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La memoria è un giorno o una vita; sta in una
legge dello stato o scolpita dentro il nostro cuore? Giova veramente alla
memoria comandarla con una legge dello stato?
E ancora: la memoria ci insegna a non ripetere gli
errori e gli orrori del passato, o ci insegna soltanto a sapere che quegli
errori e quegli orrori si ripeteranno?
Ciascuno risponde secondo le sue convinzioni, le
sue esperienze, le sue speranze.
Ma se è vero che il passato dice cose che
riguardano il futuro, come afferma lo scrittore uruguaiano Edoardo Galeano, chi
è senza memoria è come cieco. La memoria è un dovere, un imperativo categorico.
Dobbiamo, come sostiene Moni Ovadia, dare al
significato di Olocausto (Shoah), un significato più universale; la Shoah è un
crimine non soltanto contro gli ebrei, ma contro l'umanità intera; la sua
memoria è affidata a tutti gli uomini. Come è affidata a tutti gli uomini la
memoria di tutti i genocidi e i crimini contro l'umanità: degli armeni, degli
ebrei, degli zingari, degli omosessuali, degli undici milioni di morti di ogni
nazione che morirono nei lager nazisti, dei cambogiani, dei ruandesi, degli
indios d'America (il più grande genocidio della storia, secondo Todorov).
La memoria si deve universalizzare, non si deve
nazionalizzare, perché il nazionalismo corrompe anche la memoria e ne fa un uso
politico (come succede purtroppo in Israele in cui i governi strumentalizzano
l'olocausto per mettere a tacere ogni critica nei confronti della politica di
occupazione e confisca dei Territori palestinesi). Essa è dovere universale.
E valore universale hanno le parole di Primo Levi
che fanno da epigrafe al suo libro Se questo è un uomo. Levi dice: «considerate
se questo è un uomo, se questa è una donna»; non si riferisce soltanto
all'ebreo, ma ad ogni uomo, ad ogni donna. E il suo terribile ammonimento finale
si rivolge a tutti.
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Shemà
[Ascolta]
Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case,
Voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo,
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per mezzo pane
Che muore per un sì o per un no.
Considerate se questa è una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza più forza
di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d'inverno.
Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi:
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri nati torcano il viso da voi.
(Primo Levi, 10 gennaio 1946)
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