Orrida pulizia Etnica!!!!! 28.11.06

Pubblichiamo il testo dell’intervento del giornalista e saggista Carlo Panella apparso sul suo sito  ; e la risposta  che il Consiglio per la Comunità armena di Roma ha ritenuto dover immediatamente dare ad affermazioni allineate al peggiore negazionismo turco.


 

Orrida pulizia etnica, non ''genocidio'' armeno

 

In occasione della visita di Benedetto XVI° in Turchia, è bene ritornare su un tema forte della polemica di questi mesi tra Francia e Turchia stessa: quella legge che condanna a anni di prigione chiunque neghi il genocidio armeno. Il punto sulla vicenda è però che non vi è stato alcun genocidio degli armeni. Questa tesi –che fa tanto scandalo da meritare la galera in Francia- è assolutamente lecita , tanto che è sostenuta –tra gli altri- da uno studioso di fama mondiale, insospettabile di qualsiasi parzialità verso i turchi come Bernard Lewis. Il più noto islamista vivente, però, due anni fa è stato condannato da un tribunale francese alla pena simbolica di un euro (se passasse le legge presentata dai socialisti francesi la multa salirebbe a ben 450.000 euro) per averla sostenuta e dimostrata in libri e conferenze. Lo scandalo della legge votata giorni fa, in prima lettura, dal parlamento francese non sta dunque solo nella indegna sua motivazione elettorale (il voto di 500.000 francesi di origine armena, tra i quali moltissimi opinion maker e la chiamata alle armi contro l’ingresso della Turchia nell’Ue), né nella concezi0one statolatria di una storia imposta a suon di tribunali e di reclusione. Lo scandalo è più profondo e infido, riguarda proprio il merito storico della questione e si gioca tutto sulla differenza tra genocidio, massacro e pulizia etnica.
La Turchia di oggi infatti è allineata alla evidenza storica condivisa da tutti e ammette il massacro di centinaia di migliaia di armeni (sostiene che sono “solo” 350.000, contro il milione e mezzo contestato), ma si arrocca dietro la tesi storicamente forte, molto forte, di una motivazione di quella strage legata alla dinamica della guerra e rifiuta non l’eccidio, ma la sua definizione. Non genocidio, ma massacro. Una differenza abissale dietro cui si gioca l’onore di un popolo (non di un regime, perché nulla lega al regime al potere nel 1914 la Turchia contemporanea, che risorse, grazie a Kemal Ataturk, proprio dalla sua ingloriosa fine).
Avere commesso un genocidio macchia infatti la storia di un popolo, anche se il regime che l’ha commesso è stato abbattuto da un altro che infine è sfociato nella democrazia.
La Turchia di oggi rifiuta dunque non il massacro, ma la sua definizione: genocidio. Rifiuta il peso della vergogna storica di questa colpa. E ha molte ragioni dalla sua.
Su questo punto si fa molta confusione e con ragioni non limpide, perché genocidio, inevitabilmente, si confonde con Shoà e molti inflessibili proclamatori del genocidio armeno sono ben lieti di dimostrare, per questa strada contorta, che in fondo gli ebrei hanno subito la stessa sorte di decine di altri popoli, annullando così la portata apocalittica della “soluzione finale” e Ahmadinejad si frega le mani.
Sei milioni di ebrei furono sterminati solo e unicamente perché ebrei, perché “razza inferiore”. Un genocidio motivato da una orribile ideologia razzista di origine darwiniana.
350.000 o un milione e mezzo di armeni, invece, ripetiamo, invece, furono massacrati dai “Giovani Turchi” su ordine di Talaat e Enver pascià, non perché armeni, perché “razza inferiore” o perché cristiani, ma perché lottavano –del tutto legittimamente peraltro- per la vittoria della Russia cristiana che stava combattendo nella prima guerra mondiale contro l’Impero Turco. Molte prove suffragano questa tesi, non ultimo il fatto che proprio gli armeni di Istanbul, alcune decine di migliaia, non furono uccisi, non furono perseguitati, furono catturati e uccisi 2.500 armeni della città che costituivano la leadership della comunità e che indubbiamente parteggiavano per il “nemico russo” (a Berlino e in Germania, invece, non rimase un solo ebreo vivo, uno). Centinaia di migliaia di armeni delle province ottomane occidentali non furono toccati. Furono deportati e morirono 1.500.000 –o 350.000- armeni che abitavano a ridosso del fronte con la Russia e che parteggiavano –ripetiamo, del tutto legittimamente- per il nemico della Turchia. La tesi forte della Turchia di oggi è dunque che quella fu una colossale “pulizia etnica”, le cui motivazioni non stavano nella volontà “a priori” di sterminare il popolo armeno, ma nel disegno – efferato- di impedire che quel popolo agisse come formidabile “quinta colonna” a vantaggio dell’esercito zarista.
Non quindi un “genocidio”, non l’uccisione di “armeni perché armeni”, ma un massacro dalle motivazioni identiche a quello dei ceceni, dei tedeschi, degli inguscezi e di tanti altri popoli massacrati in trasferimenti forzati ordinati da Stalin durante la seconda guerra mondiale. Due milioni furono i civili tedeschi sterminati dall’Armata Rossa tra il 1945 e il 1946, mentre Isaac Deutscher inveiva contro “le madri tedesche che rimpiangeranno di avere partorito”. Anche i sovietici, i russi, si macchiarono della colpa di genocidio? Se questa accusa vale per i turchi nei confronti degli armeni, non vi è alcuna ragione storica, politica o morale perché non valga nei confronti dei sovietici che massacrarono milioni di tedeschi altrettanto inncocenti.
Di più: Enver e Talaat pascià ordinarono l’esodo degli armeni, ma il massacro, materialmente, fu compiuto essenzialmente da bande di curdi e non vi è affatto certezza storica documentale che quei predatori obbedissero a ordini o a una esplicita “intelligenza” con Istanbul.
Tanto basta per capire che oggi vi è solo necessità di un lavoro storico serio, di una “operazione verità” che non indulga in condanne strumentali. Se la Francia , se l’Europa avessero il senso della storia, se non si perdessero in politiche di piccolo cabotaggio elettorale che le portano ora a negare che le sue radici storiche si fondano nel cristianesimo, ora a sbandierare il “genocidio” dei cristiani armeni per vincere competizioni presidenziali, si farebbero carico di una mediazione tra la Repubblica di Armenia e Repubblica di Turchia affidata a un serio lavoro di ricostruzione storica.
Sa di follia la posizione di chi, come il parlamento francese, depreca la “guerra di civiltà”, intralcia ogni e qualunque politica a fronte dell’islamismo marciante, tace a fronte delle minacce di morte a Robert Baedeker e poi scatena l’elettorato, a ridosso delle urne, all’insegna del prodiano “mamma li turchi”.
La tragedia armena merita altro rispetto.

 


 

egregio dottor Panella,

 

abbiamo avuto letto il suo intervento del 26 dal titolo “ Orrenda pulizia etnica, non genocidio armeno” sui cui contenuti ci permettiamo di dissentire completamente.

 

Non entriamo nel merito dell’opportunità della legge francese che punisce il negazionismo del Genocidio armeno; anche se, rileviamo, analoga disposizioni – riguardanti l’Olocausto ebraico -  sono presenti nella legislazione di molti stati  e non suscitano, ovviamente, alcuna indignazione.

 

La  Sua ricostruzione delle vicende storiche che portarono al Genocidio appoggia  - e senza neppure essere sfiorata dall’ombra del dubbio, se non nella generica condanna finale – le più odiose tesi turche che, dopo aver inizialmente negato persino l’esistenza degli armeni stessi,  oggi sposano la improbabile  teoria della “guerra civile”.

Le sarebbe bastato documentarsi sulle numerose pubblicazioni, anche italiane, che affrontano l’argomento o semplicemente  visitare l’Armenia (non l’attuale Repubblica Armena, ma l’Armenia storica dove vivevano oltre due milioni di armeni fisicamente eliminati dalla loro patria) nella quale non riuscirà più a trovare neppure una traccia della millenaria presenza  di questo nobile popolo.

Non è questa la sede – ne lo vogliamo – per addentrarci in una disquisizione storica sui rapporti tra armeni, turchi e russi, comunque ben diversi dal semplicistico e generico quadro da Lei fornito.

 

Contestiamo con fermezza   la Sua asserzione secondo la quale il governo ottomano dell’epoca non volle sterminare la razza armena in quanto tale (parla da sola la documentazione disponibile) e le Sue cifre circa  “le centinaia di migliaia di armeni” (?!) delle provincie occidentali che non sarebbero stati toccati dai massacri.

Quanto a quelli residenti a Costantinopoli devono la vita  solo alla presenza delle legazioni straniere e dei giornalisti europei ; non per niente Talaat, nei suoi messaggi cifrati, aveva dato precise indicazioni affinché le deportazioni e le uccisioni avvenissero lontano da sguardi “indiscreti”.

 

Troviamo irriguardose, per la memoria degli ebrei e degli armeni,  le Sue comparazioni con la Shoah ; valga solo la pena ricordare la celebre frase di Hitler che spronando i suoi luogotenenti alla soluzione finale domandò se vi fosse ancora qualcuno che si ricordava del Genocidio armeno.

 

Il Suo intervento, privo di fondamenti storici, semplicemente allineato alle posizioni turche, offende la memoria di un popolo; offende le giovani generazioni turche che cercano a fatica di uscire dalla costrizione di una verità  storica ufficiale di stato;  offende chi da anni si batte perché ipocrisia ed interessi non prevalgano sulla forza dei valori.

Offende tutti noi armeni ed italiani.

 

Ogni volta che riconosciamo un genocidio, questo riconoscimento diviene un impedimento a che la stessa cosa si ripeta nella storia !

Non a caso, proprio lo scorso 23 novembre, il Com une di Roma ha scoperto una targa dedicata alla memoria delle  vittime del Genocidio del 1915.

 

Il “ Grande Male”  lo chiamano gli armeni: come fa male  al nostro animo  leggere certe affermazioni, provenienti oltretutto da uno stimato e conosciuto commentatore.

 

Distinti saluti

 

Consiglio per la Comunità Armena di Roma.