Rientra in Usa l'ambasciatore turco richiamato dopo le dichiarazioni sul genocidio armeno . 01/02 e 03 aprile 2010

APCOM 01.04.2010

 

Turchia-Usa/ A giorni ritorno a Washington di ambasciatore turco

Dopo richiamo in patria come protesta contro voto su 'genocidio'

 

Ankara, 1 apr. (Apcom-Nuova Europa) - L'ambasciatore della Turchia negli Stati Uniti dovrebbe presto tornare a Washington, dopo il richiamo in patria lo scorso 4 marzo in reazione al voto della Commissione esteri della Camera americana che ha riconosciuto come "genocidio" i massacri di armeni durante la Prima guerra mondiale. Lo ha dichiarato un diplomatico turco, rivelando dietro garanzia di anonimato che "una decisione a favore del suo ritorno in linea di principio è stata presa".

L'ambasciatore Namik Tan dovrebbe rientrare a Washington prima del 12 aprile, data in cui "molto probabilmente" il premier turco Recep Tayip Erdogan sarà negli Stati Uniti per partecipare al summit internazionale sulla sicurezza nucleare.


 

Peace Reporter 01.04.2010

 

Turchia, rientrerà in Usa l'ambasciatore turco richiamato dopo le dichiarazioni sul genocidio armeno

 

Secondo quanto riporta lo stesso funzionario, il rientro avverrà prima del 12 aprile

Tornerà a Washington l'ambasciatore turco che lo scorso 4 marzo era stato richiamato in patria dopo il voto di una Commissione della Camera dei Rappresentanti statunitense che aveva definito "un genocidio" il massacro degli armeni avvenuto tra il 1915 e il 1917. Secondo alcune dichiarazioni rilasciate all'Ansa dallo stesso Namik Tan, questo il nome del diplomatico, il funzionario dovrebbe rientrare negli Usa prima del prossimo 12 aprile, giorno in cui il primo ministro turco Tayyp Erdogan si recherà nel Paese per partecipare a un incontro internazionale sulla sicurezza nucleare. Stesso trattamento sarà riservato all'ambasciatore turco in Svezia, anch'egli richiamato in patria l'11 marzo scorso, dopo che il parlamento svedese aveva approvato una mozione simile a quella statunitense

 


 

Ankara, 2 apr. (Apcom-Nuova Europa) - Crisi ricucita tra Usa e Turchia, almeno per ora. Il premier turco Recep Tayyip Erdogan ha infatti annunciato il rientro dell'ambasciatore Namik Tan a Washington la settimana prossima. Ovvero un mese dopo il richiamo in patria come in segno di protesta al voto della Commissione esteri della Camera Usa che ha riconosciuto il 'genocidio armeno'. E pochi giorni prima del summit sulla sicurezza nucleare in calendario a Washington il 12 e 13 aprile, a cui Erdogan ha deciso di partecipare.

"Lo rimanderò negli Stati uniti la prossima settimana", ha detto Erdogan alla stampa, evocando "sviluppi positivi" nelle relazioni tra i due Paesi dopo lo strappo sul riconoscimento come genocidio lo stermino di armeni durante la prima guerra mondiale. La pace rischia però di rivelarsi solo una tregua. Il premier di Ankara ha infatti auspicato che questi "sviluppi positivi proseguano anche in aprile", sottintendendo il 24 di aprile, il giorno delle commemorazioni armene dei massacri del 1915-1917. L'anno scorso il presidente americano Barack Obama, nell'inviare un messaggio in occasione della ricorrenza, aveva evitato di pronunciare il termine "genocidio". L'omissione aveva fatto infuriare la diaspora armena, anche perchè Obama, da candidato alla presidenza, si era impegnato a riconoscere il genocidio degli armeni.

A minacciare altra tempesta nei rapporti turco-americani c'è poi il passaggio in plenaria della risoluzione approvata dalla Commissione esteri della Camera. Solo pochi giorni fa, il ministro degli Esteri turco Ahmet Davutoglu ha comunicato alla collega Hillary Clinton che lo stop della risoluzione prima di arrivare in seduta plenaria sarebbe "di enorme importanza per eliminare l'impatto negativo" della mozione.

Gli armeni chiedono il riconoscimento come "genocidio" dei massacri e delle deportazioni che, tra il 1915 e il 1919, hanno fatto oltre um milione di morti in seno alla comunità armena. La Turchia, erede dell'Impero ottomano, ammette che ci furono "al massimo" tra 300.000 e 500.000 morti, ma che non si trattò di un piano deliberato, quindi non si può parlare di genocidio e tantomeno riconoscerlo a livello ufficiale, come fatto sino ad ora da Francia, Canada e Parlamento europeo.

 


 

Genocidio Armeno: ritorna ambasciatore turco in USA - Quinews 03.04.2010

 

Ankara. Il primo ministro turco Recep Tayyip Erdogan ha annunciato il ritorno dell’ambasciatore negli Stati Uniti, richiamato il 4 marzo, dopo la votazione da parte della commissione affari esteri della Camera dei Rappresentanti statunitense di una risoluzione che invita il Presidente Obama a caratterizzare con precisione l’annientamento sistematico e deliberato di 1.500.000 armeni nel 1915-17, in “genocidio”.
Il ritorno del diplomatico turco, Namik Tan, precederà il viaggio di Erdogan che dovrebbe partecipare al vertice internazionale sulla sicurezza nucleare il 12 e il 13 aprile nella capitale degli Stati Uniti. che ha parlato di” sviluppi positivi “nelle relazioni bilaterali indeboliti dalla risoluzione della U. S. Congresso.
La verifica sarà il 24 aprile, Giornata della Memoria dei massacri armeni del 1915-1917 quando il presidente degli Stati Uniti avrà la possibilità di pubblicare il messaggio finora evitato con il termine “genocidio”, già lo scorso anno, il presidente Barack Obama aveva provocato l’ira della diaspora armena evitando il riferimento al “genocidio” nel messaggio annuale, quando Obama era un candidato per la presidenza, aveva detto di riconoscere la realtà del genocidio, se eletto.
Nell’incontro di domenica scorsa, tra il ministro degli esteri turco Ahmet Davutoglu ed Hillary Clinton, era stato chiesto di bloccare la risoluzione, prima di un possibile voto in Aula, come un atto di “grande importanza per eliminare l’impatto negativo” che aveva avuto questo testo sulle relazioni bilaterali e Clinton aveva dichiarato: “Noi non crediamo che il Congresso nel suo insieme possa o dovrebbe accettare questa risoluzione “.
Gli armeni chiamano “genocidio” i massacri e le deportazioni tra il 1915 e il 1917 con più di un milione e mezzo di morti nella loro comunità.
La Turchia ammette che negli anni caotici dell’Impero Ottomano morirono tra le 300.000 e le 500.000 persone, ma non come vittime di una campagna di sterminio.
La caratterizzazione di questi eventi in genocidio è stato riconosciuto dalla Francia, dal Canada e dal Parlamento europeo.