La discussione sul Genocidio continua nei Tribunali Turchi. di Ragip Zarakolu (Istambul 17/5/05)

Il governo turco di Erdogan ha recentemente proposto al governo armeno di creare una commissione congiunta per arrivare ad una conclusione sul tema del genocidio, ma allo stesso tempo ha intensificato il numero di processi contro pubblicazioni che nominano il genocidio armeno.

 

Martedì 17 maggio 2005, come editore della casa editrice Belge Yayinalari, sono stato citato in giudizio dalla seconda corte penale di Sultanhamet,a Istanbul, per aver pubblicato un libro intitolato “The Truth will set us free: Armenians and Turks reconciled” (La verità ci renderà liberi: armeni e turchi riconciliati) di George Jerjian, un autore inglese di origini armene.

 

Giovedì 12 maggio 2005 ero sotto processo per un articolo che ho recentemente scritto, “Non sono affari vostri (Sane Ne)”, pubblicato nel quotidiano Ozgur Gundem. L’udienza è stata però spostata ad ottobre, vista l’assenza dell’editore capo di quel quotidiano all’udienza iniziale.

 

In un altro recente processo, sono stato chiamato dal procuratore a testimoniare per il caso di un libro intitolato “Diario di una vita da medico” scritto dalla canadese Dora Sakayan. Questo libro tratta dei diari giornalieri tenuti nei mesi di agosto e settembre del 1922 dal dott. Karabet Haceryan, che ha prestato servizio come medico militare nell’armata ottomana fino al 1918, e che includono dettagli interessanti sul gigantesco incendio nella città di Smirne.

 

Al mio processo del 17 maggio a Sultanahmet erano presenti anche il giornalista Ronald Bos, dell’associazione di Olanda “PEN” degli scrittori , il Dr. Henry Fajemirokun della “Human Rights Watch (HRW)”, Sanar Yurdatapan, leader della “Campagna per la Libertà di Pensiero”, il giornalista Zeki Kentel, Mihriban Demir in rappresentanza del “MKM” (Centro culturale della Mesopotamia) e l’autore Ömer Ağin. Durante la breve udienza, il giudice ha concluso che il fascicolo doveva essere consegnato ad una commissione di esperti composta da tre membri dell’Università e che la prossima udienza doveva essere spostata al 20 di settembre per attendere il loro rapporto.

 

Come editore capo, presentai alla corte una petizione richiedendo che le accuse fossero ritirate. Dichiarai che queste accuse rappresentavano un passo indietro per la Turchia e che anni di duro lavoro legislativo e i passi compiuti verso la democrazia rischiavano di andare perduti.

Il processo si basa interamente su concezioni politiche e ideologiche, tentando di imporre una visione unilaterale e formale della storia. Va sottolineato che senza specifica autorizzazione  del Ministero della Giustizia, questa querela non avrebbe potuto avere luogo. L’apertura di questo processo è coincisa con una campagna lanciata dai gruppi razzisti e ultranazionalisti che sono al momento in forte crescita.

 

L’ultimo processo contro un libro in cui si discuteva il tema armeno e si suggerivano approcci differenti da quelli dello Stato si concluse nel 1995. Si trattava del libro del Prof. Vahakn N. . Dadrian, “Genocidio in termini di legge nazionale e internazionale: 1915 la questione armena”, la cui versione inglese originale fu pubblicata dalla Yale University. Io fui assolto grazie alla accorata difesa di Ayşe Nur Zarakolu, [la poetessa turca, moglie di Zarakolu] fondatrice della nostra casa editrice che è morta tre anni fa. A causa di questa sentenza, che fu confermata in corte d’appello, fu possibile discutere della questione armena in Turchia. Questo progresso e questo cambio di prospettiva, ottenuti dieci anni fa, sono ora in pericolo per via di questo processo.

 

Negli ultimi anni, il nostro presidente e il nostro primo ministro hanno rilasciato delle dichiarazioni che suonavano così: “Lasciamo la discussione della questione armena agli storici”. Tuttavia le loro azioni vengono oggi contraddette da queste citazioni in giudizio. Questo genere di  cause sono una pura e semplice tattica politica.

Il cuore del problema non ha nulla a che fare con il genocidio degli armeni. Il problema è collegato all’entrata della Turchia nella Comunità Europea.

 

È risaputo sia in Europa che in Turchia che i partiti di destra e i gruppi nazionalisti estremi stanno cercando di ostacolare questo processo. Questo caso porta grano al mulino della destra europea che è fermamente contraria all’entrata della Turchia in Europa. Il processo corrente avviato in Svizzera contro il Sign. Hallaçoğlu, capo della TTK (Società Storica Turca), per la sua conferenza, nella quale violava apertamente la legge svizzera negando il genocidio armeno, fornisce materiale di propaganda per i gruppi  sciovinisti che stanno preparando azioni più radicali contro il progetto europeo della Turchia. Il Sign. Hallaçoğlu non è ancora sotto processo, è  nella fase istruttoria della vicenda. In ogni caso, si tratta di un reale e concreto caso che potrebbe sfociare in un vero e proprio processo.

 

Dieci anni fa in Francia, lo storico americano Bernanrd Lewis dell’università di Princeton fu multato della cifra simbolica di un franco, perché aveva affermato che “il concetto di genocidio non è rilevante nella vicenda armena del 1915”. Una delle ragioni di questa condanna è anche individuabile nella volontà di protestare contro i due anni di reclusione inflitti ad  Ayşe Nur Zarakolu [la moglie di Zarakolu] per avere pubblicato il libro dello storico francese Yves Ternon “Il tabù armeno”, libro nel quale l’autore aveva, a quel tempo, usato il concetto di genocidio. Mentre il caso di Parigi finì sulle prime pagine dei maggiori giornali turchi, gli stessi preferirono mantenere il silenzio sulla nostra vicenda ad Istanbul.

 

E oggi ci sono individui nel parlamento turco che richiedono l’inserimento di una clausola nel nuovo codice penale turco che consenta di imprigionare chiunque parli della questione armena come di un genocidio. È veramente triste vedere una tragedia umana usata come strumento politico. C’è una realtà terribile di due pesi e due misure. I nostri media che supportarono la libertà di parola del Sign. Hallaçoğlu, non rifiutarono di pubblicare commenti negativi e insulti per il nostro nuovo libro, cosa che va ben oltre i limiti della pubblica critica ed ha una conseguenza diretta sui ritardi nel processo giudiziario.

 

Più di 300 professori universitari che hanno provveduto ad appoggiare la libertà di parola dell’accademico Hallaçoğlu non hanno speso neppure un commento per il mio caso. Il resoconto dei “tre esperti” sarà una valutazione del livello del concetto di libertà di parola in Turchia. L’approccio del tipo “lasciamo la discussione agli storici” del nostro presidente sarà messo in atto negando la libertà di espressione e di giudizio all’opposizione? Senza conoscere le tendenze divergenti e le convinzioni degli oppositori, come si può trovare un accordo e un punto comune tra queste visioni così differenti?