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Insiste
sull'importanza dell'unità perché i cristiani siano segno dell'amore di Dio
CITTA'
DEL VATICANO, mercoledì, 7 maggio 2008 (ZENIT.org).- Benedetto XVI ha rinnovato
questo mercoledì il suo impegno a cercare l'unità tra i cristiani, una delle
priorità di questo pontificato, ricevendo Sua Santità Karekin II, Patriarca
supremo e Catholicos di tutti gli Armeni.
Il
Papa ha chiesto le preghiere di tutti i cristiani "perché nel comune e
generoso servizio al Vangelo possano essere nel mondo segno dell'amore di Dio
per l'umanità".
Il
Pontefice ha fatto un'eccezione e ha voluto dedicare la tradizionale udienza
generale, svoltasi in Piazza San Pietro con la partecipazione di circa 20.000
persone, a riflettere insieme al suo insigne ospite sul cammino dell'unità alla
vigilia della solennità della Pentecoste, che la Chiesa celebrerà domenica.
Il
cammino della storia della Chiesa armena si è separato da Roma dopo il Concilio
di Calcedonia (anno 451). Un passo decisivo per superare questa divisione è
stato compiuto nel 1996, quando Giovanni Paolo II e il precedente Patriarca
apostolico armeno Karekin I hanno firmato una dichiarazione congiunta che
superava i malintesi sulla natura di Gesù.
Giovanni
Paolo II ha visitato l'Armenia nel 2001 come gesto di ringraziamento per la
visita a Roma del Catholicos, che era presente anche ai funerali del Papa
polacco.
Come
gesto di avvicinamento, di recente è stata collocata in una nicchia esterna
della Basilica di San Pietro una statua di San Gregorio l'Illuminatore,
fondatore della Chiesa armena.
"Serve
a ricordarci le gravi persecuzioni subite dai cristiani armeni, soprattutto nel
secolo scorso. I molti martiri dell'Armenia sono un segno del potere dello
Spirito Santo che opera in periodi di oscurità, e un pegno di speranza per i
cristiani ovunque", ha riconosciuto il Papa nel saluto iniziale che ha
rivolto al Patriarca in inglese.
Il
Papa ha ricordato che nel suo viaggio di aprile negli Stati Uniti ha rilanciato
l'urgenza della ricerca dell'unità dei cristiani, recuperando la centralità
della preghiera nel movimento ecumenico.
"In
questo tempo di globalizzazione e, insieme, di frammentazione, senza preghiera,
le strutture, le istituzioni e i programmi ecumenici sarebbero privi del loro
cuore e della loro anima", ha affermato.
Nel
suo discorso di risposta al saluto del Pontefice, Karekin II ha spiegato che
visita Roma e la Santa Sede della Chiesa cattolica per dare testimonianza
dell'"amore divinamente ordinato fra le Chiese cattolica e armena".
"Nonostante
nella storia abbiamo percorso diversi cammini e vissuto diverse esperienze,
siamo tutti figli dell'unico Dio e siamo tutti fratelli e sorelle nel suo amore
santo. Nella nostra diversità sta la nostra unità di amore, testimonianza
autentica del fatto che siamo figli di Dio", ha aggiunto.
Prima
dell'incontro con il Papa, nell'udienza generale il Catholicos aveva trascorso
alcuni momenti in preghiera davanti alla tomba di San Pietro e a quella di
Giovanni Paolo II.
Il
Patriarca ha ricevuto oggi dalla Pontificia Università Salesiana di Roma il
dottorato honoris causa in Teologia della pastorale giovanile.
Benedetto
XVI: "L’azione dello Spirito Santo a servizio dell’unità"
Nell'Udienza
generale alla presenza di Sua Santità Karekin II
CITTA'
DEL VATICANO, mercoledì, 7 maggio 2008 (ZENIT.org).- L’Udienza generale di
questo mercoledì mattina si è svolta in piazza San Pietro dove Benedetto XVI
ha incontrato gruppi di pellegrini e fedeli giunti dall’Italia e da ogni parte
del mondo.
All’Udienza
era presente Sua Santità Karekin II, Patriarca Supremo e Catholicos di tutti
gli Armeni, in visita ufficiale.
Nel
corso dell’incontro il Papa ha trattato il tema: "L’azione dello
Spirito Santo a servizio dell’unità".
*
* *
Cari
fratelli e sorelle,
come
vedete, è tra noi questa mattina Sua Santità il Catholicos Karekin II,
Patriarca Supremo e Catholicos di tutti gli Armeni, accompagnato da una distinta
delegazione. Rinnovo l’espressione della mia gioia per la possibilità che mi
è data stamani di accoglierLo: l’odierna sua presenza ci ravviva nella
speranza della piena unità di tutti i cristiani. Colgo volentieri l’occasione
per ringraziarLo anche dell’amabile accoglienza che Egli ha riservato di
recente in Armenia al mio Cardinale Segretario di Stato. E’ un piacere per me
fare altresì memoria dell’indimenticabile visita che il Catholicos compì a
Roma nell’anno Duemila, appena dopo la sua elezione. IncontrandoLo, il mio
amato Predecessore Giovanni Paolo II, Gli consegnò una insigne reliquia di San
Gregorio l’Illuminatore e in seguito si recò in Armenia per restituirGli la
visita.
È
noto l’impegno della Chiesa Apostolica Armena per il dialogo ecumenico, e sono
certo che anche l’attuale visita del venerato Patriarca Supremo e Catholicos
di tutti gli Armeni contribuirà ad intensificare i rapporti di fraterna
amicizia che legano le nostre Chiese. Questi giorni di immediata preparazione
alla Solennità di Pentecoste ci stimolano a ravvivare la speranza nell’aiuto
dello Spirito Santo per avanzare sulla strada dell’ecumenismo. Noi abbiamo la
certezza che il Signore Gesù non ci abbandona mai nella ricerca dell’unità,
poiché il suo Spirito è instancabilmente all’opera per sostenere i nostri
sforzi tesi a superare ogni divisione e a ricucire ogni lacerazione nel vivo
tessuto della Chiesa.
Proprio
questo Gesù promise ai discepoli negli ultimi giorni della sua missione
terrena, come abbiamo sentito poc’anzi nel brano del Vangelo: assicurò loro
l’assistenza dello Spirito Santo, che Egli avrebbe mandato perché continuasse
a far loro sentire la sua presenza (cfr Gv 14,16-17). Tale promessa
divenne realtà quando, dopo la risurrezione, Gesù entrò nel Cenacolo, salutò
i discepoli con le parole «La pace sia con voi» e, alitando su di loro, disse:
"Ricevete lo Spirito Santo" (Gv 20,22). Li autorizzava a
rimettere i peccati. Lo Spirito Santo, quindi, appare qui come forza del perdono
dei peccati, del rinnovamento dei nostri cuori e della nostra esistenza; e così
Egli rinnova la terra e crea unità dov'era divisione. Poi, nella festa di
Pentecoste, lo Spirito Santo si mostra attraverso altri segni: attraverso il
segno di un vento gagliardo, di lingue di fuoco, e gli Apostoli parlano in tutte
le lingue. Questo è un segno che la dispersione babilonica, frutto della
superbia che separa gli uomini, è superata nello Spirito che è carità e che dà
unità nella diversità. Dal primo momento della sua esistenza la Chiesa parla
in tutte le lingue — grazie alla forza dello Spirito Santo e alle lingue di
fuoco — e vive in tutte le culture, non distrugge niente dei vari doni, dei
diversi carismi, ma riassume tutto in una grande e nuova unità che riconcilia:
unità e multiformità.
Lo
Spirito Santo, che è la carità eterna, il legame dell'unità nella Trinità,
unisce con la sua forza nella carità divina gli uomini dispersi, creando così
la multiforme e grande comunità della Chiesa in tutto il mondo. Nei giorni dopo
l'Ascensione del Signore fino alla domenica di Pentecoste, i discepoli con Maria
erano riuniti nel Cenacolo per pregare. Sapevano di non poter essi stessi
creare, organizzare la Chiesa: la Chiesa deve nascere ed essere organizzata
dall’iniziativa divina, non è una creatura nostra, ma è dono di Dio. E solo
così essa crea anche unità, una unità che deve crescere. La Chiesa in ogni
tempo — in particolare, in questi nove giorni tra l'Ascensione e la Pentecoste
— si unisce spiritualmente nel Cenacolo con gli Apostoli e con Maria per
implorare incessantemente l'effusione dello Spirito Santo. Sospinta dal suo
vento gagliardo essa potrà così essere capace di annunciare il Vangelo sino
agli estremi confini della terra.
Ecco
perché, pur di fronte alle difficoltà e alle divisioni, i cristiani non
possono rassegnarsi né cedere allo scoraggiamento. Questo chiede a noi il
Signore: perseverare nella preghiera per mantenere viva la fiamma della fede,
della carità e della speranza, a cui si alimenta l’anelito verso la piena
unità. Ut unum sint! dice il Signore. Sempre risuona nel nostro cuore
questo invito di Cristo; invito che ho avuto modo di rilanciare nel mio recente
Viaggio apostolico negli Stati Uniti d’America, dove ho fatto riferimento alla
centralità della preghiera nel movimento ecumenico. In questo tempo di
globalizzazione e, insieme, di frammentazione, "senza preghiera, le
strutture, le istituzioni e i programmi ecumenici sarebbero privi del loro cuore
e della loro anima" (Incontro ecumenico nella chiesa di S. Joseph a New
York, 18 aprile 2008). Rendiamo grazie al Signore per i traguardi raggiunti nel
dialogo ecumenico grazie all’azione dello Spirito Santo; restiamo docili
all’ascolto della sua voce, affinché i nostri cuori, ricolmi di speranza,
percorrano senza sosta il cammino che conduce alla piena comunione di tutti i
discepoli di Cristo.
San
Paolo, nella Lettera ai Galati, ricorda che "il frutto dello Spirito è
amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di
sé" (5,22-23). Sono questi doni dello Spirito Santo che invochiamo anche
noi oggi per tutti i cristiani, perché nel comune e generoso servizio al
Vangelo, possano essere nel mondo segno dell’amore di Dio per l’umanità.
Volgiamo fiduciosi lo sguardo a Maria, Santuario dello Spirito Santo, e per
mezzo di Lei preghiamo: "Vieni, Spirito Santo, riempi i cuori dei tuoi
fedeli e accendi in essi il fuoco del tuo amore". Amen!
Il
Catholicos: fraternità e riconciliazione tra i popoli
Messaggio
di Karekin II a Benedetto XVI in occasione dell'Udienza generale
CITTA'
DEL VATICANO, mercoledì, 7 maggio 2008 (ZENIT.org).- Pubblichiamo di seguito il
messaggio che Karekin II, Patriarca supremo e Catholicos di tutti gli Armeni, ha
pronunciato questo mercoledì in risposta al saluto di Benedetto XVI, in
occasione dell'Udienza generale del mercoledì.
*
* *
Nel
nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.
Rendiamo
grazie al Signore, che, attraverso il cortese invito di Sua Santità, ci ha
offerto l'opportunità di visitare ancora una volta la città eterna di Roma e
la Santa Sede della Chiesa cattolica. Sono giunto dal centro e dalla sede
spirituali della santa Chiesa apostolica armena, la Sede Madre di Santa
Etchmiadzin, con i miei alti dignitari ecclesiali e le mie figlie e i miei figli
preziosi e pii di tutto il mondo, e mediante l'abbraccio fraterno con Sua Santità,
testimonio l'amore divinamente ordinato fra le Chiese cattolica e armena, che
«è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo» (Rm 5,5).
Caro
Fratello in Cristo, oggi, alla vigilia della Festa di Pentecoste, quando uniamo
le nostre preghiere a quelle sue, Santità, e dei fedeli, lodiamo e
glorifichiamo lo Spirito Santo, che è fonte di unità e trasforma con la grazia
i nostri passi lungo vie di fraternità, passi che vengono fatti per gloria di
Dio e derivano dall'amore di Cristo, per la pace nel mondo e una vita benedetta
per l'umanità. Nonostante nella storia abbiamo percorso diversi cammini e
vissuto diverse esperienze, siamo tutti figli dell'unico Dio e siamo tutti
fratelli e sorelle nel suo amore santo. Nella nostra diversità sta la nostra
unità di amore, testimonianza autentica del fatto che siamo figli di Dio.
Nella
fraternità e nell'amore di Cristo non devono essere ammessi intolleranza e
scontro. L'umanità ha già sofferto molto. Anche oggi il Creato, l'ambiente che
ci circonda, è minato da disaccordi fra le religioni, da guerre e terrorismo,
dagli effetti della povertà e della negligenza. I nostri fratelli e le nostre
sorelle soffrono in Medio Oriente e in molte altre regioni del mondo, dove donne
e bambini, anziani e disabili sono minacciati dal disaccordo e dalla divisione,
dalla concorrenza iniqua e dall'ostilità. Questa non è la volontà di Dio.
Questa non è la nostra vocazione. Aneliamo a una vita di pace, di creazione e
di creatività, a poter utilizzare le grazie che lo Spirito Santo ci dona, a
promuovere l'instaurazione dell'unità e della solidarietà con l'amore di Gesù
Cristo e il messaggio del Vangelo poiché «tutto concorre al bene di coloro che
amano Dio» (Rm 8, 28).
Noi
armeni siamo sopravvissuti al genocidio e conosciamo bene il valore dell'amore,
della fraternità, dell'amicizia, della pace e di una vita sicura. Oggi, molti
Paesi del mondo riconoscono e condannano il genocidio commesso contro il popolo
armeno dagli ottomani, come ha fatto la Santa Sede con Papa Giovanni Paolo II di
venerata memoria, durante la mia visita fraterna a Roma nel 2000. Offrendo
preghiere alla sua luminosa memoria, io, quale Pontefice degli Armeni, chiedo a
tutte le nazioni e a tutti i paesi di condannare universalmente tutti i genocidi
che si sono verificati nella storia e quelli che continuano ancora oggi affinché
chi detiene il potere e l'autorità comprenda le proprie responsabilità e le
conseguenze di quei crimini che sono stati e continuano a essere commessi contro
il Creato, e comprenda anche che la negazione di tali crimini è una ingiustizia
pari al commetterli.
In
questo gioioso momento di preghiera, ci rivolgiamo con sincerità a Nostro
Signore nei cieli affinché conservi il nostro pianeta indisturbato in armonia,
fraternità e riconciliazione fra i popoli. Che Dio Onnipotente con il suo
sguardo vigile mantenga costante le nostre due Chiese, proteggendo Sua Santità
sotto la sua mano destra provvida, accordandogli molti anni di regno benedetto
per condurre la Chiesa cattolica con la sua visione e la sua particolare
saggezza «su pascoli erbosi... e ad acque tranquille» (Sal 23).
Che
l'amore e la grazia di nostro Signore Gesù Cristo sia con tutti noi, ora e
sempre.
Amen.
[Traduzione
dall'inglese a cura de L'Osservatore
Romano]
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