sogno o addirittura un'utopia. Così nel 1986 ebbe luogo il primo Corso a Ca' Foscari, distribuito su quattro livelli, con 36 partecipanti e con un corpo docente di 7 insegnanti altamente qualificati. Fu un altro successo oltre tutte le attese. Da allora il Corso è stato frequentato da più di 800 persone, provenienti da 34 paesi diversi, tra cui perfino delle persone che diverranno in seguito figure di spicco del sapere armenistico.

Chi sono i partecipanti al corso e da dove provengono?

I partecipanti, numerosi, come appena detto, hanno le provenienze più varie per professione, età, interessi: sono studenti, insegnanti, perfino docenti universitari, liberi professionisti, pastori d'anime, casalinghe, ecc. La persona più anziana è stata sinora di 83 anni, la più giovane, in via eccezionale di 13, giacché l'età minima requisita per la partecipazione sono i 18 anni compiuti. Come ho detto provengono dai paesi più diversi, dal Canada all'Australia, dall'Armenia al Libano e alla Norvegia.

Cosa spinge i figli della diaspora armena, ormai alla terza generazione, a studiare la lingua dei loro avi, a volte dimenticata dai loro stessi genitori?

Quando c'è o si riesce a trasmettere il principio di un’identità etnica viva che continua, anzi si sviluppa e si arricchisce attraverso le generazioni, poco importa, credo, che si sia alla terza o alla decima generazione. Non ignoro certo la difficoltà di preservare e di trasmettere, come realtà viva e non mummificata, un’identità etnica che si differenzia dalla cultura e lingua dominanti in strutture sociali così monolitiche dal punto di vista linguistico e culturale come è tendenzialmente la società occidentale. Ma non va dimenticato che la cultura armena possiede una tradizione d'identità etnoculturale che affonda le radici più che in secoli, in millenni. E’ difficile non leggere analogie con l'esperienza ebraica. Sta qui forse il segreto della sopravvivenza armena, almeno relativa, anche in contesti occidentali altamente assimilanti.

Quale importanza ha la conoscenza di una lingua nel mantenimento delle proprie origini e della propria identità?

Questa è una questione assai complessa e oggi molto dibattuta all'interno del mondo armeno. Senza entrare in sottili disquisizioni teoriche e ponderose argomentazioni storiche, dirò soltanto, senza dimostrazione di prove, la mia opinione in merito: quando la lingua cessa di funzionare in qualsiasi modo e a qualsiasi livello nella vita di una comunità, ciò significa, a mio parere, che la corrispettiva identità etnoculturale è almeno in agonia, se non già morta. Il funzionamento in qualsiasi modo e a qualsiasi livello può perfino esprimersi attraverso la trasmissione di entità o strutture semplicissime come un’espressione, una preghiera, un modo di saluto ecc. Per esempio nella famiglia di un poeta dell'Ottocento armeno l'unico ricordo di armenità sopravvissuta era la recita del Padre Nostro in armeno. Quando scompare dalla vita della comunità ogni segno, ogni simbolo della lingua degli avi, mi pare che il processo di estinzione sia in fase di compimento. Ciò non significa però che sia del tutto impossibile, anche in simile casi, un ritorno o una reviviscenza. La storia attesta anche questo.

 

Il corso intensivo della lingua e cultura armena quest'anno avrà luogo dal 4 al 20 Agosto.Per informazioni:daniela@padus-araxes.comFax: 0412414448 www.padus-araxes.com