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Giovedì
11 dicembre 2003, a Milano sul Montestella, Viale dei
Giusti, alle ore 12.00 sarà inaugurata una lapide e
piantato un albero in onore di Andrej Sacharov alla
presenza della moglie Elena Bonner
(di origine armena). Saranno presenti le massime autorità
cittadine.
La moglie dell’accademico Andrej Sacharov, Elena Bonner, aveva scritto nel
1990 la prefazione al libro di Samuel Chahmouradian, La tragedie de Soumgait, un
pogrom d’Armeniens en Union Sovietique, una raccolta di testimonianze dei
sopravvissuti ai massacri degli
armeni del 27, 28, 29 febbraio 1988: “Meglio sarebbe che la prefazione la
scrivesse quella donna azera che ha salvato una famiglia armena e che ha poi
dichiarato: - ‘Mio figlio vede quelle cose, domani farà le stesse cose -.
E’ una messa in guardia per tutti noi in questo mondo. Se non arriviamo a far
si che ogni stato sia al servizio degli uomini e non gli uomini al servizio
dello stato, grandi e piccoli non importa, i nostri figli e i nostri nipoti si
trasformeranno in una folla di bestie feroci. Come a Soumgait“.
Perchè la figura di Andrej Sacharov,
premio Nobel per la pace, è oggi così importante, universalmente riconosciuta ?
Sacharov è stato il fisico che ha messo a punto la bomba a idrogeno
nell’URSS, dieci volte più potente di quella americana. Quando Krusciov gli
ha ordinato di provarla facendola deflagrare nell’atmosfera, Sacharov ha
cercato di dissuaderlo, poi ha obbedito e, segretamente depotenziandola
assumendosene la responsabilità, ha evitato una catastrofe dalle dimensioni
apocalittiche. Se usata con tutta la sua potenza la Tzar Bomba avrebbe innalzato
la radioattività della terra del 30% con conseguenze per l’umanità intera.
Dopo di allora Sacharov, assieme alla moglie Elena si è dedicato alla difesa
dei diritti umani. Se oggi noi siamo qui lo dobbiamo anche a lui, Andrej
Sacharov, perseguitato dal regime sovietico.
Nel 1989, all’indomani del terremoto (un
terzo del territorio devastato, 500.000 fra morti, feriti, senzatetto, scampati
dai pogrom antiarmeni in Azerbaigian) mi trovavo in Armenia in qualità di
medico e interprete al seguito della Protezione Civile Italiana. Gorbaciov e la
moglie Raissa se ne erano appena andati offesi, mal visti dagli armeni che al
loro arrivo li avevano accolti al grido: “Karabagh libero!” Gli armeni
riponevano allora le loro speranze in Andrei Sacharov e in sua moglie Elena
Bonner. Nel centro di Yerevan, in una piazza poco distante da Piazza Lenin
(attualmente Piazza dell’Indipendenza) gli armeni avevano divelto un monumento
sovietico. Nello spazio vuoto lasciato dal monumento, gli armeni, in una
incessante processione, continuavano a deporre fiori, fotografie, lettere,
petizioni. Avvicinatomi al centro della piazza ho potuto constatare che le foto
e gli scritti riguardavano Sacharov e sua moglie Elena. Nel 2002, al centro
della piazza, rinominata Piazza Sacharov, è stata posta una statua del grande
umanista, protettore delle minoranze, difensore degli armeni del Karabagh.
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