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Pubblichiamo
di seguito la lettera che il Consiglio per la comunità armena di Roma ha
voluto indirizzare alla redazione del giornale in risposta all'articolo di Guido
Rampoldi apparso su "La Repubblica" del 18.02.09.
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Leggi
l'articolo
Egr.
Direttore,
Abbiamo
letto con certo stupore e un pizzico di sgomento la recensione al libro di Antonia
Arslan “La Strada di Smirne” del Dr. Guido Rampoldi apparsa su La Repubblica
di oggi.
Lo
stupore riguarda alcuni passaggi ed affermazioni del giornalista che riguardano
la oramai acclarata verità storica del genocidio armeno perpetrato nel 1915 a
danno della minoranza armena da parte dell’allora governo turco. Argomento
trattato nel romanzo della Arslan.
Il
Dr Rampoldi invece di limitarsi ad una recensione letteraria dell’opera si
cimenta in una ricostruzione storica personale delle vicende avvenute nel 1915
facendo riferimento al già noto e discusso libro di
Guenter Lewy. Storico, che per sua stessa ammissione, dice di non conoscere né
la lingua armena né quella turca e che fa una analisi della vicenda,
alquanto controversa, sposando appieno le tesi negazioniste del Governo
di Ankara.
Il
Dr Rampoldi tralascia (volutamente?) quella montagna di storiografia occidentale
ed i numerosi storici come Marcello Flores (italiano) o Taner Akcam (turco),
giusto per citarne alcuni, che
hanno invece affermato che il genocidio degli armeni è una verità storica
incontestabile.
Rampoldi
vuol farci credere che l'annientamento e lo sradicamento di
un milione e mezzo di armeni è dovuto solo alla circostanza che “l'avanzata
dei russi e degli indipendentisti in Anatolia occidentale aveva costretto
all'esodo
decine di migliaia di contadini turchi, che riparati in Anatolia orientale
pensarono di vendicare i lutti e di recuperare le proprietà perse rifacendosi
sugli armeni.”?
Oppure
è rimasto l’unico ad affermare che “ad
appiccare il fuoco (di Smirne) sarebbero stati imprevidenti greci, per
impedire che i magazzini abbandonati dall'esercito ellenico in fuga cadessero
nelle mani delle truppe di Ataturk”... quando questa tesi è stata ampiamente
smentita dagli stessi studiosi e giornalisti turchi in articoli ed opinioni che
hanno riempito, nemmeno un anno fa, pagine di giornali?
Non
è la prima volta che ci vediamo costretti a manifestare la nostra ferma
contrarietà a certe affermazioni del Suo giornale. Affermazioni che feriscono
la memoria dei sopravvissuti e sminuiscono l’opera di tanti eccellenti storici
anche turchi.
Proprio
adesso che in Turchia dove l’opinione pubblica si sta svegliando da
un letargo durato fin troppo e dove un gruppo di intellettuali ha lanciato una
campagna di scuse verso i fratelli armeni “per
gli avvenimenti del 1915” crea certo stupore e sgomento leggere sulle pagine
di un quotidiano italiano frasi come: “E qui forse la memoria tramandata dai
sopravvissuti non sembra corrispondere esattamente
alla verità storica.” Oppure “Indiscutibile l’aggressione alla minoranza
armena ma non fu una “soluzione finale”.
Sempre
più spesso la storia del genocidio degli armeni si trasferisce sulle pagine
dei giornali regalandoci, ahinoi, talvolta una verità faziosa e distorta.
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