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Cari
Amici della Foresta dei Giusti,
Sono
addolorato di non essere con voi, ma sono con voi spiritualmente, nella
condivisione della speranza e del sogno di un mondo giusto.
Dopo
i 90 anni dalla tragedia armena in Turchia abbiamo sperimentato momenti di
fiducia, ma anche eventi deprimenti.
Tredici
anni fa quando abbiamo pubblicato per la prima volta in Turchia un libro non
ufficiale sul genocidio armeno, eravamo completamente soli. Abbiamo dovuto
affrontare un muro di silenzio e di censura. I nostri libri furono
immediatamente confiscati e la cara Ayse Nur condannata a 2 anni di prigione,
dal 1994 al 1996, a causa del libro di Yves Ternon. Ma abbiamo avuto la nostra
prima vittoria per la libertà di espressione nel 1997, con la pubblicazione del
libro di Vahakn Dadrian. Processati, fummo prosciolti. Eravamo felici di aver
tolto un primo mattone dal muro e aperto la discussione sulla tragedia armena.
Altre
persone osarono pubblicare altri libri con noi con lo stesso intento. Alcuni
onesti ricercatori iniziarono a lavorare sulla questione armena e cominciarono a
non essere più tanto cauti nell’usare il termine genocidio. Anche la comunità
armena che era un gruppo sociale chiuso, cominciò ad esprimersi più
liberamente ed ad aprirsi.
Oggi
ci sono molte più pubblicazioni sulla cultura, sulla letteratura e sulla storia
armene. Ciò fa sì che gli intellettuali onesti siano più risoluti. Non ce ne
sono così tanti, ma la loro esistenza è importante.
Non
siamo più soli ora, né in Turchia né nel mondo. A 90 anni dal genocidio
armeno per la prima volta in Turchia ci sono state da parte dei turchi alcune
manifestazioni di partecipazione al dolore del popolo armeno.
La
“Human Rights Association” di Istanbul ha organizzato una conferenza stampa
per il novantesimo anniversario del
genocidio e ha dichiarato di partecipare al lutto degli armeni, ma hanno dovuto
rinunciare all’azione simbolica di portare una corona di fiori di fronte al
Patriarcato armeno, per ragioni di sicurezza dovute alle minacce dei circoli
fascisti.
Il
giornale OZGUR GUNDEM ha riportato in prima pagina un titolo: “Il vostro
dolore è il nostro dolore” e si è scusato per il ruolo dei curdi nel 1915.
Lo stesso giornale ha pubblicato alcuni articoli sul genocidio armeno.
Tre
partiti socialisti hanno fatto dichiarazioni a proposito del 1915. Essi sono il
Partito socialista democratico, il Partito laburista, il Partito della libertà
e solidarietà. Anche altri gruppi di sinistra hanno fatto dichiarazioni
riguardo al 1915.
Le
riviste BEKSAV e SANAT ve HAYAT (Arte e vita) hanno organizzato una conferenza
stampa e hanno letto alcuni documenti che avevo preparato per loro e che poi
hanno pubblicato come supplementi. Il loro gruppo musicale Vardiya ha
organizzato un concerto in turco con 3 canzoni armene dei deportati. Il
supplemento era basato sul concetto della Giustizia. C’erano anche la
prefazione che avevo scritto nel 1993 per il libro di Ternon, il testo del mio
discorso all’UNESCO a Parigi per la commemorazione del 24 aprile del 1996, la
relazione di Ayse Nur al convegno di Padova del Giardino dei Giusti del 2001, i
testi di alcuni giusti del periodo del genocidio, quali Hassan Amgià e Ahmet
Refik, professore alla scuola militare Atatrurk, morti in solitudine e in povertà:
avevano scritto su “Il disastro degli armeni”, sul verdetto e la sentenza
della Corte Marziale contro i leader del partito Ittihad, e testi delle canzoni,
tradotte in turco, dei deportati armeni del 1915.
La
nostra casa editrice aveva progettato di pubblicare un libro di Vahakn Dadrian
col il titolo “Il genocidio armeno nelle fonti turche”, ma a causa di alcuni
ostacoli, siamo in ritardo. Speriamo di iniziare questa settimana. Oltre ai
processi che vanno avanti, la nostra casa editrice è sottoposta ad una enorme
pressione economica. Le compagnie di distribuzione sono riluttanti a distribuire
i nostri libri apertamente. Nei media non c’è nessuna recensione dei nostri
libri. Ma ogni volta i nostri lettori cercano di trovare i nostri libri
contattandoci direttamente.
In
tredici anni noi abbiamo stampato 5.000 copie del libro di Yves Ternon “Il tabù
armeno”, 5000 copie del libro di Dadrian “Il genocidio nella giurisdizione
internazionale : 1915, il caso armeno”, 7000 copie del libro di Franz Werfel
“I quaranta giorni del Mussa Dagh”. Dopo aver letto questi libri molte più
persone aprono gli occhi di fronte alla verità.
Ma
ora a causa delle difficoltà di distribuzione siamo costretti a stampare i due
volumi di Dadrian solo in 2000 copie, come anche gli altri nostri libri sui
testimoni, sulla mitologia, sulla letteratura e la storia armena. Non sono
grandi numeri, ma hanno ugualmente un impatto. Ancora una volta la porta si apre
per una prospettiva diversa: per la verità.
I
circoli ultranazionalisti e fascisti hanno iniziato ora in Turchia una campagna
gigantesca con minacce contro scrittori e storici “giusti”, “onesti”,
come Oran Pamuk, Taner Akcam, Murat Belge e Halil Berktay e anche contro
giornalisti armeni, quali Hrant Dink, che ha osato discutere la questione armena
di fronte all’opinione pubblica.
I
circoli di destra e ultranazionalisti hanno avuto successo con la cancellazione
della conferenza accademica sugli armeni ottomani. Ma ci sono state ampie
discussioni sulla stampa e in TV su ciò che avvenne nel 1915: in questo modo
hanno subìto una sconfitta sul piano etico. Una parte di questa campagna è
anche antisemita e fobica verso le minoranze. Nei loro giornali ci sono
sistematici attacchi al patriarcato greco e vengono compiute azioni di protesta
durante le cerimonie religiose. Questa campagna è sostenuta da alcuni circoli
militari e dello stato, che sono contro il processo europeista. Hanno fatto
inserire alcune clausole nel documento di sicurezza nazionale che riguardano le
rivendicazioni del “cosiddetto” genocidio degli armeni, la “minaccia”
del Ponto e la “minaccia” del Seminario greco.
Sono
anche contrari alla decisione governativa del restauro della chiesa armena di
Aktamar e del monastero greco di Sumela. Accusano il patriarcato greco di
tradimento perché si sono rivolti alla corte europea di Strasburgo contro la
chiusura da parte dello stato dell’orfanotrofio greco di Buyuk Ada.
Ci
sono inoltre attacchi sistematici contro i diritti dei curdi, visto il procedere
delle ultime riforme. Celata dietro campagne razziste e ultranazionaliste, c’è
la paura che i curdi conquistino i diritti civili.
Il
governo non fa nulla per prevenire questa propaganda razzista e sciovinista. Il
Mein Kampf di Hitler e altri libri antisemiti sono propagandati da alcuni
circoli e sono dei best sellers.
Questi
circoli vogliono la fine di questo governo islamico moderato entro due anni e
vogliono aprire la strada a un governo nazionalista contrario al processo di
unificazione europea. Accettare la verità e chiedere perdono è importante non
solo per ragioni etiche, ma anche per la sicurezza di tutti i cittadini turchi,
inclusi quelli con identità etniche e fedi diverse. Questo non sarà di aiuto
alle generazioni degli armeni scomparse nel diastro del 1915, ai greci e agli
assiri, ma può aiutare le future generazioni a sopravvivere.
Con
la fede nella necessità di creare un mondo giusto
Nel
rispetto e nella condivisione del pianto per le vittime
Vostro Ragip Zarakolu
Istanbul,
6 giugno 2005
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