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Terra
di Siran è lei stessa.
Donna
forte capace di mettere nuove radici altrove. Lontano dalla casa dei suoi avi.
Manuela
Avakian, giovane scrittrice tarantina di origini armene, cerca con la
protagonista del suo romanzo d’esordio di ricostruire appartenenze.
La
storia di Siran, madre di Silvia e moglie infelice di Carlo, che ora vive a
Otranto, parte da molto più lontano.
Da
quell’Armenia vagheggiata, mai vista che scorre nelle vene di questa donna,
magra come Twiggy.
Da
un popolo perseguitato sterminato dai Turchi con un raccapricciante piano di
sterminio di massa paragonabile solo a quello ebraico.
Da
antenati costretti a una sofferta erranza fino al riposo in Etiopia, terra che
li accolse attraverso la benevolenza del negus Hailè Selassiè.
Il
racconto descrive, con indovinati incastri e digressioni nello spazio-tempo
della nonna di Siran, Heripsine, sfuggita miracolosamente al massacro e di suo
padre Vartan, rigido custode della memoria delle sue origini che il Corno d’Africa
muta e rende più lontane, giorno dopo giorno.
Siran
in una volontaria e rinnovata migrazione, ha scelto l’Europa. Si è fermata in
Puglia, ha messo su famiglia ma la consolazione che si aspettava le è riservata
da un nuovo amore. E’ nel suo destino ritrovare la famiglia rimossa illuminata
proprio da suo padre, tanto contestato in gioventù. Comprende che la terra che
respira e guarda in questo momento con i suoi occhi e quella che può
serenamente dire sua.
Che
l’ha accolta e sostentata nei suoi passi pesanti e lievi degli ultimi vent’anni.
La
Avakian confeziona una saga di famiglia in poco più di cento pagine di
piacevole lettura. Agile la prosa, utile la sua ricostruzione della memoria
armena attraverso racconti che sembrano passati di bocca in bocca fino a Siran,
energica donna che è l’Armenia stessa, ferita e non doma.
Da
“La Repubblica” febbraio 2004.
"Una
Terra per Siran" Manuela Avakian,
Prospettiva
editrice, Euro 7 (pagine 111)
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