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di Franco Fayenz
Oggi, a 56 anni, il pianista Harutiun Papazjan (è
questo il nome esatto per l'anagrafe) è ritornato nella nativa Yerevan, la
capitale dell'Armenia, dopo un lungo e poco fortunato soggiorno negli Stati
Uniti, dove abitava in una casa del New Jersey dalla quale si ammirava l'intero
profilo di Manhattan. Il suo itinerario artistico è travagliato e significativo.
A 26 anni, già noto a livello internazionale per aver conseguito premi
prestigiosi, Papazian si presentò al X Concorso pianistico Chopin di Varsavia
(ottobre 1980) piazzandosi senza problemi fra i sei finalisti. I critici che lo
avevano seguito e che avevano ascoltato le sue prove del Concerto n.2 per
pianoforte e orchestra di Frédéric Chopin da lui scelto per il concerto
conclusivo, non ebbero dubbi: il Concorso l'avrebbe vinto lui con largo
distacco. La sua interpretazione era di struggente poesia e conseguiva vertici
straordinari specie negli otto minuti del Larghetto: avrebbe potuto fare invidia
ad Alfred Cortot e ad Arthur Rubinstein. Qualcuno prese l'iniziativa di
intervistarlo subito, ma il dialogo finì dopo pochi minuti. Il contenuto,
pressappoco, fu il seguente: «Maestro, domani lei vincerà il Decimo Concorso.
Che progetti ha?». «No, domani io sarò secondo o terzo. Durante le prove
eliminatorie ho avuto l'influenza, ho suonato piuttosto male e qui il punteggio
segue regole matematiche». Si capiva che non diceva la verità, ma nessuno ebbe
il coraggio di replicare. Papazian fu classificato terzo. Vinse il vietnamita
Thai Son Dang, «piccolo non soltanto di statura in confronto a Papazian», si
commentò, e fu seconda Tatiana Szebanova, fischiata dal pubblico perché veniva
dall'Unione Sovietica. Papazian tenne vari concerti in Europa, Italia compresa,
ammettendo che non aveva vinto in quanto armeno, poi emigrò negli Stati Uniti.
Qui ebbe alcune affermazioni trionfali, specie quella contenuta in questo Dvd
che viene rilanciato «per il trentennale del X Concorso Chopin». Ma per Papazian
non finirono gli ostacoli da parte di certi establishment organizzativi. Adesso
è ritornato in patria, persuaso di aver buttato via più di un quarto di secolo.
Naturalmente continua a lavorare e ha molti programmi nuovi. A New York fu
applaudito alla Carnegie Hall e alla Avery Fisher Hall dove fece proposte
impegnative e coerenti (le Polacche e le Ballate di Chopin, la Sonata in Si
minore di Ferenc Liszt e pagine scelte di Wolfgang Amadeus Mozart, documentate
in tre cd dal vivo ormai introvabili). Ma l'impresa più temeraria furono le due
ore di musica del 28 marzo 1995 alla Carnegie Hall, nelle quali Papazian osò
affrontare l'interpretazione integrale dei 24 Studi e dei 24 Preludi di Chopin
che si possono riascoltare e rivedere nel Dvd finalmente ristampato. La ripresa,
fatta con tre telecamere che utilizzano con perizia i diademi di luce della
celebre sala, è bellissima e mette in evidenza anche le doti di attore – sobrie,
ma sapienti ed efficaci – del protagonista. Quando Papazian attacca le prime
note dello Studio n.l, sa che potrà rifiatare soltanto dopo averli suonati
tutti, prima di cimentarsi con i Preludi di poco più brevi. Nel teatro
stracolmo, scrissero i giornalisti, «c'è quasi un clima di tifo calcistico».
All'indomani degli applausi da arena e delle standing ovation, il giudizio più
azzeccato fu «a monster pianista». |