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1.
Monsignor Ignazio Maloyan, un armeno di Mardin.
L'anima
di un luogo non sempre viene decifrata,anche se il viaggiatore e' attento e
curioso. Quando accade che un giorno si disveli,accade che quel medesimo luogo
si trasfiguri.Cosi' mi e' accaduto a Mardin
,' una piccola citta' dell' Anatolia, prossima al confine siriano, di una strana
bellezza.
Costruita
sulle pendici di
un'altura,che d'un tratto si dispiega nel deserto,era sito strategico nell'antichita'
quando nei pressi passava il confine fra i due grandi imperi,bizantino e
persiano.
La
visitai la prima volta cinque anni fa,con un piccolo gruppo ed una guida
turca.Attraversammo i suoi edifici stipati sul colle,per proseguire per i
monasteri siriaci di Der Zafran e
Mar Gabriel,e poi raggiungere Urfa.Poco o nulla ci dissero del passato recente
di quei luoghi e dei suoi abitanti.Poco tempo dopo conobbi alcuni armeni,anzi
iniziai una profonda amicizia con loro.
Cosi'cominciai ad ascoltare,leggere,studiare,e scoprii un popolo dalla cultura e
dalla fede profonda e tenace,vissuto in un'ampia regione che comprendeva anche
l'Anatolia sino a meno di un secolo fa. Un giorno mi giunse fra le mani un
libretto e la fotografia di un uomo,un vescovo armeno-cattolico sconosciuto.
Era
la storia piena di
sangue e di luce che si celava fra le pietre delle
case di Mardin. Fu un volto,uno sguardo dolce e fiero,a condurmi idealmente in
quella citta'gia' vista. Tutto cambio' per me, e cosi' volli impegnarmi a
conoscere qualcosa della sua vita. Si trattava di un piccolo frammento di una
storia oggi sempre piu' nota,del martirio di un popolo. Nel mese di giugno del
2005 Ritornando a Mardin, proposi ai compagni di viaggio quella storia,che posso
riassumere cosi':
Dal
Vangelo secondo Matteo 10,26--27 Nulla
vi e' di segreto che non debba essere svelato
e
di nascosto che non debba essere conosciuto. Cio' che vi dico nelle tenebre,
proclamatelo nella luce; cio' che udite
nell'orecchio,annunciatelo
sui tetti."
Choukrallah
Maloyan,figlio di Melkon e Faride' detta Therese, nasce a Mardin ,probabilmente
il 19 Aprile 1869.
Il
giorno seguente,secondo la tradizione armena, ricevette Battesimo e
Confermazione dal Parroco Padre Gabriele.La maggioranza degli abitanti del
centro di Mardin erano armeni cattolici,intellettuali o prevalentemente occupati
nell'artigianato , nei commerci,nell'agricoltura.
Vivevano
in citta' inoltre siri ortodossi e siro-cattolici, caldei e qualche protestante.
La
comunita' cattolica di rito latino si caratterizzava per una importante presenza
dei Cappuccini (dal 1685) e delle Suore francescane. Egli era il quarto di otto
figli, la famiglia era di
condizioni modeste. Nel 1896 fu ordinato sacerdote nel convento di Nostra
Signora di Bzommar, presso Beirut e scelse il nome di Ignazio in memoria del
Vescovo e Martire Ignazio di Antiochia. Si dedico' a studi letterari e
linguistici. Inizio' la sua missione in Egitto,ad Alessandria e al Cairo come
Vicario Patriarcale, fu quindi segretario del Patriarca di Costantinopoli negli
anni 1904 e 1905 .Nel settembre del
1910 Monsignor Maloyan fu richiamato a Mardin per affiancare l'anziano vescovo
Gulian, gia' sacerdote nella citta' per
trentacinque anni.
Nella
sua predicazione egli approfondisce
specialmente i temi della spiritualita' del Sacro Cuore di Gesu', del Mistero
Eucaristico,della devozione alla Madre di Dio. Dall'ottobre 1914 l'Impero
Ottomano era in guerra e il Jihad era stato proclamato.
Passione
e morte di Ignazio Maloyan e dei suoi.
1
Maggio 1915
Dopo
la perquisizione infruttuosa,da parte dell'esercito, della chiesa alla ricerca
di armi , Monsignor Maloyan riunisce il clero della diocesi, informa la sua
comunità dell'accaduto e rende noto il suo testamento
spirituale.
Si tratta di una esortazione
ferma e semplice : " Vi
esorto
prima di tutto a fortificare la vostra fede sulla roccia di Pietro e a
rafforzare la vostra speranza nella Santa Croce.. Da dove proviene il desiderio
di vedere il nostro sangue di peccatori mescolato al sangue di uomini giusti e
puri? Che i disegni dell'Altissimo si attuino in noi ,qualunque sia il modo,
anche la deportazione o il martirio. Il mio auspicio piu' grande e' di vedere il
mio gregge seguire il mio esempio e restare docili agli ordini della Sede
Apostolica. Vi affido a Dio, amati figli, e vi chiedo di pregarLo affinche' mi
dia la forza e il coraggio di vivere questa vita nella Sua grazia e nel Suo
amore fino all'effusione del sangue."
Nell'eventualita'
della sua deportazione e della sua morte ,Mons.Maloyan affida
l'amministrazione della diocesi al sacerdote Hovannes Poturian e a due
coadiutori,e, nel caso della deportazione di costoro, all'amico siro-cattolico
Mons. Tappouni,
3
Giugno 1915, Solennita' del Corpus Domini
Mentre
giungono in citta' le prime notizie sulla deportazione degli Armeni da
Dijarbekir nella direzione di Mossul Monsignor Maloyan celebra la Santa Messa.
Dopo
il termine della processione Mardin viene
circondata dall’esercito a cavallo e dalle milizie.il banditore pubblico
annunzia che e’ fatto divieto ai cittadini uscire dalle abitazioni,pena Ia
morte. I gendarmi percorrono il quartiere armeno e
arrestano i notabili ( seguiranno, a distanza di poco tempo, altri tre gruppi di
deportati,di cui il secondo composto da donne,bambini,anziani.) Mons. Maloyan
riceve la notifica del suo arresto insieme a sei sacerdoti della diocesi , fra
cui il suo segretario, P. Boghos Saniour, mechitarista..
Il
Vescovo viene accusato di detenzione di armi.
Condotto presso la sede della polizia, Mons. Maloyan viene interrogato
dal Capo della Polizia con 27 membri della sua comunita'.
Esistono
diverse testimonianze sull'accaduto con varianti di poca
importanza che riassumerei cosi':
Memdouh Bey
chiede al Vescovo di
consegnare
le armi e lo accusa di appartenere ad un gruppo rivoluzionario . Il Vescovo nega
di detenere armi, afferma la sua estraneita' ai
partiti rivoluzionari e dichiara la sua fedelta' alla Porta Ottomana. Uno
dei funzionari presenti chiede al Vescovo di
recitare la professione di fede all'Islam.
Mons. Maloyan si rifiuta. Gli viene allora ordinato di togliere le scarpe e gli
vengono battute le piante dei piedi a colpi di bastone.
Il procedimento,detto fallaha', impediva
eventuali tentativi di fuga ai
prigionieri.
Ancora
seguendo un antico uso gli vengono strappate le unghie
dei piedi.
Nel
frattempo viene perquisita la Chiesa dei Cappuccini armeni, sede della
Fratenita' del Terz'ordine nominata di
San Francesco. I poliziotti mal intendono
che si trattasse di una
associazione francese. Padre Leonard Baabdathi ( di cui e' in corso la causa di
canonizzazione)
e tutti i membri della Confraternita vengono interrogati , torturati,
tutti moriranno martiri .
I
testimoni di questi eventi raccontano che P. Leonard benedisse quelli che lo
torturavano.
Com'era
d'uso,viene offerto un riscatto alle autorita' per liberare i prigionieri, ma
senza successo. Giovedi' 10 Giugno
1915 all'una di notte, il
primo corteo dei deportati , circa quaranta prigionieri, scortati dalle truppe
regolari (gli zapt'ies) e dai miliziani, (reclutati fra i Curdi e supportati dai
Circassi), attraversa le strade della citta' di Mardin.
La
luna e' alta in cielo. I
prigionieri sono legati a due a due o in
gruppi
di quattro fra di loro con grosse funi ,incatenati ai polsi ,alcuni al collo.
Padre Leonard e due terziari francescani aprono
la processione e Mons. Maloyan e sei sacerdoti armeni la chiudono. Quando
la colonna dei prigionieri si allontana la Chiesa siro cattolica dedicata alla
Madre di Dio si riempie di gente , donne in lacrime e fedeli che pregano. La
maggioranza dei deportati vengono condotti,in piccoli gruppi, a sei ore circa di
marcia da Mardin.
I
sopravvissuti furono condotti nei
pressi del villaggio curdo di Cheikan. La',in un zona quasi desertica, rocciosa , viene
domandato ai prigionieri di confessare i loro crimini (possesso di armi e
tradimento)e ,ottenuto un secondo rifiuto, gli viene letto
il decreto imperiale di condanna a morte per tradimento.
Infine
nuovamente viene domandato ai condannati se vogliono convertirsi all' Islam e
aver salva la vita
Venerdi'
11 giugno 1915, Solennita' del
Sacro Cuore di Gesu'
Ai
condannati a morte viene concessa un' ora per
prepararsi alla morte. Monsignor
Maloyan chiede il permesso di parlare ai suoi. Dopo aver pregato il Signore di
donargli la forza e la perseveranza di sopportare il martirio egli diede loro
l'assoluzione .
Quindi
consacro' del pane che i deportati
avevano con loro, lo spezzo' e lo distribui' ai sacerdoti e ai laici presenti.
Molti testimoni raccontano che una nube luminosa avvolse
il Vescovo e gli altri prigionieri durante
la celebrazione dell'Eucaristia , per pochi istanti i soldati e i
miliziani udirono solo le parole di quegli uomini avvolti da una sorta di nebbia
sfolgorante.
Quando
essa scomparve i
volti dei prigionieri erano radiosi.. Allora ,poco dopo, il Capo della
Polizia, Memdouh Bey , ordino' che un primo gruppo, di circa 100 persone fosse
condotto nelle grotte di Cheikan, un secondo gruppo a circa un'ora di strada nel
luogo detto Kalaa de Zerzewan, altri infine a circa quattro ore da Dyarbakir , in una valle profonda .
In
tutto ,nel primo massacro dei cristiani di Mardin , furono uccise circa 415
persone. Monsignor Maloyan fu condotto da
solo e a cavallo a Kara-keupru, a tre ore da Dyarbakir.
Fu ucciso, a 46 anni con un colpo alla nuca.
Il
referto medico legale redatto a Dyarbakir riporta
come causa del decesso arresto
cardio-circolatorio. Gli ultimi giornidella vita di Ignazio Maloyan, dei dodici
sacerdoti uccisi con lui e di quel gruppo di deportati sono iniziati con la
celebrazione del Corpus Domini per le vie del quartiere cristiano di Mardin
e si sono conclusi,dopo una lunga marcia e la celebrazione
dell'Eucaristia, con l'offerta del
loro corpo e del loro sangue a gloria di Colui che continuamente si distribuisce
senza consumarsi".
Dopo
poche ore dal termine di questo racconto siamo giunti a Mardin: è una piccola
città di indubbio fascino costruita sulle alture che degradano improvvisamente
nel deserto che si apre dinnanzi. Dobbiamo cercare la chiesa di saint Joseph,
che verrà aperta appositamente per noi. Solo una volta la mesevi si celebra la
Santa Messa, lì dove esercitò il suo ministero Monsignor Maloyan e si radunava
in assemblea la sua comunità.
Domando
informazioni ad un giovane chiaro di capelli. Parlando noto
al collo una piccola croce.Mi risponde,in inglese,che e' cristiano della
chiesa siriaca.Percorriamo insieme un vicolo in salita e oltrepassata la porta
socchiusa che si apriva nel mura di cinta, entriamo in un piccolo giardino. In
un istante le memorie ascoltate, i libri , la fotografia di quell'uomo diventano
vita vissuta e scintilla di un'eternità visibile e presente. Il gruppo viene accolto dalla famiglia che custodisce il luogo: sono felici e
un pò sorpresi che tanta gente proveniente dall'Ita e anche dal resto del Medio
oriente, dalla Russia e STati Uniti siano giunti sino a lì. Sull'altare la
statua di S.Giuseppe, e accanto una fotografia di Monsignor Maloyan, che potevo
riconoscere. Accendo una candela e poi molti ripetono quel semplice gesto per
illuminare il suo sguardo dolce e forte. Dopo poco inizia la Santa Messa in rito
armeno, celebrata da tre padri e un diacono, dedicata ai martiri di quella
terra. Molti ricordano, piangono i loro parenti e rivivono nella celebrazione ciò
che è rimasto di tante memoria di vita e di morte in quei luoghi. Non si può
descrivere pienamente ciò che accadde quel pomeriggio a Mardin, intreccio di
passione, discesa agli inferi, resurrezione. Neppure posso dimenticare quei
volti accanto a me, dei loro
sguardi riuniti nella celebrazione eucaristica, visibile comunità di uomini e
donne custodita in quella più vasta e invisibili dei martiri armeni e di uno di
loro, Ignazio Maloyan
Dalla
preghiera di S.S. Giovanni Paolo II al memoriale del
Tzitzernakaberd,
Yerevan
" O Giudice dei
vivi e dei morti, abbi pieta'
di noi .
Ascolta, o Signore, il
lamento che si leva da questo luogo
Guarda al popolo di questa terra che e' passato attraverso la grande
tribolazione
e non e'mai venuto meno alla fedelta' verso di Te
Rinnovando la speranza nella Tua promessa, attendiamo il compimento della
redenzione
conquistata sulla Croce.
O Giudice dei vivi e dei morti , abbi pieta' di noi
"
N.B. La rivista Eteria dei Padri Cappuccini ha diffusione in Turchia,ove i
Cappuccini risiedono, e in tutto l’Oriente cristiano.
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