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UNIVERSITA’
D’ESTATE 2004
IX
Corso, 16-18 luglio 2004
Antico
Monastero di Santa Chiara, Contrada Omerelli
San
Marino Citta’ (RSM)
“IDENTITA’
E MEMORIA”:
“L’EUROPA
E LA GESTIONE DEL CONFLITTO”
CONFLITTO
DEL NAGORNO KARABAGH: STORIA E ATTUALITA’
Gaghik
Baghdassarian
Ambasciatore
della Repubblica d’Armenia
Il
Nagorno-Karabakh, o Artsakh in armeno, è una regione con una superficie di
circa 4.400 Kmq. Il territorio è il naturale prolungamento verso est
dell'altopiano armeno. Il nome Nagorno-Karabakh significa "giardini neri
montani". L'aggettivo russo "Nagorno", infatti, si può tradurre
con il termine "montagnoso", mentre "Karabakh" deriva dalla
composizione del termine turco "kara" (nero) e persiano "bakh"
(giardino).
La
storia del Karabakh, che già in epoca pre-cristiana era abitato da armeni e
costituiva parte integrante dell’Armenia, è un po' diversa da quella del
resto dell’Armenia: i rapporti del Karabakh con Costantinopoli furono infatti
molto radi mentre i problemi di convivenza con i turchi cominciarono solamente a
partire dalla seconda metà del XIX secolo. Fino ad allora la regione del
Karabakh fu soggetta alla Persia. Il dominio persiano fu tuttavia ininterrotto
dal XVI al XVIII secolo, periodo durante il quale, tuttavia, il Karabakh potè
mantenere sempre una larga autonomia. La regione fu divisa in vari principati (melikati)
governati da famiglie nobili armene che ne tramandavano il dominio per via
ereditaria. I melik godevano di fatto di ampia autonomia in politica interna,
nell'amministrazione della giustizia e nella riscossione delle tasse. Avevano un
esercito proprio, ma in quanto alla politica estera dipendevano dai regnanti
persiani. Dopo la caduta dell’ultimo regno armeno di Cilicia, quando mancò
l'unità politica, i melik del Karabakh rappresentarono l'unica autorità in
grado di proteggere gli armeni dai saccheggi delle tribù mussulmane e furono
punti di riferimento per la salvaguardia delle tradizioni e dell'identità
nazionale armena.
Con
l'inizio dell'espansione russa in Transcaucasia, nel 1805 il Karabakh fu invaso
e annesso all'impero russo e successivamente, nel 1828, aggregato alla provincia
di Erevan per formare la Provincia Armena. Nel 1868, tuttavia, il governo russo
decise di separare il Karabakh da Erevan e di assegnarlo alla Provincia di
Elizavetpol (l'attuale Ganja) aggregando artificialmente popolazioni di etnia e
tradizioni molto diverse che da secoli avevano difficili problemi di convivenza:
armeni degli altopiani e tatari delle steppe.
Le
radici del conflitto del Nagorno Karabakh risalgono all’inizio del secolo
scorso, al periodo della sovietizzazione della Regione Transcaucasica. Per
capire meglio il conflitto consideriamo la situazione della regione all’inizio
del secolo scorso. Mettendo da un lato il Genocidio del popolo armeno del
1915-1923 perpetrato per buona parte dal Governo dei Giovani Turchi e proseguito
anche dal governo di Kemal Ataturk, inizierei questa analisi dalla Prima
Repubblica d’Armenia che, costituitasi il 28 maggio del 1918, in seguito alla
scissione della Repubblica Democratica Federativa Transcaucasica, è esistita
fino al 2 dicembre del 1920. La costituzione della Prima Repubblica d’Armenia
segna il risorgimento dello Stato armeno cinque secoli e mezzo dopo il crollo
dell’ultimo Stato armeno di Cilicia (nel 1375). La ricostruzione della Prima
Repubblica ha luogo in condizioni molto complicate, contemporaneamente alla
secessione della Transcaucasia dalla Russia Sovietica e all’aggressione della
Turchia. Questa scissione diviene possibile in seguito ad una serie di
vittoriose battaglie contro la Turchia nel 1918 (Sardarabad, Karaklis, Bash
Abaran), che, impedendo l’invasione dell’aggressore nella pianura
dell’Ararat, mettono al sicuro la capitale Erevan.
La
Prima Repubblica d’Armenia conta 58 mila kmq d’estensione e 961.700 abitanti
(secondo il censimento del 1919). Nell’aprile-maggio del 1919 gli armeni
riescono a liberare Kars, Olti, Kaghisvan, Sharur e Nakhichevan, ristabilendo
quasi completamente i confini del 1914. Dopo la ritirata delle truppe turche, si
complicano i rapporti con i paesi confinanti quali la Georgia e l’Azerbaijan.
La Georgia mira ad occupare completamente il distretto di Borchalu, mentre l’Azerbaijan
ambisce all’occupazione di Zangezur e del Karabakh. Il conflitto con la
Georgia è presto risolto mentre la popolazione di Zanghezur e del Karabakh si
difende con fermezza.
Il
10 agosto 1920 viene firmato il Trattato di Sèvres dal governo Turco e dai
paesi alleati (Gran Bretagna, Francia, Italia, Giappone, Armenia, Belgio,
Cecoslovacchia, Grecia, Higiaz, Polonia, Portogallo, Romania, Regno
serbo-croato-sloveno). Dal punto di vista del diritto internazionale, la
Repubblica d’Armenia, in qualità di compartecipe al Trattato, viene
riconosciuta de jure da parte di tutti i paesi firmatari. Secondo il Capitolo
del trattato di Sèvres intitolato “Armenia” (Articoli 88-93), la Turchia e
l’Armenia si accordano nel sottomettersi all’arbitraggio del presidente
degli Stati Uniti. Secondo il progetto del presidente statunitense Woodrow
Wilson, presentato il 22 novembre del 1920, il confine tra la Turchia e
l’Armenia, cominciava dalla città di Kotur, attraversava i vilayet di Van,
Bitlis e Mush, escludendo circa la metà della regione di Van, e proseguiva a
Nord, fino al Mar Nero. Il confine così tracciato prendeva in considerazione il
rilievo del territorio, l’economia, il trasporto, le risorse d’acqua e la
composizione etnica della popolazione ed includeva il comodo accesso
dell’Armenia al mare. Secondo la carta wilsoniana il territorio dell’Armenia
Occidentale era di circa 100 mila kmq. Cosi, l’Armenia indipendente e unita doveva essere vasta
circa 160 mila kmq. Questo progetto, però, non verrà mai realizzato.
Nel
settembre del 1920 la Turchia kemalista invade nuovamente l’Armenia. Comincia
la guerra turco-armena. Il Governo armeno aspetta l’aiuto degli Stati Uniti,
della Francia, della Gran Bretagna e dell’Italia, per mettere in pratica le
decisioni del Trattato di Sèvres, aiuto che non arriverà mai. Rimane senza
risposta anche la richiesta di ammissione alla Lega delle Nazioni e l'adozione
di sanzioni verso la Turchia secondo i dettami del trattato di Sèvres.
L’Armenia, stremata e indebolita dalle guerre, dall’insurrezione bolscevica
e dalle ribellioni della popolazione locale turca, non riesce ad opporre
sufficiente resistenza ed è sconfitta. Perdendo più di metà del suo
territorio, la Prima Repubblica è costretta nello stesso giorno (il 2 dicembre
1920) a stipulare due accordi: uno a Erevan con la Federazione Russa, in cui
l’Armenia viene dichiarata Repubblica Sovietica, l’altro ad Alessandropoli
con la Turchia, che in seguito non verrà riconosciuto valido dall’Armenia
Sovietica e sarà annullato.
Per
i seguenti due anni i kemalisti, approfittando della nuova situazione
internazionale, riescono ad ottenere la revisione o, più precisamente,
l’abrogazione del Trattato di Sèvres. Nel 1923, a Losanna, gli alleati
riconoscono il governo di Kemal ed il suo diritto di possesso, non solo su tutti
i territori precedentemente assegnati all’Armenia, ma anche su gran parte
dell’Armenia Orientale: cioè la regione di Kars ed una parte della provincia
di Erevan. Così, in seguito alle concessioni degli alleati (in particolare di
Gran Bretagna e Francia), a scapito delle minoranze etniche (armeni, greci,
bulgari), dei 160 mila kmq all’Armenia ne rimarranno meno di 30 mila. Il
Presidente della sottocommissione per le minoranze, l’italiano Montagna
presentando il suo rapporto alla conferenza di Losanna dirà testualmente: “Il “focolare armeno” in Turchia, secondo gli Alleati, deve
consistere semplicemente nella facoltà accordata a tutti gli elementi della
popolazione armena di concentrarsi e di riunirsi, salvaguardando la libertà di
decisione individuale, in una determinata parte del territorio turco. Questa
concentrazione di elementi della popolazione armena non dovrà naturalmente
arrivare a costituire uno Stato nello Stato, ma sarà unicamente destinata a
permettere loro di godere più facilmente di certe misure che devono garantire
la conservazione della loro cultura, della loro lingua… Noi non chiederemo,
quindi, come abbiamo fatto per i ruteni della Cecoslovacchia, una Dieta autonoma
che eserciti poterei legislativi, ma un semplice regime locale, che,
salvaguardando l’unità dello Stato turco, permetta agli armeni di custodire i
loro antichi costumi”. Ma anche questa proposta insignificante, per la
parte turca è esagerata. Il Ministro della Guerra turco Riza Nur Bey, abbandona
la seduta in segno di protesta dicendo (la citazione è dalle sue memorie): ”Gli
Alleati hanno utilizzato gli armeni per i propri scopi politici gettandoli nel
fuoco. Essi sono stati castigati. Essi sono stati annientati da questo castigo,
dalle epidemie, dalla fame e dall’esodo. La colpa non è la nostra ma degli
Alleati. Se volete dare un compenso agli armeni datelo voi stessi… Tutto
quello che è stato detto in precedenza in questa seduta è nullo e non
avvenuto. In queste condizioni noi non possiamo restare oltre. Io lascio la
seduta” (citato da K.Gurun, “Les dossiers Armeniens”, Ankara. Pag.349)
. Di conseguenza nel rapporto della Sottocommissione la questione armena viene
rubricata come: “Questione non
risolta”. Nel Trattato di Losanna la parola Armenia non è menzionata
affatto, la Turchia, invece, grazie ad esso entra non solo in possesso delle
terre armene, ma ostacola anche il ritorno in patria di centinaia di migliaia di
armeni occidentali, che rimangono sparsi in tutto il mondo fino ad oggi. Le tre
Potenze Alleate, invece, moltiplicano le concessioni al nuovo governo turco con
la speranza di ottenere vantaggi sia di ordine economico che finanziario,
Ankara, però, non tarderà a disconoscere i debiti dell’Impero Ottomano ed a
rifiutare contratti di imprese giudicati svantaggiosi per la Turchia. Così,
questa politica che sacrifica l’onore agli interessi finisce per sfavorire
entrambi. Il comportamento degli Alleati verso gli armeni viene espresso molto
chiaramente dal firmatario del Trattato di Losanna sir Horace Humbolt,
rappresentante del Regno Unito: “Non si
può fare la guerra per gli armeni. Noi riconosciamo le nostre promesse ed i
nostri impegni, ma siamo nell’impossibilità di rispettarli… Occorre
arrivare a tutti i costi a concludere la pace. Evidentemente gli armeni sono
sacrificati.”
E
così sulle rovine dell’Armenia storica, il 29 novembre del 1920, nasce la
seconda Repubblica d’Armenia, nella denominazione si aggiungono due nuove
parole: Socialista e Sovietica.
Torniamo,
però, al Karabakh. Con la dissoluzione dell' Impero Russo in seguito alla
rivoluzione del 1917, il Karabakh, dove il 95% della popolazione era armeno,
insieme ad un’altra regione armena, Zanghezur, diventa un boccone ghiotto per
la neonata Repubblica d’Azerbaijan - il primo Stato azero nella storia. Il
possesso del Karabagh era importante per gli azeri soprattutto perché la
regione rispondeva perfettamente alle esigenze dell’economia azera prettamente
agro-pastorale che prevede l’utilizzo integrato delle steppe pianeggianti e le
zone montuose, ideali per i pascoli estivi. Infine, da un punto di vista
strategico il Karabagh rappresentava per l’Azerbaijan una frontiera naturale a
salvaguardia della sua integrità geografica. Nel luglio del 1918 la Prima
Assemblea armena del Nagorno Karabagh dichiara la propria autodeterminazione ed
elegge il Consiglio Nazionale ed un governo. Gli azeri, con l’aiuto delle
forze armate turche, danno inizio ai massacri della popolazione armena del
Karabakh, che hanno termine soltanto con la sovietizzazione delle Repubbliche
caucasiche. Così, nel marzo del 1920 vengono massacrati o deportati 40 mila
armeni abitanti di Shushi. La popolazione civile è perseguitata per due anni,
finchè non viene liberata dalle forze armate armene. Il 23 aprile del 1920 nel
Karabakh libero si riunisce il nono Congresso degli armeni del Karabakh che
dichiara il Nagorno Karabakh parte integrante dell’Armenia. All’epoca, di
questi fatti si occupa la Lega delle Nazioni che decide di trovare una soluzione
al Congresso di Pace di Parigi, ma in seguito alla sovietizzazione della regione
la comunità internazionale smette di occuparsi della questione.
Con
la nascita dell’Unione Sovietica, la natura del problema del Karabagh da
interstatale si trasforma in interimperiale. Il 30 novembre del 1920 il governo
sovietico dell’Azerbaijan rinuncia alle pretese sul Nagorno Karabagh
dichiarando: “Si annuncia che da oggi i confini anteriori tra l’Armenia e
l’Azerbaijan sono annullati. Il Nagorno Karabagh, Zangezur e Nakhichevan si
riconoscono come parte integranti della Repubblica Socialista Armena”. Il 12
giugno del 1921 il governo dell’Armenia Sovietica dichiara il Nagorno Karabagh
come parte integrante della Repubblica d’Armenia e il 4 luglio del 1921 il
Plenum del Comitato Caucasico (Cavbyuro) del Partito Comunista russo decide di
“Includere il Nagorno Karabakh nella composizione della Repubblica Sovietica
Socialista d’Armenia”. La parte azera chiede di rinviare la decisione
definitiva a Mosca, al Comitato Centrale. Ma improvvisamente, il 5 luglio del
1921, si convoca una seduta straordinaria del Cavbiuro, che sotto forte
pressione di Stalin adotta una decisione politica, dichiarando il Nagorno
Karabagh Regione dell’Azerbaijan con larga autonomia. L’Armenia esprime il
suo disappunto, che viene però ignorato. E` il primo passo dell’attuazione
della famosa politica nazionale di Stalin. Infatti, poco dopo, nascono in Unione
Sovietica molte altre autonomie, cinque solo nella piccola regione
transcaucasica: il Nagorno Karabakh e il Nakhichevan in Azerbaijan, l’Abkhasia,
l’Adjaria e l’Osetia del Sud in Georgia. Degno di nota è il fatto che
almeno quattro di queste, dopo il crollo dell’Unione Sovietica, si sono
autoproclamate indipendenti. Ma l’Azerbaijan non è stato disposto neanche a
concedere la costituzione di una regione autonoma. Solo due anni dopo, il 7
luglio 1923, sotto pressione del Cavbiuro, su una parte del Karabagh viene
costituita la Regione Autonoma del Nagorno Karabagh (RANK), mentre l’altra
parte viene divisa tra cinque diverse regioni dell’Azerbaijan. Per separare
ancora di più il Karabagh dall’Armenia, nella zona delle odierne Lacin e
Kialbajar, viene creata artificialmente e popolata di curdi una regione
giuridicamente indeterminata, chiamata “Il Kurdistan Rosso”.
Successivamente, nel 1930 l’autonomia curda viene abolita, ma l’isolamento
del Karabagh dall’Armenia continuerà a persistere.
L’Azerbaijan
comincia subito ad applicare sulla popolazione armena del Karabagh la sua
politica di discriminazione, frenando di proposito lo sviluppo socio-economico
della regione, attuando un’espansione demografica mirata alla dearmenizzazione
del territorio, distruggendo i beni culturali o appropriandosene. Si vieta la
diffusione della radio e della televisione armena, si tagliano praticamente i
legami culturali e spirituali con l’Armenia. La popolazione armena dal 96% nel
1921 scende al 75 nel 1988, mentre quella turca aumenta nello stesso periodo dal
3% al 24%. Al Karabagh spettava lo stesso destino di un altra enclave armena
nell’Azerbaijan, quella del Nakhichevan, qui la popolazione armena, pur avendo
l’autonomia, era scesa dal 60% nel 1923 allo 0%. Secondo i dati del 1986 gli
investimenti pro-capite in Karabakh sono 2,7 volte inferiori alla media
repubblicana. Questi sono i motivi per cui il Nagorno Karabagh non ha mai smesso
di lottare per separarsi dall’Azerbaijan. Finalmente, il 20 febbraio del 1988,
affidandosi alla politica di liberalizzazione proclamata da Gorbacev, percepita
dal popolo come possibilità di correggere gli errori del passato, il parlamento
del RANK decide di appellarsi ai Consigli Supremi delle due Repubbliche,
chiedendo il passaggio RANK dall’Azerbaijan all’Armenia.
Precedentemente
alla richiesta si svolge un referendum popolare che raccoglie 80 mila firme,
simili risoluzioni vengono approvate dai parlamenti di tutte le province. Il
Politbiuro del Comitato Centrale del Partito Comunista dell’Unione Sovietica
cerca di sostituire la necessaria decisione politica con provvedimenti
socio-economici, che provocano, però, le proteste della popolazione. In pratica
il Politbiuro rifiuta il diritto della popolazione armena
all’autodeterminazione.
I
governanti dell’Azerbaijan approfittando della posizione di stallo del supremo
organo dello Stato, mettono mano alla loro arma tradizionale: i pogrom ed i
massacri, prima a Sumgait (febbraio 1988), poi a Kirovabad e Baku (novembre
1988). Le autorità sovietiche tentano inutilmente di risolvere il problema,
sciogliendo le legittime autorità regionali ed introducendo nel Nagorno
Karabakh il Comitato Governativo Speciale di A.Volski, creando praticamente uno
stato di guerra.
Viene
attuata una politica orientata allo svuotamento della popolazione armena del
Nagorno Karabakh e delle regioni circostanti, organizzata e attuata dalle forze
armate sovietiche insieme alla milizia azera. In particolare, la famosa
operazione chiamata “Anello” (1991), genera la resistenza popolare nel
Nagorno Karabakh, che si trasforma in una vera e propria guerra di liberazione
nazionale. XXXXXXXX Accanto alle violenze, l’Azerbaijan attua anche il blocco
economico del Nagorno Karabakh e dell’Armenia, isolando completamente la
regione dal mondo esterno.
Nel
settembre del 1991 viene fatto un tentativo per risolvere il problema da parte
delle autorità allora ancora sovietiche, la cosiddetta iniziativa di
Jelesnovodsk. Viene approvato un memorandum consistente in 10 punti, che prevede
il disarmo delle formazioni illegittime, l’inizio delle trattative,
l’introduzione delle forze di pacificazione, la liberazione degli ostaggi.
L’iniziativa di Jeleznovodsk, però, è ostacolata dal successivo crollo
dell’Unione Sovietica.
I
processi democratici, iniziati dal movimento per la liberazione del Nagorno
Karabakh, tracciano la via per l’indipendenza dell’Armenia. Il parlamento
armeno, uno dei primi tra le repubbliche sovietiche, in piena concordanza con la
Costituzione dell’Urss, già il 23 agosto del 1990 approva la “Dichiarazione
d’Indipendenza dell’Armenia” e, basandosi sui risultati del referendum
popolare, il 21 settembre del 1991 proclama la propria indipendenza.
Il
29 agosto del 1991 il Consiglio Supremo dell’Azerbaijan dichiara, cito
testualmente: “Il risorgimento dell’indipendenza statale della Repubblica
Azera degli anni 1918-1920”. Secondo la Costituzione dell’URSS e la Legge
vigente dal 3 aprile del 1990, in caso di uscita delle Repubbliche sovietiche
dall’Unione, alle formazioni autonome è riservato il diritto di decidere
indipendentemente il proprio status. Basandosi su questo, il 2 settembre del
1991 viene svolta una seduta congiunta dei parlamentari di tutti i livelli del
Nagorno Karabakh e della regione Shahumian, in cui la Repubblica del Nagorno
Karabakh viene dichiarata un’unità amministrativa che, fino alla definizione
del suo status, rimane a far parte dell’URSS. Inoltre, il 10 dicembre del
1991, nel Nagorno Karabakh ha luogo il referendum popolare al quale, di 132.328
aventi diritto di voto, partecipano 108.736 cittadini, ossia l’82,2%, di cui
108.615, quindi il 99,89%, vota a favore dell’indipendenza dall’Azerbaijan.
La maggioranza del 17,8% dei non partecipanti al referendum sono di origine
azera.
Il
28 dicembre del 1991, sotto intensi bombardamenti delle forze armate azere, si
svolgono le elezioni del parlamento della Repubblica del Nagorno Karabakh, ed il
6 gennaio del 1992 il neonato organo legislativo, partendo dall’indiscutibile
diritto di autodeterminazione dei popoli e basandosi sul desiderio del popolo
del Nagorno Karabakh espresso tramite referendum, approva la dichiarazione
d’Indipendenza della Repubblica del Nagorno Karabakh. Lo
stesso giorno i parlamentari fanno appello all’ONU e a tutti gli Stati del
Mondo, chiedendo il riconoscimento della Repubblica del Nagorno Karabakh e
l’aiuto per arginare il rischio di sterminio della popolazione armena.
Dal
dicembre del 1991, con il crollo dell’URSS, l’esercito sovietico lascia
l’arena e il conflitto entra in una nuova fase di scontro tra l’esercito
azero e le forze di autodifesa del Nagorno Karabagh. Il conflitto viene
internazionalizzato nel febbraio del 1992 quando l’Armenia e l’Azerbaijan
diventano membri dell’ONU e dell’ OSCE. Grazie all’intermediazione
dell’Iran si riesce ad arrivare alla firma di una dichiarazione congiunta tra
l’Armenia e l’Azerbaijan, in cui le parti dichiarano l’intenzione di
giungere ad una soluzione pacifica del conflitto. Si accordano anche sul
collocamento nella zona del conflitto di osservatori internazionali, inclusi
quelli dell’OCSE. Ma gli accordi raggiunti non si riescono ad applicare a
causa dell’intensificazione delle operazioni belliche e della mancanza di
partecipazione dei rappresentati del Nagorno Karabakh alle trattative di Tehran.
Nel
marzo del 1992, a Helsinki, il Consiglio dei Ministri degli Esteri dell’OSCE
decide di organizzare a Minsk una conferenza sul Nagorno Karabakh sotto
l’egida dell’OSCE alla quale sono invitati a partecipare Armenia, Azerbaijan,
Bielorussia, Cecoslovakia, Federazione Russa, Francia, Germania, Italia, Stati
Uniti, Svezia e Turchia. Come parte interessata sono invitati a partecipare
anche i rappresentanti del Nagorno Karabakh. Nasce il cosiddetto “Gruppo di
Minsk”, la prima presidenza spetta all’Italia, che possiede anche la
prerogativa di organizzare i negoziati.
Le
forze di autodifesa del Nagorno Karabakh intanto riescono dapprima a liberare
l'antica capitale Shushi, da dove permanentemente veniva bombardato il capoluogo
odierno Stepanakert, poi a rompere il blocco, creando il corridoio di Lacin che
collega il Nagorno Karabakh con l’Armenia. Alla
fine del 1992 non soltanto viene liberata la maggior parte del territorio ma si
prende completamente il controllo su alcune regioni limitrofe quali Kelbajar,
Gebrail e Zangelan e un 50% delle regioni di Aghdam e Fisuli. Il territorio
controllato fino a oggi dalle forze armate del Nagorno Karabakh è di 7500 kmq,
cioè il 9% del territorio dell’Azerbaijan, dove prima della guerra abitavano
450.000 persone. Questa zona cuscinetto, specie quella del corridoio di Lacin è
vitale per il popolo del Nagorno Karanakh, finchè non ci saranno garanzie a
salvaguardia della loro sicurezza contro eventuali ritorni offensivi delle forze
armate azere.
Nel
periodo della guerra sono stati molti i tentativi di mediazione da parte dei
vari paesi ed Organismi internazionali. L’ONU ha reagito alle operazioni
belliche con 4 risoluzioni (822, 853, 874 e 884), richiedendo inutilmente alle
parti in conflitto l’immediata cessazione delle ostilità e lo sgombero delle
zone occupate.
La
guerra che per tre anni provocherà perdite di migliaia di vite umane da
entrambe le parti è finalmente a bloccata. Essendo stato sconfitto, l’Azerbaijan
è costretto ad accettare la proposta russa di armistizio, e nel maggio del 1994
a Bishkek viene raggiunto l’accordo sull’interruzione delle ostilità.. Alla
cessazione del fuoco contribuisce notevolmente anche il gruppo di Minsk dell’OSCE.
Dal momento dell’armistizio inizia un nuovo, lungo e difficile periodo dei
negoziati per la composizione pacifica del conflitto, che dura fino ad oggi.
Un
notevole progresso nel corso dei negoziati è stato raggiunto al Summit dell’OSCE
a Budapesht, il 5 dicembre del 1994. Nel documento risolutivo si stabilisce:
-
la
costituzione dell'Assemblea di Minsk e la coopresidenza del gruppo di Minsk
(Svezia e Federazione Russa) per ammorbidire il contrasto esistente tra i modi
di intermediazione dei paesi dell’Assemblea e la Russia,
-
si
raggiunge un accordo tra i paesi dell’Assemblea sulla creazione delle forze di
pacificazione,
-
si
forma “Il gruppo della programmazione di alto livello” con lo scopo di
preparare e effettuare la missione di pace.
Nel
corso delle consultazioni sono stati elaborati due metodi diversi: “a tappe”
e “a pacchetto”. Il primo prevedeva l’attuazione di una serie di
provvedimenti, lasciando all’Assemblea di Minsk la definizione dello status
del Nagorno Karabakh. Questo metodo seguiva una logica, secondo la quale
escludendo dalle trattative le questioni più difficili da risolvere sarebbe
stato possibile intanto risolvere il resto. Il secondo, invece supponeva il
raggiungimento per mezzo di trattative, di accordi che avrebbero creato una base
per la definizione dello status del Nagorno Karabakh. Fino al 1995 nei negoziati
prevalse il metodo “a tappe” e le parti trattavano sui punti di un accordo
generale sulla cessazione del conflitto armato che consisteva delle seguenti
quattro parti: questioni militari e tecniche, ritiro delle truppe, sospesa del
blocco e garanzie internazionali di sicurezza. Ma alla fine del 1995 i negoziati
sono entrati in un vicolo cieco dato che non si riusciva ad arrivare ad un
accordo sulla sicurezza, che è condizionata direttamente dello status. Da
questo momento nei negoziati comincia a prevalere il metodo “a pacchetto”.
Nel
dicembre del 1996 al Summit dell’OSCE di Lisbona per iniziativa dell’Azerbaijan
si è cercato di includere nel testo del documento finale alcuni principi che
prestabilivano lo status del Nagorno Karabakh come un’autonomia nell’Azerbaijan.
Anche se in seguito alla protesta della delegazione armena l’emendamento non
è entrato nel testo di base ed è stato allegato soltanto al documento sotto
forma di dichiarazione del Presidente di turno, il fatto ha portato al blocco
completo delle trattative.
Dopo
di Lisbona cambia la copresidenza del Gruppo di Minsk. Per riprendere le
trattative i nuovi copresidenti di Stati Uniti, Francia e Federazione Russa
mettono sul tavolo una nuova proposta “a pacchetto” che prestabiliva per il
Nagorno Karabakh uno status di struttura statale e regionale all'interno dell’Azerbaijan,
La proposta viene accettata da parte armena anche se con alcune serie riserve,
ma viene rifiutata sia da parte del Nagorno Karabakh che da parte azera. Queste
due parti sono insoddisfatte del futuro status del Nagorno Karabakh: i primi lo
considerano non sufficientemente indipendente, i secondi, nonostante la proposta
mantenga l’integrità del territorio, non gradiscono che lo status del Nagorno
Karabakh abbia alcuni elementi di Stato. Diventa chiaro che la proposta azera di
“massima autonomia” non esce dei limiti dell’autonomia culturale.
Nel
settembre del 1997 la nuova copresidenza del Gruppo di Minsk, presenta una
seconda proposta, questa volta di nuovo “a tappe”. La nuova proposta è
praticamente un progetto di Accordo che deve mettere fine al conflitto per mezzo
del cessate il fuoco, dare delle garanzie di sicurezza, e iniziare una serie dei
procedimenti al fine di stabilire una reciproca fiducia. In questa proposta si
prevede che una volta cessato il conflitto bellico, le parti con l’aiuto dei
copresidenti e del presidente dell’OSCE di turno, continueranno le trattative
per raggiungere una soluzione globale anche negli altri campi, incluso quello
politico che include a sua volta la definizione dello status del Nagorno
Karabakh e la soluzione dei problemi di Lacin, di Shushui e del Shahumian.
L’Armenia e l’Azerbaijan accettano questa proposta come base per
ricominciare le trattative, le autorità del Karabakh, però la rifiutano, non
trovando nella proposta sufficienti garanzie di sicurezza ed insistono sulla
versione “a pacchetto”. La discussione svoltasi in Armenia, sulla preferenza
di uno dei metodi come base dei negoziati, si riduce ad una crisi politica ed
alle conseguenti dimissioni del Presidente della Repubblica Levon Ter-Petrosian.
In seguito alle elezioni anticipate viene eletto quale nuovo Presidente della
Repubblica, l’ex presidente del Nagorno Karabakh, nonché primo ministro della
Repubblica d'Armenia Robert Kocharian.
La
terza e ultima proposta della copresidenza del Gruppo di Minsk fatta a novembre
del 1998 è in versione “a pacchetto”. Il progetto viene chiamato “Lo
Stato comune”, dato che non si parla di autonomia, considera l’Azerbaijan ed
il Nagorno Karabakh sullo stesso piano, presuppone negoziati diretti tra le
parti e cerca di trovare una via di mezzo, che non precondizioni lo status del
Karabakh, ma dia la possibilità alle parti di definirlo nel corso delle
trattative. La proposta viene accettata come base per ricominciare le trattative
sia da parte dell’Armenia, sia del Nagorno Karabakh, ma viene rifiutata di
nuovo da parte azera perché non garantisce l’integrità del suo territorio.
Sottolineiamo che il Presidente azero dell’epoca Heidar Aliev inizialmente
accetta l’idea dello Stato comune, ma in seguito alle elezioni fortemente
critiche per il suo mandato, trovandosi con una complicata e delicata situazione
politica interna è costretto a rifiutarla.
Dal
1999 comincia una nuova fase dei negoziati, che continua fino ad oggi – sono
trattative dirette tete-a-tete tra il presidente dell’Armenia Kocharian ed il
Presidente dell’Azerbaijan Aliev. Le trattative non sono basate su proposte
concrete e non vengono formalizzate in documenti scritti. Nel 1999 gli incontri
sono stati sei, nel 2000 e nel 2001 cinque, e nel 2002 due. Nell' aprile del
2001 a Chi-West si raggiunge un notevole progresso e i copresidenti dichiarano
che ci sono le condizioni per preparare un nuovo documento. Era stato raggiunto
un accordo sul modello della composizione del conflitto, molto diverso di tutti
quelli trovati fino ad allora. Tuttavia, durante la successiva visita dei
copresidenti del Gruppo Minsk nella regione la parte azera pone delle nuove
pretese, che portano nuovamente le trattative in un vicolo cieco.
Dopo la scomparsa di Heidar Aliev e dell’elezione a presidente dell'Azerbaijan
del figlio Ilcham Aliev ricominciano gli incontri tra i due Presidenti delle
Repubbliche, ma la parte Azera rifiuta le trattative passate e chiede di
ricominciare tutto da capo. La risposta armena è la seguente: l’Armenia è
pronta a continuare la strada che hanno percorso Heidar Aliev e Kociarian, ma se
l’Azerbaijan insisterà ad azzerare tutto, l’Armenia smetterà di
partecipare alle trattative. Per quanto concerne lo status futuro del Nagorno
Karabakh, ciò riguarda direttamente l’Armenia, la partecipazione armena alle
trattative con il consenso del Nagorno Karabakh è giustificata. Ma se cambia la
sostanza delle trattative, devono essere cambiate anche le regole del gioco. Nel
caso che l’Azebaijan continuerà a chiedere il rinvio della la questione dello
statuto, allora deve trattare direttamente con il Nagorno Karabakh, se questi è
d'accordo. L’Armenia continuerà la sua partecipazione al Gruppo di Minsk, ma
non farà parte principale dei negoziati.
Nel
corso delle trattative l’Armenia resta ferma sui seguenti principi:
-
i legami tra il Nagorno Karabakh e l’Azerbaijan devono essere
orizzontali senza alcuna subordinazione
-
Il Nagorno Karabakh non deve essere enclave ma deve avere un sicuro
legame con l’Armenia
-
La sicurezza del Nagorno Karabakh deve essere assicurata tramite garanzie
internazionali
Sottolineiamo
due importanti aspetti del problema:
1.
Il Karabakh non ha fatto mai parte dell’Azerbaijan indipendente.
Infatti, lo Stato dell'Azerbaijan, nasce soltanto nel 1918 in seguito alla
scomposizione della Federazione Transcaucasica, il Karabakh, invece, viene
annesso alla Repubblica Sovietica Socialistica dell’Azerbaijan soltanto il 5
luglio del 1921 contro la volontà del suo popolo, tramite la decisione di un
organo di partito Cavbiuro, che non può avere nessun valore giuridico. In
seguito al crollo dell’URSS sul territorio dell’ex Repubblica Sovietica
dell’Azerbaijan si costituiscono due nuovi Stati indipendenti: la Repubblica
dell’Azerbaijan e la Repubblica del Nagorno Karabakh. E’ importante
sottolineare che la Repubblica dell’Azerbaijan si dichiara quale continuazione
della prima Repubblica dell’Azerbaijan degli anni 1918-1920, e come abbiamo
visto prima il territorio del Karabakh non ne faceva parte. Quindi le basi
giuridiche della costituzione di queste Repubbliche sono uguali ed il Nagorno
Karabakh non ha niente a che vedere con l’integrità del territorio dell’Azerbaijan.
2.
La guerra degli anni 1992-1994 è il risultato dell’aggressione delle
autorità azere con il fine di attuare una pulizia etnica e dell’occupazione
del Karabakh. La situazione odierna de facto è il risultato della lotta
abnegata del popolo del Nagorno Karabakh per il suo diritto a vivere sulla
propria terra, mantenendo la propria identità culturale. La questione del
Nagorno Karabakh è un classico esempio dell’attuazione del diritto
dell’autodeterminazione, come anche della strumentalizzazione del principio
dell’integrità del territorio per giustificare la pulizia etnica.
Il
popolo del Karabakh ha difeso il suo diritto di vivere libero in una società
democratica. La libertà del Karabakh ha compiuto già 16 anni. Li è cresciuta
una generazione che non immagina uno status diverso. La Repubblica del Nagorno
Karabakh oggi è uno Stato realizzato che in sostanza corrisponde a tutti i
criteri per l'adesione al Consiglio d’Europa e questa realtà non può essere
tralasciata
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