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Dopo mesi di
trattative il patto
storico tra la Turchia e l’Armenia è all’empasse e
rischia di collassare sotto il peso delle accuse che i due vicini si stanno
muovendo reciprocamente.
Secondo gli
analisti il processo di pace – che dipende in parte anche da Washington e Mosca
– potrebbe saltare a causa dell’ostruzionismo mostrato da parte dei due governi,
che si accusano a vicenda di voler bloccare i tentativi di riconciliazione
attraverso la modifica di parte dei trattati.
Dopo mesi di
mediazioni da parte della Svizzera, Ankara e Yerevan hanno firmato a ottobre due
protocolli che sanciscono la riapertura dei confini comuni e la ripresa dei
rapporti diplomatici.
E’ stato un passo decisivo verso la fine di decenni di ostilità che si
trascinano dalla fine della Prima Guerra mondiale.
I protocolli
sono in attesa di venire ratificati dai rispettivi Parlamenti, ma dopo cinque
mesi la Turchia e l’Armenia ancora cercano di ritardarne la firma.
Il processo di
pace ha subito un rallentamento significativo a gennaio. La Corte Costituzionale
armena aveva riconosciuto la legalità dei protocolli, ma aveva sostenuto anche
che questi non possono contraddire la posizione ufficiale di Yerevan, secondo la
quale le uccisioni di massa degli armeni tra il 1915 e 1917 sono da considerarsi genocidio,
una definizione fermamante rifiutata da Ankara.
La Turchia ha
immediatamente accusato il Paese di tentare di riscrivere i protocolli ponendo
nuove condizioni, mentre il presidente armeno, Serzh
Sargsyan,
ha avvertito Ankara che le sue esitazioni verranno lette come una minaccia alla
conclusione di qualunque tipo di accordo.
In un
messaggio inviato a Sargsyan giovedì, il presidente turco Abdullah
Gul ha
riaffermato la volontà del suo governo di lavorare insieme verso la
riconciliazione a patto di mantenere “obblighi ed obiettivi comuni e condivisi”.
Ankara teme
che la sentenza della Corte armena, rilasciata a gennaio, possa in qualche modo
minare le fondamenta dei protocolli impedendo alla Commissione di studio
indipendente di analizzare incondizionatamente gli avvenimenti successivi alla
prima guerra mondiale, in quanto il risultato sarebbe già stato “suggerito”.
Inoltre, il riferimento della Corte all “Armenia occidentale” preoccupa il
governo turco che teme si possa trattare di qualche rivendicazione sulla
“Turchia orientale”.
Yerevan da
parte sua accusa Ankara di aver posto delle pre-condizioni ai protocolli
collegando la normalizzazione dei loro rapporti con i progressi nella soluzione
del conflitto tra l’Armenia e l’Azerbaijan, relativa alla disputa territoriale
in Nagorno-Karabakh.
Ma questo collegamento è ritenuto inaccettabile da Sargsyan.
Gul ha però precisato
che il governo non si aspetta una completa soluzione del conflitto, ma l’inizio
del ritiro delle truppe armene da alcune posizioni in Nagorno-Karabakh. La
disputa territoriale tra Armenia ed Azerbaijan risale ai primi anni ’90, quando
Yerevan ha occupato l’enclave
contesa iniziando
una guerra che ha provocato circa 30 mila morti.
Samr Al Aflak |