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Venezia,
da vent’anni un corso di lingua e cultura armena a Ca’ Foscari. Intervista a
P. Boghos Levon Zekiyan
di Michèle Jeangey
Da
circa un ventennio Venezia ospita ogni anno un Corso intensivo di lingua e
cultura armena, promosso dalla Cattedra di Lingua e letteratura armena della
Facoltà di lingue e letterature straniere dell'Università Ca’ Foscari di
Venezia ed organizzato dall'Associazione Padus –Araxes.
Il corso, diretto dal professor P. Boghos Levon Zekiyan, richiama studenti, di
origine armena e non, di diverse età e provenienti da differenti Stati: tutti
desiderosi di imparare o approfondire la lingua e cultura armena. Il successo
dell’iniziativa testimonia la tendenza da parte delle nuove generazioni di
immigrati a recuperare la lingua e la tradizione dei propri avi, sempre più
percepita come un arricchimento, e conferma parallelamente il crescente
interesse da parte di molti in occidente nei confronti degli usi e costumi delle
altre culture e la conoscenza di un'altra lingua diventa un veicolo per meglio
comprendere gli altri.
Prof.
Zekiyan come è nata l'idea di organizzare in Italia un corso di lingua e
cultura armena?
L'idea è nata nel luglio del 1980, durante la mia prima visita in America, in
vista di un corso estivo che conduceva, da solo, il compianto prof. Vahè
Oshagan, scrittore e poeta di rilievo nel panorama della letteratura armena
moderna, alla Pennsylvania University di Philadelphia con una quarantina di
giovani partecipanti da tutti gli Stati Uniti. Ho pensato che a Venezia,
nell'ambito della Congregazione Mechitarista, ci fossero condizioni, possibilità
e potenzialità maggiori per poter organizzare un simile corso. Tornato a
Venezia, vidi che l'UGAB di Parigi aveva proposto ai Padri di San Lazzaro
un'idea simile, un corso della durata più o meno di due settimane.
Personalmente avrei preferito rinviare tutto all'anno successivo per una
preparazione migliore. Ma la Direzione del Collegio Armeno Moorat-Raphael di
Venezia, appartenente ai Padri, si era già impegnata per far qualcosa nel
settembre di quell'anno. Così ci mettemmo al lavoro con il Prefetto agli Studi
del Collegio, P. Harutiun Bezdikian, e facemmo in due un corso che suscitò
entusiasmo nei 13 partecipanti parigini e soprattutto mi convinse dell'assoluta
utilità, anzi della necessità di un simile corso a Venezia. Purtroppo, a
differenza del Prefetto del Collegio, il Direttore del momento non era
d'accordo, nonostante il parere positivo dello stesso Abate, il compianto P.
Ananian. Nel 1982 fui designato io stesso alla direzione del Collegio.
Uno dei miei primi propositi fu allora di organizzare il corso, ma pensai subito
che occorreva dargli una veste accademica, con una didattica, in particolare, di
alto livello, che rispondesse alle esigenze di un moderno ed efficiente corso di
lingua, inclusa la distinzione dei livelli linguistici, che poneva il non
indifferente problema di un adeguato numero d'insegnanti coi relativi costi, non
facili certo a reperire, in un momento soprattutto in cui il numero degli alunni
del Collegio cominciava a calare per le note vicissitudini politiche del Medio
Oriente. Mi buttai comunque sul progetto, direi a capofitto, e nel 1984
realizzammo il primo Corso organico di Lingua e cultura armena, distribuito su
tre livelli, con un corpo docente di cinque persone, incluso me, al Collegio
Moorat-Raphael di Venezia: parteciparono ben 42 persone. Fu un successo oltre
tutte le attese, anche le più ottimistiche.
Mi decisi quindi a continuare ogni anno, pensando nel contempo ad una
integrazione del Corso nelle strutture universitarie di Ca' Foscari dove era
attivo dal 1976 un insegnamento di Lingua e letteratura armena che mi era
affidato. Si tenga presente che in quegli anni eravamo ben lontani da quella
flessibilità che ha oggi la struttura universitaria e che forse resterà
(qualora flessibilità non diventi sinonimo di confusione) una delle poche cose
positive che le infinite "riforme" e riordini, susseguitesi a velocità
crescente con gli anni, hanno immesso in quella struttura. Devo comunque
riconoscere, e con animo grato, che nonostante la poca flessibilità strutturale
di quegli anni, il Corso fu sin dall'inizio non solo ben accolto, bensì anche
incoraggiato e sostenuto.
Un contributo decisivo venne in questo senso dal Centro Linguistico
Interdipartimentale, divenuto poi Interfacoltà, di Ca' Foscari e dall'ESU di
Venezia. Altrimenti l'integrazione universitaria sarebbe rimasta solo un sogno o
addirittura un'utopia. Così nel 1986 ebbe luogo il primo Corso a Ca' Foscari,
distribuito su quattro livelli, con 36 partecipanti e con un corpo docente di 7
insegnanti altamente qualificati. Fu un altro successo oltre tutte le attese. Da
allora il Corso è stato frequentato da più di 800 persone, provenienti da 34
paesi diversi, tra cui perfino delle persone che diverranno in seguito figure di
spicco del sapere armenistico.
Chi sono i partecipanti al corso e da dove provengono?
I partecipanti, numerosi, come appena detto, hanno le provenienze più varie per
professione, età, interessi: sono studenti, insegnanti, perfino docenti
universitari, liberi professionisti, pastori d'anime, casalinghe, ecc. La
persona più anziana è stata sinora di 83 anni, la più giovane, in via
eccezionale di 13, giacché l'età minima requisita per la partecipazione sono i
18 anni compiuti. Come ho detto provengono dai paesi più diversi, dal Canada
all'Australia, dall'Armenia al Libano e alla Norvegia.
Cosa spinge i figli della diaspora armena, ormai alla terza generazione, a
studiare la lingua dei loro avi, a volte dimenticata dai loro stessi genitori?
Quando c'è o si riesce a trasmettere il principio di un’identità etnica viva
che continua, anzi si sviluppa e si arricchisce attraverso le generazioni, poco
importa, credo, che si sia alla terza o alla decima generazione. Non ignoro
certo la difficoltà di preservare e di trasmettere, come realtà viva e non
mummificata, un’identità etnica che si differenzia dalla cultura e lingua
dominanti in strutture sociali così monolitiche dal punto di vista linguistico
e culturale come è tendenzialmente la società occidentale. Ma non va
dimenticato che la cultura armena possiede una tradizione d'identità
etnoculturale che affonda le radici più che in secoli, in millenni. E’
difficile non leggere analogie con l'esperienza ebraica. Sta qui forse il
segreto della sopravvivenza armena, almeno relativa, anche in contesti
occidentali altamente assimilanti.
Quale importanza ha la conoscenza di una lingua nel mantenimento delle
proprie origini e della propria identità?
Questa è una questione assai complessa e oggi molto dibattuta all'interno del
mondo armeno. Senza entrare in sottili disquisizioni teoriche e ponderose
argomentazioni storiche, dirò soltanto, senza dimostrazione di prove, la mia
opinione in merito: quando la lingua cessa di funzionare in qualsiasi modo e a
qualsiasi livello nella vita di una comunità, ciò significa, a mio parere, che
la corrispettiva identità etnoculturale è almeno in agonia, se non già morta.
Il funzionamento in qualsiasi modo e a qualsiasi livello può perfino esprimersi
attraverso la trasmissione di entità o strutture semplicissime come
un’espressione, una preghiera, un modo di saluto ecc. Per esempio nella
famiglia di un poeta dell'Ottocento armeno l'unico ricordo di armenità
sopravvissuta era la recita del Padre Nostro in armeno. Quando scompare dalla
vita della comunità ogni segno, ogni simbolo della lingua degli avi, mi pare
che il processo di estinzione sia in fase di compimento. Ciò non significa però
che sia del tutto impossibile, anche in simile casi, un ritorno o una
reviviscenza. La storia attesta anche questo.
Il
corso intensivo della lingua e cultura armena quest'anno avrà luogo dal 4 al 20
Agosto.Per informazioni:daniela@padus-araxes.comFax:
0412414448 www.padus-araxes.com
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