|
Euronews 05.03.2010
Armenia: “La nostra una lotta universale”
Scene
di giubilo in Armenia hanno accolto l’ adozione della risoluzione Usa, che
definisce “genocidio” il massacro dei cristiani armeni compiuto nel 1915 ad
opera delle forze ottomane.
“Il
parlamento sarà fermo nel mantenimento del dialogo – afferma una sociologa
dell’Università di Yerevan – Cosa riceveranno in cambio gli Armeni? Nulla.
Continueranno solo a lottare per il riconoscimento del genocidio come opera di
prevenzione per tutti. Non ci sono interessi particolari, si tratta di una lotta
universale”.
Ankara
rifiuta il bilancio di oltre 1,5 milioni di morti: le vittime per i turchi
sarebbero state 300 mila. La definizione di “genocidio” viene rivendicata dagli
storici, dalle autorità armene e dai cittadini comuni:
“Le
società progressiste e civilizzate dovrebbero poter esprimere la propria
condanna questi in casi , solo cosi’ è possibile vivere pacificamente”.
Gli
armeni attendono ora il prossimo 24 Aprile, data dell’anniversario del massacro.
Si aspettano venga ufficialmente definito “genocidio” nel discorso che
pronuncerà il presidente degli Stati Uniti.
Copyright © 2010 euronews
Usa, genocidio armeni. Turchia minaccia conseguenze
E il
voto non poteva che scatenare le reazioni contrapposte dei rappresentanti di
Turchia e Armenia, divise da oltre un secolo sulla questione. Soddisfazione da
parte di Kenneth Hachikian, Presidente del Comitato Nazionale degli Armeni:
“Chiaramente i membri del Comitato hanno subito un’enorme pressione da parte del
governo turco e non più tardi della notte scorsa anche da parte
dell’amministrazione Obama per non votare la risoluzione. Dunque lode alla
decisione presa e guardiamo avanti”.
“Abbiamo detto sin dall’inizio che ci sarebbero state delle conseguenze” ha
ammonito invece Murcat Mercan, Presidente del Comitato Turco per le Relazioni
Estere. “Siamo un grande Paese, manteniamo le promesse. Ci saranno delle
conseguenze”.
Il voto mette in una situazione difficile Barack Obama che si è molto speso per
il dialogo con la Turchia, Paese musulmano, cruciale per i rapporti con l’Iran e
l’Afghanistan in particolare.
Copyright © 2010 euronews
Tensione tra Ankara e Washington
Sale la
tensione tra Ankara e Washington. La decisione della Commissione affari esteri
della Camera dei rappresentanti americana di qualificare come “genocidio” il
massacro di armeni compiuto dagli Ottomani durante la prima guerra mondiale ha
provocato una netta reazione. Il governo turco ha richiamato per consultazioni
l’ambasciatore negli Stati Uniti.
“La
conseguenza più importante di questa vicenda – dice l’ex ambasciatore turco
negli Usa Faruk Lologlu – sarà che qualcosa è destinato a finire tra i due
Paesi”.
La
politica di Barack Obama è tra l’incudine e il martello: da una parte l’esigenza
di mantenere buoni rapporti con un alleato della Nato, la Turchia; dall’altra,
il rispetto di quanto rivendicato dagli armeni americani che l’hanno aiutato a
conquistare la Casa Bianca.
“Pregiudicare le relazioni per piccoli interessi di politica locale – dice il
ministro degli esteri turco Ahmet Davutoglu – danneggerà la visione strategica
degli Stati Uniti”.
La
Turchia spera di risolvere la controversia sul genocidio armeno con negoziati
diretti con Yerevan; negoziati che però rischiano, secondo Ankara, di subire una
battuta d’arresto con la nuova presa di posizione statunitense.
Radio Vaticana 05.03.2010
Tensione Usa-Turchia dopo il voto del Congresso sul "genocidio"
armeno
Tensione tra Stati Uniti e Turchia,
nonostante la risoluzione non vincolante approvata ieri dalla Commissione Esteri
della Camera di Washington, che per la prima volta definisce “genocidio” il
massacro di un milione e mezzo di armeni, avvenuto nel 1915 ad opera dei turchi.
Ankara, pur facendo appello al Congresso a non approvare la risoluzione, ha
raccolto l’invito della Casa Bianca di portare avanti il dialogo con Ierevan, ma
“senza accettare – ha precisato – pressioni da alcuna parte”. L’Armenia da parte
sua ha plaudito al gesto della Commissione. Da New York, Elena Molinari:
“L’uccisione di un milione e mezzo di armeni durante la I Guerra Mondiale fu
un genocidio”: lo ha stabilito la Commissione esteri della Camera statunitense,
nonostante la ferma opposizione della Turchia e persino quella
dell’amministrazione Obama. La Risoluzione è passata per un soffio, con 23 voti
a favore e 22 contrari, e non è detto che passi al voto dell’intera Camera. Ma
ha già suscitato le ire della Turchia, che ha richiamato immediatamente
l’ambasciatore americano. Ankara aveva infatti ammonito che l’approvazione della
Risoluzione avrebbe guastato le relazioni con gli Usa, tanto che il segretario
di Stato, Hillary Clinton, aveva lanciato un appello al Congresso ad accantonare
il documento nel timore che potesse nuocere anche alla riconciliazione tra
Armenia e Turchia. La Risoluzione non è vincolante, ma chiede al presidente
Obama di garantire che la politica estera statunitense rifletta d’ora in poi sul
fatto che quello compiuto dai turchi ottomani fu un genocidio. Gli Stati Uniti
hanno sempre condannato il massacro, ma non lo hanno mai definito formalmente un
genocidio, proprio per non irritare la Turchia, un alleato indispensabile della
Nato in Medio Oriente.
Scontro diplomatico Usa-Turchia sul genocidio degli armeni
E’ scontro diplomatico tra Stati Uniti e
Turchia, dopo la risoluzione, approvata ieri dalla Commissione Esteri della
Camera di Washington, che per la prima volta definisce “genocidio” il massacro
di 1 milione e mezzo di armeni avvenuto nel 1915 ad opera dei turchi. Ankara,
che si è sempre opposta ad una lettura del genere su quanto avvenne, in segno di
protesta ha subito richiamato il proprio ambasciatore. Da New York, Elena
Molinari:

Che significato dare alla decisione americana sul genocidio degli armeni, che
ora comunque passa al vaglio del Congresso? Giancarlo La Vella lo ha chiesto a
Marco Tosatti, che si è occupato della questione nel libo “I baroni di Aleppo”:

Tensione Usa-Turchia dopo il voto del Congresso sul "genocidio"
armen
L’Armenia ha apprezzato la risoluzione non vincolante approvata ieri dalla
Commissione Esteri della Camera degli Stati Uniti, che per la prima volta
definisce “genocidio” il massacro di un milione e mezzo di armeni, avvenuto nel
1915 ad opera dei turchi. Reazione negativa invece da parte della Turchia che ha
comunque raccolto l’invito della Casa Bianca a portare avanti il dialogo con
l’Armenia ma, specifica, “senza accettare pressioni da alcuna parte”. Il
servizio di Debora Donnini.

La repubblica 05.03.2010
TURCHIA:WASHINGTON REAGISCA,STOP MOZIONE "GENOCIDIO ARMENI"
Il ministro
degli Esteri turco, Ahmet Davutoglu, ha chiesto a Washington di bloccare la
risoluzione votata dalla Commissione Esteri della Camera Usa che ha definito 'un
genocidio' lo sterminio di un milione e mezzo di armeni su decisione dell'Impero
ottomano, tra il 1915 e il 1917. 'Ci attendiamo che l'amministrazione Usa faccia
sforzi piu' efficaci d'ora in poi' per evitare che la mozione arrivi al voto
dell'Assemblea, ha detto. Il capo della diplomazia turca ha aggiunto che Ankara
e' stata 'seriamente irritata' dal voto di giovedi'. Bia
Il sole 24 ore 05.03.2010
Turchia ai ferri corti con gli Usa
di Marco Valsania
Nei rapporti
tra l'amministrazione di Barack Obama e il governo della Turchia si insinua una
tragedia storica, il massacro di un milione e mezzo di armeni nel 1915: la
commissione esteri della Camera ha votato ieri sera, con 23 voti contro 22, una
risoluzione che definisce genocidio la carneficina perpetrata dalle truppe
dell'impero Ottomano. Il voto è arrivato nonostante le frenetiche manovre
politiche e diplomatiche volte a scongiurare crisi nell'asse Washington-Ankara:
il segretario di stato Hillary Clinton aveva telefonato di persona al presidente
della commissione, il democratico Howard Berman, per chiedergli di rinunciare.
Mentre la Turchia si era scagliata senza mezzi termini contro la risoluzione,
affermando che avrebbe messo a rischio non solo l'alleanza con gli Stati Uniti
ma gli sforzi di riconciliazione con l'Armenia, che hanno portato l'anno scorso
a un protocollo d'intesa ancora da ritificare.
Pochi minuti dopo il voto, Ankara ha messo in atto la ritorsione, richiamando il
suo ambasciatore a Washington per consultazioni. La Casa Bianca avrebbe invece
voluto scongiurare tensioni con la Turchia in un momento che ritiene
particolarmente delicato: membro della Nato, il paese ricopre un ruolo cruciale
per le strategie americane in una regione che comprende Afghanistan e Iran.
Clinton, ha detto il portavoce del consiglio per la sicurezza nazionale Mike
Hammer, dando credito alle proteste turche ha anche insistito con Berman che «le
azioni congressuali potebbero impedire il processo di normalizzazione con
l'Armenia».
Berman ha ammesso il dilemma: «La Turchia è un alleato vitale e leale - ha detto
all'inizio di un'audizione parlamentare sulla risoluzione - ma nulla giustifica
la sua cecità davanti al genocidio armeno. La Germania ha accettato le sue
responsabilità per l'Olocausto. Il Sudafrica ha creato una commissione per
esaminare l'apartheid. E negli Stati Uniti continuiamo a fare i conti con
l'eredità della schiavitù e del terribile trattamento degli indiani d'America. È
ora che la Turchia accetti la realtà del genocidio armeno».
La risoluzione proposta chiede a Obama di far sì che il governo degli Stati
Uniti, paese dove risiede una vasta comunità armena, ricorra al termine
genocidio. E chiede allo stesso Obama di utilizzarlo nel suo messaggio annuale,
in aprile, sulla tragedia del 1915. Un voto in sede di commissione, però, non
rappresenta affatto la conclusione della battaglia. La risoluzione non è
vincolante. E in passato simili prese di posizione sono finite nel nulla: nel
2007, durante la presidenza repubblicana di George W. Bush, un simile documento
uscito dalla commissione esteri non venne mai approvato dall'intera Camera. Bush
intervenì per affermare che il rischio era quello di «danneggiare gravemente» le
relazioni con la Turchia.
Ma Obama in campagna elettorale si era impegnato a riconoscere il genocidio. In
una visita a Ankara da presidente, però, aveva già corretto il tiro: evitò con
cura la parola genocidio. Ronald Reagan rimane l'unico presidente americano ad
aver utilizzato il termine.
ASCA 05.03.2010
TURCHIA: CLINTON, CERCHEREMO DI FERMARE RISOLUZIONE SU ARMENIA
(ASCA-AFP) -
Guatemala, 5 mar - L'amministrazione Usa ''lavorera' con grande impegno'' per
cercare di fermare la risoluzione approvata ieri dalla commissione Affari Esteri
della Camera dei Rappresentanti che chiede di definire ''genocidio'' il massacro
degli armeni compiuto nel 1915 ad opera delle forze ottomane. Lo ha detto il
segretario di Stato, Hillary Clinton, rispondendo ad una domanda dei giornalisti
che le chiedevano un commento sulle proteste avanzate dal governo di Ankara.
Adnkronos 05.03.2010
Turchia: appello agli Usa,
correggano 'errore storico' su armeni
Ankara, 5 mar.
- (Adnkronos/Aki) - La Turchia ha rivolto oggi un appello agli Stati Uniti
affinche' correggano ''l'errore storico'' che, secondo Ankara, e' stato commesso
ieri dalla Commissione Esteri della Camera dei rappresentanti Usa, che ha
approvato una risoluzione non vincolante in cui si definiscono un "genocidio" i
massacri di armeni avvenuti tra il 1915 e il 1917 ai tempi dell'impero ottomano.
Corriere della Sera
Il Congresso Usa: i massacri armeni furono genocidio
Ankara: «Un voto comico»
Obama in difficoltà con la Turchia
Richiamato
l'ambasciatore a Washington. Possibili ripensamenti sull'impegno militare in
Afghanistan
Il Congresso
Usa: i massacri armeni furono genocidio
WASHINGTON
- «Un voto comico». Questo il giudizio del ministro degli Esteri turco Ahmet
Davutoglu sulla decisione della commissione Esteri del Congresso americano che
per un solo voto ha approvato la mozione che rinoconosce come «genocidio» il
massacro operato dai turchi contro gli armeni tra il 1915 e il 1916. «Ai membri
della Commissione dico questo», ha aggiunto Davutoglu: «Ogni intervento che
fate, come ogni decisione priva di serietà, diviene un ostacolo al processo di
pace fra Turchia e Armenia». Ankara ha voluto assicurare comunque l'Armenia: il
processo di normalizzazione dei rapporti tra i due Paesi proseguirà, con
riferimento ai protocolli firmati lo scorso ottobre a Zurigo, ma senza
intermediari: «Parliamo faccia a faccia di quello che è successo. Non lasciamo
scrivere la nostra storia da una nazione terza».
«PROCESSATA
UNA VICENDA STORICA» -
«Giovedì a
Washington è stata processata una vicenda storica», ha detto Davutoglu parlando
a una conferenza stampa. «Vogliamo attirare l'attenzione sul procedimento della
votazione piuttosto che sul suo risultato», ha aggiunto il ministro in polemica
con il comportamento - giudicato «irregolare» - del capo della commissione
Esteri del Congresso, il democratico Howard Berman. «Per questo - ha spiegato
Davutoglu - abbiamo richiamato il nostro ambasciatore a Washington e convocato
l'ambasciatore Usa al nostro ministero».
CRISI
-
La mozione, approvata dai 46 membri della Commissione con 23 voti favorevoli
contro 22, di fatto ha aperto una crisi diplomatica tra gli Stati Uniti e la
Turchia, nonostante l'amministrazione Obama avesse fatto di tutto per evitarla.
Il segretario di Stato, Hillary Clinton, aveva invitato la commissione a evitare
il voto, per non creare tensioni diplomatiche con la Turchia. La commissione
invece ha proceduto ugualmente. Ora il presidente degli Stati Uniti, Barack
Obama, che mercoledì aveva chiamato il presidente turco Abdulah Gul per
chiedergli di adoperarsi per far passare in Parlamento i protocolli di
normalizzazione tra Turchia e Armenia, si trova in una posizione scomoda. Ankara
potrebbe adottare ritorsioni sull'impegno militare in Afghanistan e la
concessione agli Usa della base aerea di Incirlik. A una domanda precisa su
questi temi, il ministro degli Esteri turco ha risposto: «Prima deve tornare il
nostro ambasciatore e dobbiamo parlare con lui. Poi su questi argomenti
prenderemo decisioni. Dobbiamo parlare con il governo, con il presidente della
Repubblica, con il primo ministro e ci dobbiamo anche confrontare con
l’opposizione. Si tratta di un problema nazionale».
L'ARMENIA
PLAUDE
- L'Armenia plaude alla decisione della commissione Esteri del Congresso Usa,
ritenendo che sia un progresso nella lotta per i diritti dell'uomo, si legge
nella dichiarazione firmata dal ministro degli Esteri armeno Edvard Nalbandian,
riferisce l'agenzia Interfax. L'approvazione di questo documento, prosegue la
nota, «testimonia la fedeltà del popolo americano ai valori universali e
costituisce un passo importante sulla via di impedire i crimini contro
l'umanità». La Russia ha già riconosciuto, insieme ad altri Paesi, il genocidio
armeno.
Usa-Turchia-Armenia, perché un giudizio storico può minare le relazioni
diplomatiche tra Paesi alleati. Dal blog La nostra storia di Dino Messina.
Personalmente sono contrario alla storia scritta dagli Stati, com'è avvenuto con
i tanti decreti riguardanti la ricerca sul passato, emanati in Francia, e come
sta avvenendo negli Stati Uniti, dove la commissione esteri della camera ha
detto che "il genocidio degli armeni venne concepito e attuato dall'Impero
ottomano tra il 1915 e il 1923". Preludio a una risoluzione del congresso che
metterebbe in crisi profondamente i rapporti diplomatici tra Ankara e
Washington.
Personalmente sono favorevole all'ingresso della Turchia in Europa e sono
convinto che un passo decisivo verso questo processo di integrazione sarebbe
compiuto quando Ankara ammettesse che sì, tra il 1915 e il 1923 venne compiuto
un massacro del popolo armeno (circa un milione e mezzo le vittime accertate
dagli storici più seri) soprattutto attraverso le marce estenuanti cui
parteciparono donne e bambini.
Quanto sta
avvenendo sulla scena diplomatica va contro i desiderata di un modesto cittadino
europeo, convinto come molti cittadini europei che la Turchia possa far parte
della Ue per il contributo di lavoro dato, per le dimostrazioni di fedeltà verso
gli occidentali, per il fatto che geograficamente è un'espressione europea.
Basti pensare ai luoghi natali dei filosofi presocratici, tutti concentrati
sulle splendide coste del'Asia Minore.
Sulla
questione del genocidio armeno si confrontano due ragion di Stato: quella
americana che deve valutare se rinunciare a molti scambi commerciali e a qualche
base Nato in nome di un giudizio storico politicamente corretto, e quella della
Turchia, che per il momento ha richiamato l'ambasciatore da Washington "per
consultazioni", minacciando altre azioni ostili.
La rigidità
del governo turco è dettata da due motivi: innanzitutto il fatto che
un'ammissione di colpa potrebbe comportare concessioni territoriali alla piccola
e confinante nazione armena. Il secondo motivo è insito nella visione ideologica
del kemalismo che permea la nazione dal 1923, da quando Kemal Ataturk fondò la
nuova Turchia dalle ceneri dell'impero ottomano, con un processo di
occidentalizzazione autoritario ma molto efficace. Sono i fanatici del kemalismo
oggi che non vogliono l'abolizione completa dell'articolo di legge che
prevede il reato di lesa turchità, in base al quale venne perseguito il premio
Nobel Orhan Pamuk. E' altresì l'ala oltranzista del laicismo, a detta degli
osservatori, il principale nemico della democrazia in Turchia, dove l'islamismo
costituirebbe un male minore.
Insomma,
l'unica revisione storica significativa, che potrebbe sbloccare le cose, anche
il processo di integrazione in Europa, dovrebbe venire dalla Turchia. Ma sembra
che il cammino sia ancora molto lungo.
Per farsi
un'idea dell'argomento qui trattato, consiglio questi tre libri: "Il genocidio
degli armeni" di Marcello Flores, uscito nel 2006 dal Mulino, "La masseria delle
allodole" di Antonia Arslan (Rizzoli) e la biografia "Ataturk" di Fabio Grassi,
edita da Salerno nel 2008.
http://lanostrastoria.corriere.it/2010/03/usaturchiaarmenia-perche-un-gi.html
CORRIERE DELLA SERA 05.03.2010
Il caso Inutile il tardivo
intervento di Hillary Clinton sui deputati della Commissione esteri
«Gli armeni vittime di un
genocidio» La Camera Usa sfida la Turchia
Ankara richiama l' ambasciatore.
Casa Bianca sotto pressione
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE WASHINGTON - Puntuale
come ogni anno all' avvicinarsi del 24 aprile, data della ricorrenza, il
massacro degli armeni sul finire della Prima Guerra Mondiale torna ad avvelenare
i rapporti tra Stati Uniti e Turchia. Ma questa volta, la reazione di Ankara si
annuncia furibonda e pesante sul piano economico e politico, dopo che l'
Amministrazione Obama ha fatto poco o nulla per impedire che la Commissione
esteri della Camera dei Rappresentanti approvasse una risoluzione, dov' è
scritto che «il genocidio armeno venne concepito e attuato dall' Impero Ottomano
dal 1915 al 1923». Il voto di ieri pomeriggio non è vincolante. Ma apre la
strada a una risoluzione ufficiale del Congresso, proprio l' esito che il
governo turco teme e da anni riesce con successo a bloccare, grazie a un' azione
di lobby aggressiva e massiccia, in cui getta milioni di dollari. Anche in
questa occasione, Ankara era scesa in campo in forze. Nei giorni scorsi, una
delegazione di parlamentari turchi ha visitato Washington, per incontrare decine
di deputati e senatori sia di maggioranza che d' opposizione, con un preciso
messaggio: la risoluzione danneggerebbe le relazioni tra i due Paesi, compresa
la cooperazione che la Turchia assicura agli Usa in Afghanistan e Mesopotamia.
«Ci saranno conseguenze - ha detto al Corriere il portavoce del ministero degli
Esteri turco, Burak Ozurgegin -, gli americani sanno benissimo cosa rischiano.
La questione va giudicata dagli storici. La parola genocidio non è un tabù e
vogliamo che si appuri la verità: per questo è stata istituita una commissione
apposita. Ma se il Congresso approvasse la risoluzione, non solo verrebbe
pregiudicato il processo di normalizzazione con l' Armenia: a rischio sarebbero
anche le relazioni bilaterali con gli USA e la nostra collaborazione su Iraq e
Afghanistan». Nel 2007, di fronte a un simile voto della Commissione esteri,
Ankara richiamò temporaneamente il suo rappresentante a Washington, spingendo l'
Amministrazione Bush a un pesante (e riuscito) intervento, per bloccare la
votazione in seduta plenaria. Anche questa volta si è seguito lo stesso copione.
Pochi minuti dopo il voto la Turchia ha richiamato in patria l' ambasciatore
Namik Tan «per consultazioni» e, dall' ufficio del primo ministro turco è
partito un duro comunicato: «Condanniamo questa risoluzione che accusa la
Turchia di un crimine che non è stato commesso». «Potrebbero esserci conseguenze
negative in tutti i campi» ha aggiunto il presidente Abdullah Gül. A motivare la
dura reazione turca è stato soprattutto il basso profilo tenuto dalla Casa
Bianca di Obama, rimasta quasi neutrale sulla vicenda. Nonostante il voto fosse
stato messo in agenda il 7 febbraio, solo ieri mattina infatti il segretario di
Stato Hillary Clinton ha telefonato al chairman della Commissione Esteri, il
democratico della California Howard Berman, per ricordargli che il proseguimento
dell' azione congressuale sul genocidio armeno «potrebbe rallentare il progresso
nei rapporti tra la Turchia e l' Armenia». L' anno scorso, Ankara e Erevan
avevano firmato uno storico protocollo di normalizzazione, ma i rispettivi
Parlamenti non l' hanno ancora ratificato. Da candidati alla Casa Bianca, Obama,
Clinton e Joe Biden avevano promesso che una volta eletti avrebbero formalmente
definito «genocidio» il massacro degli armeni. Ma nella prima dichiarazione sul
tema da presidente, il 24 aprile 2009, Obama evitò il termine, dicendo che le
sue posizioni erano note, concentrandosi invece sul riavvicinamento tra Turchia
e Armenia. Paolo Valentino
RIPRODUZIONE RISERVATA IL COMMENTO di Antonio
Ferrari nelle Idee & Opinioni Massacri Uccisi nel 1915 Nel 1915-17, nel corso
della Prima guerra mondiale, un milione e mezzo di armeni furono uccisi per mano
dell' Impero ottomano, la cui dissoluzione diede vita alla Turchia moderna
Genocidio Gli armeni, sostenuti da prove e testimonianze parlano di «genocidio»
e di annientamento sistematico di un' etnia La Turchia si limita ad ammettere
che i morti armeni furono vittime di una «guerra civile» e «furono 300 mila» La
promessa Durante la campagna elettorale Obama, Clinton e Joe Biden avevano
promesso che una volta eletti avrebbero formalmente definito «genocidio» il
massacro degli armeni Il protocollo L' anno scorso Turchia e Armenia hanno
firmato uno storico protocollo di normalizzazione ma i rispettivi Parlamenti non
l' hanno ancora ratificato
Valentino Paolo
Pagina 19 (5 marzo 2010) - Corriere della Sera
se Washington Chiede ad Ankara di
Fare i Conti con il Passato
La storia, che quasi sempre viene scritta dai
vincitori, può provocare imbarazzi e volontà di revisione. A volte la storia fa
davvero paura, soprattutto quando confligge con gli interessi della realpolitik.
La commissione esteri del Congresso americano ha approvato ieri una risoluzione
che riconosce il genocidio degli armeni, all' inizio del secolo scorso. Tra
Turchia e Usa, alleati da sempre, è crisi, al punto che Ankara ha richiamato il
proprio ambasciatore. Il fatto che sia stato il presidente della commissione, un
democratico che appartiene al partito di Barack Obama, a proporre la mozione,
sta creando tensione a Washington, rabbia ad Ankara, e soddisfazione a Erevan.
Il problema è semplice nella sua complessità: la Turchia, che ha avviato
trattative con l' Armenia, in vista della normalizzazione dei rapporti
bilaterali, è anche il principale alleato degli Usa nell' area che abbraccia
Balcani, Medio oriente e Caucaso. Ora il voto del Congresso rischia di creare un
terremoto diplomatico e politico. Ankara, pur avendo compiuto qualche timido
passo per superare quello che considera un tabù - appunto il genocidio di un
milione e mezzo di armeni - ha già detto che la risoluzione bloccherà il
processo di normalizzazione con il Paese confinante e allungherà ombre sull'
alleanza con gli Usa. Gli sforzi di Hillary Clinton, che invitava il Congresso
alla prudenza, e la telefonata tra Obama e il suo omologo turco Abdullah Gul non
hanno evitato la crisi, che si annuncia assai spinosa. Certo è bizzarro, come ha
sostenuto un rappresentante del partito repubblicano, che la Germania abbia
riconosciuto la responsabilità dell' Olocausto, che il Sud Africa indaghi sui
crimini dell' apartheid, che gli Usa accettino come una colpa quanto subirono i
nativi americani, mentre la Turchia continui ostinatamente a non voler fare i
conti con il proprio passato. La Francia di Sarkozy, che ha riconosciuto il
genocidio degli armeni, ne ha pagato un alto prezzo di contratti sfumati. Ma
ora, con gli Usa, le conseguenze sono imprevedibili. Antonio Ferrari
RIPRODUZIONE RISERVATA
Lo studioso turco
«Un insulto Rapporti bilaterali a
rischio»
«L' approvazione della risoluzione farà
precipitare la popolarità dell' America qui in Turchia. Non dimentichiamoci che
prima dell' elezione di Obama soltanto l' 8% dei cittadini turchi aveva un'
opinione positiva degli Stati Uniti. Poi i numeri erano cambiati, il 48%
apprezzava il nuovo presidente. Ora coleranno di nuovo a picco. Non c' è
dubbio». Si indigna Ilter Turan, professore di scienze politiche ed ex rettore
dell' Università Bilgi di Istanbul, commentando la decisione della Commissione
Affari Esteri della Camera Usa che definisce genocidio il massacro degli armeni.
«Quel voto è ridicolo - dice al Corriere -. Non si capisce perché dei
legislatori debbano prendersi la briga di giudicare un fatto avvenuto così tanti
anni fa. Non sarebbe stato molto meglio lasciare la parola agli storici?». Quali
saranno le conseguenze sulle relazioni tra Turchia e America? «Per il governo
turco (ma anche per la gente) una risoluzione ufficiale del Congresso sarebbe un
grave insulto. Ne conseguirebbe una significativa riduzione della cooperazione
tra i due Paesi ma non solo nelle relazioni bilaterali. A rischio sarebbero
anche le richieste Usa sull' Afghanistan, la collaborazione in Iraq, l' uso
delle basi americane sul nostro territorio e gli equilibri, già piuttosto
fragili, in Medio Oriente». Obama e Hillary Clinton hanno fatto pressioni per
bloccare il voto. Potevano fare di più? «Il governo si è mosso tardi, avrebbe
potuto agire prima e meglio. La Casa Bianca, se vuole, può ancora disinnescare
questa bomba ad orologeria». Bush si era mosso meglio? «Su questa questione
direi di sì. Però ci tengo a sottolineare che con Obama finora tutto era andato
bene. Subito dopo l' elezione era venuto ad Ankara e davanti al Parlamento turco
aveva evitato di pronunciare la parola genocidio, anche se aveva detto parole
che sicuramente avremmo preferito non sentire». Come sta andando il processo di
normalizzazione con l' Armenia? «Non bene. Il governo turco chiede un accordo
sui territori occupati dagli armeni ma loro si rifiutano. Per ora la possibilità
che il protocollo sia approvato dal parlamento mi sembra abbastanza remota».
Monica Ricci Sargentini RIPRODUZIONE RISERVATA
Ricci Sargentini Monica
ATS 05.03.2010
Genocidio armeno: Clinton, lavoreremo per evitare
voto Camera
Il segretario
di Stato americano, Hillary Clinton, ha detto oggi che l'amministrazione Obama
intende "lavorare molto duramente" per evitare che la Camera dei Rappresentanti
arrivi a votare in seduta plenaria il testo approvato ieri a maggioranza (23 a
22) dai deputati della Commissione Affari Esteri, in base al quale si
riconoscono come "genocidio" i massacri degli armeni avvenuti nel 1915 sotto
l'Impero Ottomano.
"Lavoreremo duramente per essere certi che non si arrivi fino alla Camera" ha
detto Hillary Clinton ai giornalisti a margine di un incontro in Guatemala
all'indomani del voto espresso ieri dalla Commissione.
ANKARA
Turchia-Usa:
massacri armeni; è ormai crisi aperta
ANKARA - E'
ormai crisi diplomatica dichiarata fra Turchia e Usa, e Ankara non fa nulla per
nascondere la propria profonda irritazione all'indomani dell'approvazione, da
parte della Commissione Esteri del Congresso americano, di una risoluzione in
cui si definiscono un "genocidio" i massacri di armeni avvenuti ai tempi
dell'impero ottomano.
Genocidio che
Ankara ha sempre negato sostenendo che, al massimo, i morti armeni in quel
periodo sono stati tra i 300.000 e i 500.000 e, comunque, causati non da uno
sterminio premeditato ma da una guerra civile che ha fatto migliaia di vittime
anche fra i turchi. E ora la diplomazia turca si aspetta che l'amministrazione
Usa "si impegni di più " per far sì che la mozione, se e quando arriverà al
Congresso per l'esame in assemblea plenaria, venga respinta.
Subito a
ridosso della votazione, il premier turco Tayyip Erdogan ha espresso
preoccupazione per le conseguenze del voto e ha sottolineato che la presa di
posizione dell'organismo parlamentare Usa "rischia di danneggiare le relazioni
turco-americane oltre che il processo di normalizzazione tra Turchia e Armenia"
(al quale partecipa anche la Svizzera in veste di mediatrice, ndr.). Ierevan,
invece, per bocca del suo ministro degli Esteri Edward Nalbadian, ha dato il
proprio plauso alla decisione della Commissione, sostenendo che essa è "un
progresso nella lotta per i diritti dell'uomo".
A freddo, stamani, il ministro
degli Esteri turco Ahmet Davutoglu, dopo aver confermato che il neo ambasciatore
a Washington Namik Tan (che aveva presentato le credenziali il 25 febbraio) è
stato richiamato per consultazioni, ha dichiarato che nonostante il risultato
del voto negativo per Ankara, la Turchia continuerà nel processo di
normalizzazione dei rapporti avviato con Ierevan lo scorso ottobre a Zurigo,
anche se la risoluzione del Congresso creerà di certo problemi.
AGI
05.03.2010
TURCHIA:CLINTON, CERCHEREMO DI BLOCCARE RISOLUZIONE ARMENIA
(AGI) -
Guatemala City, 5 mar. - L'amministrazione Usa "lavorera' duramente per cercare
di bloccare la risoluzione sull'Armenia". Lo ha affermato il segretario di stato
Usa, Hillary Clinton, rispondendo alle domande sulla crisi diplomatica con
Ankara dopo il provvedimento approvato ieri che chiede la definizione di
'genocidio' per il massacro degli armeni da parte delle forze ottomane nel 1915.
.
Il Velino 05.03.2010
EST
- Turchia-Armenia, Davutoglu: A rischio sì Parlamento ad accordi
Anche
l'Azerbaigian contro decisione del Congresso Usa su genocidio
Roma, 5 mar
(Velino) - “Siamo determinati ad andare avanti con la normalizzazione delle
nostre relazioni con l’Armenia ma la ratifica parlamentare degli accordi è ora a
rischio”. Lo ha spiegato in conferenza stampa il ministro degli Esteri turco,
Ahmet Davutoglu, il giorno dopo l’approvazione della risoluzione da parte di una
commissione del Congresso americano che definisce “genocidio” il massacro degli
armeni avvenuto tra il 1915 e il 1919. Un testo non è vincolante, passato con il
minimo scarto (23-22 con un astenuto), che chiede al presidente Obama di
prendere atto del genocidio e di definirlo tale nei suoi discorsi che toccano i
fatti turco-armeni di quel tormentato periodo. La questione, malgrado la stessa
Commissione abbia approvato già tre volte in passato risoluzioni simili, rischia
di avere diverse conseguenze politiche internazionali. Innanzitutto nei rapporti
Turchia-Stati Uniti: tra il 2000 e il 2007 i presidenti Bill Clinton e George W.
Bush avevano bloccato il passaggio della risoluzione alla Camera dei
rappresentanti sulla base del fatto che la sua eventuale approvazione avrebbe
“minato gli interessi nazionali e di sicurezza americani”. L’attuale presidente
Barack Obama, tuttavia, durante la campagna elettorale si era schierato a favore
della definizione di genocidio. E anche se in questi giorni ha provato a
esercitare pressioni sul Congresso per evitare l’approvazione del documento,
secondo Ankara non avrebbe fatto abbastanza. Il governo di Recep Tayyp Erdogan
ha così temporaneamente richiamato il proprio ambasciatore a Washington, una
mossa volta a mostrare all’amministrazione Obama che la questione in Turchia è
considerata imprescindibile.
Armenia e Turchia lo scorso ottobre hanno firmato alcuni accordi per
normalizzare le relazioni diplomatiche e riaprire la frontiera chiusa da quasi
un ventennio. Contro questo processo si è però schierato l’Azerbaigian, Paese
storicamente alleato della Turchia e nemico dell’Armenia, con cui ha una disputa
territoriale sulla regione del Nagorno-Karabakh. Da Baku, le autorità azere,
dopo il voto americano di ieri, hanno attaccato gli Stati Uniti: “La decisione
unilaterale è stata approvata sotto la pressione dei parlamentari filo-armeni ma
contraddice gli interessi degli Usa e quelli del popolo americano”, ha affermato
un portavoce del presidente Ilham Aliyevi. Il quale ha poi invitato la Camera
dei rappresentanti Usa, che dovrà pronunciarsi in proposito, a bocciare la
risoluzione. Le pressioni dell’Azerbaigian sono tutt’altro che velleitarie. Il
Paese è infatti cruciale per il trasporto di petrolio e gas attraverso due
gasdotti dal Caspio all’Europa. Un percorso importante soprattutto per
diversificare gli approvvigionamenti e ridurre la dipendenza energetica europea
dalla Russia.
Il massacro degli armeni (o genocidio, a seconda delle interpretazioni) avvenne
a partire dal 1915, durante la Prima guerra mondiale e sotto il governo dei
“giovani turchi”, che avevano conquistato il potere nel 1909. La guerra con la
Russia (che mirava al controllo dell’Anatolia, dove vivevano gli armeni), la
religione cristiana degli armeni, l’inarrestabile disgregazione dell’impero,
furono le ragioni che indussero i turchi all’eccidio. Secondo alcune stime, alla
fine del 1916 erano già morti 1.200.000 armeni, due terzi del totale. Lo stato
turco, tuttavia, nega si sia trattato di genocidio, sostenendo si sia trattato
solo di “persecuzione” e quantificando in 300 mila i morti. Una cifra senz’altro
considerevole ma non dissimile dalle uccisioni subite da tanti altri popoli. La
Turchia lamenta anche che gli armeni, che in paesi come Francia e Stati Uniti
hanno una forte comunità, stanno cercando di far passare la loro verità per
mezzo di voti parlamentari e non attraverso una commissione di storici mista,
come invece proposto dal governo di Ankara.
Apcom 05.03.2010
Usa-Turchia/Ankara: Voto genocidio "comico," ma
continua dialogo
Ministro Esteri: valuteremo
eventuali misure di ritorsione
Istanbul, 5 mar. (Apcom-Nuova
Europa) - Il voto di ieri è stato senza serietà, "una comica". Questo il
giudizio senza appello del ministro degli Esteri turco Ahmet Davutoglu sulla
decisione della Commissione Affari Esteri del Congresso, che per un solo voto ha
passato la mozione che rinoconosce come "genocidio" il massacro operato dai
turchi contro gli armeni nel 1915. Parlando ai giornalisti in conferenza stampa,
Davutoglu stamattina ha detto: "La votazione di ieri è stata priva di serietà,
una comica. Ai membri della Commissione dico questo: ogni intervento che fate,
come ogni decisione priva di serietà diviene un ostacolo al processo di pace fra
Turchia e Armenia". Il ministro, visibilmente irritato, ha anche aggiunto: "Ogni
intervento di qualsiasi terza parte non può rendere inutile questo processo di
normalizzazione". Davutoglu ha confermato che l'ambasciatore turco a Washington,
Namil Tan, è stato richiamato per consultazioni, aggiungendo che "il dialogo con
gli Stati Uniti continuerà". E sulla possibilità di misure 'di rappresaglia' da
parte turca, come la revoca dell'utilizzo della base aerea di Incirlik (che gli
americani usano per rifornimenti verso Iraq e Afghanistan), il ministro ha detto
che prima di decidere sarà ascoltato l'ambasciatore a Washington, richiamato
ieri "per consultazioni" e anche l'opposizione. Il governo, ha aggiunto, si
riunirà per stabilire il da farsi.
Notizie.tiscali.it 05.03.2010
Esteri
Voto su genocidio, tensione tra Ankara e gli Stati Uniti. Gli
armeni: un passo avanti
Tensione molto
alta e tentativi di farla rientrare all'indomani della votazione della
Commissione Esteri della Camera Usa, che ha riconosciuto per un solo voto come
"genocidio" il massacro operato dai turchi ai danni degli Armeni nel 1915.
Stamattina da Ankara sono arrivate minacce di rappresaglie, ma anche promesse
che il dialogo con gli Usa non verrà interrotto, mentre la parte americana tenta
chiaramente di ricomporre la situazione.
La Turchia:
"Voto poco serie"
- Il ministro Davutoglu, in una conferenza dai toni poco distesi e con il volto
visibilmente irritato, ha definito in modo poco diplomatico la votazione "una
cosa poco seria, una comica". Una difesa della Turchia a tutto campo la sua, con
tanto di invito all'Armenia a non permettere che i problemi bilaterali vengano
gestiti dagli Stati Uniti. "Venite qui - ha detto Davutoglu - parliamo faccia a
faccia di quello che è successo. Non lasciamo scrivere la nostra storia alla
mano di una terza nazione". Da Erevan intanto nella notte è giunta una nota di
grande soddisfazione per il voto sul genocidio. Ai deputati americani, invece,
Davutoglu ha sottolineato che "ogni intervento che fate come ogni decisione
priva di serietà diviene un ostacolo al processo di pace fra Turchia e
Armenia. Ogni intervento di qualsiasi terza parte non può rendere inutile questo
processo di normalizzazione".
Tensione tra
Armenia e Turchia
- I rapporti fra Ankara ed Erevan sono tesi non solo per la questione del
genocidio, ma anche per quella del Nagorno-Karabakh. La regione contesta fra
Armenia e Azerbaigian, teatro di una sanguinosa guerra negli anni Novanta. Un
conflitto dove la Turchia ha sempre preso le parti della seconda, chiudendo i
confini con l'Armenia nel 1993. La stampa turca, com'era prevedibile, ha dato
grande risalto alla notizia, usando toni oco teneri nei confronti degli Stati
Uniti, accusati di voler sabotare il processo di pace con l'Armenia, ma anche
sottolineando come questa votazione potrebbe tornare utile al premier Recep
Tayyip Erdogan e al suo partito islamico-moderato per la Giustizia e lo Sviluppo
(Akp), ultimamente in pesante calo dei consensi.
Washington
intanto fa del suo meglio per ricucire -
Già il presidente Usa Barack Obama aveva fatto pressioni sulla Commissione ed
era intervenuto lo stesso il Segretario di Stato Americano Hillary Clinton,
sottolineando come l'approvazione della mozione avrebbe messo a repentaglio il
processo di pace con l'Armenia. Oggi l'ambasciatore turco ad Ankara, James
Jeffrey, ha detto a nome del governo americano di essere contro la decisioni
prese dalla commissione. In realtà la Casa Bianca ha altri due problemi a cui
pensare. Il primo è quello economico. Molti businessmen turchi hanno annunciato
ritorsioni in caso di approvazione della mozione e Washington potrebbe vedersi
esclusa da gare di appalto per miliardi di dollari, soprattutto nel settore
dell'industria di difesa. C'è poi l'appoggio della Turchia in Afghanistan e
l'utilizzo della base di Incirlik. L'ambasciatore a Washington intanto è stato
richiamato. Le prossime ore saranno determinanti per stabilire quanto la Turchia
abbia intenzione di andare al muro contro muro.
L'Armenia:
vero passo avanti -
L'Armenia plaude alla mozione della Commissione Esteri della Camera Usa che
definisce "un genocidio" i massacri di armeni nell'Impero Ottomano al tempo
della Prima guerra mondiale. Il voto di ieri "mostra la coerenza del popolo
degli Stati Uniti ai valori umani universali ed è un importante passo avanti
sulla via che deve portare alla fine dei crimini contro l'umanità", scrive il
ministro degli Esteri di Erevan Edward Nalbandian in una nota, riportata
dall'agenzia Interfax. Il riconoscimento del genocidio da parte turca resta il
principale ostacolo sulla normalizzazione dei rapporti tra Ankara e l'Armenia.
Oggi il ministro turco degli Esteri, Ahmet Davutoglu, ha invitato gli armeni a
un confronto diretto sulla questione: "Venite qui, parliamo faccia a faccia di
quello che è successo. Non lasciamo scrivere la nostra storia alla mano di una
terza nazione", ha detto.
Ansa 05.03.2010
Massacri armeni: Ierevan, ok a Usa
Per Ankara dialogo con Armenia
continua
(ANSA)-MOSCA, 5 MAR-L'Armenia plaude all'approvazione da parte della commissione
del Congresso Usa di una mozione che riconosce il genocidio degli armeni nel
1915. Il ministro degli esteri armeno ritiene che sia un progresso nella lotta
per i diritti dell'uomo. Nonostante il voto Usa, Ankara continuera' nel processo
di normalizzazione dei rapporti avviato con Ierevan, ha detto il ministro degli
esteri turco, aggiungendo che la Turchia non cedera' a pressioni. |