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LEVICO
- Un bel Liquidambar ricorderà nel centro termale Giorgio Perlasca, che nell´inverno
1944 a Budapest riuscì a salvare migliaia di ebrei dai campi nazisti. La pianta
è già messa a dimora nel giardino della memoria che domenica mattina sarà
inaugurato nello spazio verde antistante l´ex ospedale cittadino di via Marconi.
Perlasca, eroe silenzioso, aveva un legame particolare con Levico, dove amava
trascorrere le ferie estive con la moglie Nerina. Ci rimaneva per alcune
settimane, ospite dell´albergo Nazionale, in pieno centro. Per 45 anni tacque
la sua storia, non dicendo ad alcuno quanto aveva fatto nella capitale spagnola.
Lo raccontò a l´Adige in una stanza appartata dell´albergo un pomeriggio d´estate,
sul finire degli anni ´80. Dopo la pubblicazione, la vicenda venne diffusa dai
media italiani e la sua storia fece il giro del mondo. Diventò anche un film.
Perlasca è morto nel 1992, ma la moglie assai probabilmente sarà domenica nel
giardino dedicato al marito.
Perlasca raccontò al riparo da orecchi indiscreti, con parole secche. Quasi gli
dispiaceva. «Ritengo di aver fatto solo il mio dovere», disse in premessa, e
ripetè concludendo. E quale dovere! Era a Budapest al lavoro per un´azienda
italiana importatrice di carne, la Saib. L´8 settembre era nella capitale
ungherese e siccome non aderì alla repubblica fascista di Salò, venne
incarcerato. La sua vita divenne precaria quando i nazisti ungheresi presero il
potere nell´ottobre 1944. Per evitare la morte si rifugiò nell´ambasciata di
Spagna, perché, come ex combattente nella guerra civile spagnola, aveva in
tasca un particolare lasciapassare firmato dal generale Francisco Franco, il
caudillo. Gli si garantiva aiuto in caso di pericolo, gli bastava rivolgersi ad
un´ambasciata spagnola. Lo fece, a Budapest, ed ottenne un regolare passaporto
intestato ad Jorge Perlasca. Da allora, assieme all´ambasciatore spagnolo Sans
Briz iniziò a proteggere gli ebrei. Il racconto in quella saletta fu lungo.
Rivelò i mille rischi della sua opera. Giorgio Perlasca, dopo 45 anni, si stava
lentamente liberando. Riuscì a salvare 5.200 ebrei, osando fino all´inverosimile,
requisendo palazzi con la copertura spagnola, trasferendovi intere famiglie di
ebrei e sottraendoli, talvolta con l´anticipo di poche ore, ai treni della
morte.
Quando fu chiaro a tutti il suo eroismo, il mondo iniziò ad accorgersi di lui.
Venne invitato un po´ ovunque, in Europa e negli Stati Uniti. Lo stato di
Israele gli dedicò un ulivo nel viale dei Giusti a Gerusalemme con una
cerimonia solenne, alla presenza del capo di stato e del governo. La sua storia
fu raccontata mille volte, ma come la disse in quel pomeriggio d´estate a
Levico non s´è più sentita. Il tono era modesto, ricavando i ricordi ancora
netti e taglienti come schegge. L´ascoltava anche la moglie, che sapeva.
Perlasca fu un eroe vero, un giusto.
«Fu un vero salvatore», lo ricorda così Pietro Kuciukian, l´armeno alla
guida, assieme a Gabriele Nissim, del comitato per «La foresta dei giusti», un´associazione
nata a Milano nel 2000 che lavora per far ricordare il genocidio del popolo
armeno e non solo. Il comitato sarà rappresentato domenica alla cerimonia da
Vartuhi Pambankian. «La nostra associazione si occupa di tutti i genocidi,
creiamo giardini della memoria, in Italia e nel mondo, in modo da ricordare chi
ha aiutato. C´è in programma un´iniziativa anche in Russia, a Mosca o a san
Pietroburgo per le persone sterminate nei gulag sovietici».
Chi è un giusto, Kuciukian? «Chi salva una persona, chi fa il lavoro della
memoria ed è un testimone attivo, chi ha agito ed ha dato notizia al mondo di
quanto s´è voluto nascondere». Kuciukian è appena tornato dall´Armenia,
dove il 24 aprile si ricorda lo sterminio del suo popolo ad opera dei Turchi. Al
giardino della memoria levicense, sarà presente anche la comunità ebraica di
Merano.
M. A.
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