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La Turchia ha annunciato di voler rimandare, a
data da definirsi, la 29esima Conferenza annuale per le relazioni Usa-Turchia,
che si sarebbe dovuta svolgere dall’11 al 14 aprile.
La decisione è stata presa per protestare contro la risoluzione sul genocidio
degli armeni approvata dalla Commissione per le relazioni estere del Congresso
americano con 23 voti a favore e 22 contrari. Il primo ministro turco Recep
Tayyp Erdogan (nella foto) ha poi deciso di cancellare la sua visita negli Stati
Uniti prevista per l’13 e il 14 aprile, e ha richiamato temporaneamente anche
l’ambasciatore turco a Washington, Namik Tan. L’Agenzia di stampa turca
“Anatolia” ha rivelato che la conferenza è organizzata ogni anno, ad aprile, dal
Turkish-American Business Council (TAIK) e dall’American-Turkish Council (ATC).
La decisione è stata presa congiuntamente dalle due organizzazioni che hanno
espresso il loro rammarico per il rinvio della conferenza a data da definirsi.
Ad intervenire su tutta la vicenda è stato il presidente della Turkish American
Business Association (TABA), Uğur Terzioğlu che ha dichiarato: “Riguardo alla
politica del nostro governo e indipendentemente dal fatto se il presidente Usa
Barack Obama sia solito usare il termine ‘genocidio’, sosteniamo il rinvio del
meeting dell’American-Turkish Council (ATC)”. “Ci auguriamo - ha proseguito - di
veder scomparire le nuvole nere sulla politica. Vorremmo che le relazioni
commerciali fra i due Paesi, così come gli investimenti, si sviluppino
ulteriormente”. Unica voce contro quella dell’Associazione degli industriali e
degli uomini d’affari turchi (TÜSIAD) che ha dichiarato di non voler rinviare il
meeting previsto negli Stati Uniti. Tuttavia le relazioni fra Ankara e
Washington vivono una fase molto critica. Il contrasto si riflette non solo a
livello internazionale ma anche in seno al Paese, nella battaglia che vede
contrapposti laici e religiosi. In Turchia, infatti, anche ieri è proseguita la
lotta fra islamisti e kemalisti senza esclusioni di colpi. In seno al Parlamento
di Ankara dove l’opposizione fa quadrato contro i progetti di riforma
costituzionale preannunciati dal partito di governo Akp guidato da Erdogan, il
primo ministro turco ha rivelato che intende presentare un pacchetto con 26
modifiche della Costituzione. Le più importanti e controverse riguardano il
potere dell’Assemblea nazionale sulla chiusura dei partiti politici, la
creazione di tribunali civili per processare gli alti ufficiali dell’esercito,
anche quelli del golpe del 1980, l’abrogazione dell’art. 10 che vieta alle donne
di indossare il velo nelle università, la ristrutturazione della Corte
costituzionale e del sistema giudiziario. Un pacchetto di riforme che acutizza
lo scontro con i militari kemalisti e sposta l’asse turco verso il mondo
islamico del Medio e Vicino Oriente, mettendo in crisi la pluridecennale
alleanza con Washington e Tel Aviv. |