|
A.el
G. sono le sigle del nome della persona che dall’originale arabo ha tradotto
questo libricino in francese. Non sappiamo chi sia e a quale nome corrispondano
queste sigle. Ma ci conforta il fatto che, come dichiara egli stesso, abbia
mantenuto senza retorica e senza drammatizzare, il linguaggio semplice
che l’Autore ha usato nel registrare quello che ha sentito di prima
mano e di cui, qualche volta, è stato testimone. Le brevi descrizioni sembrano,
e forse sono effettivamente, annotazioni
di memorie in un taccuino. L’Autore, grazie alla sua posizione di alto
funzionario - è stato Kaimakam - e
alle conoscenze o relazioni
che ne potevano derivare, ha
avuto occasioni di venire a contatto, e esserne il confidente, con persone che
in vario modo erano coinvolte in quei fatti
tragici, o erano testimoni oculari, o erano a conoscenza degli ordini diramati
dal Governo o, ancora, semplicemente, erano stati organizzatori o esecutori
materiali dei fatti criminali.
Sul
genocidio degli Armeni sono stati scritti migliaia di libri e di articoli di
giornale in tutto il mondo e in tutte le lingue. Ma sono pochi i libri che
portano le testimonianze dirette e cosi asciutte e essenziali, quasi sempre
crudeli, come le annotazioni fatte da quest’Autore.
Hanno un grande valore documentativo
perché sono state scritte mentre
le deportazioni erano in corso e
sono state pubblicate mentre ancora la guerra continuava. Le annotazioni e le
riflessioni dell’Autore non sono state contaminate da interventi o da calcoli
politici e non hanno subito nessuna revisione. Il libro non è opera di uno
scrittore o di uno storico, contiene le annotazioni giornaliere (penso ad un
memorandum) di uno che conviveva
con dei fatti terribili, e nella impossibilità
di modificare gli eventi e
nell’angoscia che le responsabilità cadessero sulla religione
musulmana di cui era un fervente credente, lascia alla storia un documento
terribile ma vero e inconfutabile.
La
lettura del libro non è certamente quella di una storia piacevole. Anzi il
contrario. Ma è una lettura di fatti realmente accaduti che i libri normali di
storia non trasmettono nelle scuole alle generazioni e il tempo che passa ci
porta sempre più lontano dall’epoca
dei fatti e facilita la rimozione della memoria. Ritengo pertanto importante
tradurre e rendere possibile la diffusione di questo libro perchè il
negazionismo è stato assunto dalla
politica estera della Turchia attuale, erede del Governo Ottomano, ideatore ed
esecutore del primo genocidio del ventesimo secolo. I governanti della Turchia
non hanno avuto tutt’ora la forza civile di venire a patti con il passato
della loro storia come ha fatto la Germania. Auguriamo che il tempo porti questa
forza.
Vasken
Pambakian
|