Turchia 7000 anni di storia!!!!  Ma di chi?

Dal 11 gennaio al 31 marzo il Quirinale (www.quirinale.it) ospita una mostra dal titolo Turchia: 7000 anni di storia un titolo molto accattivante anche se la domanda nasce spontanea: la storia di chi? 

Il  Consiglio per la comunità armena di Roma ha inoltrato una lettera  al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano per manifestare il proprio dissenso per l'ennesima "svista" a danno degli armeni;  a seguito della risposta fornita dal  Consigliere per la Conservazione del Patrimonio Artistico della Presidenza della Repubblica il Consiglio per la comunità armena di Roma ha ritenuto opportuno inviare un’altra lettera di precisazione.

E’  ferma convinzione che sia compito nostro e di tutti coloro che hanno a buon cuore le sorti degli armeni vigilare sempre ed ovunque ed intervenire ogni qual volta che sia necessario.


Dal sito del Governo (www.italia.gov.it)  - 

Le Sale delle Bandiere del Palazzo del Quirinale ospiteranno fino al 31 marzo 2007 una mostra archeologica dedicata alla Turchia, un viaggio alle radici delle nostre civiltà.
L’Anatolia fu uno dei centri principali di cambiamenti epocali. Dalla raccolta di frutta e piante selvatiche e dalla caccia del paleolitico, alla coltivazione e all'allevamento di pecore e capre, alla stabilità in gruppi di capanne, all'insediamento urbano del neolitico e calcolitico. Fino ad arrivare alla creazione della ceramica e all'invenzione del conio delle monete (a Sardi), al loro uso come sistema di scambio.
L’evento è stato realizzato per celebrare il 150° anniversario dell'apertura delle relazioni diplomatiche fra Turchia e Italia. Un’esposizione che, attraverso i suoi 43 pezzi, otto dei quali mai usciti dalla Turchia, ripercorre la sintesi di una terra e di una storia cruciali per l'umanità, dai primi contadini del VII millennio avanti Cristo allo sfarzo della corte imperiale del Topkapi di Istanbul, alla fine dell'impero ottomano nel 1919-23. 


 

Lettera del Consiglio per la Comunità armena di Roma al Presidente della Repubblica On. Giorgio Napolitano

 

Roma 18.01.2007

Al Signor Presidente della Repubblica 

Giorgio Napolitano.

           

Signor Presidente,

la nostra piccola ma laboriosa comunità ha da sempre creduto nelle istituzioni e rispettato il loro operato così come rispetta la Sua persona e la carica che ricopre.

Quanto sopra ci spinge a sottoporre alla Sua attenzione un argomento a dir poco delicato.

Il palazzo del Quirinale da alcuni giorni ospita la mostra intitolata “Turchia:7000 anni di storia”. Titolo accattivante, ma che genera una inevitabile domanda: la storia di chi?

Non certamente del popolo turco che vi giunse solo alla fine dell’ undicesimo secolo (il Sultanato dei turchi Selgiuchidi viene datato a partire dal 1071); e neppure del moderno Stato turco, nato dalle ceneri dell’Impero Ottomano con i cui errori ed orrori l’attuale Turchia sostiene di  rifiutare una continuità.

 L’oggetto della esposizione pertanto sarebbe da ritenere riferibile a tutte quelle civiltà (armeni, assiri, greci…) che sono proliferate in quel territorio che oggi risulta sotto il controllo amministrativo e politico di Ankara. Ma spiace constatare che in tutta la mostra non vi è alcuna traccia che riconduce a queste civiltà e va da sé dedurre che i curatori della iniziativa sono incorsi in gravi errori ed omissioni.

Per quello che ci riguarda da vicino non possiamo non sottolineare la circostanza, tutt’altro che singolare, che la civiltà armena – prosperata nella regione per migliaia di anni, e molto prima dell’arrivo dei turchi – sia stata completamente “dimenticata” nell’esposizione.

Purtroppo tale dimenticanza, lungi dall’avere una valenza esclusivamente storica, riveste connotati squisitamente politici. In effetti dall’epoca delle prime persecuzioni ed, in seguito, soprattutto, con il genocidio perpetrato a danno della popolazione  armena nel 1915, i turchi hanno sempre cercato di negare l’esistenza stessa degli armeni nella regione. Hanno tentato di sopprimere un intero popolo ed attuano – ancora ai giorni nostri -  una politica volta a cancellare ogni traccia storica, culturale, artistica e religiosa della presenza di questo popolo.

Ci siamo permessi di sottolinearLe tali aspetti negativi della mostra in corso, certi che comprenderà che nel nostro intendimento non vorremmo che tali lacune  espositive coinvolgessero negativamente la Sua alta figura morale ed istituzionale, trasformandoLa in un  involontario sostenitore di quelle scandalose ed antistoriche tesi negazioniste che ancora animano taluni settori estremisti in Turchia.

Con i nostri migliori saluti.

Consiglio per la Comunità Armena di Roma

 



 

Roma 31.01.2007

 

Presidenza della Repubblica

Segretariato Generale

Al Consigliere per la conservazione del patrimonio artistico

Dr. Louis Godart

Piazza del Quirinale 

00187 Roma

 

Egr. Dr. Louis Godart,

 

Riceviamo la Sua risposta alla nostra nota del 18.01.07 e La ringraziamo per le delucidazioni forniteci a riguardo.

In particolare Le siamo grati per aver proposto l’integrazione e riconosciuto la “necessità” di inserire reperti e filmati che riguardano la storia millenaria degli armeni.

Ci permetta comunque sottolineare che il titolo scelto per la mostra “Turchia: 7000 anni di storia” non risulta affatto appropriato sia da un punto di vista storico sia culturale che antropologico.

Pur comprendendo la ragione, da Lei illustrata, per la mancanza di spazio adeguato, è alquanto ovvio che uno o due pezzi della ricca e fiorente cultura armena non avrebbero certamente rubato molto posto. Tra l’altro la ricostruzione storica riportata nel catalogo appare a nostro avviso lacunosa per quel che riguarda la storia armena soprattutto alla luce dell’ intenzione di raccontare  “7000 anni di storia.”

L’ origine dei reperti inviati dai quattro musei di Ankara e Istambul non possono che confermare le nostre perplessità al riguardo: i pezzi provengono da  regioni dove l’esistenza armena, contrariamente alla realtà storica, non solo non viene menzionata ma addirittura negata. Basta leggere i testi di storia pubblicati in Turchia al riguardo o anche molto più semplicemente, dare uno sguardo al sito Internet dell’ Ambasciata turca in Italia  laddove, a proposito degli abitanti dei territori oggi denominati Turchia,  evita segnatamente ogni riferimento al popolo armeno.

La ragione della nostra lettera in effetti mirava proprio a chiarire questo aspetto ed a  tenere, quindi, indenne l’immagine della Presidenza della Repubblica da ogni sospetto di negazionismo.     

Sono più di novanta  anni che gli armeni lottano per un diritto sacrosanto per qualsiasi nazione: il diritto alla memoria. Più di novanta  anni che il popolo armeno è costretto a subire un odioso ed antistorico negazionismo di Stato che non esita ad utilizzare risorse, forza, diplomazia per raggiungere il proprio scopo. Ed è, dunque, nostro dovere vigilare affinché tale negazionismo non venga anche involontariamente  avallato da semplici fraintendimenti o circostanze oggettive.

Non abbiamo alcun motivo per dubitare della Sua buona fede e tantomeno di quella del Quirinale che ha organizzato e tuttora ospita la mostra. Le vogliamo anche assicurare il nostro apprezzamento per le Sue  nobili parole che testimoniano una comunione d’intenti con il popolo armeno.

Nel prendere buona nota della Sua disponibilità  per un futuro incontro per il quale sin da ora La ringraziamo cogliamo l’occasione per porgerLe i nostri migliori saluti.

 

Consiglio per la Comunità Armena di Roma