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Ci è stato segnalato un
articolo fazioso apparso sull'ultimo numero di Qui Touring che Vi riportiamo di
seguito insieme alla nostra mail indirizzata alla redazione della rivista.
>> l'articolo di Qui Touring dal titotolo "Da
perderci la testa"
spettabile
redazione,
l’articolo
di Stefano Brambilla (“Da perderci la testa”) pubblicato sull’ultimo numero di
codesta rivista è ammantato di idilliache, suggestive impressioni.
Ma, nello
sforzo di descrivere poeticamente l’Anatolia sud orientale l’autore fotografa
uno status quo e si arrischia in pericolose evoluzioni storiche.
Qui
Touring non è una rivista che tratta di storia, ma di viaggi e turismo. E
tuttavia, proprio per questo, crediamo che i suoi lettori abbiano diritto a
leggere articoli che, ove non vogliono essere mere segnalazioni turistiche,
abbiano la sostanza e la capacità di affrontare compiutamente i fatti.
Tutta
l’Anatolia, ed in particolare quella parte, fu teatro dal 1915 di spaventose
persecuzioni a danno degli armeni e dei cristiani che lì vivevano da millenni e
prima ancora dell’arrivo degli ottomani.
Mardin, in
particolare, fu uno snodo di deportazioni verso il deserto siriano. La città,
così come tutte le città anatoliche, venne svuotata dei suoi abitanti cristiani,
le chiese, i monasteri le scuole armene furono abbattute.
Quando
l’autore afferma che “oggi i cristiani non ci sono quasi più” dovrebbe forse
domandarsi il motivo che, peraltro, ad un bravo giornalista dovrebbe essere già
noto. Quando scrive che “la storia è passata di qui, c’è stata a lungo e forse
tornerà” (senza fare alcuna menzione al genocidio armeno che si abbatté anche su
questa regione con l’eliminazione di decine di migliaia di armeni che
costituivano maggioranza o forte minoranza in quelle città) Brambilla ha trovato
un poetico effetto per chiudere l’articolo ma ha reso un pessimo servizio ai
propri lettori.
Per lui
resta oggi solo la suggestiva sfumatura dei colori dei campi ocra e giallastri o
della pietra delle costruzioni: manca però il rosso, quello del sangue di
migliaia di armeni spazzati via dalla loro terra. In effetti anche la
rappresentanza del governo turco in italia omette di menzionare nei suoi siti
turistici gli armeni come popolo autoctono di quella zona. Una sorta di
negazionismo con l’intento di cancellare la storia e non farla tornare mai più.
Ma questo forse, è solo uno scomodo dettaglio…
Distinti saluti.
www.comunitaarmena.it
La
redazione |